Significato e Spiegazione del Vangelo di Marco 12

Il Capitolo 12 del Vangelo di Marco presenta una serie di parabole e insegnamenti di Gesù che affrontano temi cruciali come l'autorità divina, la responsabilità umana, la risurrezione, i comandamenti fondamentali e la vera devozione. Questi passaggi sono diretti ai capi dei sacerdoti, agli scribi, agli anziani e alla folla, offrendo una critica penetrante delle ipocrisie religiose e una guida profonda per una vita di fede autentica.

Gesù che insegna con parabole, circondato da folla e scribi

La Parabola della Vigna e dei Vignaioli Omicidi (Marco 12:1-12)

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani. La parabola inizia con un uomo che piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. Poi la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Questa parabola è un linguaggio parabolico (mashal) tipico, che si rifà a immagini caratteristiche della tradizione biblica dell'Antico Testamento, in special modo del celebre ‘canto della vigna' di Isaia (5,1-7).

Simbolismo della Parabola

  • La vigna è il Regno di Dio o Israele, come nell'Antico Testamento (Isaia 5:1-7).
  • Il Padrone-Signore è Dio Padre.
  • I vignaioli sono l'umanità intera con i suoi capi, in particolare i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani.
  • I frutti simboleggiano la fedeltà alla legge di Dio e all'Alleanza.

La Ribellione dei Vignaioli

Al momento opportuno, il padrone mandò un servo dai contadini a ritirare la sua parte del raccolto. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Il padrone, paziente, mandò loro di nuovo un altro servo; anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. I servi rappresentano i profeti inviati da Dio, che sono stati disprezzati e annientati dai capi del popolo. I vignaioli non avevano comprato la vigna, e non l’avevano coltivata, eppure si rifiutavano di consegnare il raccolto conforme al contratto d’affitto.

Rappresentazione della parabola dei vignaioli, con servi malmenati

L'Ultimo Inviato: Il Figlio Amato

Il padrone ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Questa icona del Figlio-Amato spicca chiaramente il ruolo unico e storico di Gesù, l'ultimo inviato, l'erede oltraggiato e ucciso da coloro che pretendevano di gestire in proprio la ‘vigna'. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Non c’è nessun riguardo per il Figlio, una frase che colpisce come una freccia, indicando come i vignaioli cacciano di casa il proprietario che, generosamente, li ha ospitati.

Il Giudizio e la Nuova Alleanza

Gesù prosegue chiedendo: “Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri”. Questo preannuncia non solo la punizione dei responsabili, ma anche che il disegno di Dio sarà realizzato “da altri”, cioè dai gentili. Con la morte di Gesù vengono superati i privilegi razziali del giudaismo e la salvezza è offerta a tutti, anche ai pagani. La parabola culmina con una citazione della Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”. Cristo è la pietra che è stata rifiutata dai costruttori ed è divenuta “pietra angolare”, la pietra più importante e forte su cui veniva scaricato tutto il peso dell'edificio.

Gli avversari di Gesù cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, avendo capito che aveva detto quella parabola contro di loro.

La Questione del Tributo a Cesare (Marco 12:13-17)

Gli mandarono poi alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nelle parole. L'opinione pubblica impediva loro di catturare Gesù, così cercarono di rovesciare l’opinione pubblica contro di Lui. Essi gli dissero con adulazione: “Maestro, noi sappiamo che tu sei verace e non hai riguardi per nessuno, perché non badi all’apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Dobbiamo pagarlo o no?”.

Il Dilemma e la Risposta di Gesù

Questo quesito sembrava una trappola: se Gesù avesse acconsentito al pagamento della tassa, avrebbe negato la sovranità di Dio su Israele e perso il supporto popolare; se avesse negato, avrebbe rischiato l'arresto come rivoluzionario politico. Gesù, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché lo veda”. Essi glielo portarono. Sul denaro era impressa la testa di Tiberio, l’imperatore romano regnante. Gesù chiese: “Di chi è questa immagine e questa iscrizione?”. Essi gli dissero: “Di Cesare”.

