La Basilica del Santo Sepolcro vanta una storia che affonda le radici in quasi un millennio. Il primo documento che ne attesta l'esistenza risale al 1130, a cui seguirono altri documenti a sostegno, come quelli datati 1138 (bolla di papa Innocenzo III) e 1144. Questi documenti menzionano la fondazione del tempio ad opera dei Cavalieri del Santo Sepolcro al loro ritorno dalla Palestina.
Nel 1291, dopo il fallimento della nona e ultima crociata, il patriarca di Gerusalemme Randulphus si rifugiò a Barletta. Secondo la tradizione, portò con sé preziosi cimeli da Gerusalemme. Nel 1312, Roberto d’Angiò, Re di Napoli, ordinò il restauro del portico antistante la chiesa, con l'affissione di una lapide commemorativa. Nel 1400, l'ospedale adiacente fu ricostruito a causa delle sue disastrose condizioni. Nel 1618, venne fondata all'interno della basilica la confraternita di S. Nel 1770, il porticato antistante la facciata principale fu demolito.

Architettura e Struttura della Basilica
L'accesso alla basilica avviene tramite alcuni gradini che conducono al suo interno. Al centro della facciata si trova il portale d'accesso, sovrastato da un timpano triangolare, affiancato da due archi a sesto acuto. Il prospetto orientale presenta tre absidi, corrispondenti alle navate interne, con quello centrale più ampio dei due laterali. Una caratteristica distintiva del prospetto è la torre d'angolo, realizzata interamente in pietra a vista, ad eccezione della parte superiore che è intonacata e separata dalla base mediante una cornice. Nella parte più orientale di questo prospetto si colloca il corpo di fabbrica del transetto.
La chiesa si sviluppa con un impianto basilicale a tre navate, scandite da sette campate. Il transetto forma un braccio trasversale e l'abside termina per ogni navata. Appena entrati, si nota la scala d'accesso al piano superiore e ai matronei. Il passo delle campate è definito da sette archi a sesto acuto, che poggiano sulla trabeazione interna della navata centrale. La navata centrale è composta da sette quadrilateri coperti da volte a ogiva. All'incrocio tra la navata centrale e il transetto si trova lo spazio quadrilatero dove sono collocati l'altare e il presbiterio. Sull'altare maggiore troneggia un crocifisso ligneo. Il coro retrostante è illuminato da una feritoia.

La Nascita della Parrocchia del Santissimo Crocifisso
La storia della Parrocchia del SS. Crocifisso di Barletta è legata a un profondo desiderio di creare una nuova comunità religiosa nel rione Patalini. L'idea nacque tra il 1980 e il 1981, a seguito di un incontro tra l'Arcivescovo, monsignor Giuseppe Carata, e don Michele Dicataldo, allora vice parroco della parrocchia di Santa Maria degli Angeli.
Don Michele Dicataldo, dopo aver accettato l'incarico di viceparroco con la prospettiva di fondare una nuova parrocchia, si trovò ad affrontare diverse sfide. Inizialmente, aveva proposto di intitolare la nuova parrocchia ai Santi Cosma e Damiano, data la profonda devozione della sua famiglia verso questi santi e un'improvvisa guarigione della nonna materna. Tuttavia, a causa di un dissenso da parte di alcuni esponenti del clero locale, si giunse a una mediazione. Il 14 settembre 1981, Sua Eccellenza Mons. Carata emise il decreto di erezione della nuova parrocchia, intitolata al "Santissimo Crocifisso", e nominò don Michele Dicataldo primo parroco.
Don Michele ricevette in prestito le statue dei Santi Medici dalla parrocchia del Buon Pastore, grazie alla disponibilità di don Pino Paolillo, parroco di quella chiesa. Questo gesto permise di dare maggiore devozione popolare ai Santi con una festa rionale. L'avventura apostolica fu ardua, con la necessità di cambiare diversi luoghi di culto temporanei, ma grazie alla perseveranza e alla provvidenza divina, la comunità iniziò a crescere.
Il Comune aveva previsto un sito per la costruzione di una nuova chiesa. Dopo un lungo iter, la parrocchia ottenne la cessione di 6000 mq di terreno. L'architetto Eugenio Memeo si dedicò alla progettazione del complesso parrocchiale. Tutto era pronto per la costruzione, ma mancavano i finanziamenti. Nel 1992, don Michele Dicataldo fu sollevato dall'incarico di parroco del Santissimo Crocifisso, per poter continuare il suo percorso apostolico in un'altra comunità.

La Resistenza di Barletta durante la Seconda Guerra Mondiale
L'8 settembre 1943 segnò un punto di svolta cruciale con la firma dell'armistizio tra l'Italia e gli anglo-americani. L'Italia passò di fatto da alleata a nemica della Germania nazista. Il Comando Maggiore impartì l'ordine di considerare le truppe germaniche come nemiche a partire dalle prime ore dell'11 settembre.
A Barletta, il colonnello Francesco Grasso, al comando del presidio cittadino, organizzò la difesa costituendo capisaldi sulle vie di accesso alla città. Nonostante l'inferiorità numerica e la scarsità di risorse, le truppe barlettane opposero una strenua resistenza, respingendo gli assalitori, catturando prigionieri e distruggendo mezzi corazzati. Tuttavia, mentre le forze tedesche ricevevano rinforzi e supporto aereo, la città di Barletta si trovò isolata.
Per evitare inutili spargimenti di sangue, il colonnello Grasso accettò la resa. Purtroppo, l'atto più atroce doveva ancora compiersi. Le truppe tedesche fecero irruzione nella caserma dei vigili urbani e intimarono a undici vigili e due netturbini di uscire. I tredici uomini furono schierati davanti al muro del lato sinistro dell'Ufficio delle Poste e Telegrafi. Subito dopo, tre mitragliatrici aprirono il fuoco, uccidendo tutti i presenti.

Addolorata Sardella e Lucia Corposanto, due donne del popolo, notarono che tra i corpi martoriati qualcosa si muoveva ancora: il vigile urbano Francesco Paolo Falconetti era ferito ma vivo. Le due donne ebbero il coraggio di avvicinarsi e salvare il vigile.
L'episodio di Barletta rappresentò uno dei primi eccidi perpetrati dai tedeschi in Italia dopo l'armistizio. La città di Barletta ricevette la medaglia d'oro al merito civile nel 1998 e la medaglia d'oro al valor militare nel 2003, riconoscimenti che testimoniano il coraggio e il sacrificio della sua popolazione.
Nel 2000, l'Amministrazione Comunale di Barletta istituì l'Archivio della Resistenza e della Memoria, un centro studi dedicato alla raccolta e alla conservazione della memoria storica degli eventi accaduti nel territorio.
La Resistenza a Barletta
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