Il territorio italiano ospita numerose fortificazioni medievali, testimonianza di epoche passate ricche di storia e cambiamenti. Tra queste, si distinguono due strutture denominate "Motta": il Dongione Normanno di Motta Sant'Anastasia in Sicilia e il Castello Bizantino di Motta San Niceto in Calabria. Entrambe le fortezze raccontano storie di conquiste, dominazioni e strategie difensive, sebbene affondino le radici in periodi e culture diverse.
Il Dongione Normanno di Motta Sant'Anastasia
Contesto Storico e Origini
I Normanni, con molta probabilità, giunsero in Sicilia nel 1060, anno della loro conquista, e vi rimasero fino al 1091. In questo periodo di consolidamento del loro potere, sorsero numerose strutture difensive. Il Dongione di Motta Sant'Anastasia fu costruito, con molta probabilità, tra il 1070 e il 1074 per volontà del Gran Conte Ruggero il Normanno. L'edificio sorse su un promontorio di roccia basaltica alto 65 metri, forse sui ruderi di una preesistente torre araba. Oggi si presenta come un torrione isolato, a causa della scomparsa della cinta muraria e di altre costruzioni che probabilmente esistevano fino al Novecento.

Architettura e Struttura
Il massiccio dongione, a pianta rettangolare con dimensioni di 8,45 x 17,25 metri, è alto 21,00 metri e rappresenta una tipica struttura a carattere difensivo e residenziale del medioevo. La sua copertura a terrazza conserva intatta la merlatura, composta da 21 merli a testa arrotondata.
La struttura è costituita da tre elevazioni. L'ingresso, a piano terra, si apre al centro del prospetto ad ovest con delle aperture ridotte rispetto agli altri due torrioni. Solo la prima elevazione presenta ancora le finestre originali ad arco a sesto acuto all'esterno e a tutto sesto all'interno. Le altre due finestre quadrate, così come l'attuale porta d'ingresso, risalgono invece al XV secolo.
- Il piano terra era destinato ad alloggio militare. In esso sono visibili una serie di feritoie per la difesa. Sempre al piano terra fu ricavata la cisterna per la raccolta delle acque piovane e dove, come scrive l'umanista Lorenzo Valla, fu rinchiuso il conte di Modica, Bernardo di Cabrera.
- Il primo piano era destinato all'alloggio del comandante della guarnigione.
- Il secondo piano è caratterizzato da un arco a sesto acuto.
Le tre elevazioni erano collegate tra loro da una serie di scale a pioli retrattili di legno.

Evoluzione Storica e Proprietà
Già nel 1091, il castello fu concesso alla costituenda diocesi di Catania, che ne detenne il possesso fino alla fine del XIII secolo. Nel XIV secolo, per diciannove anni (dal 1355 al 1374), fu dimora del conte di Aidone, Enrico il Rosso.
La proprietà del castello cambiò diverse volte nel corso dei secoli:
- Dopo essere stato di proprietà di Rinaldo Perollo, nel 1408 il castello fu acquistato da Sancho Ruiz de Lihorj, per poi passare nelle mani del re Alfonso D'Aragona.
- Nel 1514 il territorio di Motta fu acquistato da Aloisio Sanchez.
- Successivamente, nel 1526, Antonio Moncada, conte di Adernò, per 1210 once, acquistò la terra di Motta ed il castello, che rimasero di proprietà dei suoi discendenti fino al 1900, anno in cui venne acquistato dal comune di Motta.
Il Medioevo del Castello di Motta Sant'Anastasia è stato oggetto di studi, come quello di Nello Caruso nel documento "Tra est e ovest: trasposizioni dei sistemi culturali e tecnologia militare dei paesaggi fortificati. Le fortezze della valle del Simeto".
Motta, un nostro speciale sulla storia del castello. Ciak Telesud e Tva Sicilia hanno realizzato uno
Il Museo Storico
Sabato 15 maggio 2010 è stato tagliato il nastro per il Museo storico (secoli XII - XVI), allestito all’interno del dongione normanno di Motta Sant'Anastasia, rendendo la struttura un importante polo culturale e didattico.
Il Castello Bizantino di Motta San Niceto
Un Esempio Unico in Calabria
La fortezza di Santo Niceto, situata nel comune di Motta San Giovanni, rappresenta l'unico esempio di fortezza bizantina dell'Italia meridionale che si sia conservata in uno stato ottimale, superando gli effetti deleteri del tempo.
A. M. De Lorenzo, nel suo libro "Le quattro Motte estinte presso Reggio di Calabria", ne descriveva la posizione strategica: «A due miglia e mezzo dal mare, e a dieci chilometri per diritto filo da Reggio, in mezzo a dirotte montagne, posava la Motta S. Niceto. Nell'approssimarsi da Reggio a Pellaro, vi è un tratto, donde, percorrendo la ferrovia del lido, puoi discovrire, attraverso un vano dei colli litoranei, il cono di S. Aniceto, con la sua cima incoronata tuttora dalla cinta dell'antico castello».
Ancora oggi, seguendo le indicazioni del De Lorenzo e procedendo da Reggio verso Lazzaro, all'altezza del centro abitato di Pellaro, volgendo lo sguardo verso le colline, è possibile vedere la cinta muraria di quella che fu dal periodo bizantino e fino al 1465 la fortezza bizantina HAGHIOS NIKITAS.

