La figura di Lutero e il Papato: prospettive storiche e contemporanee

La relazione tra Martin Lutero e il Papato è un tema centrale nella storia della Chiesa, caratterizzato da profonde divergenze che hanno condotto alla Riforma Protestante. Nel corso dei secoli, questa relazione è stata oggetto di continue interpretazioni e, in tempi recenti, di un rinnovato dialogo ecumenico.

Ritratto di Martin Lutero

Le Affermazioni di Papa Francesco su Lutero e la Riforma

In tempi recenti, in particolare in occasione del 500° anniversario della Riforma Luterana nel 2016, Papa Francesco ha espresso nuove prospettive sulla figura di Martin Lutero e il suo impatto. Durante un viaggio a Lund, in Svezia, per una commemorazione ecumenica, il Pontefice ha partecipato a un evento con le autorità luterane. In una lunga intervista pubblicata dalla Civiltà Cattolica, Papa Francesco ha ribadito la sua visione di Lutero come un "riformatore". Aveva già definito Lutero tale nel giugno precedente, durante una conferenza stampa al ritorno dall'Armenia, sottolineando che Lutero «voleva porre rimedio a una situazione complessa», ovvero voleva iniziare un «processo» di riforma di una Chiesa «che è sempre da riformare».

Il Papa ha anche riconosciuto il contributo di Lutero alla centralità della Sacra Scrittura. Riguardo alla "Scrittura", Papa Francesco ha detto che «Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo». Pur riconoscendo il positivo che da ciò è venuto, è inevitabile considerare anche la storia successiva, fino ai nostri giorni. La lettura "personale" della Bibbia, unita alla mancanza di un’autorità riconosciuta da tutti, ha portato a un moltiplicarsi di denominazioni protestanti.

Nel contesto della commemorazione comune della Riforma del 1517, cattolici e luterani hanno una nuova opportunità di accogliere un percorso comune, che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni nel dialogo ecumenico tra la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa Cattolica. Papa Francesco ha enfatizzato l'importanza di non rassegnarsi alla divisione e alla distanza, e ha invitato a guardare al passato con onestà e amore, riconoscendo l'errore e chiedendo perdono. La divisione storica è stata perpetuata più da uomini di potere che dalla volontà del popolo fedele. Papa Giovanni Paolo II diceva: «Non dobbiamo lasciarci guidare dall’intento di ergerci a giudici della storia, ma unicamente da quello di comprendere meglio gli eventi e di diventare portatori di verità».

L'esperienza spirituale di Martin Lutero, in particolare la sua domanda «Come posso avere un Dio misericordioso?», interpella e ricorda che non si può fare nulla senza Dio. Lutero scoprì questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di «solo per grazia divina», ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana.

Nella vigilia del suo viaggio apostolico per i 500 anni della Riforma protestante, il Papa ha affermato che «nelle prospettive rigide non c’è riforma». Ha sottolineato che «non si può essere cattolici e settari» e che «bisogna tendere a stare insieme agli altri». Ha anche evidenziato che «prima delle ‘differenze’, c’è la realtà del nostro Battesimo». Fare proselitismo nel campo ecclesiale è considerato «peccato», e l'ecumenismo del sangue ricorda che «quando i cristiani sono perseguitati e uccisi lo sono perché sono cristiani». La sua aspettativa per il viaggio era «quella di riuscire a fare un passo di vicinanza, a essere più vicino ai miei fratelli e alle mie sorelle».

Papa in Svezia preghiera ecumenica 31-10-2016

Il Conflitto di Lutero con il Papato: Le 95 Tesi e il Primato

Il 31 ottobre 1517, con l'affissione delle 95 tesi sul portale della chiesa d'Ognissanti di Wittemberg, Martin Lutero diede il via a un movimento che avrebbe cambiato la storia religiosa e politica d'Europa. Il gesto era una contestazione contro Roma e in particolare la pratica delle indulgenze, utilizzate per finanziare la ricostruzione della basilica di San Pietro. Lutero criticava il concetto che l'indulgenza potesse rimettere la "pena" dei peccati e il commercio che ne derivava, con abusi e speculazioni dilaganti in tutta l'Europa occidentale.

La questione del primato del Papa fu un punto cruciale del dissenso di Lutero. Nella sua XIII Tesi disputata a Lipsia nel 1519, Lutero affrontò la questione dell’antichità e legittimità del primato della Chiesa di Roma attraverso un'approfondita esegesi dei passi neotestamentari e l'esame delle testimonianze dei Padri della Chiesa. Presentò il papato non come un’istituzione di diritto divino, bensì umano. In questa disputa, Lutero avanzò per la prima volta in pubblico il sospetto che il papato avesse un carattere anticristico, pur essendo disposto a riconoscergli un primato d’onore.

I punti salienti della sua critica al papato includevano:

  • L'inconsistenza degli argomenti scritturali a favore del primato papale.
  • Una nuova esegesi per una Chiesa rinnovata, che contrastava con i decreti papali sul primato.
  • La trasformazione del Papa da patriarca occidentale a figura "Anticristo" nel climax retorico.
  • Una posizione contro la teocrazia papale, basata sull'interpretazione di I Pietro 2,13.

Lutero abolì la maggior parte dei sacramenti, eliminò alcuni libri canonici e cambiò la concezione della Grazia. Questi cambiamenti dottrinali rappresentavano un attacco violento al Papato e alla sua autorità teologica e sacramentale.

