Il nostro itinerario prende avvio dal comune di Settingiano, situato lungo la Valle del Corace. Qui si consiglia una visita al centro storico per ammirare, sui vecchi portoni delle case, le "maschere apotropaiche", uno degli aspetti più singolari del luogo, le cui origini risalgono al teatro greco, impiegate per propiziare i buoni auspici.
Proseguendo lungo la strada provinciale, incontriamo Amato. Il suo territorio deve la sua conformazione e il suo nome all'importante fiume Amato, nella cui valle si è sviluppato il paese omonimo. Amato si trova a poca distanza dall'Istmo di Catanzaro, il punto più stretto d'Italia, da cui è possibile ammirare sia il Mar Tirreno che il Mar Ionio.
Da visitare è il Museo del Borgo, nato per iniziativa del maestro Francesco Scerbo, collezionista e amante delle cose antiche. Il museo è prevalentemente costituito da attrezzi tipici della tradizione locale. Gli oggetti che lo compongono sono numerosi e rappresentano reperti di piccole e grandi meraviglie, ricercati con l'intento di conferire ad Amato un maggiore richiamo turistico. Nel settore di ingresso fanno bella mostra utensili quali il torchio per la lavorazione delle olive. Attrezzi e altri oggetti di uso comune, indispensabili nella vita quotidiana, affollano le pareti e ogni spazio del luminoso locale. Negli ambienti adiacenti si trova una raccolta di piccole macchine dalle molteplici prestazioni e di uso artigianale e produttivo, oltre a documenti fotografici e letterari di una certa importanza e rarità.

Proseguendo il nostro percorso, incontriamo Miglierina, collocata sulla sponda destra del fiume Amato. Alcuni studiosi fanno risalire i primi insediamenti nel suo territorio già al XV secolo. È certo che nel secolo successivo furono coloni provenienti da Tiriolo, Martirano, Motta S. Lucia, Conflenti e Scigliano a stabilirsi definitivamente nell'abitato, che venne chiamato "megghia ring", ovvero "sabbia migliore" per l'edificazione delle nuove abitazioni. Miglierina fu casale di Tiriolo e passò dal dominio dei De Reggio a quello dei Ruffo, dei Carafa e infine dei Cigala.
Il paese è noto per l'attività dei famosi "mastri miglierinesi", un gruppo di artigiani che operarono tra la metà del '700 e gli inizi del '900 in tutto il territorio della provincia di Catanzaro. In molte case private è possibile ammirare mobili lavorati con scalpellino, intarsiati con figure geometriche, motivi floreali e animali, opera dei cosiddetti "mastri del legno". Opera dei "mastri stuccatori" e "babbari" è la facciata della chiesa di S. Maria del Principio, conosciuta anche come del Rosario.
Da Miglierina ci dirigiamo verso Tiriolo, che per secoli fu il baricentro politico dei comuni inclusi in questo itinerario. L'attuale centro storico sorse a partire dal IX secolo, sviluppandosi sui resti di precedenti siti di età antica, a causa delle frequenti incursioni saracene. Da visitare sono i ruderi del castello, eretto durante la dominazione aragonese sui resti di quello normanno. Simbolo del potere feudale, il castello ha subito nel corso dei secoli diverse modifiche rispetto al suo impianto originario, determinate sia da eventi bellici che naturali. In seguito al terremoto del 1638, i feudatari Cigala Doria trasferirono la loro residenza in un nuovo palazzo edificato a valle. A testimonianza dell'importanza che il centro rivestì in età medievale, rimane la struttura del borgo con le sue stradine acciotolate, vicoli e scalinate.

Piazza Italia, delimitata dall'ottocentesco Palazzo Alemanni e dalla chiesa conventuale dedicata a Maria SS. delle Grazie, è il fulcro della vita cittadina di Tiriolo.
Da Tiriolo, attraverso la strada provinciale e attraversando il fiume Corace, si raggiunge Gimigliano. Questo caratteristico paese è formato da due nuclei arroccati su altrettante rupi e sorse anch'esso in epoca medievale con l'arrivo di popolazioni in cerca di siti sicuri. Come gli altri paesi dell'itinerario, Gimigliano fu legato nelle vicende amministrative a Tiriolo fino al 1807, anno in cui ottenne l'autonomia.
Proseguendo lungo la strada provinciale e superando il Santuario della Madonna di Porto, si risale verso Cicala. Questo centro presilano è situato sul crinale della collina alla sinistra del fiume Corace. Cicala fu fondata nel 1595 da Giovanna Castriota, madre di Francesco Maria Carafa, Duca di Nocera. Il paese fu infeudato a Carlo Cigala, da cui prese il nome, nel 1610. Subì gravissimi danni durante il terremoto del 1783. Nel 1806, in seguito a un grave atto di insubordinazione, fu assediato e incendiato dai francesi.
Da Cicala, ritornando sulla S.S.19, si raggiunge San Pietro Apostolo. Le origini del paese vanno ricercate in epoca medievale, quando le popolazioni provenienti dal mare cercarono rifugio in aree interne, più sicure e protette dalle scorrerie saracene. Il paese fu sottoposto alla giurisdizione della vicina Tiriolo fino al riconoscimento dell'autonomia amministrativa avvenuto nel 1807.
Nel centro storico di San Pietro Apostolo è da visitare Palazzo Tomaino, che nel 1860 ospitò Garibaldi impegnato nella Spedizione dei Mille.

