Il corteo funebre papale è un evento di grande rilevanza storica e religiosa, ma non sempre previsto dal protocollo che la salma venga portata in corteo per la città. Negli ultimi due secoli, Roma ha assistito a pochi di questi eventi, tra cui quelli di Papa Pio IX e Papa Pio XII, che hanno segnato la storia di questa tradizione.
La Figura di Papa Pio XII
Papa Pio XII, al secolo Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, è stato uno dei papi più influenti del Novecento. Guidò la Chiesa per circa un ventennio, negli anni dei totalitarismi e della Seconda Guerra Mondiale. Molto amato per le sue posizioni antibelliche, gli venne conferito il titolo di "Pastor Angelicus". Morì all'età di 82 anni il 9 ottobre 1958, mentre si trovava a Castel Gandolfo, la residenza estiva dei papi. La sua fu un'agonia lunghissima, seguita poi da eventi controversi legati alla conservazione della sua salma e al suo corteo funebre.
Il Trattamento della Salma: Tra Sperimentazione e Scarsa Cura
Le vicende legate alla conservazione della salma di Pio XII rappresentano un momento di forte imbarazzo per il Vaticano, tanto da portare a una rimozione nei resoconti che dura ancora oggi. Gli errori e le sottovalutazioni che la causarono sono stati raccontati in alcuni libri e articoli di giornale, ma a distanza di quasi 70 anni continuano a esserci dettagli discordanti su come andarono le cose.
La Proposta del Dott. Galeazzi Lisi
Il medico personale di Pio XII, Riccardo Galeazzi Lisi, un oftalmologo, fu incaricato di occuparsi dell'imbalsamazione del corpo. Galeazzi Lisi aveva addirittura venduto a un settimanale francese le foto del Papa morente, e si era anche cimentato in un metodo di imbalsamazione a suo dire innovativo ed efficace. Secondo una versione fornita dallo stesso Galeazzi Lisi in un proprio libro di memorie, pubblicato un paio di anni dopo la morte di Pio XII, per il trattamento della salma del papa si era deciso di utilizzare un nuovo tipo di tecnica di conservazione. Galezzi Lisi raccontò nel libro di averla esposta a Pio XII tempo prima della sua morte, quando il papa aveva detto di non essere a proprio agio con l’idea che il suo corpo venisse spogliato e manipolato dopo il decesso.
Galeazzi Lisi propose al papa un trattamento alternativo, che diceva di avere messo a punto con Oreste Nuzzi, un imbalsamatore di Napoli. Come raccontò nel suo libro: «Gli mostrai [a Pio XII] quindi una mano (recisa in un incidente sul lavoro) che era stata trattata con il nostro metodo. […] Il Santo Padre rimase stupito nel vedere l’aspetto naturale e l’elasticità dei tessuti della mano presentati così ben conservati.» Questo trattamento consisteva nello cospargere il corpo di erbe aromatiche e spezie per poi avvolgerlo in alcuni teli di cellophane.
L'Applicazione del Metodo e le Conseguenze Disastrose
Il 10 ottobre, il giorno dopo la morte di Pio XII, Galeazzi Lisi si mise al lavoro. Procedette con la tecnica che aveva ideato con Nuzzi dopo avere ricevuto il permesso dal cardinale e decano del collegio cardinalizio Eugène Tisserant, che avrebbe poi presieduto il conclave per eleggere il successore di Pio XII. La salma del papa fu avvolta in alcuni teli di cellophane insieme a una preparazione di spezie, erbe aromatiche e altri prodotti naturali non meglio specificati, ma che secondo Galeazzi Lisi erano simili a quelli impiegati per trattare il corpo di Gesù Cristo e che ancora più anticamente venivano utilizzati nei riti egizi.