Mappa dell'Europa al tempo della Riforma protestante

L'Interpretazione di Jorge Mario Bergoglio sulla Riforma Luterana (pre-Pontificato)

Un'importante prospettiva sulla Riforma, che offre un contrasto con le recenti dichiarazioni pontificie, emerge da una conferenza tenuta da Jorge Mario Bergoglio (l'attuale Papa Francesco) nel 1985 in Argentina, a Mendoza. In quel periodo, l'allora gesuita Bergoglio affrontò la strenua battaglia tra la Compagnia di Gesù e i protestanti.

Bergoglio vedeva Lutero come un "eretico", la cui intenzione di salvare l'uomo dal paganesimo rinascimentale si era evoluta in «idea pazza», ovvero in eresia. Sebbene il suo focus principale nella conferenza fosse su Calvino, che egli considerava il "grande pensatore" che organizzò e portò la Riforma sul piano culturale e sociale, la radice di tale sviluppo era rintracciata anche nella prospettiva luterana.

Secondo Bergoglio, Calvino, con la sua "freddezza legislativa", partì dalla impostazione "angosciante" luterana e progredì nel pensiero che «l'uomo è corrotto; pertanto, disciplina». Questo portò al cosiddetto «rigore protestante», che proponeva segni di salvezza diversi da quelli cattolici, spesso legati al «lavoro accumulatorio» e alla ricerca della ricchezza come segno di salvezza. Questa visione portò alla plasmata classe borghese e al concetto di «borghesi di tutto il mondo unitevi» in senso dispregiativo verso la nobiltà dei popoli, facendone il vero padre del liberalismo.

Bergoglio, nella sua analisi, identificava uno scisma calvinista che toccava tre aree:

  1. Nell'uomo: Provocò lo scisma tra ragione ed emozione, separando la ragione dal cuore e dando origine allo "squallore calvinista", una disciplina rigida con grande sfiducia nella vitalità e fede nella totale corruzione della natura umana. Anche all'interno della ragione, generò uno scisma tra conoscenza positiva e speculativa, dando vita allo scientismo.
  2. Nella società: Portò a una divisione sociale, privilegiando le classi borghesi e disprezzando i popoli, identificando il calvinismo come padre del liberalismo che colpì il cuore dei popoli e le loro culture. Questa visione fu poi elaborata da pensatori come Hobbes e Locke, portando a una giustificazione del potere e del dominio, e in ultima analisi, secondo Bergoglio, il marxismo fu un "figlio obbligato del liberalismo".
  3. Nella Chiesa: Sostituì l'universalità del popolo di Dio con l'internazionalismo della borghesia, decapitò il popolo di Dio dell'unità con il Padre, privò le confraternite dei mestieri dei santi e, sopprimendo la messa, privò il popolo della mediazione in Cristo realmente presente.

La prospettiva luterana, basata sul "divorzio tra la fede e la religione" (con la fede come unica salvezza e la religione come manipolazione di Dio), generò, secondo Bergoglio, divisione e scisma, comportando ogni sorta di individualismi che, sul piano sociale, affermarono la loro egemonia. Qualsiasi egemonia, sia religiosa, politica, sociale o spirituale, trovava qui la sua origine.

Rappresentazione storica della Dieta di Worms

Critiche e l'Evoluzione della Posizione Pontificia

Le radicali critiche di Bergoglio al protestantesimo, pur ripubblicate in libri autorizzati dopo la sua elezione a Papa, non furono rinnegate in maniera esplicita, ma furono inquadrate da padre Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica" e vicino a Papa Francesco, come un «ricchissimo affresco dal quale facilmente si può comprendere il modo di procedere del papa, fondato su due pilastri: la realtà e il discernimento».

Tuttavia, queste visioni hanno generato dibattito. Il teologo protestante Paolo Ricca, ad esempio, espresse il suo stupore nel 2014 per una visione così "deformata, distorta, travisata e sostanzialmente falsa della Riforma protestante", ritenendola un ostacolo insormontabile per il dialogo ecumenico. Nonostante ciò, Papa Francesco ha dimostrato una notevole "audacia dell'impossibile" nel promuovere l'ecumenismo, come testimoniato dal suo viaggio a Lund, superando le apparente contraddizioni con le sue precedenti analisi.

Il Dialogo Ecumenico Contemporaneo e il Riconoscimento Reciproco

Il dialogo ecumenico è diventato il "fil rouge" degli ultimi sei pontificati, a partire dal Concilio Vaticano II. L'attuale approccio di Papa Francesco verso la Riforma luterana e il protestantesimo è una continuazione, con la stessa tenacia, di questo movimento benedetto e rafforzato dal Vaticano II. L'ecumenismo non è più solo una questione di dialogo teologico, ma anche di "fare qualcosa insieme", come la preghiera e le opere di misericordia.

Il "cammino ecumenico suscitato dallo Spirito Santo" ha portato ad abbandonare gli antichi pregiudizi su Martin Lutero e sulla situazione della Chiesa Cattolica di quel periodo. A questo ha contribuito il dialogo cinquantennale tra la Federazione Luterana Mondiale e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, culminato in documenti come la "Dichiarazione Congiunta sulla dottrina della giustificazione" (1999) e "Dal conflitto alla comunione". Questi passi segnano un percorso verso una maggiore unità tra i cristiani, riconoscendo il valore della fede e la comune appartenenza a Cristo, al di là delle divisioni storiche.

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