Il Credo, noto anche come Simbolo degli Apostoli (Symbolum apostolorum o Symbolum apostolicum), rappresenta un'antichissima formula di fede cristiana, ancora oggi centrale nella dottrina e nella liturgia della Chiesa.
Origini e Attribuzione
Nell'antichità e nel Medioevo, la formulazione del Simbolo degli Apostoli veniva attribuita direttamente agli apostoli stessi. La tradizione narra che, prima di separarsi per diffondere il Vangelo, gli apostoli stabilirono di comune accordo una norma della loro predicazione, un riassunto della fede che chiamarono "simbolo". La parola greca symbolon significa "indizio" e "apporto collettivo", indicando l'unione di diverse voci in un'unica espressione di fede. Questo segno serviva a riconoscere coloro che annunciavano Cristo secondo le norme apostoliche, distinguendoli dai falsi apostoli.
La formula definitiva, composta da dodici articoli, è attestata nei libri liturgici gallo-romani e in san Cesario di Arles, risalendo all'inizio del VI secolo. Tuttavia, l'espressione "Simbolo apostolico", il suo contenuto e un legame con gli apostoli sono già documentati nel IV secolo da sant'Ambrogio e da Rufino.
L'idea che ciascuno dei dodici articoli fosse attribuito a uno dei dodici apostoli divenne una credenza diffusa nel Medioevo. Sorprendentemente, durante il Concilio di Ferrara-Firenze (1438-39), i delegati occidentali scoprirono che le cristianità orientali non utilizzavano questa formula e, pertanto, non ne riconoscevano la validità apostolica. Questa rivelazione sollevò interrogativi teologici che furono ulteriormente approfonditi da Lorenzo Valla, il quale contestò l'origine apostolica del Simbolo con argomenti storico-filologici.
Le indagini critiche successive hanno stabilito che la versione attuale del Simbolo non risale all'epoca apostolica, ma hanno potuto ricostruire la forma antiquior, la professione di fede originaria risalente al II secolo, che è alla base di tutti i simboli occidentali. Nonostante ciò, è stato accertato che le affermazioni centrali del Simbolo riflettono fedelmente l'insegnamento degli apostoli.
Il Simbolo degli Apostoli è uno dei tre antichi simboli della fede della Chiesa, insieme al Simbolo di Atanasio (IV secolo) e al Simbolo niceno-costantinopolitano (derivante dai concili di Nicea e Costantinopoli).
Contenuto e Struttura
Il Simbolo degli Apostoli è un compendio della fede cristiana, strutturato attorno a dodici articoli che riassumono le principali verità rivelate. La sua formulazione definitiva, nota come textus receptus, è presente nei libri liturgici e risale all'inizio del VI secolo.
La formula, nella sua versione più comune, recita:
- Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra.
- E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
- Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
Nell'editio typica tertia del Missale Romanum (2002), il primo verso è stato modificato in "Credo in unum Deum" (Credo in un solo Dio).
Il Primo Articolo: Dio Padre
Il Simbolo inizia con l'affermazione "Credo in Dio Padre onnipotente". Dio, nella concezione umana, è definito come la sostanza suprema, senza inizio né fine, semplice, incorporea, invisibile e incomprensibile. Il termine "Padre" indica la relazione con il Figlio, immagine della sostanza divina. Dio è onnipotente perché esercita dominio su tutte le cose, dominio che il Padre esercita attraverso il Figlio.
La Chiesa d'Oriente tramanda "Credo in un solo Dio Padre onnipotente" e "in un solo Signore nostro Gesù Cristo, unico Figlio suo", sottolineando l'unicità di Dio e del Signore secondo l'apostolo Paolo. L'unicità di Dio non è da intendersi in senso numerico, ma come totalità, indicando che non esiste altro Dio.
Le parole "invisibile e impassibile", che non si trovano nel Simbolo della Chiesa di Roma, furono aggiunte in Occidente per contrastare l'eresia di Sabellio (o Patripassiana), la quale affermava che il Padre fosse nato dalla Vergine, diventando visibile e patendo nella carne. Si sottolinea così che, mentre il Figlio si è degnato di assumere la carne diventando visibile e passibile, la sostanza immortale della divinità, comune al Padre e al Figlio, rimane invisibile e impassibile.

