L'Altare di Pergamo è uno dei più spettacolari monumenti di età ellenistica giunti sino ai nostri giorni, celebre per il suo eccezionale valore artistico e storico. Oggi ciò che di quell’altare si può vedere si trova nel Pergamonmuseum di Berlino, dove il frammento si ricompone in una forma che, pur inevitabilmente parziale, restituisce con forza la portata dell’opera. Questo monumento celebra la vittoria dei Greci contro i Galati e fu fatto erigere dal re di Pergamo Eumene II (197 a.C.-159 a.C.) per commemorare la vittoria di Attalo sui Galati, ed è dedicato a Zeus Sotèr e Atena Nikephoros, Zeus salvatore e Atena portatrice di vittoria. Le sculture in marmo del II secolo a.C. che lo adornavano sono state presentate per la prima volta in Italia nella mostra “L’Altare di Pergamo: il Fregio di Telefo”, un evento eccezionale per la sua unicità.

Pergamo: Il Contesto Storico e Culturale degli Attalidi
La Nascita di un Regno Ellenistico
Dopo la morte improvvisa di Alessandro Magno nel 323 a.C., Pergamo si rese indipendente. Attalo I si proclamò re, dando inizio alla dinastia degli Attalidi, una delle più importanti del periodo ellenistico. La città conobbe così tre secoli di grande prosperità economica che favorì un'incredibile fioritura artistica e culturale. Pergamo fu centro di una grande produzione artistica ed è l’unica città dove sia possibile avere un quadro completo, senza soluzione di continuità, dell’arte ellenistica. Fu famosa in tutto il mondo antico anche per la straordinaria biblioteca di oltre 20.000 volumi e per il centro di ricerche mediche e l’ospedale. Dopo la morte dell’ultimo re Attalo III, il regno fu annesso alla repubblica romana nel 129 a.C. e Roma scelse Pergamo come capitale della Provincia d’Asia. Con l’avvento del cristianesimo, Pergamo divenne una delle prime comunità cristiane.

Le Risorse e la Società di Pergamo
L'antica Pergamo sorge nella valle del Caico, a una distanza relativamente breve dalla costa egea. La sua posizione la colloca lungo un asse strategico che mette in relazione Macedonia e Siria, favorendo scambi e contatti. La svolta nella sua storia si produce con Filetero, che tra il 283 e il 263 a.C. pone le basi della dinastia degli Attalidi. Da quel momento la città cresce rapidamente, sostenuta da una politica estera accorta e da un solido sistema economico. Le principali risorse erano concentrate nelle mani del sovrano, così come le entrate provenienti dai tributi delle province. Anche la distribuzione della terra si discostava dal modello delle poleis tradizionali: essa era nelle mani dell’aristocrazia e del ceto sacerdotale, non dei cittadini liberi. Questo assetto, tuttavia, non produsse immobilità, generando una dinamica che alimentò sviluppo e crescita.
Le Guerre Galate e la Celebrazione della Vittoria
La stabilità interna non eliminava le minacce esterne. Ai confini premevano i Galati, popolazioni celtiche stanziate nelle regioni interne dell’Anatolia. La loro pressione si trasformò presto in invasione, e il confronto divenne inevitabile. La guerra durò diversi anni e fu caratterizzata da una serie di scontri violenti e di grande intensità. La vittoria di Attalo I segnò un momento decisivo: per celebrarla, il sovrano fece erigere un tempio ad Atena corredato di statue raffiguranti i nemici vinti. La rappresentazione del nemico sconfitto non era un dettaglio decorativo, ma un dispositivo simbolico che amplificava la portata della vittoria. Questo principio si sviluppò ulteriormente con Attalo II, che nel recinto sacro fece collocare un donario composto da un grande podio cilindrico sul quale si disponevano, radialmente, figure di Galati feriti a morte e, al centro, il gruppo di un guerriero che uccide la moglie e si dà la morte. Anche l’ara magna nacque in relazione a una vittoria, quella di Eumene II sui Galati, tra il 168 e il 165 a.C., e la vittoria sui Galati ha rappresentato un importante successo per il regno, che consolidò così il suo potere e la sua posizione politica nella regione. Le vittorie militari permisero ai sovrani di Pergamo di presentarsi come custodi della tradizione greca e, in particolare, come eredi della grandezza ateniese.
La Scoperta e la Ricostruzione dell'Altare
La notazione di Lucio Ampelio, nel suo Liber Memorialis (III/IV sec.?), dove afferma: «A Pergamo c’è un grande altare di marmo alto 40 piedi, con bellissime sculture; include tra l’altro anche una gigantomachia», ha contribuito in modo decisivo a orientarne il riconoscimento e la ricostruzione. L’altare è stato eretto nella città di Pergamo, in Asia Minore, nell’attuale Turchia, intorno al 180-160 a.C., e fu scoperto dagli archeologi tedeschi Carl Humann e Alexander Conze, in una successione di campagne di scavo a partire dal 1878. Nel 1878 fu dato il via a un’accurata campagna di scavo che permise di portare alla luce parte della struttura dell’altare e le lastre di marmo scolpite che lo decoravano. Tutti i rilievi e le parti architettoniche dell’Altare furono trasportati a Berlino, dove furono parzialmente ricomposti nel 1901.
