Un Concetto Fondamentale e le Sue Sfide Interpretative
La dottrina della resurrezione rappresenta un punto della fede su cui tutte le chiese cristiane sono in perfetta unità. È, infatti, la dottrina fondamentale della fede cristiana, centrata sulla morte dell’uomo Gesù e sulla sua resurrezione per la salvezza dell’umanità. Questo significa che Dio è presente nella vita degli uomini e delle donne non solo con i consigli, le parole, le leggi date da Gesù, ma con un fatto, un intervento concreto, per mostrare che Egli non vuole che la vita dell’uomo sia annientata dalla morte, ma si esprima in una nuova vita.
La resurrezione è però anche un punto particolarmente difficile da capire della fede cristiana. Spesso, questa parola è una delle più sconosciute, anche tra coloro che si definiscono cristiani, e viene confusa con la reincarnazione, oppure è pensata come un simbolo di rinascita esistenziale, o ancora come semplice sopravvivenza dell’anima di Cristo nella vita dopo la morte. Un'indagine informale rivela come molti tendano a interpretare la resurrezione come un messaggio simbolico ("il suo messaggio è vero", "la forza delle sue idee è ancora viva") o una manifestazione puramente spirituale ("si è reso visibile [...] ma spiritualmente"), piuttosto che un evento che coinvolge il corpo.
La verità basilare della resurrezione di Gesù, così come intesa nel credo cristiano, è che egli risorge nel suo corpo e che quel corpo, assieme alla sua anima, accede alla stessa vita di Dio. Le interpretazioni più spiritualizzate, sebbene non necessariamente sbagliate, sono semmai conseguenze e significati derivati della resurrezione, non l’esplicitazione di cosa essa sia. Il concetto base della fede cristiana, da cui tutto parte e tutto il resto deriva, è il Kerigma: l'annuncio che Gesù è davvero risorto, come affermato da Paolo: «Se Gesù Cristo non è risorto, vana è la nostra fede» (1 Cor. 15,14).
PROVE Storiche per La Resurrezione di Gesù | Podcast Il Monte
Definizione di Resurrezione
Il termine risurrezióne (o resurrezione), dal latino tardo (crist.) resurrectio -onis, derivato di resurgĕre «risorgere», indica propriamente il «rialzarsi» (gr. ἀνάστασις) dei morti, il loro ritorno in vita, o piuttosto, secondo le concezioni primitive, il ritorno della vita nel cadavere, la sua rianimazione. Si tratta del fatto di risorgere, di ritornare in vita dopo la morte: la credenza nella resurrezione è comune a molte religioni; il miracolo della resurrezione di Lazzaro, operato da Cristo, ne è un esempio biblico.
Nel contesto cristiano, le formule "Resurrezione della carne" e "Resurrezione dei morti" esprimono il convincimento secondo cui, alla fine dei tempi, anche i corpi vivranno risuscitati e tutti gli uomini torneranno in vita per un’esistenza interminabile di salvezza o di dannazione. La formula più antica, "resurrezione della carne", si oppone alla concezione platonica che rifiuta al corpo l’immortalità, sposando la concezione biblica dell’unità indivisa della persona. La seconda formula, "resurrezione dei morti", accentua invece la restituzione alla vita degli uomini caduti nella morte a causa del peccato, concezione in cui l’immortalità del corpo è postulata piuttosto dalla completezza del composto umano. La prima formula allude più esplicitamente alla salvezza della natura nella sua integrità, carne e spirito, la seconda all’aspetto collettivo e sociale, alla «comunione dei santi».