Origini e Datazione Incerta
Uno dei problemi irrisolti riguardo Santo Niceto è quello della sua data di edificazione, poiché non esistono atti o altri documenti che attestino tale avvenimento. L'ipotesi maggiormente accreditata dagli storici circa l'edificazione di questo fortilizio si rifà al culto di Santo Niceta, un ammiraglio bizantino vissuto tra il 675 e il 741, che, ritiratosi dalla vita militare, si dedicò alla vita ascetica, divenendo motivo di grande culto nel mondo greco-bizantino.
Si ritiene che nel IX secolo d.C., dopo la definitiva caduta della Sicilia nelle mani degli arabi, numerosi profughi attraversarono lo Stretto e si stanziarono sulle coste calabre per scampare agli attacchi turchi. Furono, con molta probabilità, questi esuli a costruire questo castron (fortezza) in una zona che a loro avviso andava sicuramente fortificata, attribuendogli il nome di S. Niceto in onore del loro santo-monaco.
Importanza Strategica e Territorio Controllato
Le notizie su Santo Niceto si fanno più frequenti a partire da questo momento. Se ne fa espresso riferimento per ben tre volte nel Brebion - un elenco dei beni di proprietà della chiesa reggina - redatto intorno al 1050 circa, e successivamente in una serie di atti notarili di età normanna e aragonese.
Santo Niceto, come attestato da questi atti, controllava un territorio particolarmente vasto e strategicamente importante, che andava dal torrente Valanidi alla fiumara Annà lungo la costa, fino a raggiungere le cime aspromontane. Costituì così, nella prima età di Mezzo, un baluardo strategico per il presidio dello Stretto a difesa del thema di Calabria.
Per tutta l'età medievale, la baronia di Santo Niceto seguì le vicende tipiche del periodo storico: fu più volte infeudata, ceduta, acquistata e passò di mano in mano.

Le Chiese Bizantine e l'Arte Sacra
Nell'area ricadente sotto il controllo del castron di Santo Niceto, furono individuate ai piedi della collina, sulla cui cima si erge il castello, ben quattro chiesette tutte di epoca bizantina. In una di queste, situata proprio ai piedi della salita che conduce al portale del castello e denominata dell'Annunziata, è stato individuato sulle pareti dell'abside ormai crollato - a causa dello stato di deplorevole incuria - un affresco raffigurante un Cristo aureolato, detto Pantocratore, con ai suoi lati San Giovanni e una Madonna in preghiera. Purtroppo, di quelle immagini non resta più nulla, solo vecchie foto riescono a conservare ciò che l'uomo non è riuscito a fare.
Il De Lorenzo fornisce anche la notizia di una chiesa all'interno della cinta muraria, ma allo stato degli studi non è stato ancora possibile individuarla. Si tratta in tutte di chiese di culto bizantino, data l'area di Motta San Niceto.
Caratteristiche Attuali e Visitabilità
Costruito in epoca bizantina per ovviare alle scorribande saracene, il Castello di Motta San Aniceto è una fortezza che ha protetto tutto il territorio calabro. Rappresenta l'unico complesso militare pre-normanno in territorio calabro che è ancora quasi integro. Santo Niceto è la dedica data al Castello dai profughi siciliani suoi fondatori.
Sito su una piccola montagna dai versanti ripidi, è raggiungibile anche a piedi, immergendosi nella macchia mediterranea tra sapori forti di fico d’india e profumi di erbe aromatiche. Raro esempio di architettura altomedievale in Calabria, il Castello, detto anche di San Niceto, è stato per secoli luogo di avvistamento e riparo per i reggini, nel corso delle incursioni saracene.
Costruito nella prima metà dell’XI secolo, è stato recentemente ristrutturato per consentirne la buona conservazione futura. Sono quindi visitabili le mura, alte circa 3,5 metri, l’imponente porta d’ingresso e due torri quadrate. Inoltre, sono presenti ruderi di una cisterna d’acqua e di altre torri d’avvistamento. Ai piedi della salita, è presente la chiesa della Santissima Annunziata.