Il Secondo Articolo: Gesù Cristo
La professione di fede prosegue con "e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore". "Gesù" è un termine ebraico che significa "salvatore", mentre "Cristo" deriva da "crisma" o unzione, indicando il consacrato, il pontefice e il re.
Il Simbolo descrive la persona di Gesù Cristo, il Figlio unigenito di Dio, nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, la sua passione sotto Ponzio Pilato, la crocifissione, morte e sepoltura. Viene affermato che Egli discese agli inferi, risuscitò il terzo giorno e salì al cielo, sedendo alla destra del Padre, da dove verrà a giudicare i vivi e i morti.
Il Concilio di Nicea (325) integrò il Simbolo apostolico con aggiunte relative al dogma dell'identità di sostanza tra il Figlio e il Padre, definendo Cristo "Dio vero da Dio vero, generato non fatto, consustanziale (homooúsis) col Padre". Il Simbolo niceno-costantinopolitano, in particolare, afferma che Gesù Cristo è "Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create."

Il Terzo Articolo: Spirito Santo e Chiesa
L'ultimo articolo del Simbolo riguarda lo Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna.
Il Simbolo niceno-costantinopolitano aggiunge che lo Spirito Santo "è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti."
La professione di fede nella Chiesa sottolinea la sua unità, santità, cattolicità e apostolicità. Si professa un solo Battesimo per il perdono dei peccati e si attende la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
Uso Liturgico e Significato Teologico
Il Simbolo degli Apostoli è tuttora in uso nella liturgia della Messa, dove si alterna al Simbolo niceno-costantinopolitano. Può essere adottato durante la Quaresima, il tempo di Pasqua e in tutte le occasioni in cui la liturgia richiama il battesimo.
La sua importanza risiede nel fatto che esso riassume le principali verità della fede cristiana in una formula breve, precisa e di facile comprensione. Ha avuto il compito fondamentale di aiutare i fedeli a discernere la verità cristiana dall'eresia e a mantenere l'unità della fede.
Il Credo è visto come lo sviluppo dell'affermazione "Gesù è il Signore" (Kurios), titolo riservato a Dio, che riconosce la divinità di Cristo. L'intera professione di fede è contenuta in queste parole, poiché affermare che Gesù è il Signore equivale a professare tutta la fede.
Il Simbolo degli Apostoli è considerato una "piccolissima Somma" in cui "tutto l'essenziale è espresso", come affermato da Papa Benedetto XVI. Esso rappresenta la tessera di riconoscimento del cristiano, la sintesi della sua fede.
Credo Apostolico
Contesto Storico e Archeologico
La redazione del Simbolo degli Apostoli si colloca in un contesto storico complesso, segnato dalle persecuzioni e dalla necessità di comunicare messaggi di fede in modo discreto. Roma, in particolare, divenne un centro nevralgico per la diffusione del cristianesimo.
La Chiesa di Roma nei Primi Secoli
Quando gli apostoli Pietro e Paolo raggiunsero Roma, l'Urbe accoglieva già un nucleo significativo di cristiani. La Lettera di san Paolo e quella di Ignazio di Antiochia attestano una presenza di fedeli capace di costituire un interlocutore serio.
In questo periodo iniziale, i cristiani si riunivano in piccoli gruppi e, durante le ore più drammatiche delle persecuzioni neroniane (64-67 d.C.) e successive, escogitarono modi per comunicare messaggi senza correre il rischio di arresti e condanne. Tra questi sistemi vi fu l'uso della parola "pesce" (ichthys in greco), un acronimo per "Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore".
