Il Crocifisso nelle Scuole: Storia, Controversie Legali e Confronto Europeo

Le discussioni sull'uso dei simboli religiosi, come il velo islamico o la croce cristiana, in contesti pubblici sono sempre più frequenti, coinvolgendo sia individui che enti statali. In questo contesto, la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane è stata oggetto di un lungo e complesso dibattito, culminato in pronunciamenti legali sia nazionali che europei.

La Figura del Crocifisso nella Storia Cristiana

Dalle Origini al Significato Salvifico

Agli inizi del Cristianesimo, la figura di Gesù che moriva in Croce non veniva messa in evidenza, poiché questo tipo di condanna era riservato ai peggiori malfattori. Da qui si riscontra un silenzio dei primi cristiani su questo tema, espressione di rispetto verso Dio che salva e di attenzione verso ambienti dove si faticava a comprendere il significato della Passione e Morte di Cristo.

In seguito, con l'apporto della Patristica e di diversi scrittori cristiani, venne valorizzato sempre più il senso salvifico della morte del Redentore in croce. Quando in epoca antica le autorità ecclesiastiche vollero evidenziare la centralità della Crocifissione di Cristo, intesero far memoria di una Passio che si concludeva con la Risurrezione del Signore. La croce, quindi, non era segno di un fallimento ma di un passaggio verso la vittoria. Tale evento di gloria, di trionfo, proprio perché libera ogni persona dalla morte e dal peccato, ricevette un posto centrale nella Chiesa.

Evoluzione iconografica del Crocifisso nella storia dell'arte cristiana

Il Crocifisso nella Catechesi e nella Mistica Medievale

Nel corso dei secoli, la lectio Crucis venne inserita nella catechesi, indicando un itinerario di conversione, di scelta radicale a favore dell'unico Dio Padre e Creatore, di impegno nella Chiesa, di donazione gratuita, di sacrificio e di fraternità quotidiana. In tal senso, ogni corrente spirituale, meditando sulla Passio Christi nel Disegno Redentivo, cercò di evidenziare alcuni aspetti del Mistero salvifico.

In Occidente, a partire dal XIII secolo, emerse la tendenza a valorizzare la figura del Christus patiens (sofferente) e quella del Christus triumphans (redentore e glorioso). Presentando alla contemplazione dei fedeli il Christus patiens, la mistica medievale occidentale volle trasmettere un messaggio di riflessione e di partecipazione. Di riflessione, perché la morte di Cristo non si colloca in un venerdì impazzito; di partecipazione, perché ogni cristiano in vari momenti della vita può unire le proprie sofferenze a quelle del Salvatore per il bene della Chiesa.

Contributi omiletici e scritti ascetici evidenziarono l'ubbidienza del Signore Gesù al Padre, il cosciente cammino del Salvatore verso la sua “Ora” e l'accettazione di una morte ignominiosa per il Messia. In tale contesto, specie il movimento francescano, invitò i fedeli a spezzare con tutti il pane della fraternità, a camminare lungo la Via Crucis e a riconoscere nei segni della Passione le manifestazioni del vero Amore. In ogni convento e lungo le strade, si costruirono cappelle, edicole e stazioni raffiguranti episodi del procedere di Gesù verso l'esecuzione della sua condanna.

Nel Christus triumphans si riflette una spiritualità che troverà accoglienza in Occidente e in Oriente. Il Signore Gesù ha gli occhi aperti ed è raffigurato usando più colori, presentato nella sua Maestà. Permane un richiamo alla morte, ma anche alla Risurrezione e ad altri aspetti dell'Evento Pasquale. Questa dinamica di gloria serve a far comprendere che ogni fedele è un risorto con Cristo e che la Redenzione riversa effetti su ogni periodo della storia e su ogni aspetto del Creato. Per questo motivo il Christus triumphans è immerso nella luce, non nelle tenebre, ed è circondato anche da coloro che per primi lo hanno seguito. Il Christus patiens segue la linea discendente dell'Incarnazione, mentre il Christus triumphans segue la linea ascendente, pur tenendo in considerazione ogni aspetto della vicenda di Gesù di Nazareth.

Tali rappresentazioni dell'unico Salvatore sono state evidenziate dall'apostolo Paolo nella Lettera ai Filippesi: “Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.”

