La Conversione al Vangelo degli Schiavi Africani: Una Storia Complessa

L'evangelizzazione dell'Africa nera, nonostante i suoi limiti culturali e morali, ha generato la santità. Come diceva San Cipriano, vescovo di Cartagine, "Il Vangelo genera i martiri". Il martiriologio riporta cristiani fin dall'inizio dell'evangelizzazione dell'Africa nera, testimoniando l'autenticità della loro conversione fino al martirio come segno della sequela di Gesù fino alla croce.

Mappa storica dell'Africa con indicazione delle rotte della tratta degli schiavi

L'Africa e la Tratta degli Schiavi: Un Contesto Difficile

L'Inaccessibilità del Continente e le Giustificazioni della Schiavitù

Fino alla metà del XIX secolo, l'Africa rimaneva per gli europei un grande enigma, con le carte geografiche dell'epoca che riempivano l'interno del continente con descrizioni spesso fantasiose. La sua configurazione geografica, paragonabile a un "piatto rovesciato" con coste diritte e pochi porti naturali, rendeva inaccessibile e pericolosa la penetrazione interna. Non esistevano vie di comunicazione efficaci, e il clima letale rendeva quasi impossibili le fondazioni stabili. Il litorale nord era "proibitivo" a causa dei corsari berberi e turchi, mentre il contatto lungo le coste occidentali si limitava allo scambio di prodotti e alla tratta degli schiavi. Le invasioni arabe e l'espansione dell'Islamismo nell'Africa settentrionale preclusero ulteriormente i contatti europei, trasformando il Mediterraneo in una frontiera ostile.

A questi fattori si aggiunse un'interpretazione errata del passo biblico relativo alla maledizione di Noè sul figlio Cam (Genesi 9, 24-26), che in quest'epoca venne superficialmente applicata alla razza nero-africana. Questa mentalità fu favorita anche dall'ignominioso commercio degli schiavi occidentale, che si sviluppò progressivamente dal XV secolo, raggiungendo dimensioni gigantesche dal XVII secolo con l'esigenza di manodopera per le piantagioni. Il Trattato di Utrecht del 1713 concesse all'Inghilterra il monopolio della tratta, impegnandola a fornire all'America cinquemila schiavi all'anno. La spietata caccia al nero-africano e il trattamento inumano riservato agli schiavi sono ben documentati dai resoconti dell'epoca. Alcuni autori giunsero perfino a giustificare moralmente la tratta, una mentalità che persistette nel mondo cattolico e laico, con figure dell'Illuminismo come Montesquieu e Voltaire che la teorizzarono o ne trassero vantaggi personali. Anche nel mondo protestante, a partire da Lutero e Calvino, si diffuse una mentalità teologica "segregazionista" nel campo della salvezza e dell'evangelizzazione (dottrina della predestinazione), che fu applicata durante l'esercizio della tratta.

Questa concezione, che riteneva l'esistenza di popoli maledetti per i quali l'evangelizzazione era inutile, si basava sull'errata interpretazione di Genesi 9, 24-26, e fu spesso identificata con i popoli di razza nera, anche per giustificare le azioni. Solo sul finire del XVII secolo il "Dictionnaire Theologique" di Bergier si vide obbligato a respingere tale interpretazione. Nel XVIII e XIX secolo, i viaggi degli europei che entrarono in contatto con i popoli africani, di fronte alla situazione di degrado umano, portarono alcuni a credere che solo l'introduzione di una nuova civiltà, quella cristiana e commerciale europea, avrebbe potuto rigenerarli, come affermava David Livingstone: "Ritorno in Africa per aprire una breccia al commercio e al cristianesimo".

La Posizione Contraddittoria della Chiesa Cattolica sulla Schiavitù

La storia del coinvolgimento della Chiesa cattolica nella tratta degli schiavi africani è complessa e controversa. Sebbene la lotta della Chiesa contro la schiavitù, in duemila anni di storia, sia una verità documentata da bolle papali e scomuniche dei commercianti di schiavi, un'indagine innovativa condotta da Don Onyemechi, intitolata "The Popes, the Catholic Church and the Transatlantic Enslavement of Black Africans 1418-1839", suggerisce un ruolo diverso.

Le Accuse di Coinvolgimento

Secondo Don Onyemechi, la Chiesa avrebbe abusato del passo biblico del capitolo 9 della Genesi, interpretando gli africani come discendenti di Cam, maledetti da Noè e condannati a essere servi. Questa giustificazione, unita al pensiero aristotelico che vedeva alcuni popoli come "schiavi per natura" e ripresa da San Tommaso e dalla facoltà teologica di Salamanca, avrebbe portato la Chiesa a raccomandare ai sovrani di "preferire" schiavi africani.