CAP 06 Altare di Zeus Soter e Athena Nikephoros a Pergamo
Architettura e Struttura dell'Altare di Pergamo
Dimensioni e Posizionamento
L’enorme altare sorgeva sull’acropoli di Pergamo, in Turchia, dominando dall’alto l’intera valle sottostante. Sorgeva a metà collina, sulla salita verso l’Acropoli. Le sue dimensioni erano 36 metri per 34 metri per la piattaforma. Altre fonti indicano che era alto 25 metri, 35 metri di lunghezza per 33 metri di larghezza. L’altare si imposta su un basamento che sfiora la forma quadrata; il fronte si sviluppa per oltre 26,50 metri, mentre la profondità raggiunge quasi i 34,50 metri. La struttura può essere letta come un grande parallelepipedo nel quale si inserisce, sul lato principale, la massa della scalinata, assimilabile a un prisma a base triangolare coricato. Questa non si limita a collegare due livelli, ma incide il volume, definendo l’assetto complessivo dell’edificio.
Elementi Architettonici
L’enorme scalinata centrale è inserita in un alto zoccolo. Sul lato occidentale del complesso saliva un immenso scalone, delimitato da due ante, sulle quali si prolungava il colonnato. Il podio è rivestito da un fregio continuo alto circa 2,30 metri e lungo complessivamente circa 120 metri, che corre lungo tutto il perimetro. L’unica interruzione si trova sul lato occidentale, dove la scalinata occupa circa 20 metri del prospetto. L’innesto della scala genera due risalti laterali, sui quali il fregio si innalza seguendo l’andamento architettonico, fino a concludersi in corrispondenza degli angoli con un andamento acuto. Al di sopra del podio si imposta uno stilobate sul quale si sviluppa un recinto colonnato. Il portico, di ordine ionico, circonda l’ara sacrificale creando uno spazio interno separato. Sul fronte, in corrispondenza dei risalti, il colonnato si prolunga formando due ali parallele, che accentuano la profondità e guidano lo sguardo verso la scalinata. La trabeazione è ridotta all’essenziale: un architrave ionico tripartito e una cornice, senza fregio. Al di sopra si dispone una serie di acroteri che completano l’alzato. L’altare, tuttavia, non venne mai portato a termine: alcuni doccioni rimasti allo stato di abbozzo lo testimoniano in modo inequivocabile. La forma complessiva dell’altare non è priva di precedenti, ma qui essa raggiunge una definizione monumentale e una complessità compositiva che ne fanno un unicum. L’accesso allo spazio interno era riservato al sovrano, ai sacerdoti e ai membri della casa reale, che assistevano direttamente al sacrificio. Gli altri partecipanti restavano all’esterno, intorno al basamento, nel cortile del santuario.
I Fregi Scultorei: Un Capolavoro dell'Arte Ellenistica
Il Grande Fregio: La Gigantomachia
Il Grande Fregio, ricco di pathos e dinamismo, si sviluppa all'esterno dell'altare e rappresenta la Gigantomachia (la lotta tra gli dèi e i Giganti). Questo tema, ricorrente nella decorazione templare, simboleggia la vittoria dell’ordine sulla forza caotica, della civiltà sulla barbarie, alludendo ai conflitti fra gli abitanti di Pergamo e i Galati. L'estensione eccezionale del fregio impone un ampliamento del racconto, che ingloba elementi della teogonia ed episodi di tradizione omerica, insieme a varianti più recenti della narrazione mitica. In questa versione, la ribellione dei Giganti spinge gli dèi a consultare un oracolo, il quale stabilisce che la vittoria sarà possibile solo con l’intervento di un essere mortale: questo ruolo spetta a Eracle. Il fregio non è concepito come una sequenza narrativa lineare, ma come il momento culminante della battaglia, nel quale tutte le forze sono simultaneamente in azione. La scena si sviluppa lungo l’intero perimetro, avvolgendo lo spettatore e costringendolo a costruire relazioni tra le figure. Le sculture che ornano il fregio, come la maggior parte delle statue antiche, erano completamente colorate per essere più verosimili, e il fondo blu del fregio esterno doveva risaltare con forza, accentuando il contrasto con le figure.

Scene del Grande Fregio
- Assumendo come punto di partenza l’ingresso al recinto, la lettura ha inizio dal lato orientale e si articola poi in due direzioni, verso nord e verso sud, per concludersi sui risalti della scalinata.