Oltre al pesce, i cristiani dei primi secoli individuarono altri simboli per trasmettere messaggi. Intorno al III secolo d.C., venne ideato un particolare monogramma, il cristogramma, formato dalla sovrapposizione delle lettere greche 'X' (Chi) e 'P' (Rho), iniziali del nome "Cristo". Questo simbolo sottolineava la centralità di Gesù Cristo senza attirare particolari attenzioni, rappresentando un atto di fede e affidamento.
Le ricerche archeologiche nelle catacombe e in altri luoghi hanno permesso di individuare e studiare numerosi cristogrammi. Sebbene alcuni archeologi vi attribuiscano un significato apotropaico (allontanare le avversità), il cristogramma ha costantemente espresso un atto di fede, un segno di vita riconducibile all'unico Salvatore.

Gli Horti Sallustiani e i Graffiti Cristiani
Nel 1949-1950, durante lavori di costruzione nella zona degli antichi Horti Sallustiani a Roma, vennero riscoperti i resti di un cryptoporticus risalente alla seconda metà del I secolo d.C. Quest'area, un tempo appartenuta allo storico Gaio Sallustio Crispo, fu abitata da imperatori e arricchita da numerosi monumenti.
Negli ambienti vicini al criptoportico sono stati rinvenuti affreschi (195-205 d.C.) con decorazioni a pannelli e disegni a carboncino, oltre a pitture murali risalenti al I e III secolo d.C. La conservazione di questi reperti è parziale a causa delle condizioni climatiche e dei crolli avvenuti nel corso dei secoli.
Gli interventi di restauro hanno permesso una migliore osservazione di una serie di graffiti, risalenti a due periodi principali: quello tardo antico e quello tardo medievale-rinascimentale. Alcuni di questi graffiti sono stati ricondotti al simbolismo cristiano e ebraico.
Tra i graffiti cristiani, è stata osservata una certa articolazione e varietà, talvolta con tratti abbozzati, suggerendo l'iniziativa di persone con un basso livello di alfabetizzazione ma con il desiderio di esprimere la propria fede in modo discreto. Tra questi, è stata individuata l'incisione di una Menorah (lampada a sette bracci) e, in particolare, una croce monogrammatica.

Sviluppo e Interpretazione del Simbolo
Il Simbolo degli Apostoli si è evoluto attraverso un processo di crescita determinato dalle esigenze interne delle comunità cristiane. Fin dai tempi apostolici, la professione di fede era richiesta per l'ammissione al Battesimo.
Verso la metà del II secolo, si avvertì la necessità di aggiungere a formule essenziali nuovi elementi cristologici. A Roma si giunse alla redazione di un tipo di Simbolo che, pur ampliato nei riguardi di Cristo, manteneva un equilibrio trinitario. Questa formula, cristallizzatasi nei circa 12 articoli, divenne nota verso la fine del IV secolo come Simbolo degli Apostoli.
L'interpretazione del Simbolo è stata oggetto di approfonditi studi teologici e storici. Il Papa Benedetto XVI, nella sua opera "Introduzione al Cristianesimo", ha commentato il Simbolo degli Apostoli, definendolo un testo fondamentale per la comprensione della fede cristiana.
Le immagini della vita umana e della crescita di un grande albero, utilizzate da J.R.R. Tolkien, offrono una metafora per comprendere il processo di sviluppo del Simbolo: da un seme iniziale si sviluppa un organismo vivente che cresce e si trasforma, pur mantenendo la sua essenza immutata. Questo processo di sviluppo interno, senza cambiamento di dottrina, è fondamentale per la comprensione del progresso della fede.
Le tre grandi questioni sollevate riguardo al Simbolo sono:
- Come avere una sintesi della fede, evitando la frammentazione e la dispersione dottrinale?
- Qual è il rapporto tra la Sacra Scrittura e il Simbolo della fede? Come il Simbolo illumina la lettura della Bibbia?
- È possibile una visione armonica dell'uomo e della vita? Il Credo garantisce la bellezza e il senso del vivere, offrendo un progetto e un destino?
Queste domande evidenziano l'importanza del Simbolo della fede come fondamento della vita cristiana, come chiave per comprendere la Scrittura e come garanzia di un'esistenza dotata di senso e speranza.