A metà del XV secolo, Papa Niccolò V avrebbe concesso al Portogallo il diritto di evangelizzare, conquistare e deportare "in schiavitù perenne" gli africani, bollati come nemici della cristianità. I suoi successori, Callisto III, Sisto IV, Leone X e Alessandro VI, avrebbero confermato ed ampliato tali diritti. Don Onyemechi documenta un ritorno economico concreto dalla schiavitmo per la Chiesa, con missionari portoghesi e gesuiti che acquistavano schiavi per le loro piantagioni in Brasile e nel Maryland, o li rivendevano con navi negriere "private". Un esempio citato è il contratto del 1838 in cui il Provinciale dei Gesuiti del Maryland, Thomas Mulledy, vendette 272 schiavi africani per 115.000 dollari "al pezzo". L'evangelizzazione in questo contesto spesso consisteva nel battezzare frettolosamente gli schiavi prima dell'imbarco, tenendoli di fatto lontani dalla parola di Cristo. Solo nel 1839, con la Bolla di Gregorio XVI, la Chiesa avrebbe riconosciuto gli africani come esseri umani pari agli altri, ma questa condanna sarebbe giunta tardivamente, quando la schiavitù era già stata abolita dalla maggior parte degli Stati.

Foto della Casa degli Schiavi a Gorée, Senegal

La Difesa delle Condanne Papali

Tuttavia, altri documenti storici attestano l'impegno della Chiesa contro la tratta degli schiavi africani. Fin dalla creazione delle prime enclave europee in Africa, la Chiesa ammoniva a non privare gli africani della libertà, nonostante essi stessi praticassero la schiavitù. Già nel 1492, Papa Pio II, in una lettera a un vescovo della Guinea portoghese, definiva la schiavitù dei neri "magnum scelus", un grande crimine. Successivamente, Papa Paolo III nel 1537 affermò che non era lecito privare della libertà e delle proprietà "gli stessi indiani e tutti gli altri popoli, anche se non appartenenti alla nostra religione", imponendo la scomunica a coloro che collaboravano con la tratta degli schiavi. Questa scomunica fu ribadita da Papa Urbano VIII nel 1639 e da Papa Benedetto XIV nel 1741.

Questo libro, "I Papi, la Chiesa cattolica e la tratta atlantica dei neri africani 1418-1839", pur elogiato per la sua precisione nella ricerca di fonti originali, tra cui l'Archivio Segreto del Vaticano, è stato oggetto di dibattito. Alcuni critici, come Rita Monaldi e Francesco Sorti, autori di una recensione su La Stampa, hanno suggerito che tale precisione e costanza siano state impiegate selettivamente, alla ricerca di elementi utili ad accusare la Chiesa, ignorando i numerosi esempi di condanna rigorosa.

La tratta atlantica degli schiavi, a cui parteciparono trafficanti europei tra il XVI e il XIX secolo, deportò quasi 12 milioni di persone vive, con un tasso di mortalità durante le traversate del 13% circa. Altri due milioni di africani potrebbero essere morti a causa di guerre e razzie legate alla cattura di schiavi. Luoghi come l'isola di Gorée, con la sua "Porta del non ritorno", testimoniano la tragedia di milioni di persone razziate dall'Africa e imbarcate per le Americhe, con circa 5 milioni sbarcati in Brasile, 2,7 milioni nell'America britannica e 1,1 milioni nelle colonie francesi. Colui che noi celebriamo come un grande navigatore fiorentino, Amerigo Vespucci, fu tra gli iniziatori di questo ignobile commercio.

Il Movimento Missionario e il Risveglio Antischiavista nell'Ottocento

Dalla Decadenza alla Ripresa Apostolica

Il XIX secolo si caratterizza nella storia ecclesiastica per una dinamica missionaria progressiva, con forti figure di fondatori e fondatrici missionarie che diedero alla Chiesa un rinnovato vigore apostolico. Questo vero e proprio movimento missionario fu alimentato da un crescente movimento di rinnovamento cristiano e di reazione alla mentalità illuminista del tempo, oltre che dalla crescente coscienza dell'urgenza dell'attività missionaria come imperativo della "Caritas Cordis Christi". Questa consapevolezza si tradusse in iniziative concrete, come la nascita di associazioni, opere missionarie e la fondazione di istituti missionari.

