Cosa Portano i Pastori nella Natività: Simboli, Doni e il Messaggio Universale

La tradizione del presepe, cara a molte famiglie, narra la storia della Notte Santa attraverso la rappresentazione di personaggi e scenari che, pur radicati nei testi sacri, si sono arricchiti nel tempo di interpretazioni e simbolismi popolari. Tra le figure più significative e commoventi, i pastori occupano un posto di rilievo. Ma cosa portano realmente i pastori nella natività, e quale profondo significato si cela dietro la loro presenza e i loro doni?

rappresentazione della natività con pastori in adorazione e angeli

L'Annuncio Divino ai Pastori

Il racconto evangelico di Luca (II, 8-14) descrive l'annuncio ai pastori come un evento di grande meraviglia ed emozione, suscitando un senso di stupore e un forte impatto emotivo. Il Vangelo narra: "C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama".

Non dovrebbe destare meraviglia se sono ancora gli angeli ad annunciare al mondo il lieto evento della nascita del Salvatore. Ma lo fanno conoscere solo ai pastori.

Il Simbolismo dei Pastori: Umiltà e Apertura del Cuore

La scelta dei pastori come primi destinatari dell'annuncio pone una domanda: perché proprio a loro? Qui non si deve vedere tanto la professione di 'pastori', quanto invece il simbolismo nascosto. I pastori sono considerati gente semplice, umile, senza complicazioni. Hanno conservato un po' l'animo del bambino. Anche i poeti li hanno presentati sotto questo profilo. Gli angeli recano l'annuncio a questa tipologia di uomini, perché hanno le caratteristiche interiori per comprenderlo ed accettarlo. Due frasi evangeliche illuminano questo concetto: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te" (Mt., 11, 25); e "Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli" (Mt., 18, 2-4). È proprio vero che le misure divine sono molto diverse da quelle umane.

Ecco allora che il pastore è un simbolo: in ognuno di noi dovrebbe conservarsi, crescendo, l'animo del pastore e del fanciullino. Altrimenti rischiamo di limitare il nostro ambito conoscitivo solo al sensibile, all'apparente, all'effimero, senza essere capaci di aprirci a tutta la verità, di scendere in profondità, di cogliere l'essenza degli esseri, fino al nucleo del cuore umano. Anche i Magi, per aprirsi al mistero, per capire chi era quel Bambino, sono dovuti scendere dal loro piedistallo, si sono dovuti inginocchiare come fanciulli indifesi, inermi, per adorare quello che all'apparenza non era altro che uno dei tanti bambini nati in quel tempo.

I pastori sono tra i primi testimoni oculari della nascita di Gesù. La funzione di guardiani del gregge durante la notte ha facilitato la presenza vicino la stalla, ma chi meglio di loro poteva assistere a un momento così importante. Sono gli unici che riescono a tenere insieme il gregge proteggendolo e vegliandolo durante la notte, mentre gli altri dormono. Essi affrontano ladri e animali predatori, mettendo tutta la loro tenacia nel difendere le proprie pecore. Considerate tra le persone più umili, rappresentano la gente comune, e allo stesso tempo gli animi più puri. Un animo pronto ad accogliere la notizia della nascita di un Bambino che cambierà l’umanità. La loro presenza accresce le condizioni di semplicità in cui è nato Gesù. I pastori posseggono poco o nulla, il gregge è tutto ciò di cui hanno bisogno, da esso si nutrono e con esso si sostengono.

La loro veglia notturna è stata anche la condizione per custodire e conservare la capacità di accogliere l’annuncio dell’angelo. La cosa veramente importante è rimanere svegli, col cuore aperto e pronto ad accogliere il Messaggio. E Dio, in qualche modo, si farà sentire.

Secondo la tradizione, il luogo in cui i pastori ricevettero l'Annuncio si chiamava Torre d’Ader, dove, a tempo debito, i pastorelli vollero farsi seppellire. Le reliquie dei pastori sepolti nella chiesa furono trasportate da Gerusalemme in Spagna per metterle al sicuro dalle scorrerie dei Mori: nel 960, arrivarono a Ledesma, vicino a Salamanca. Nel 1864, nel momento in cui si aprì la grande urna delle reliquie, si rinvennero ossa umane e cranii, accompagnate da alcuni oggetti.

I Doni dei Pastori: L'Offerta Materiale e Immateriale

Se si pensa al pastore che va alla grotta, si pensa immediatamente al pastore che porta i doni: è una associazione immediata. A differenza dei Re Magi, i pastori non portano oro, incenso o mirra, ma donano comunque qualcosina, spesso prodotti della loro vita semplice.