Il caldo di quelle giornate e il microclima con poco ossigeno che si era creato nel cellophane finirono per accelerare notevolmente i processi di decomposizione. Non ci sono resoconti precisi, ma si racconta che in poche ore la salma di Pio XII iniziò a gonfiarsi e a diventare livida, ma soprattutto incominciò a sprigionare forti miasmi dovuti al decomporsi dei tessuti, tali da costringere la Guardia Svizzera a turni brevissimi. Il corpo iniziò a gonfiarsi e a sprigionare miasmi tali da costringere la Guardia svizzera a turni brevissimi; furono chiamati medici legali per trattamenti con formalina e per applicare un cerone sul viso.
Non ci sono conferme ufficiali, ma alla fine, a causa dei gas della decomposizione accumulatisi, il corpo del Papa "esplose", lacerandosi, durante il trasporto tra Castel Gandolfo e il Vaticano. La preoccupazione più grande riguardava il viso del papa, i cui tessuti si erano fortemente deteriorati e squamati.
Nelle proprie memorie Galeazzi Lisi cita il trattamento, ma non fa nessuna menzione dei gravi problemi che emersero in seguito alla sua applicazione. Segnala genericamente che ci furono polemiche che lo riguardarono, attribuendole al fatto che grazie alle sue cure Pio XII fosse vissuto più a lungo di quanto alcuni nella Chiesa cattolica avessero desiderato. In realtà Galeazzi Lisi fu allontanato appena una decina di giorni dopo la morte di Pio XII, quando fu accusato di avere scattato alcune foto al papa morente e di avere poi provato a venderle ad alcuni giornali.
Il Corteo Funebre: Un Evento Controversa
Il corteo funebre di Pio XII si svolse a Roma, con il feretro che passò in mezzo ad enormi ali di folla, ben mezzo milione di persone. Tuttavia, all’interno della bara, papa Pacelli si andava decomponendosi velocemente a causa del metodo di imbalsamazione sbagliato. Dal feretro proveniva un odore assai sgradevole e si dice che prima di partire per il corteo questo odore abbia fatto svenire alcune guardie svizzere. E quando si aprì la bara per procedere con l’ostensione, il corpo era ormai tumefatto, gonfio e alcuni tessuti erano addirittura esplosi.
La visita di Pio XII ai sovrani d'Italia / The visit of Pius XII to the sovereigns of Italy [1939]
Fortunatamente vennero chiamati subito degli esperti di medicina legale, che praticarono una nuova imbalsamazione che rimise in sesto la martoriata salma del papa, che venne poi deposta in un sepolcro delle Grotte Vaticane, accanto a quella che si crede essere la tomba di San Pietro, individuata proprio durante il suo pontificato.
Evoluzione delle Pratiche di Conservazione Papale
La vicenda della salma di Pio XII evidenziò la necessità di rivedere le pratiche di conservazione. Prima della tanatoprassi, l'esposizione di salme in occasioni ufficiali, come per i funerali di un Papa, andava incontro a rischi e imprevisti. Per papa Giovanni XXIII, il successore di Pio XII, fu adottata una tecnica di imbalsamazione più scientifica, con l’impiego di preparati disinfettanti e disidratanti che furono iniettati nella salma. Il processo funzionò molto bene, tanto che nel 2001, quando il corpo del papa fu riesumato per un suo trasferimento, era ancora perfettamente conservato.
L’intervento si era comunque rivelato troppo invasivo e da allora si segue una tanatoprassi temporanea più contenuta, senza l’obiettivo di imbalsamare il corpo. La tanatoprassi (dal greco thanatos 'morte' e praxis 'pratica') consiste nell'iniezione nel sistema arterioso di un fluido conservante, il Fluytan, oltre che in una serie di cure estetiche. È una pratica che si ripete dopo la morte di ogni papa, ma nel corso del tempo è stata rivista sia per ridurre i giorni di esposizione del corpo, sia per assicurarsi che questo non si deteriori col passare del tempo a causa dei naturali processi che si verificano dopo il decesso.
Messo al bando dal Vaticano da papa Giovanni XXIII, Riccardo Galeazzi Lisi continuò a sostenere di non avere commesso errori e di avere agito secondo le buone pratiche mediche.