Carcare, un comune in provincia di Savona, è un luogo intriso di storia, cultura e importanza strategica. In questo ricco contesto si inserisce la Comunità "Saraceno Padre Pio", una struttura dedicata all'assistenza e al supporto, che offre servizi specifici in un ambiente accogliente.

La Comunità "Saraceno Padre Pio": Missione e Servizi
La Comunità "Saraceno Padre Pio" è concepita per ospitare persone che, pur necessitando di assistenza continuativa, possiedono un livello di autosufficienza che richiede un residuo minimo di bisogno assistenziale sanitario. La sua missione è quella di offrire un percorso di cura e riabilitazione integrato, focalizzato sul benessere complessivo dell'individuo e sul coinvolgimento attivo della sua famiglia.
Requisiti di Accesso e Percorso di Inserimento
L’accesso alla comunità avviene su un progetto integrato socio-sanitario, che viene predisposto e condiviso dagli operatori dei Servizi sociali e del Dipartimento di Salute Mentale. La segnalazione e l’invio del giovane ospite avvengono principalmente tramite il Servizio Sanitario. La richiesta di accesso deve essere mediata da un invio formale dell’Asl di competenza territoriale e/o dai Servizi Sociali e di Tutela Minori; nel caso si tratti di minori con provvedimenti penali, l'invio può essere richiesto dal Dipartimento di Giustizia Minorile. Le richieste di inserimento devono essere inoltrate al Responsabile della comunità dagli operatori dei Servizi Sociali e del D.S.M.
L’inserimento nella comunità viene concordato congiuntamente dal Responsabile della Comunità e dagli operatori dei Servizi sociali e del Dipartimento di Salute Mentale invianti. Il servizio inviante stilerà la richiesta di inserimento corredata da una breve relazione sulla storia sanitaria e sul profilo psico-sociale della persona da inserire. Una volta deciso l’inserimento, il responsabile della comunità concorderà con il servizio inviante il progetto terapeutico-riabilitativo e di assistenza, designando le figure di riferimento del Servizio e della famiglia.
L’inserimento definitivo può essere preceduto da un periodo di prova, durante il quale l’ospite viene aiutato a superare le eventuali crisi di distacco e di ambientamento. Al termine di questo periodo, della durata di 15-30 giorni, se l’ospite decide di portare avanti il progetto, il Responsabile della comunità formula il progetto riabilitativo individuale, articolato in più fasi e tempi.
Strutture e Supporto Terapeutico
I locali della struttura sono di ampio respiro, concepiti e arredati in modo funzionale ed accogliente, al fine di rendere meno asettici possibile sia gli spazi comuni, sia i locali dove vengono effettuate le attività. Le camere sono tutte dotate di servizi privati e possono essere singole o doppie.
Un punto di forza della comunità è il coinvolgimento della famiglia attraverso la psicoterapia multifamiliare, svolta a cadenza quindicinale con i responsabili della struttura. Questa offre la possibilità di discutere insieme i vissuti soggettivi che hanno portato alle criticità del presente. Le attività non strutturate comprendono tutte le iniziative e i modi di occupare significativamente il tempo di vita, senza la strutturazione di un setting specifico.

Carcare: Un Contesto Geografico e Storico Ricco
Carcare si trova a 18 chilometri da Savona, superato il Colle di Cadibona o Bocchetta di Altare e il territorio altarese. È attraversato dal fiume Bormida mediano che nasce dal Settepani nel versante alpino-padano del colle del Melogno alle spalle di Finale Ligure. Fin dall’antichità qui c’era un ponte, situato in un quadrivio importante.
Posizione Strategica e Vie di Comunicazione
Da un lato del ponte confluivano le due strade che arrivavano da Savona e da Finale, dall’altra sponda partivano la strada che entra tra i calanchi delle Langhe, già al confine con Cosseria, e prosegue verso il Piemonte e Torino, e la strada che dopo Dego raggiunge le pendici dell’Alto Monferrato in direzione della pianura padana e il nord Europa. Nel 1649 di qui passò la figlia dell’Imperatore Ferdinando III d’Asburgo che giungeva da Vienna diretta ad imbarcarsi a Finale per recarsi in Spagna a sposare il Re Filippo IV d’Asburgo.