Il Contesto Italiano: Laicità e Crocifisso nelle Scuole

Le Origini della Presenza del Crocifisso

In Italia, l'utilità di collocare piccoli crocifissi nelle scuole e in diversi ambienti della pubblica amministrazione si è avvertita nel tempo, in modo progressivo. Tale scelta non ha avuto un'origine di contrapposizione ad altri credi religiosi ma si è piuttosto inserita in due filoni: quello della memoria e quello della linea pedagogica.

Sul piano della memoria, la scelta chiave è stata quella di ricordare che il vero “padrone” non è colui che comanda, ma è Colui che salva dal male e dalla morte. Sul piano pedagogico, il Sofferente sulla croce ricorda l'innocenza tradita, il coraggio della verità e la difesa di ogni figlio di Dio. In definitiva, non si trovano i segni del trionfalismo, dell'esaltazione fine a se stessa e della gloria terrena.

L'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane venne indicata dalla legge Casati del 1859. Fu poi prevista da due regi decreti del 1924 e del 1928, rispettivamente per le scuole elementari e medie, che sono a tutt’oggi in vigore. Non ci sono chiare indicazioni normative per gli altri ordini (materna e superiore). Non esiste una legislazione generale che preveda l'esposizione dei crocifissi in pubblici ambienti, mentre nel caso dei tribunali, l'obbligo è previsto da una circolare ministeriale.

Il Caso Lautsi e i Pronunciamenti della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

L'affermarsi di nuove correnti di pensiero, specie nel mondo occidentale, ha condotto a un emergere di voci che hanno reclamato l'abolizione del crocifisso dalle scuole e da altri luoghi della pubblica amministrazione. In particolare, è stato affermato che il rispetto per ogni corrente di pensiero deve condurre a una cancellazione di simboli religiosi che possono recare dispiacere, irritazione o offesa ai non cristiani.

I ricorrenti nel celebre "caso Lautsi" sono stati Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi, e i suoi due figli. Nell'anno scolastico 2001-2002, i figli frequentavano l'istituto ”Vittorio da Feltre”, scuola pubblica ad Abano Terme (Padova), dove in ogni classe era affisso un crocifisso in virtù dei Regi Decreti del 1924 e del 1928. Soile Lautsi sosteneva che il concetto di laicità non necessariamente debba coincidere con il concetto di neutralità, o assoluta assenza di ogni rapporto dello Stato con la religione, come avviene in Francia.

La Corte europea dei diritti dell'uomo, nella prima sentenza del 2009, condannò l'Italia, dando ragione alle argomentazioni della signora Lautsi. Il governo italiano chiese allora il rinvio alla Grande Camera della Corte, ritenendo la sentenza lesiva della libertà religiosa individuale e collettiva, come riconosciuta dallo Stato. La Grande Camera accettò la domanda di rinvio e, nella seconda sentenza, valorizzò il fatto che l'apposizione del crocifisso nelle scuole non fosse associata a forme di indottrinamento nei confronti degli alunni. Questo perché il crocifisso è considerato un simbolo religioso passivo e risultava assente l'insegnamento obbligatorio della religione cristiana.

Nel 2011, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha definitivamente respinto la richiesta della rimozione dalle aule scolastiche italiane. Nella sentenza definitiva della Grande Camera, pronunciata il 18 marzo 2011 nel caso Lautsi e altri contro Italia (ricorso n. 30814/06), la Corte ha concluso a maggioranza (quindici voti contro due) che l’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane non viola l’articolo 2 del Protocollo n. 1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Secondo la Corte, se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistevano elementi attestanti l'eventuale influenza che l'esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche avrebbe potuto avere sugli alunni, e quindi non appariva che tale esposizione potesse integrare un'opera d'indottrinamento da parte dello Stato italiano. La Corte ha inoltre sottolineato come non siano state rilevate, nel corso del procedimento, pratiche di insegnamento nelle scuole pubbliche italiane volte al proselitismo e ha escluso che l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche pubbliche costituisca una discriminazione vietata dall'art. 14 della Convenzione.

Schema cronologico delle tappe del caso Lautsi

I Pronunciamenti della Giurisprudenza Italiana

Corte Costituzionale

Un'importante fase del dibattito italiano ha visto coinvolto il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per il Veneto. Con un'ordinanza del 14 gennaio 2004, il TAR ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento al principio di laicità dello Stato e agli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, degli artt. 159 e 190 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione), "come specificati" dall'art. 119 (e allegata tabella C) del r.d. 26 aprile 1928, n. 1297, e dall'art. 118 del r.d. 30 aprile 1924, n. 965. Le norme venivano impugnate "nella parte in cui includono il Crocifisso tra gli arredi delle aule scolastiche", nonché l'art. 676 del medesimo d.lgs. n. 297 del 1994 "nella parte in cui conferma la vigenza delle disposizioni" relative al crocifisso.