Affacciata sulla piana di Lamezia, alle falde del Monte Reventino, sorge Platania. Questo piccolo centro nacque nel 1686 con il nome di Casale Nuovo di Sant'Angelo, quando Don Luigi D'Aquino, Principe di Feroleto e Castiglione e Conte di Martirano, concesse in enfiteusi ad alcune famiglie di contadini circa 12 ettari di terreno. Il villaggio restò sotto il dominio dei nobili D'Aquino fino al 1812, anno in cui il paese raggiunse l'autonomia e prese il nome di Platania, inizialmente Petrania. Sull'origine del nome molte sono le ipotesi: il termine potrebbe derivare da "pietra nera", in riferimento alla tipica pietra di colore nerastro del vicino monte Reventino, oppure da "platani", alberi ancora in parte presenti nel paese, oppure ancora da Petrania Vecchia, luogo nel quale sorge il Santuario della Madonna del Riposo e dove si erano stanziati i primi abitanti di Platania.
A Platania nacque nel 1914 il poeta Felice Mastroianni, autore di versi in italiano e in greco, sulla cui casa natale si trova affissa una targa ricordo.
Seguendo la strada S.S. 109, oltrepassando il Passo di Acquavona, ci si affaccia sulla conca nella quale sorge il paese di Decollatura, distante da Platania soli 9 km. Il paese è nato dall'unione di una serie di villaggi di origine rurale che ottennero la separazione da Motta Santa Lucia nel 1802 e divennero comune nel 1806.
Da visitare è il Museo della civiltà contadina in via Vittorio Veneto (Orario di apertura: martedì e giovedì 15:00-18:00; mercoledì 8:00-14:00; sabato 15:00-19:00; domenica 9:30-12:30), che ha lo scopo di valorizzare la storia e le tradizioni rurali del paese. Nelle sale sono raccolti utensili, attrezzi e documenti riguardanti la vita della cittadina. Di rilievo è la cura alla fedeltà dell'epoca, con l'esposizione dell'arredo completo di una scuola elementare d'inizio secolo, inclusi banchi, panche, cartelloni geografici e libri.

Continuando lungo la S.S. 109 si raggiunge Soveria Mannelli, comune istituito nel 1806. Il primo popolamento del territorio risale al XVII secolo, quando sempre più numerosi furono i coloni attratti dalle possibilità di sfruttamento dei terreni agricoli della zona, posta a poca distanza dall'Abbazia di Corazzo. Il flusso immigratorio continuò ininterrottamente per tutto il XVIII secolo.
A testimonianza dei due fatti storici più rilevanti della storia del paese, entrambi verificatisi nell'Ottocento, è possibile visitare in località Mannelli Bassi la cosiddetta "fontana dei francesi", a ricordo dei "Vespri soveritani" del 1807, che rappresentarono il primo episodio della rivolta antifrancese che in poco tempo dilagò in tutta la Calabria. In Piazza dei Mille si trova la stele in marmo posta a ricordo della resa dell'esercito borbonico alle truppe garibaldine nel 1860. Su quest'ultimo monumento è inciso il proclama che da Soveria Mannelli Garibaldi lanciò all'Italia intera per annunciare l'evento.
Da Soveria Mannelli, lungo la S.S. 19 in direzione Catanzaro, si raggiunge il bivio per Serrastretta. Questo centro è immerso nel verde delle faggete e dei castagneti, la cui costruzione era iniziata nella seconda metà del XIV secolo. Incorporata nel principato dei Feroleto, divenne Università nel 1595. Il paese si è sempre distinto per l'operosità, soprattutto nel campo artigianale, e per la nascita di una serie di cooperative e società di mutuo soccorso. Fu tra i primi paesi del Mezzogiorno ad avere una centrale idroelettrica che servì anche i paesi viciniori. Resti di antichi mulini ad acqua sono rinvenibili nei pressi dell'abitato.
Da Serrastretta, ritornando sulla S.S. 19 all'altezza della stazione delle Ferrovie della Calabria, si imbocca il bivio per Caraffa. La storia di questo comune è inevitabilmente legata a quella dell'Abbazia di Corazzo, posta nella vallata lungo il fiume Corace a 4 chilometri dalla frazione Castagna. Fondata dai Benedettini e passata ai Cistercensi nel 1157, l'abbazia fu voluta dai normanni per contrastare la diffusione del monachesimo greco. La presenza di questo importantissimo centro di spiritualità rivestì un ruolo di grande rilievo nel popolamento delle zone circostanti e nella nascita di diversi centri abitati, poiché i monaci offrivano ai contadini fondi rustici da coltivare con contratti particolarmente vantaggiosi. Tra i suoi abati vi fu Gioacchino da Fiore, il quale qui concepì le sue più importanti opere filosofiche e teologiche.