Come Raggiungere Carcare
Per raggiungere Carcare in automobile da Savona, è necessario prendere la SP29 in direzione Cairo Montenotte e seguire le indicazioni per Carcare, proseguendo poi su Via Roma fino al numero 5. In alternativa, da Savona si può prendere il bus extraurbano verso Carcare e scendere alla fermata centrale, proseguendo a piedi per circa 5 minuti fino a Via Roma 5.
L'Eredità Educativa e Culturale: Il Collegio Calasanziano
Carcare vanta una ricca bibliografia sulla sua storia, con autori localmente noti come G.C. Abba, A.G. Barrili e Padre P.F. La storia religiosa e culturale di Carcare è profondamente legata all'istituzione calasanziana.
Origini e Impatto dei Padri Scolopi
L’istituzione calasanziana di Carcare fu la prima sorta in Italia al di fuori dello Stato Pontificio. Fu realizzata su iniziativa dei tre fratelli carcaresi Castellani, che a Roma ricoprivano altissimi incarichi medici, scientifici e legali. I Castellani conobbero il Calasanzio e lo convinsero a fondare a Carcare una comunità; loro avrebbero provveduto al terreno, alle spese di costruzione e al mantenimento dei maestri-religiosi che avrebbero così insegnato gratuitamente ai bambini residenti. Chi più di tutti ne beneficiò fu la piccola comunità carcarese che per quasi quattro secoli è stata frequentata da centinaia di Padri insegnanti che hanno formato letterati, scienziati e patrioti, locali ed esterni, permeando con la loro presenza anche la popolazione.
Nell’archivio comunale è stata trovata una petizione indirizzata al sindaco del 1850 e sottoscritta per l’85% dai capofamiglia con firma autografa in bella calligrafia, mentre solo il 15% tracciò una croce come firma. Tra questi ultimi, alcuni portavano cognomi sconosciuti a Carcare nel 1820.
Oggi a Carcare vi è una piccola comunità di tre Padri scolopi. La parrocchia dal 2003 è stata affidata a Padre Italo Levo, già titolare della Parrocchia di San Giuseppe Calasanzio in via Don Gnocchi, a Milano. In quella giurisdizione, Don Gnocchi fondò il primo centro della sua grande opera e vi costruì la chiesa di Santa Maria Nascente, dove riposarono le sue spoglie e ora è conservata e venerata l’Urna con il Beato, donata dagli Alpini.