La Corte Costituzionale, con un'ordinanza successiva, ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione. La Corte ha ritenuto che le disposizioni regolamentari del 1928 e 1924, sebbene citate dal TAR, non trovassero un fondamento legislativo diretto negli articoli impugnati del d.lgs. n. 297 del 1994. In altre parole, l'obbligo di esposizione del Crocifisso non si desumeva nemmeno in via di principio dalle disposizioni legislative oggetto della censura. L'art. 159 del d.lgs. n. 297 del 1994 stabilisce che spetta ai Comuni provvedere alle spese per gli arredi scolastici, e l'art. 119 del r.d. n. 1297 del 1928 include il crocifisso tra gli arredi. Tuttavia, per la Corte, tale richiamo non costituiva una specificazione legislativa in grado di permettere un controllo di costituzionalità indiretto sulle norme regolamentari. Analogamente, l'art. 118 del r.d. n. 965 del 1924, che si riferisce alla presenza del Crocifisso, non si occupa dell'arredamento delle aule e non può trovare fondamento legislativo nelle disposizioni censurate. Infine, l'art. 676 del d.lgs. n. 297 del 1994, che prevede la salvezza di norme preesistenti, può riguardare solo disposizioni legislative e non regolamentari.

Ma se l’Italia è uno stato laico, perché abbiamo il crocifisso a scuola?

Corte di Cassazione

Chi si è opposto alla presenza del crocifisso lo ha fatto identificando il fatto come una violazione del principio di laicità professato dallo Stato italiano. I tribunali civili, però, non hanno una competenza diretta in materia. Per i magistrati, le indicazioni del Ministero non sono vere e proprie leggi civili, ma provvedimenti amministrativi interni alla scuola. Tuttavia, con sentenza 6 luglio-9 settembre 2021 n. 24414, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno stabilito che l'esposizione non è obbligatoria ma nemmeno discriminatoria; che non può essere imposta, però deve essere decisa in autonomia dalla scuola in questione, con un dialogo e un accordo tra le parti coinvolte in un eventuale confronto, rispettando le diverse sensibilità.

Il caso esaminato dalla Corte riguardava un istituto professionale statale di Terni, dove un professore di lettere si era opposto alla direttiva del dirigente scolastico di esporre il crocifisso nelle aule. L'insegnante, sanzionato per non aver rispettato la disposizione del preside e per essersi rifiutato di fare lezione con il crocifisso appeso al muro, aveva fatto ricorso chiedendo un risarcimento, sentendosi discriminato. Allo stesso tempo, però, i giudici hanno stabilito che la circolare che ordinava di esporre il crocifisso nelle aule della scuola era illegittima, perché l'esposizione del crocifisso non può essere imposta, ma deve risultare da un percorso di confronto e mediazione tra le diverse parti all'interno di ogni istituto scolastico. L'affissione del crocifisso nelle aule è quindi legittima ma non obbligatoria e deve essere decisa dalle Istituzioni scolastiche con decisione collegiale, accogliendo il crocifisso quando la comunità valuti in autonomia di esporlo.

La Laicità dello Stato e il Pluralismo Religioso

La riflessione sul crocifisso nelle scuole consente di rivedere e di accogliere tre princìpi fondamentali: quello del pluralismo religioso, quello del dialogo con ogni confessione, e quello del rispetto per ogni orientamento spirituale. Accogliendo il pluralismo religioso, si valorizzano le diverse espressioni spirituali e quindi si tutela anche il simbolo cattolico. Sostenendo il dialogo con ogni confessione si consentono spazi di affissione anche di simboli non cattolici, sulla base di un'intesa tra le diverse componenti di una scuola.

La professoressa Ida Angela Nicotra, dell'Università di Catania, ha scritto che: “(…) anche in un orizzonte laico, il Crocifisso è in grado di raccontare tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, rifiuto di ogni discriminazione che sono propri della civiltà italiana.” Natalia Ginzburg, che non apparteneva al mondo cattolico, trent'anni fa scriveva parole che meritano tuttora attenzione: “Il crocifisso non genera alcuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza e della fratellanza tra gli uomini.”