Allora Gesù rispose e disse loro: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio”. Questa risposta lapidaria ha una risonanza notevole nella storia, affermando un principio morale: Dio è il re supremo che dobbiamo servire. Ciò non toglie che dobbiamo accettare anche le autorità statali, se non si oppongono alla libertà religiosa e ai diritti di Dio. Non si devono contrapporre, né confondere, né mettere in alternativa l’autorità di Dio e quella umana. Gli avversari di Gesù si meravigliarono di lui, ma non cambiarono, anzi, distorsero questa saggia risposta in un'accusa bugiarda contro di lui.

Moneta romana con l'effigie di Cesare

La Risurrezione dei Morti (Marco 12:18-27)

Poi si presentarono a lui dei sadducei, i quali dicono che non vi è risurrezione, e lo interrogarono, dicendo: “Maestro, Mosè ci lasciò scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello di lui deve sposare la vedova per suscitare una discendenza a suo fratello. Ora vi erano sette fratelli; il primo prese moglie e morì senza lasciare figli. Tutti e sette l’ebbero per moglie, e morirono senza lasciare figli. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione dunque, quando risusciteranno, di chi di loro sarà ella moglie?”. I sadducei erano una setta giudaica molto influente, che credeva nell’ispirazione divina solo della Torah scritta (i primi 5 libri della Bibbia) e negavano la risurrezione.

L'Errore dei Sadducei

Gesù, rispondendo, disse loro: “Non è proprio per questo che siete in errore, perché non conoscete né le Scritture né la potenza di Dio?”. L'obiezione dei sadducei faceva riferimento alla legge del levirato (Deuteronomio 25:5-10) al fine di dimostrare l’assurdità della fede nella risurrezione. Essi pensavano alla risurrezione come a una ripetizione della stessa vita vissuta all’infinito.

La Vita nel Mondo degli Spiriti

Gesù spiegò che "quando infatti risorgeranno dai morti, non prenderanno moglie né prenderanno marito, ma saranno come angeli nei cieli". La sessualità, intesa come elemento essenziale della corporeità e della vita personale comunitaria, non può essere esclusa da una risurrezione che reintegri l’uomo nella sua unità e completezza psico-fisica. Trattare in termini terrestri una realtà ultraterrena, è errore grossolano.

Quanto alla risurrezione dei morti, Gesù citò il libro di Mosè, nel passo del roveto, dove Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abrahamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”. Egli non è Dio dei morti, ma Dio dei viventi. Se Abramo, Isacco e Giacobbe non avessero continuato a vivere, Dio non avrebbe detto di essere il loro Dio, parlando al tempo presente.

Il Grande Comandamento (Marco 12:28-34)

Allora uno degli scribi che aveva udita la loro discussione, riconoscendo che egli aveva loro risposto bene, si accostò e gli domandò: “Qual è il primo comandamento di tutti?”. Con questa domanda volevano mettere alla prova Gesù per vedere se avrebbe ignorato o trascurato alcune aree della Legge mosaica.

L'Amore per Dio e per il Prossimo

Gesù rispose: “Il primo comandamento di tutti è: ‘Ascolta, Israele: Il Signore Dio nostro è l’unico Signore’, e: ‘Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza’. Questo è il primo comandamento. E il secondo è simile a questo: ‘Ama il tuo prossimo come te stesso’. Non vi è alcun altro comandamento maggiore di questi”. Amare Dio significa dedicarsi al bene dell'altro, per quello che vuole l'altro e non che noi vogliamo sull'altro. Cuore, anima, mente e forza, vogliono esaurire l’idea totale del nostro essere, concentrandosi su Dio, sul Suo bene e sulla Sua gloria. Amare il prossimo come se stessi vieta la superbia e l’egocentrismo, e anche lo spirito di inferiorità.