È opportuno distinguere tra le resurrezioni miracolose di individui singoli alla vita ordinaria e la resurrezione generale di cui parlano alcune dottrine escatologiche. Allo stesso modo, si distingue tra la resurrezione dei morti in senso stretto e l'immortalità dell'anima, poiché la vita "umbratile" dei defunti o la "resurrezione dello spirito" non sono vere e proprie resurrezioni nel senso cristiano. La dottrina della resurrezione degli uomini trova nel cristianesimo il suo fondamento e la sua garanzia nella Resurrezione di Cristo, il Salvatore che riscatta dal peccato (morte) con la sua incarnazione, passione, morte e resurrezione. Con questo significato, il termine è spesso usato in senso assoluto (per lo più con l’iniziale maiuscola): la festa, la commemorazione della Resurrezione; Pasqua di Resurrezione.
In senso figurato, resurrezione può indicare una rinascita, una riacquisizione di valori e beni spirituali perduti, come la resurrezione morale di un individuo o la resurrezione civile di un popolo. Più raramente, in usi enfatici, può significare ricostituzione o ripresa di un’attività.
I. L'Originaria Fede Ebraico-Cristiana nella Resurrezione
La fede nella resurrezione dalla morte, grazie al potere di Dio, costituisce un insegnamento centrale della tradizione ebraico-cristiana. Tertulliano (160-220 ca.) affermava che «la speranza dei cristiani è la resurrezione dalla carne». È probabile che essa sia anche specifica dell'ebraismo e del cristianesimo, distinguendosi da altre concezioni antiche. La nozione di «resurrezione dei corpi», a differenza del concetto di «immortalità dell'anima», coinvolge necessariamente la corporeità e quindi la materia, aprendo la strada a un dialogo con il pensiero scientifico.
Confronto con altre Credenze Antiche
- Autori antichi: Sebbene alcuni autori come Esculapio parlarono sporadicamene della possibilità di una resurrezione, per la maggior parte dei filosofi e poeti greci (Omero, Eschilo, Sofocle) questa possibilità era impensabile, e l'idea di una resurrezione universale era esclusa.
- Antico Egitto: Le tracce di un credo nella resurrezione nei riti di fertilità egiziani non sono da porsi in relazione con il pensiero ebraico, poiché per gli Egiziani rappresentava uno sviluppo naturale riservato a coloro che subivano il processo di mummificazione.
- Persiani: È stato proposto che la dottrina della resurrezione possa derivare dai Persiani, ma la comprensione persiana ed ebraica sono chiaramente distinte. Presso gli ebrei la resurrezione era un risveglio dei corpi sepolti grazie all'intervento di Dio, mentre i persiani, che non seppellivano i corpi, la consideravano una restituzione della vita operata dagli elementi in modo selettivo.
- Orfismo e Pitagorismo: Alcuni autori hanno rilevato un parallelismo tra la resurrezione e la dottrina orfica e pitagorica della trasmigrazione delle anime (metempsychosis), che conduce alla credenza popolare nella reincarnazione. Entrambe sottolineano l'importanza della corporeità per la pienezza dell'essere umano. Tuttavia, le differenze con il credo ebraico-cristiano sono palesi:
- La finalità della trasmigrazione è la purificazione dell'anima mediante la sua reiterata separazione dalla materia, mentre quella della resurrezione è la permanente riunificazione del corpo e dell'anima.
- Il processo di trasmigrazione avviene più volte, mentre la resurrezione, e la medesima vita umana, avviene una sola volta per tutti allo stesso tempo, cioè «nell'ultimo giorno», o «alla fine dei tempi».
- La trasmigrazione è un processo naturale, un passaggio delle anime da un corpo all'altro, mentre la resurrezione dipende dall'onnipotenza di Dio.

II. La Resurrezione nella Sacra Scrittura
L'Antico Testamento: Sviluppo di una Dottrina
La dottrina sulla resurrezione dalla morte non è presente nei primi stadi storici dell'Antico Testamento (AT). Inizialmente, l'immortalità dell'essere umano era creduta come la sopravvivenza di languide ombre (i «Repa'îm») nello She'ol, uno stato di semi-coscienza, o come la perpetua memoria del proprio nome attraverso i discendenti o la fama. La dottrina circa la resurrezione individuale del proprio corpo prende spazio nei libri posteriori dell'AT, specie in quelli di genere apocalittico, distinguendosi uno sviluppo in tre stadi.