La Situazione nel Resto d'Europa

Il dibattito sulla presenza dei simboli religiosi nelle scuole non è una peculiarità italiana, ma si estende a molti paesi europei, con approcci e normative differenti.

Francia

In Francia, il concetto di laicità non necessariamente deve coincidere con il concetto di neutralità, intesa come equidistanza da tutte le religioni o assoluta neutralità, cioè assoluta assenza di ogni rapporto dello Stato con la religione. L'articolo 28 della legge 9 dicembre 1905 vieta espressamente l'esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti o in spazi pubblici, a eccezione dei luoghi di culto, dei campi di sepoltura, dei musei e delle mostre. A un secolo di distanza, il Parlamento francese, ribadendo la laicità dello Stato, ha approvato a larghissima maggioranza la legge n. 228 del 15 marzo 2004, comunemente indicata come la ‘legge anti-velo’, il cui art. 1 vieta l'ostentazione di segni o abiti che manifestino un'appartenenza religiosa in modo visibile da parte degli studenti.

Germania

In Germania, il crocifisso è esposto solo in Baviera nelle aule delle scuole elementari, dato che il Land è storicamente cattolico. Però, se alcuni studenti obiettano che esso lede la loro libertà di coscienza, le autorità scolastiche aprono un procedimento di conciliazione, che può condurre alla rimozione.

Inghilterra

In Inghilterra non è ammessa l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, con l'unica eccezione delle scuole confessionali. Un episodio significativo in merito a questo simbolo è accaduto all'infermiera cattolica di Londra Mary Onuoha. A seguito di anni di ostilità da parte dei suoi superiori, le era stato detto che indossare una collana con un ciondolo a forma di croce era una violazione del ‘codice di abbigliamento’ ospedaliero e che se non l'avesse tolta avrebbe affrontato un'azione disciplinare. Ella ha sostenuto che la direzione ospedaliera aveva violato il suo diritto alla libertà di religione ai sensi dell'art. 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La sentenza ha notato l'importanza di permettere ai cristiani di vivere pienamente e pubblicamente la loro fede basata sull'insegnamento biblico, aggiungendo che “impedire ai cristiani di mostrare la croce è stata una caratteristica di campagne di persecuzione” in tutto il mondo.

Romania

In Romania, la Decisione 323 del 2006 del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione ha stabilito che il Ministero dell'Educazione deve “rispettare il carattere secolare dello Stato e l'autonomia della religione”, e che “simboli religiosi devono essere mostrati solo durante le ore di religione o in aree dedicate esclusivamente all'educazione religiosa”.

San Marino

Nel 2005 venne proposta un'Istanza d'arengo per la rimozione del crocifisso da aule e uffici pubblici, iniziativa poi respinta. In seguito, dopo la sentenza contro l'Italia della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 2009, la coalizione di opposizione Sinistra Unita ha chiesto la rimozione dei crocifissi nelle scuole, con la motivazione di rispettare la laicità. Su tale istanza, il Segretario alla Pubblica Istruzione, Romeo Morri, si è pronunciato contro la richiesta, sostenendo che: “Mentre i valori del cristianesimo e del giudaismo hanno sempre affermato la libertà della ricerca di Dio, le menti intellettualmente povere hanno sempre negato sia la libertà che la ricerca.”

Spagna

In Spagna, il crocifisso è affisso nelle aule scolastiche dal 1930 ed è tuttora presente, nonostante la Costituzione aconfessionale dello Stato entrata in vigore nel 1978. Nel 2009 il governo guidato dall'on. José Luis Rodríguez Zapatero ha elaborato un disegno di legge per togliere ogni simbolo religioso dalla scuola pubblica. Nelle scuole pubbliche di Stato, il crocifisso non è presente nelle aule.

Svizzera

In Svizzera, nel comune di Cadro, nel Canton Ticino, si decise di mettere il crocifisso nelle aule scolastiche, ma nel 1990 il Tribunale Federale si pronunciò contro l'esposizione dei crocifissi e per la loro rimozione con la motivazione che “lo Stato ha il dovere di assicurare la neutralità in ambito filosofico-religioso della sua scuola e non può identificarsi con una confessione o religione.”

Infografica comparativa: il crocifisso nelle scuole in diversi paesi europei

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