Le radici di questo movimento si riscontrano in una corrente spirituale vicina alla Compagnia di Gesù e alla scuola di spiritualità francese del XVII secolo, che accentuava la dimensione del Mistero dell'Incarnazione. La società cristiana aveva attraversato il "secolo dei lumi" con notevoli momenti di decadenza nello spirito missionario. Tra i fattori esterni si annoverano l'ostilità anticattolica dell'imperialismo inglese e olandese nascente, che con la Pace di Parigi del 1763 frenò l'attività missionaria cattolica in territori come le Antille, il Canada, la Luisiana e l'India, con espulsioni di missionari e chiusure di missioni. Anche la politica regalista delle corti borboniche e le vertenze del Patronato portoghese rallentarono la vita missionaria. Fattori interni alla Chiesa includono la questione dei "riti cinesi e malabarici" (risoltasi solo nel 1939), la crisi religiosa europea che causò una diminuzione di vocazioni e una decadenza di molti ordini, la mentalità razionalista dell'Illuminismo e la visione ristretta della salvezza promossa dal giansenismo. La soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 e la Rivoluzione Francese paralizzarono ulteriormente l'invio di missionari per oltre vent'anni. Solo a partire dal pontificato di Gregorio XVI si può parlare di una ripresa effettiva dell'attività missionaria, preceduta da una fase di martirio per la Santa Sede, con Pio VI e Pio VII prigionieri in Francia e la soppressione di Propaganda Fide.

Fattori del Risveglio Missionario e la Lotta Antischiavista

Diversi fattori favorirono il risveglio missionario nell'Ottocento. In primo luogo, il fervore religioso di un pontificato che era appena uscito dalle prove della Rivoluzione Francese. In secondo luogo, l'emozione religiosa suscitata dalla letteratura romantica, insieme a una forte corrente di restaurazione religiosa e l'interesse romantico per l'esotico e la storia antica. In questo contesto, Paolina Jaricot fondò nel 1822 l'Opera della Propagazione della Fede. Il profondo vincolo tra il movimento romantico di conversioni e il pensiero missionario, con convertiti come Ratisbonne e Libermann, o i propulsori del Movimento di Oxford come Wiseman e Newman, dimostrò una particolare comprensione della missione a favore dei non-cristiani. Fiorì anche una feconda letteratura missionaria, con circa 300 riviste missionarie in quel periodo. Lo storico protestante G. Warnek segnala anche la diffusione delle idee politico-liberali e del pensiero umanista che proclamava i diritti universali dell'uomo, facilitando la diffusione dell'ideale missionario. Un esempio del loro influsso si riscontra nella lotta antischiavista.

La lotta contro la schiavitù nacque in Inghilterra a metà del XVIII secolo negli ambienti pietisti anglicani e nelle correnti filantropiche. Le denunce di grandi missionari come i protestanti Livingstone e Stanley, e tra i cattolici Madre Javouhey, Libermann, Marion de Bresillac, Massaia, l'Associazione Pro Nigris di Colonia, Comboni e Lavigerie, trovarono un terreno fertile in questi ambienti. L'Istituto dei Missionari del "Sacro Cuore di Maria", fondato da P. Libermann, sorse come iniziativa missionaria tra gli schiavi neri delle colonie francesi, così come l'iniziativa missionaria dagli Stati Uniti in Africa occidentale di Mons. Barron, continuata dai missionari di Libermann e di Lione. Invenzioni della rivoluzione industriale come ferrovie, navi a vapore, posta e telegrafo, medicina e cambiamenti nell'alimentazione e nel vestiario, resero più facili i contatti e meno faticosi i viaggi e la vita missionaria. Le nuove conquiste della tecnica e del progresso, unitamente al dominio coloniale europeo, furono le "Nuove vie consolari" e una specie di nuova "pax romana" che favorirono l'attività missionaria. La diffusione della stampa e un moderno sistema postale aiutarono la diffusione delle notizie missionarie, consentendo a relazioni di missionari come Comboni di essere pubblicate in vari paesi europei in pochi mesi.