Fondamenti Teologici e Letterari
Il terreno della dottrina sulla resurrezione è preparato nell'AT in una varietà di modi:
- Il potere supremo e liberante di Jahvè si estende ovunque, anche sullo She'ol (cfr. 1Sam 2,6; Am 9,1-2; Sal 16,9; Sap 16,13ss).
- Jahvè è il «Dio dei viventi» (1Sam 17,26.36; Sal 18,47), sorgente di vita, e si può trovare continuità tra la dottrina della creazione e quella della resurrezione.
- La morte e la corruzione non appartengono all'originario progetto di Jahvè, che ha creato ogni cosa per la vita; la morte è entrata nel mondo attraverso il peccato (cfr. Gen 3,17-19; Sap 1,13-14 e 2,23-24). Il superamento del peccato è legato al superamento della morte, cioè alla resurrezione, come manifestazione della salvezza.
- Miracoli di resurrezione di alcuni morti operati dai profeti Elia ed Eliseo (cfr. 1Re 17,17-24; 2Re 2,9ss e 4,31-37), e l'«assunzione» al cielo di Enoch (cfr. Gen 5,24) e di Elia (cfr. 2Re 2,1-11) forniscono indicazioni sulla possibilità di una restituzione di una piena vita corporale dopo la morte.
- Molti testi profetici, in particolare quelli post-esilici (Is 25,8; 26,19; Ez 37,1-14), parlano della caduta e del risollevamento del popolo israelita in termini di morte e resurrezione, mettendo in luce un risollevamento collettivo, ancora intramondano.
Gli Insegnamenti su una Resurrezione Personale
La fede in una resurrezione personale è tacitamente affermata dal Libro di Giobbe (cfr. 19,25ss) e in modo più aperto nel Libro di Daniele (circa 165 a.C.), dove si legge: «Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna» (Dan 12,1-2). Il Secondo libro dei Maccabei (7,1-29) sviluppa questo insegnamento, considerando la resurrezione come ricompensa per l'obbedienza eroica alla legge di Dio, fino al martirio. Qui il potere salvifico di Dio si estende oltre la morte, riguardando l'intera umanità. I testi letterari apocalittici intertestamentari accettano la dottrina della resurrezione.

Il Nuovo Testamento: La Rivelazione Piena
Al tempo del Nuovo Testamento (NT), i Sadducei negavano la resurrezione e la vita futura, mentre i Farisei la insegnavano apertamente. Ai tempi di Gesù, il popolo ebreo nel suo complesso non era contrario a questa dottrina, come evidenziato dalla frase di Marta a Gesù riguardo a Lazzaro: «so che risorgerà nell'ultimo giorno» (Gv 11,24).
L'Insegnamento di Gesù e la Resurrezione Finale
Gesù insegna che la resurrezione finale avrà luogo grazie al potere di Dio, che è un Dio dei viventi, il «Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe» (Mt 22,32). In questo, ricollega il credo nella resurrezione alle radici della fede nell'onnipotenza di Dio, accettate anche dai Sadducei. Diversamente dall'insegnamento dei Farisei, Gesù afferma che chi risorge non ritorna a uno stato terreno o corruttibile, bensì possiederà uno stato trasfigurato e glorificato, perché «alla resurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo» (Mt 22,30).
L'elemento più specifico della dottrina del NT è che la resurrezione avrà luogo non solo grazie al potere vivificante di Dio in genere, ma in virtù della resurrezione di Gesù Cristo dalla morte, con la forza dello Spirito Santo. La resurrezione di Gesù fornisce la promessa, la garanzia, l'esempio e la primizia della resurrezione universale, considerata come una «estensione della resurrezione di Gesù a tutto il genere umano». Secondo s. Giovanni, Gesù in persona è «la resurrezione e la vita» (Gv 11,25), e «Verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una resurrezione di vita e quanti fecero il male per una resurrezione di condanna» (Gv 5,26.28-29).