- Al centro della composizione orientale si impone Hera, lanciata nella battaglia sul suo carro trainato da quattro cavalli alati, identificabili con i venti.
- Procedendo verso nord emergono Zeus e Atena. Atena afferra il gigante Alcioneo per i capelli e lo strappa dalla terra, mentre Gea emerge dal suolo cercando di trattenerlo, poiché i Giganti traggono forza dalla terra. A confermare la vittoria interviene Nike. Tra Hera e Zeus compare Eracle, di cui resta oggi soltanto la pelle del leone di Nemea.
- All’angolo nord-est irrompe Ares alla guida della sua biga. Poco oltre si sviluppa un gruppo in cui compare verosimilmente Demetra. Segue Apollo, ai cui piedi giace Efialte, colpito all’occhio da una freccia.
- Accanto a lui si dispongono Latona e Artemide. Latona brandisce una fiaccola, mentre Artemide avanza con decisione scavalcando un corpo già abbattuto, con il suo cane che azzanna un altro avversario.
- Chiude il lato est lo scontro tra Clizio ed Ecate, rappresentata nella sua forma triplice.
- Sul lato sud la composizione si apre con la triade formata da Ecate, Asteria e Febe, che introduce il gruppo delle divinità astrali, come Selene, Elio ed Eos, suggerendo che il tempo procede inesorabile.
- La sequenza prosegue con un intreccio di figure, tra cui emerge un gigante dalle sembianze taurine e la presenza di Cibele, riconoscibile per il leone che l’accompagna.
- Sul risalto sud domina Dioniso, che irrompe nella battaglia alla guida di un leone, affiancato da Semele e seguito da satiri e ninfe.
- Sul lato opposto e lungo il fregio nord intervengono le divinità marine: Poseidone avanza con la sua quadriga trainata da cavalli marini, seguito da figure legate al mondo acquatico come Oceano, Teti, Anfitrite, Tritone.
- Tra queste compaiono anche figure di interpretazione meno certa, come le Moire o le Erinni, riconoscibili dagli attributi, tra cui il vaso colmo di serpenti, che introducono il tema della giustizia e della punizione.
Il grande fregio esterno si impone per la sua forza drammatica. Le figure, trattate in altorilievo, emergono con decisione dal fondo, fino a dare l’impressione di oltrepassare il limite della superficie. L’incisione profonda accentua il contrasto tra luce e ombra, rendendo ogni gesto più incisivo. La tensione si concentra soprattutto sui Giganti, la cui sofferenza è resa attraverso torsioni, contrazioni ed espressioni deformate. L’obiettivo non era più quello di esprimere una condizione esistenziale, ma di coinvolgere, colpire e impressionare lo spettatore.
Il Piccolo Fregio: Le Storie di Telefo
Al centro del cortile porticato si trova l’ara sacrificale, circondata su tre lati da un muro decorato a bassorilievo, che funge da supporto al fregio interno. Qui si sviluppano le storie di Telefo, figlio di Eracle e Auge, mitico fondatore della città di Pergamo. Questo fregio interno, a bassorilievo, è di circa 80 metri di lunghezza per circa 1,5 metri di altezza. La narrazione si svolge secondo una successione temporale delle scene, separate da alberi, colonne, pilastri o semplicemente da personaggi posti di spalle l’uno all’altro. Auge, madre di Telefo, è rappresentata in alto a destra, sullo sfondo, seduta su una roccia in attesa del proprio destino. Il fregio interno dell’Ara Magna si distingue per la sua funzione narrativa e per la ricchezza dei dettagli.

Opere Correlate e L'Eredità dell'Arte Pergamena
La struttura dell’altare è caratterizzata da una scalinata centrale incastrata tra due ali simmetriche. La base è istoriata con una lunga sequenza di raffigurazioni scultoree che hanno un forte impatto visivo verso chi guarda. I rilievi dell’altare sono dotati di figure eseguite con un grande realismo e una forte espressività, con pose drammatiche e intense tensioni emotive. La maggior parte delle sculture rappresenta episodi mitologici legati alla figura di Zeus e di Athena. Inoltre sotto le colonne dell’altare erano collocate anche una serie di statue di divinità, tra cui quella di Zeus seduto su un trono, una figura di Atena e quella di Nike (la dea della vittoria). Tra le opere che a modo loro rappresentano la vulnerabilità e la fragilità della vita umana, anche in un contesto di guerra e violenza, vi sono il Galata morente, esposto ai Musei Capitolini a Roma, che rappresenta un guerriero a terra, gravemente ferito e in attesa della morte imminente, e il Galata suicida che si trova a Palazzo Altemps, un gruppo scultoreo che rappresenta un guerriero celtico intento a togliersi la vita. L’altare di Pergamo, con le sue statue e i suoi colori, doveva apparire come una visione grandiosa e maestosa agli occhi di chi ebbe la fortuna di vederlo nell'antichità.
