La Festa di Sant’Agata a Catania, che si celebra ogni anno tra il 3 e il 6 febbraio, è una delle manifestazioni religiose più sentite e partecipate, capace di trasformare la città in un luogo di profonda spiritualità. Tra i momenti più intensi e carichi di emozione dell'intero evento, spicca il canto delle suore benedettine di clausura, che accompagna il rientro del fercolo la mattina del 6 febbraio.

Il rito in via Crociferi
Dopo aver completato la storica salita di via di Sangiuliano - nota come 'a ‘cchianata ‘i Sangiulianu - la processione prosegue lungo la suggestiva via Crociferi. Qui, dinanzi al monastero delle Benedettine del Santissimo Sacramento, il fercolo sosta per uno dei passaggi più raccolti e contemplativi della festa. Da dietro le grate e i cancelli della chiesa di San Benedetto, le monache elevano le loro voci in un inno latino di profonda intensità spirituale. In quel momento, il brusio della folla lascia spazio a un silenzio religioso che avvolge centinaia di devoti con il sacco bianco.
Storicamente, questo momento ha subito diverse variazioni, specialmente per quanto riguarda l'orario. In passato, il fercolo raggiungeva il monastero nel cuore della notte; le monache cantavano nell'ombra, invisibili ai fedeli. Con lo spostamento della processione verso le prime ore del mattino, il rito è diventato più visibile, trasformando l'omaggio in un momento di preghiera collettiva condivisa.
Canto delle Monache Benedettine - Primo tempore
L'inno attribuito a Filippo Tarallo
La melodia eseguita dalle Benedettine è un inno in lingua latina, spesso identificato come l'antifona del Magnificat, attribuito al compositore siciliano Filippo Tarallo. Nato ad Aidone nel 1859 e scomparso a Catania nel 1918 a causa dell'epidemia di "Spagnola", Tarallo fu un musicista poliedrico: organista nella Cattedrale di Catania, maestro di cappella e direttore d'orchestra.
Sebbene il suo repertorio fosse prevalentemente sacro, la sua figura fece discutere i critici dell'epoca per la capacità di coniugare il ruolo di laico e cattolico fervente. Il brano composto per le monache di clausura richiama un momento chiave della vita della martire: la preghiera che la giovane Agata rivolge a Dio dopo aver subito atroci torture. In questa invocazione, la Santa ringrazia il Signore per la forza dimostrata nel vincere i tormenti dei carnefici, chiedendo di giungere alla gloria eterna.
La vita nel monastero di San Benedetto
Il monastero di San Benedetto non è solo un luogo di conservazione della memoria storica, ma una realtà viva. Come spiega suor Maria Cecilia, una delle monache del convento, il canto non è un atto isolato, ma l'espressione quotidiana di una vita dedicata alla preghiera e all'accoglienza. Nonostante la clausura, le monache mantengono un costante legame con la città: attraverso lettere, telefonate e il recente percorso museale, esse ascoltano le sofferenze e le speranze di chi chiede conforto.
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Compositore | Filippo Tarallo (1859-1918) |
| Luogo del canto | Monastero delle Benedettine, via Crociferi |
| Momento | Mattina del 6 febbraio |
| Lingua | Latino (gregoriano) |
Per le suore, Sant'Agata rappresenta un modello di vergine consacrata che ha scelto di non rinnegare la propria fede. Questo legame profondo si riflette nel canto, che per i devoti diventa occasione di commozione e rinnovamento spirituale. Come testimoniano le monache, molte persone che si fermano davanti al monastero trovano nella loro voce un sostegno per le proprie difficoltà, confermando come la tradizione del canto di via Crociferi sia, oggi più che mai, un pilastro vitale della cultura e della fede catanese.
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