Itinerario San Mango D’Aquino, Martirano Lombardo, Martirano, Conflenti, Motta S. Lucia
Imboccando l'autostrada (svincolo Falerna) in direzione Cosenza, o scegliendo un itinerario panoramico lungo la provinciale che porta a San Mango D’Aquino, si risale, sulle tracce dell'antica via Popilia, la valle del Savuto per uscire a San Mango D'Aquino. Il paese fu fondato nella prima metà del Seicento da un ramo cadetto del Casato d'Aquino, una famiglia che ha dato i natali a San Tommaso d'Aquino, dottore della Chiesa.
Da visitare gli antichi portali del Vecchio Municipio, di casa Ferrari, di Villa Vescio, di casa Manfredi, della Chiesa Madre, di casa Sposato, di casa Mazzotta, di casa Amelio, di casa Ungaro e di casa Mendicino.
Dopo 6 chilometri lungo la provinciale si raggiunge Martirano Lombardo, il più giovane fra i paesi della Comunità Montana. Sorse ad opera degli abitanti della vicina Martirano, distrutta dal terremoto del 1905, con un cospicuo contributo del Comitato Milanese di Soccorso, da cui deriva il nome "Martirano Lombardo". Il paese è da ammirare per la moderna concezione urbanistica che lo contraddistingue.
Dirimpetto a Martirano Lombardo, ubicata su un'altura che domina la valle del Savuto, sorge la vecchia Martirano. L'antica Contea fu fondata nel 1060 dai normanni e raggiunse un notevole grado di sviluppo, tanto da divenire nel 1179 sede di Diocesi. Il paese rappresentò un caposaldo della politica normanna nel Medioevo e ottenne vari privilegi e donazioni. Il terremoto del 1905 non ha lasciato traccia della magnifica Cattedrale, del castello e di numerosi palazzi feudali. Da visitare, comunque, il centro storico, di impianto medievale, lungo le cui vie si ammirano ancora magnifici portali.
Nel 1743 Martirano ospitò per pochi giorni Giovanni Giacomo Casanova, l'affascinante seduttore per eccellenza, allora giovanissimo abate, recatosi presso il Vescovo Bernardo de Bernardis al fine di continuare la sua carriera ecclesiastica.
Lasciando la valle del Savuto e inoltrandosi verso l'interno si raggiunge Conflenti. Questo paese è addossato alle pendici del Monte Reventino e sorse alla fine del XV secolo, con la nascita dei villaggi di Conflenti Soprani e Conflenti Sottani, inizialmente casali della Contea di Martirano, sviluppatisi attorno alle chiese di S. Nicola e di Sant'Andrea. Una sorta di antagonismo ha caratterizzato per lungo tempo i rapporti tra gli abitanti dei due villaggi, probabilmente composti anche da alcuni ebrei scacciati nel secolo da Martirano e giunti nel vicino borgo di Conflenti. Il nome Conflenti si pensa derivi dal latino "confluo" o "fluo", che significa "scorrere insieme", in riferimento ai due fiumi Savuto e Salso, che scorrono nei pressi del piccolo centro.
Da visitare la Basilica della Madonna della Quercia di Visora con magnifici affreschi di pregevole fattura. In cima alla collina antistante si trova anche la chiesetta della Querciola, restaurata di recente e luogo dell'apparizione della Madonna. Il centro storico di Conflenti è ancora ben conservato e può rappresentare una piacevole passeggiata.

Da Conflenti, ancora attraverso una strada provinciale, si raggiunge Motta Santa Lucia. Nell'antichità Motta Santa Lucia ebbe altri nomi ed occupò vari siti. Sebbene non esistano notizie certe e prove documentali sulla sua origine, si ritiene comunemente che essa fosse stata fondata, col nome di Porchia, da una colonia romana dedotta nell'anno 556 a.C. presso Mamerto (oggi Martirano). L'attuale ubicazione del paese, posto in posizione strategica sulla valle del Savuto, nacque per esigenze difensive dovute alle incursioni piratesche. Ricadente nella contea di Martirano, fu casale dei Di Gennaro e dei D'Aquino di Castiglione. Come Martirano, venne semidistrutta dal terremoto del 1905, che non risparmiò il Castello e la Chiesa Matrice. Motta S. Lucia, nell'ambito del territorio della Comunità Montana, si colloca tra i paesi che meglio conservano le caratteristiche dell'origine medievale.