Doni Materiali

  • Una caciotta affumicata, un pezzo di pane: simbolo del nutrimento essenziale e della loro umile sussistenza.
  • Qualche fiore per la culla: segno di tenerezza e bellezza semplice.
  • Agnelli: come doni rustici, non menzionati nel Vangelo, ma un simbolo potente del sacrificio futuro di Cristo e, talvolta, trasportati sulle spalle alla maniera del Buon Pastore.
  • Prodotti tipici della regione: nei presepi popolari, è entrato in voga l’uso di inserire fra i pastori un personaggio che porta in dono a Gesù Bambino un prodotto tipico della regione che ospita il presepe. È un modo che la tradizione ha per rendere ancor più stretto il legame fra i pastori di Betlemme e i fedeli di qui ed ora.
pastori con doni semplici come agnelli e ceste di cibo

Doni Immateriali

Ma i pastori portano anche doni immateriali, forse i più preziosi:

  • La Gioia, la Gloria e la Pace: l'angelo annuncia ai pastori: "Vi annuncio una grande gioia: oggi a voi è nato il Salvatore... Gloria a Dio, pace agli uomini" (Lc., 2, 10-14). La vera pace è conseguenza della virtù della giustizia, prima di tutto verso Dio. Solo quando l'uomo si deciderà a rispettare Dio mettendolo al primo posto, allora e solo allora potrà essere capace di rispettare anche l'uomo. La parola 'pace' nel contesto biblico contiene un significato molto più ampio e profondo, indicando il ristabilito, pacifico e filiale rapporto con Dio; in una parola, la salvezza.
  • Lo Stupore e la Meraviglia: Scossi dall’annuncio degli angeli, si recano verso la mangiatoia per vedere con i propri occhi questo Bambino nato poco prima. La meraviglia è la comprensibile reazione di chi incontra Dio per la prima volta.
  • L'Adorazione e la Preghiera: dopo lo stupore, subentra naturalmente la volontà di adorare il Cristo. Fra i pastori che sono giunti alla capanna, troviamo pastori che sgranano gli occhi per lo stupore, ma anche altri che, superato il momento di sconcerto, fanno l’unica cosa sensata: mani giunte e capo chino in preghiera, o mani al cuore in un misto di preghiera e gratitudine incredula.
  • La Musica: gli zampognari, con le loro zampogne, flauti e zufoli, sono considerati portatori di doni immateriali, esprimendo gioia e lode attraverso la musica.
  • L'Apertura del Cuore e la Semplicità: la loro veglia notturna è stata la condizione per custodire la capacità di accogliere l’annuncio. Il presepe ci dice che, per trovare Dio, non abbiamo necessariamente bisogno di calcoli e disquisizioni teologiche, ma è fondamentale rimanere svegli, col cuore aperto e pronto ad accogliere il Messaggio.

Il presepe e il suo simbolismo / The Nativity Scene and its symbolism

I Pastori nel Presepe: Simbolismo e Disposizione

Le statuette dei pastori impersonano tutti gli atteggiamenti che l’umanità può avere di fronte a questo Annuncio. Tra le statuine dei nostri presepi ci sono il pastore stupito, quello inginocchiato che prega, quello che offre un cesto con qualcosa da mangiare, e gli zampognari. È particolarmente interessante che siano raffigurati pastori di età diverse: bambini, adolescenti, di mezza età ed anziani. Simboleggiano i diversi gruppi sociali che hanno vissuto la Notte Santa.

Nell’immagine collettiva, i pastori vengono posizionati in vari punti del presepe, tutti rivolti verso la capanna, quasi a simulare un movimento verso quest’ultima. Lo stupore e la voglia incondizionata di conoscere la Verità li porta davanti a Gesù appena nato. Si può definire che quello dei pastori è il primo pellegrinaggio della storia, ed essi sono i primi pellegrini che, tornando verso il gregge, hanno trasformato lo stupore in qualcosa di concreto dentro di loro.

L’intuizione di San Francesco d’Assisi è stata quella di introdurre il popolo di Greccio all’interno del presepe, mettendolo “al posto” dei pastori. I pastori, di fatto, sono simbolo di noi stessi. Sono la rappresentazione della gente comune che, con umiltà e cuore aperto, può accogliere il divino.

Le pecore e gli agnelli, che spesso accompagnano i pastori, sono un simbolo di indifesa e sofferenza innocente. Sono animali sacrificali e non emettono alcun suono in un intorpidimento innato. Le pecore sono necessarie come alimento base e per confezionare vestiti. Con l'aiuto dei cani da pastore, i pastori tengono insieme il gregge, sono responsabili e vigili.