Similmente, s. Paolo insiste ripetutamente sulla dottrina della resurrezione finale (cfr. At 24,14; 1Ts 4,14-17; Ef 3,1-4; 1Cor c. 15). Cristo è «primogenito fra molti fratelli» (Rm 8,29; Col 1,18). Nel capitolo 15 della Prima Corinzi, egli colloca la resurrezione di Cristo al centro della fede cristiana: «se non esiste resurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede […]. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti» (vv. 13-14 e 20). Per Paolo, la resurrezione è come anticipata nella vita presente, per coloro che partecipano alla morte e resurrezione di Gesù Cristo mediante il sacramento del Battesimo (cfr. Rm 6,3-11; Ef 2,6).
La Concretezza Storica della Resurrezione di Cristo
La verità e la concretezza della resurrezione finale derivano dall'oggettività e dal realismo della resurrezione di Cristo, come testimoniato dagli Apostoli. Esistono almeno quattro elementi che attestano il valore storico ed obiettivo della loro testimonianza del Cristo risorto:
- La tomba vuota: Il suo significato è l'identità del corpo del Risorto con il corpo morto sulla croce (cfr. 1Cor 15,3-4; At 2,31).
- La terminologia delle apparizioni: Nell'esprimere il fatto della comparsa di Gesù risorto è frequente la locuzione «ed egli si mostrò loro» (gr. ophthe), indicando un incontro a vista con il corpo del Risorto e non una mera visione (cfr. Lc 24,34; 1Cor 15,3-8; 1Tm 3,16; At 9,17).
- Il riconoscimento: Nonostante il timore degli Apostoli, Gesù li porta a riconoscerlo invitandoli a «toccare e vedere» (Lc 24,36), mangiando del pesce arrostito in loro compagnia. Egli indica specificamente le sue mani e i suoi piedi (cfr. Lc 24,39), che portano ancora i segni della crocifissione, provando l'identità con il Crocifisso.

III. La Resurrezione di Gesù di Nazaret: Evento Storico e Dimensione Trascendente
La resurrezione di Gesù di Nazaret non è intesa come un semplice ritorno alla vita terrena, simile a uno che esce dal coma. Pur essendo sempre lui, dopo Pasqua non è più quello di prima, non lo si vede più in giro se non in modo eccezionale, e i discepoli faticano a riconoscerlo, richiedendo segni della sua identità. Questo significa che, mentre la morte pone fine a tutte le nostre realtà terrene, essa non pone fine all’opera di Dio per gli uomini. La resurrezione di Gesù è un evento storico in quanto testimoniato e provato dagli Apostoli, ma possiede una profonda dimensione trascendente, mostrando che Dio interviene per portare a una nuova vita, non annientata dalla morte. La sua resurrezione è il fondamento e la garanzia della resurrezione universale.
La Resurrezione della Carne nella Dottrina Cristiana
Nel cristianesimo, la «resurrezione della carne» è un dogma, sebbene sia stato talvolta avversato o inteso in maniera particolare. Gli gnostici furono avversi alla resurrezione, e anche pensatori cristiani come Clemente Alessandrino e Origene manifestarono una certa ripugnanza all'interpretazione crudamente letterale e realistica, diversamente da Tertulliano e Sant'Ireneo che la difesero contro le eresie del loro tempo.
Nella teologia cristiana più matura, la resurrezione della carne è difesa e intesa in senso spirituale, pur conservando la sua natura corporea. Padri della Chiesa come Cirillo di Gerusalemme riassunsero il concetto con "lo stesso corpo, ma non tale quale" (toûto, ma non toioûton). Il corpo risorto conserva la sua natura (resurrezione della carne), ma non è trasformato in qualcosa di etereo o igneo. Sant'Agostino, nel De civitate Dei (XXII, cap. 12-29), ne fece una discussione particolarmente notevole. Il dogma della resurrezione fu poi approfondito dall'epoca della Scolastica in poi (specialmente da San Tommaso d'Aquino, Summa, Supplem., quaestio 75 segg.), con la Chiesa che moltiplicava i decreti contro le varie negazioni.
