La Diocesi di Fidenza, dopo oltre 400 anni di storia, sarà soppressa nel gennaio del 2017. L'ultimo Vescovo di Fidenza sarà Carlo Mazza. Questa decisione pone fine a una lunga e complessa vicenda, che ha visto la diocesi attraversare epoche di tensioni politiche e cambiamenti significativi nel panorama ecclesiastico italiano.

L'Istituzione della Diocesi di Borgo San Donnino (Fidenza)
Contesto Storico e Politico
La diocesi fu istituita da Papa Clemente VIII con la bolla del 12 febbraio 1601. Il nome originario, Borgo San Donnino, fu attribuito dagli abitanti alla romana Fidentia in onore del Santo patrono, e rimase in vigore dal 923 al 1927. La nascita della diocesi avvenne in un periodo di continue tensioni politiche e di profonda crisi della Chiesa, segnata da spregiudicati giochi politici e militari e dalla frattura dell'unità religiosa con l'azione di Lutero.
Autonomia e Riconoscimenti Papali
Inizialmente, la diocesi era soggetta alla Santa Sede. Nel 1604, divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Bologna, posizione che mantenne fino al 1818, quando ritornò ad essere soggetta alla Santa Sede con il breve di Pio VII, per diventare successivamente suffraganea di Modena. La lettera papale del 1601 interpretò favorevolmente il desiderio di autonomia della Chiesa di Fidenza dalla diocesi di Parma, ponendo termine a una situazione che si trascinava da secoli.
I primi tentativi di autonomia risalgono a Papa Adriano II, con la consegna della mitria e pastorale all'arciprete della Chiesa di San Donnino, riconoscimento confermato nel 1196 da Celestino III. La diocesi ottenne privilegi da Alessandro II (1061-1073) e da Papa Urbano II, che la prese sotto la sua protezione. Solo nel 1413 venne riconosciuta indipendente da Parma.
Nel 1473, trasse vantaggio per un periodo limitato dal beneficio di Sisto IV, che riconobbe la Chiesa della città come nullius diocesis (di nessuna diocesi), beneficio riconfermato nel 1535 da Paolo III (Alessandro Farnese). Tuttavia, nel 1547, Paolo III rivide la sua decisione e riportò la diocesi sotto l'autorità di Parma. Il primo vero passo verso l'indipendenza si ebbe nel 1553 con il breve di Giulio III, per essere poi accordata in via definitiva da Clemente VIII nel 1601 con l'erezione della città a sede episcopale.
Ruolo della Famiglia Farnese
Il cammino che condusse alla creazione della diocesi vide la continua presenza della potente famiglia Farnese, che unendo doti di spregiudicatezza politica e capacità militare si distinse nella realtà italiana durante il burrascoso periodo che va dal Cinquecento agli inizi del Settecento.
Alcuni anni prima della nascita della diocesi, a Giovanni Antonio Facchinetti fu conferito l'incarico di governatore pontificio di Parma e canonico del Duomo di Fidenza, e in seguito gli fu concessa l'arcipretura di Siccomonte, una piccola località a pochi chilometri da Fidenza. Facchinetti fu eletto papa il 29 ottobre 1591 con il nome di Innocenzo IX, ma il suo pontificato fu di breve durata, morendo dopo due mesi dall'elezione alla cattedra di Pietro.
Nel 1599, alcuni anni dopo l'elezione al soglio pontificio di Ippolito Aldobrandini con il nome di Clemente VIII (dal 1592 al 1605), Ranuccio I Farnese ne sposò la nipote Margherita. A distanza di due anni dal matrimonio, il 12 febbraio 1601, Clemente VIII, con una bolla papale, rispose favorevolmente alla richiesta di Ranuccio I e decretò la creazione della diocesi di Fidenza. La richiesta di Ranuccio I, che raccoglieva le istanze della popolazione e della Chiesa di Fidenza desiderosa di staccarsi definitivamente dal vescovo di Parma, e la risposta immediata del pontefice, chiudevano definitivamente un lungo periodo di incertezza.
Rinnovamento Urbano e Architettonico
Con l'istituzione della diocesi, iniziò un significativo rinnovamento urbano con la costruzione di edifici ancora inseriti nel tessuto della città:
- Nel 1602 fu edificata la chiesa di San Pietro.
- Il palazzo vescovile fu costruito nel 1690, ma distrutto durante il bombardamento del 1944.
- Il collegio dei Gesuiti fu edificato tra il 1697 e il 1711.
- Il collegio delle suore Orsoline fu fondato nel 1610.
- Fu ricostruita parte della chiesa di San Giorgio.
Il lavoro si estese anche al territorio della diocesi: fu completata la chiesa di Santa Maria del Gisolo, restaurata la chiesa di San Michele di Roncole, edificate quelle di Cogolonchio e di Chiusa Ferranda.