Cenni sugli Altri Personaggi del Presepe

La disposizione dei personaggi all’interno della capanna o della grotta non è casuale, ma risponde a precise tradizioni iconografiche e simboliche. Ogni presepe è unico come il suo proprietario e le statuine non solo rappresentano un significato storico biblico, ma spesso dicono di più.

Il Bambin Gesù

Il protagonista del presepe è il Bambin Gesù. Un neonato che giace in una povera stalla come ricovero di emergenza nella paglia di una mangiatoia. Come "il Cristo bambino" simboleggia Dio che è diventato umano senza possedimenti terreni. Il suo misero abbigliamento mostra la sua povertà. Il suo nome, Gesù, significa "Dio, il Signore aiuta" e "Dio è salvezza", rendendo chiaro che questo bambino porta sulle spalle il pesante fardello della miseria di tutta l'umanità e deve essere il "tanto atteso salvatore degli uomini". Tradizionalmente, la statuina del Bambino andrebbe aggiunta solo alla mezzanotte del 24 dicembre, ponendolo al centro esatto della mangiatoia.

Maria e Giuseppe

La madre Maria incarna la vergine innocenza e la purezza. È posizionata accanto alla culla in posizione inginocchiata o seduta ed indossa quasi sempre una mantella celeste, colore che rappresenta la fede e la lealtà, collegando il celeste con il terreno. Giuseppe è ritratto come un uomo di età avanzata per sottolineare la verginità di Maria. Sta in piedi accanto o dietro la sua famiglia, tenendo in mano una lanterna luminosa o piegandosi leggermente su un bastone. In questo modo simboleggia il protettore e il "guardiano della luce" che illumina il mondo con la nascita di Gesù. Guardando la capanna frontalmente, la Madonna va solitamente posizionata alla sinistra dell’osservatore (quindi alla destra del Bambino), mentre San Giuseppe viene posto alla destra dell’osservatore (alla sinistra del Bambino).

Bue e Asino

Il bue e l'asino sono stati parte integrante dei presepi figurativi sin dai primi tempi del cristianesimo, sebbene non compaiano nel Vangelo di Luca. La religiosità popolare li ha inseriti, pensando che la mangiatoia si trovasse in una grotta dove vi fossero ricoverati anche animali. La presenza di questi due animali, cominciando dal IV secolo, è stata una componente dell'iconografia. Scritti apocrifi come il Vangelo dello Pseudo-Matteo li menzionano. La loro presenza evidenzia il contrasto tra la freddezza e il rifiuto umano (Maria e Giuseppe non hanno trovato nessun posto) e il conforto che invece Gesù ha trovato negli animali. Essi sono carichi di simbolismo profetico: "Un bue riconosce il suo proprietario e un asino la greppia del suo padrone" (Isaia 1:3). Il bue, simbolo del popolo e della pazienza, viene solitamente posto alle spalle della Madonna. L’asinello, che rappresenta l’umiltà e il lungo viaggio dei pagani verso la verità, viene posizionato alle spalle di San Giuseppe. Entrambi gli animali sono cosiddetti animali da soma e hanno lo scopo di chiarire che anche Gesù si fece carico dei fardelli dei suoi simili.

Gli Angeli

Ogni presepe ha almeno un angelo che assume la funzione di angelo annunciatore. In alcuni casi, l'angelo della Gloria è rappresentato con uno striscione tra le mani che recita "Gloria in excelsis deo". Le parole fanno parte di un inno solenne di lode e, quando tradotte, significano "Gloria a Dio in alto dei cieli". Se si possono vedere più angeli, simboleggiano il coro celeste degli angeli.

I Re Magi

I Re Magi non dovrebbero essere inseriti subito all’interno del presepe, ma avvicinarsi progressivamente alla capanna fino al 6 gennaio. La loro presenza è legata a numerose storie e leggende. Il Vangelo di Matteo è la base, in cui vengono menzionati i saggi che portano oro, incenso e mirra. I nomi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre apparvero solo alla fine del IX secolo. Sono interpretati come re, maghi, saggi, astrologi o scienziati che rappresentano i continenti conosciuti all'epoca (Africa, Asia ed Europa). Il giovane Gaspare dalla pelle scura simboleggia la popolazione africana e porta la mirra (suffering and death). Melchiorre è un vecchio che rappresenta l'Europa e porta l'oro (ricchezza, saggezza, potere). Baldassarre è un uomo di mezza età che rappresenta l'Asia e consegna l'incenso (preghiere e sacrifici). Cavallo, cammello ed elefante fanno parte dell'entourage degli studiosi e sono installati tipicamente il 6 gennaio.

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