Ritratto del missionario Daniel Comboni

La Conversione degli Schiavi e il Ruolo dei Missionari

L'Atteggiamento Contraddittorio dei Missionari

Nel XIX secolo, missionari cattolici e protestanti si opponevano unitamente alla tratta degli schiavi, ma il loro atteggiamento non era sempre stato quello. Quando i missionari iniziarono ad arrivare sulle coste orientali e occidentali dell'Africa nel XV secolo, l'attività missionaria dopo tre secoli era quasi cessata, con pochi africani convertiti. Una ragione di questo fallimento era il coinvolgimento della cristianità nella tratta degli schiavi. Nel libro "The Planting of Christianity in Africa", C. P. Groves afferma che "La missione cristiana era legata all'attiva promozione della tratta degli schiavi, che non era considerata una cosa sconveniente". Le missioni stesse possedevano schiavi; un monastero dei gesuiti a Loanda (ora Luanda, capitale dell'Angola) ne aveva 12.000. C. R. Boxer, citato nel libro "Africa From Early Times to 1800", conferma che i missionari gesuiti "non mossero alcuna obiezione alla schiavitù dei negri". A Luanda, prima che gli schiavi salissero a bordo delle navi, venivano "battezzati in massa da un parroco a centinaia alla volta" in una chiesa vicina, per poi essere istruiti: "Ecco, siete già figli di Dio; ora andrete in terra di Spagna dove imparerete le cose della Fede. Non pensate più al luogo da cui siete venuti...". Fino alla seconda metà del XVIII secolo, la maggioranza delle persone ragionava in questo modo, e a causa di questa partecipazione, la cristianità condivide la responsabilità delle terribili sofferenze inflitte a milioni di schiavi africani.

Nel XVII secolo, i missionari protestanti arrivarono nelle colonie americane, che prosperavano grazie al lavoro schiavistico delle piantagioni, con l'intenzione di convertire al cristianesimo gli schiavi africani. Si imbatterono in una vigorosa opposizione dei proprietari bianchi, che accusavano i missionari di provocare ribellioni di schiavi. In risposta, i missionari Quaccheri, Anglicani e Moraviani proposero una teoria della "schiavitù cristiana", secondo la quale uno schiavo convertito sarebbe diventato più laborioso e fedele.

La Condanna Definitiva della Schiavitù

La contraddittorietà dei principi presenti nei testi sacri, che contenevano sia il comandamento dell'Amore (avverso alla schiavitù) sia i canoni Legge (che esplicitamente la ammettevano), ha comportato un'inevitabile ambiguità nelle risposte della Chiesa. Storicamente, pur cercando di mitigare il fenomeno, la Chiesa, dall'epoca apostolica, ha considerato la schiavitù con un atteggiamento di sostanziale approvazione e legittimazione, con l'unica eccezione fatta in età Moderna a favore degli indigeni americani. Di fatto, per ascoltare una condanna di carattere generale della schiavitù in quanto tale si dovrà attendere la lettera apostolica "In supremo", scritta da Gregorio XVI nel 1839. Le parole del pontefice, condannando in modo specifico anche la tratta e la schiavizzazione dei neri, romperanno per la prima volta il lungo silenzio del papato sul tragico destino dei popoli di origine africana. In epoca recente, le richieste di perdono di Papa Giovanni Paolo II e le iniziative interreligiose contro la schiavitù moderna sottoscritte da Papa Francesco segnano per la Chiesa cattolica il definitivo abbandono di posizioni sostenute per quasi due millenni.

Martirio e Santità: I Frutti della Conversione in Africa

Nonostante le difficoltà e le contraddizioni storiche, la fede cristiana ha generato in Africa esempi luminosi di santità e martirio. I martiri e i beati dell'Africa moderna testimoniano l'azione della grazia del Signore nei suoi fedeli, fin dall'inizio della colonizzazione, durante e dopo.

Esempi di Fede Incondizionata

  • Martiri Ugandesi: Paolo VI ha beatificato i martiri ugandesi, tra cui Karl Lwanga, Mattia Mulumba Kalemba e i compagni fino a Kizito, dodicenne, paggi del re, che rifiutarono di tradire la loro fede dinnanzi le pretese del sovrano. Il cammino di martirio di questi saggi è diventato un itinerario di catechesi e di fede degli adolescenti. Alcuni dei martiri erano solo dei catechisti istruiti dai loro amici. Il loro martirio è stato un martirio ecumenico di cattolici ed anglicani, catecumeni e battezzati per la loro comune fede in Gesù.
  • Vittoria Rosoamanarivo: Giovanni Paolo II ha beatificato la nobildonna Vittoria Rosoamanarivo, che difese la chiesa cattolica in Madagascar nel 1863-66 durante il dominio inglese, quando i missionari francesi erano stati espulsi dall'isola. Come laica alla corte del re si interessò della sorte della Chiesa rimasta senza sacerdoti.
  • Isidore Bakanja: Isidore Bakanja, morto nel Congo belga nel 1909 per i maltrattamenti di un belga ateo, funzionario di un'impresa belga, perché portava lo scapolare della Madonna, è segno che il lavoro dei missionari era diverso da quello dei colonizzatori, anche se sostenuto dai governatori coloniali.
  • Padre Tansi: Nel suo viaggio in Nigeria nel 1998 il Papa ha beatificato p. Tansi, un sacerdote religioso.

Il martirio e la santità dei cristiani africani dimostrano l'autenticità della loro conversione, fino alla testimonianza della sequela di Gesù alla croce.

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