La Parrocchia di S. Pietro Apostolo: Vicende Storiche
Origini e Patrimonio
Dal Bollario Cassinese si apprende che il monastero di S. Giovanni Evangelista in Parma, tra le molte chiese che possedeva, annoverava anche quella fidentina di S. Pietro Apostolo. All'Ecclesia Sancti Petri de Burgo S. Domnini si accenna pure in un privilegio confermato nel 1144 a quel monastero da Papa Lucio II. Trattandosi di un privilegio confermato, è lecito arguire che la chiesa esistesse in epoca antecedente, sebbene non precisamente accertabile.
La cura spirituale della parrocchia era affidata dai Benedettini del monastero di Parma a un parroco che, con il titolo di priore, beneficiava delle rendite provenienti dai beni dotali. Il patrimonio beneficiario era ingente. Nel 1565, essendo priore Camillo Plauzio, ne fu fatta un'esatta descrizione da Bernardino Zuccheri e Pietro Gallazio, coadiuvati dai pubblici misuratori Bargone Boarini e Ottavio Scaglioni. L'atto, inserito in un rogito del notaio Giuseppe Bianchi del 23 marzo di quell'anno, esisteva nella Cancelleria vescovile. Da questo, e anche da un successivo rogito del notaio Livio Arcari del 9 maggio 1571, pure conservato nell'Archivio vescovile, si rilevava che i vari poderi costituenti la dote parrocchiale, denominati La Sagrata, La Bissara e La Brugnola, posti a Cabriolo, a Bargone e a Lodesana, raggiungevano un'estensione di 337 biolche parmigiane, comprese le 122 di terreno boschivo della Bissara. Alla chiesa di S. Pietro Apostolo era pure annessa una chiesa di Benedettini.
Passaggio agli Agostiniani e Soppressione Napoleonica
Nel 1355, fra Enrico Grataluscio era priore, al quale Ugolino, vescovo di Parma, scrisse di “tenere in soggezione gli ecclesiastici di Borgo”, raccomandazione che il presule rivolse pure al podestà. Intorno alla metà del sec. XVI era parroco Camillo Plauzio. A questi successe, nel 1574, Paolo Delfi, l'ultimo priore della parrocchia.
Infatti, nel 1588 il pontefice Sisto V, con bolla del 14 luglio, approvò la cessione del priorato già conclusa dai Benedettini di Parma a favore dei monaci Eremitani di S. Agostino, che risiedevano fuori delle mura dell'antica Borgo S. Donnino in un piccolo chiostro attiguo a un oratorio intitolato a S. Rocco. Alla bolla papale fu data esecuzione con atto notarile rogato dal dr. Ippolito Fasoli e quindi il 29 gennaio del successivo anno 1589 gli Agostiniani presero possesso della chiesa, delle sue suppellettili e di 57 biolche di terra appartenenti al priorato, le quali ultime, conformemente alla disposizione pontificia, erano state loro assegnate, essendo stato riservato l'usufrutto delle rimanenti per il sostentamento del parroco Paolo Delfi fintanto che questi fosse rimasto in vita. Il Delfi morì il 9 ottobre di quello stesso anno e conseguentemente i religiosi entrarono in possesso anche di tutti gli altri beni.
Sul terreno della vecchia canonica essi costruirono, intorno al 1600, un nuovo convento - che è poi il vasto edificio tuttora esistente a lato della chiesa ed adibito a sede di pubblici uffici - e provvidero pure ad erigere un nuovo tempio - l'attuale - sull'area del preesistente, ridotto per vetustà in cattive condizioni statiche. La prima pietra del costruendo edificio fu posta in luogo il 7 marzo 1602 dal priore Isidoro Sandri. Alla cura spirituale della parrocchia i monaci designarono un religioso curato - approvato nelle canoniche forme dal vescovo di allora Papirio Picedi - il quale, per il proprio sostentamento e per le spese di culto usufruì dei beni dotali. Questa situazione si protrasse per circa due secoli, fintanto cioè che con decreto napoleonico 25 dicembre 1805 gli ordini dei Benedettini e degli Agostiniani furono con altri soppressi ed i conventi e annessi beni incamerati dal Demanio. Questa è anche la ragione per cui l'archivio parrocchiale risulta povero di documenti: i frati li asportarono durante la loro partenza.
Difficoltà e Risanamento nel XIX Secolo
Vani furono i reclami e le istanze dei parrocchiani di S. Pietro per indurre l'esecutore incaricato a riconoscere e a distinguere i beni del convento da quelli della parrocchia. Si permise soltanto che l'allora regolare-curato potesse alloggiare per qualche tempo in due stanze attigue alla chiesa, già destinate per abitazione del parroco; ma, privato egli in seguito anche di queste perché incorporate al convento, adibito ad altri usi, né essendo in grado di far fronte alle spese di culto con la semplice pensione di 500 lire annue, assegnate pure a tutti gli altri religiosi, fu costretto a rinunciare, dopo tre anni, alla mansione di parroco. A questa supplì ancora per un anno, cioè sino al 1810, un sacerdote incaricato dal vescovo. Sennonché questi si trovò improvvisamente nelle condizioni di dover provvedere anche alla cura spirituale dei parrocchiani di S. Michele Arcangelo, rimasti senza chiesa per essere stata la loro adibita dal Governo francese a magazzino per le truppe ed in seguito a ricovero di mendicità. A ciò fu posto rimedio con l'annettere alla parrocchia di S. Pietro. Quanto alla chiesa di S. Pietro Apostolo, essa rimase aperta ai fedeli, ma, privata dei mezzi con cui far fronte alle spese di manutenzione (a quelle di culto provvide per qualche anno la fabbriceria di S. Michele Arcangelo), si avviò verso una lenta rovina.