Lo scriba, riconoscendo la saggezza della risposta, gli disse: “Bene, Maestro. Hai detto secondo verità che vi è un sol Dio e non ve n’è alcun altro all’infuori di lui; e che amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima e con tutta la forza, e amare il prossimo come se stessi vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto assennatamente, gli disse: “Tu non sei lontano dal regno di Dio”. Questo ci fa comprendere come la vita e il culto non sono due realtà indipendenti, ma l’una e l’altra si risolvono nell’amore.

Tavole della Legge con i dieci comandamenti

Cristo, il Figlio e il Signore di Davide (Marco 12:35-37)

E Gesù, insegnando nel tempio, prese a dire: “Come mai gli scribi dicono che il Cristo è Figlio di Davide? Davide stesso, dunque, lo chiama Signore; come può dunque egli essere suo figlio?”. Dal momento che Gesù è il Cristo, Egli stava parlando di Sé stesso. Gli scribi, i farisei e i sadducei con le loro domande cercavano di intrappolare Gesù. La domanda di Gesù sottolinea che il Messia non è solo un discendente di Davide (Figlio di Davide), ma è anche superiore a lui, essendo il suo Signore, come citato dal Salmo 110:1. Come dice Apocalisse 22:16, Gesù è la Radice e la progenie di Davide. Se ci atteniamo a ciò che le Scritture dichiarano riguardo alla persona e agli uffici di Cristo, saremo portati a confessarlo come nostro Signore e Dio e ad obbedirgli come nostro eccelso Redentore.

Monito contro gli Scribi (Marco 12:38-40)

In quel tempo Gesù diceva loro nel suo insegnamento: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa”. Gli scribi erano gli “studiosi della Bibbia” dei giorni di Gesù, ai quali era stato affidato il compito di preservare, apprendere e insegnare la Parola di Dio agli altri. Questi erano gli uomini dei quali il popolo di Dio avrebbe dovuto potersi fidare.

Gesù critica i loro comportamenti di ostentazione, ambizione e avidità, che sono opposti alla gratuità. Gli scribi rappresentavano un completo contrasto con l’immagine di un discepolo: un servo, come un bambino, come uno che porta una croce. Essi peccavano contro i deboli e i vulnerabili, giustificando le proprie azioni sulla base della loro spiccata spiritualità. La loro relazione con Dio era molto più una questione di apparenza che di sostanza. Il loro sguardo è solo quello che cerca e vede lo sguardo degli altri su di loro, e volendo essere visti e ammirati diventano ciechi su di sé. La loro funzione diviene la loro finzione.

Gesù di Nazareth - Guai a voi Scribi e Farisei

L'Offerta della Vedova Povera (Marco 12:41-44)

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Lo spicciolo era 1/64 di una paga giornaliera, quindi circa 1€ odierno, quindi la vedova ha versato 2€. Gesù vede ancora il tesoro, sa quanto e per quali motivi gli uomini donano alla sua causa, osservando il cuore e le intenzioni dietro all'elemosina.

La Vera Donazione

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: “In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo”. Questa donna diventa l’icona dell’autentico donatore, il simbolo della gratuità e della follia dell’amore. La vedova, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere, il niente che ha. Amare è far dono all’altro della propria povertà, a partire dalla propria indigenza e dal proprio non-avere. Il dono della donna rifugge ogni ostentazione. Gesù fa di quel gesto un atto magisteriale e il vangelo ci mette ancora oggi alla scuola di questa povera donna e del suo gesto.

L'insegnamento di Gesù applica a se stesso il concetto di dono totale sul Golgota, e vuole trasmetterlo ai suoi discepoli e a noi. L’amore non fa calcoli e ciò che si dona non ha bisogno di “evidenziatori”. Non è questione di quantità, ma di percentuale; Lui vuole tutto di noi.

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