Punti Cardinali della Dottrina Cattolica sulla Resurrezione della Carne
La dottrina cattolica si può riassumere nei seguenti punti:
- La resurrezione futura dei morti non è un fatto dimostrabile con la sola ragione naturale, ma, supposta la sua rivelazione, la ragione ne offre argomenti di congruenza.
- Non è un fatto naturale, ma soprannaturale, dipendente dall'onnipotenza di Dio. Il suo simbolo è la resurrezione di Cristo, alla quale deve conformarsi quella universale degli uomini.
- Alla fine del mondo tutti gli uomini risorgeranno con i medesimi corpi (quae nunc gestant, ut recipiant secundum opera sua, sive bona fuerint sive mala - Concilio Lateranense IV, cap. Firmiter). Questa identità si ha sufficientemente se il corpo dei risorti è costituito almeno in parte con la materia della sua vita mortale.
- I corpi dei risorti avranno doti speciali, alcune comuni ai reprobi e agli eletti, altre particolari a questi ultimi.
- Le doti comuni sono l'immortalità e l'integrità, per cui ai corpi dei risorti non mancherà nulla di ciò che spetta ad naturae veritatem, atque ad hominis decus et ornamentum (Catechismo del Concilio di Trento).
- Le doti proprie agli eletti sono l'impassibilità, la luminosità, l'agilità e la sottigliezza, già mostrate da Cristo nel suo corpo dopo la sua resurrezione, che è simbolo e tipo di quella universale.
La Credenza nella Resurrezione nell'Islam
Dal giudaismo e dal cristianesimo, la credenza nella resurrezione passò anche nell'Islām. Tuttavia, non mancarono pensatori e teologi musulmani che cercarono di spiritualizzare le concezioni piuttosto materialistiche della resurrezione, così come erano state presentate inizialmente da Maometto.
Iconografia della Resurrezione di Cristo
L'iconografia della Resurrezione di Cristo è un tema che dimostra l'evoluzione delle correnti artistiche attraverso i secoli. Nell'arte cristiana primitiva, la resurrezione non era rappresentata direttamente come il sorgere di Cristo dal sepolcro. Gli artisti si attenevano ai Vangeli, che non definivano l'atto del risorgere, e preferivano rappresentare la visita delle pie donne al sepolcro o le successive apparizioni del Redentore. Seguendo poi gli apocrifi, a queste rappresentazioni fu unita la Discesa al Limbo, che nell'Oriente cristiano e nelle regioni a esso più congiunte, come l'Italia, divenne la figura principale della resurrezione e suo sinonimo: ἡ ἀνάστασις.

Un forte contrasto emerse dal secolo XI in poi tra l'Oriente cristiano, fedele alla tradizione dell'Anastasis, e l'Occidente, rivolto a nuove concezioni. L'arte occidentale preferì sempre più, dall'età romanica, un modo immediato di rappresentare la resurrezione, con il Cristo risorgente dal sepolcro. Questo nuovo tema, sorto da un immaginare più realistico e audace, vide diverse varianti: il Cristo fu rappresentato ora in atto di sorgere faticosamente fuor dal sarcofago, ora di sostare su questo, ora librato in alto. Queste varianti si perpetuarono anche nelle opere di grandi maestri, come l'affresco di Piero della Francesca a Borgo San Sepolcro, il Cristo risorgente di L. Andreotti, il rilievo di L. della Robbia nel duomo di Firenze, e la Resurrezione del Perugino nella Pinacoteca Vaticana.

tags: #cosa #vuol #dire #resurrezione