In data 11 luglio 1820, il vescovo Luigi Sanvitale presentò istanza a Maria Luigia d'Austria, reggente il ducato di Parma, Piacenza e Stati annessi, per ottenere che dalle rendite dei beni incamerati fosse stralciata una somma con la quale provvedere a riparazioni e restauri di cui il sacro edificio aveva urgente necessità. A questa fece seguito una petizione dei parrocchiani di S. Pietro richiedente alla sovrana la concessione di un assegno annuo al parroco perché egli potesse sopperire alle spese di culto e a quelle per il proprio sostentamento. È probabile che la prima istanza - ponendola in relazione a uno “stato generale delle spese occorse per il riattamento della Chiesa parrocchiale”, redatto dal geom. Giovanni Granelli il 13 dicembre 1822 e conservato nell'archivio parrocchiale - avesse incontrato accoglimento. La cosa è però certa per la seconda.
Infatti, Maria Luigia, con decreto 4 marzo 1832, disponeva che i beni di pertinenza del beneficio semplice di S. Giorgio, eretto nell'omonimo oratorio, fossero incorporati al beneficio parrocchiale. Questi beni, tuttora in dotazione del beneficio parrocchiale di S. Pietro Apostolo, consistevano nei poderi Rovacchia-Coduro e Cannetolo. Il loro incorporamento, disposto da Maria Luigia, impedì che essi venissero successivamente incamerati in forza delle leggi eversive degli anni 1866-67.
Utilizzi Impropri e Ristrutturazione nel XX Secolo
Salvo però il patrimonio, fu la chiesa ad essere presa di mira per scopi non precisamente religiosi. Nel 1860 il sindaco ordinò lo sgombero del tempio, che fu trasformato in magazzino di foraggio per i cavalli delle truppe governative, e ugual sorte toccò all'edificio al tempo della guerra 1915-18. In una memoria che fa parte dei documenti di archivio è detto a questo proposito che la chiesa fu occupata dal Genio militare il 5 novembre 1917 e che per tale ragione le funzioni religiose furono da allora celebrate nella sagrestia, cui si accedeva attraverso un ingresso provvisorio praticato tra l'atrio della sagrestia stessa e i portici dell'adiacente ex convento degli Agostiniani. “Fu riaperta la chiesa - si legge nella citata memoria - nel mese di giugno 1919, dopo essere stata pulita, con una spesa di lire 1700 per pittura, per restauri al coro, ai confessionali”, ecc…
La parrocchia di S. Pietro Apostolo, di origine antichissima e assai estesa, subì nel 1973 un considerevole smembramento, restringendosi entro gli attuali confini. L'espansione urbanistica nella zona a sud e a sud-ovest della città nel vasto quartiere Luce determinò, infatti, il provvedimento vescovile - dettato da opportune ragioni di ristrutturazione delle parrocchie cittadine per un migliore assetto delle competenze d'ordine pastorale volte al maggior bene spirituale della popolazione fidentina - di erezione delle due parrocchie urbane di S. Paolo Apostolo (30/6/1973) e di S. Francesco d'Assisi (7/7/1973), che si vennero a formare su quella parte del territorio di S. Pietro.
Il Vicariato di Fidenza e le Parrocchie Affiliate
Attualmente, il Vicariato di Fidenza include diverse parrocchie, tra cui:
- Fidenza Cattedrale, Via Don Minzoni, 10, 43036 Fidenza
- Fidenza PARR. AFFIDATA AI RELIGIOSI, Viale S. Francesco, 7, 43036 Fidenza
- Fidenza Parrocchia, Via Pascoli, 2, 43036 Fidenza
- Fidenza Parrocchia, Via Agostino Berenini, 45, 43036 Fidenza
- Fidenza Parrocchia, Via Carducci, 51, 43036 Fidenza
- Fidenza Parrocchia, Via Tasso, 7, 43036 Fidenza
- Fidenza Chiesa Eucaristica Diocesana Parrocchia, Via Berzieri, 1, 43036 Fidenza
- Fidenza Parrocchia, Via Abate Zani, 43036 Fidenza
- Coduro Parrocchia, 43036 Fidenza
- Fornio Parrocchia, 43036 Fidenza
- Parola Parrocchia, 43036 Fidenza
- Rimale Parrocchia, 43036 Fidenza