Il Museo Ighiniano e le sue Scoperte
Un edificio di dimensioni modeste, costruito dai Padri Scolopi a metà del 1700 al termine di un viale in leggera salita, divenne nel 1850 circa il Museo Ighiniano. Padre Filippo Ighina, un Padre Scolopio calizzanese, appassionato e studioso poi insegnante di scienze naturali, raccolse e dotò il museo di reperti paleontologici e archeologici, tra cui asce, vasi funebri, lucerne e lacrimatoi, oltre a collezioni di zoologia, mineralogia, conchiglie e fossili rarissimi. Da questo Museo partirono molti reperti per mostre in musei parigini e di importanti città italiane, e alcuni furono dati al Museo Pigorini per l’allestimento museale del nuovo Regno d’Italia, a Roma. Qui nel 1875 arrivò anche Mercalli, il sacerdote milanese e insegnante, soprannominato “padre dei terremoti”, che fece escursioni geologiche molto fruttuose con padre Ighina.
Il Collegio come Fucina di Idee e Personalità
L’ampio cortile del Collegio fu testimone di importanti incontri: qui venne più volte Goffredo Mameli, anche quando nel settembre 1846 da Genova arrivò presso questa istituzione. Giocò a pallone, pregò e parlò molto di patria, speranze e progetti con Padre Atanasio Canata, e in questo contesto nacque il “Canto degli Italiani” con l’incipit “Evviva l’Italia, dal sonno s’è desta…”.
Allievo di Canata fu il cairese Giuseppe Cesare Abba, che apprezzò e assorbì il sentimento risorgimentale patriottico e liberale del suo insegnante, di cui scrisse: “Svegliatore di geni e di cuori, svegliava all’amore delle lettere dell’arte e della patria cui molti degli alunni offrirono il braccio”. Abba, patriota e letterato, fu il primo a scrivere del nuovo Corpo degli Alpini, uomini e soldati sui quali pose entusiasmo e fiducia. Essendo stato amministratore e sindaco a Cairo fino al 1880, seguì la costruzione della Caserma degli Alpini, aperta nel 1882.
In questo stesso Collegio studiò l’allievo carcarese Giuseppe Sapeto, che fu insegnante a Savona dell’ideatore degli Alpini, Agostino Ricci, al quale trasmise, per dichiarazione del Ricci stesso, “la prima concreta rivelazione sulla vera coscienza di patria e italianità”.
Allievo di questo Collegio a inizio ‘900 fu anche un giovane genovese discendente da un’illustre famiglia veneziana che vantava a fine ‘500 un Doge, Ettore Erizzo. Egli si distinse negli studi, primeggiò nelle votazioni e fu nominato Principe dell’Accademia. Gli Alpini lo ricordano come importante Presidente dell’ANA dal 1956 al 1965, periodo in cui diede impulso alla crescita dell’Associazione che raddoppiò gli iscritti, e sono rimasti noti alcuni suoi interventi etici e morali. La sua figura è ricordata per l'attaccamento a questo Collegio fino alla morte, partecipando sempre alle iniziative dell’Associazione degli ex allievi e curandone gratuitamente le pratiche burocratiche e legali. Nel 1976, incontratolo nel suo studio, si apprese che il presidente ANA in carica Bertagnolli, allora impegnato per l’emergenza del terremoto in Friuli, 40 anni prima era stato a Carcare per campi ed esercitazioni con la scuola sottufficiali di artiglieria di Bra.
Carcare nella Storia Militare e Politica
Dalla sede del Gruppo Alpini di Carcare, situata su un piccolo rilievo nell’area del Collegio, si possono osservare i riferimenti che ricordano la storia militare del paese.
Le Campagne Napoleoniche nella Val Bormida
Carcare fu teatro di importanti avvenimenti nel 1796, quando il giovane militare corso, “le petit caporal”, diventò Napoleone. Nel marzo 1796, il Bonaparte, ventiseienne, nominato comandante dell’armata in Italia, promise ai suoi 60.000 soldati affamati e cenciosi, in gran parte i primi coscritti, i ricchi bottini di guerra nelle più fertili pianure della terra, con ricche province, grandi città con palazzi e cattedrali piene di preziosi. Giunto a Savona, si diresse verso l’entroterra e, sconfiggendo gli austriaci e i sardo-piemontesi in quattro giorni, dal 12 al 15 aprile, si aprì il passaggio verso la gloria. Il Regno d’Italia intitolò a Cosseria prima un Reggimento e poi una Divisione di Fanteria a riconoscimento dell’eroica resistenza. Le condizioni che accettarono i Savoia furono molto penalizzanti e il 28 aprile a Cherasco fu firmato l’armistizio.
In questo Dipartimento, con circa 300.000 abitanti, dal 1806 fino al 1814, su circa 32.000 ventenni coscritti, ne furono arruolati 17.000 per raggiungere la Spagna, la Francia e anche la Russia; molti soldati non fecero mai ritorno. A Carcare, nella stessa casa dove Napoleone 13 anni prima si era insediato, nel 1809 fece una tappa straordinaria il Pellegrino Prigioniero di Napoleone: Papa Pio VII durante la conduzione verso la prigionia in “cella fissa” di Savona. Caduto Napoleone, Carcare e la Repubblica di Genova passarono al Regno di Sardegna.
Importanza Strategica e Esercitazioni Militari
Già dal 1820 Carcare, attraversato da nuove strade rotabili, acquisì maggiore importanza strategico-militare e i regnanti, memori delle battaglie napoleoniche, destinarono questa località a campo di esercitazioni militari. Tra i reparti che fecero i campi a Carcare ricordiamo il 74° e l’89° Fanteria e le diverse specialità di artiglieria. Dal 1910 fino al 1943, anche gli allievi della Scuola Ufficiali e Sottufficiali di Artiglieria di fortezza, campale e di montagna, dalle caserme di Bra, raggiungevano Carcare per le esercitazioni; i ragazzi del paese e del Collegio si avvicinavano incuriositi a osservare obici, mortai e cannoni con i loro strumenti di puntamento e sparo. Carcare era molto nota a Casa Savoia non solo per le vicende belliche, ma anche per il Collegio e alcuni Padri che qui insegnavano.
Amministrazione Locale e Curiosità
Sotto l’aspetto amministrativo, alcune curiosità sono degne di nota. Il primo sindaco della liberazione, acclamato il 25 aprile, era un comandante partigiano “garibaldino” figlio del federale fascista in carica e già podestà per tanti anni.

Patrimonio Architettonico e Luoghi di Culto
Il territorio di Carcare ospita diverse residenze storiche e significative architetture religiose che ne raccontano la lunga storia.
Residenze Storiche e Architetture Rilevanti
A poche centinaia di metri si erge il maestoso Castello di Quassolo, in stile liberty, immerso nel verde con grandi viali, costruito a fine ‘800. Gli anziani raccontavano che la famiglia Musso Piantelli lo fece costruire per ospitarvi i regnanti, una tradizione non confermata ma plausibile. Attualmente, la villa ospita la biblioteca comunale e il museo A.G.
Poco lontana è Villa Fina, in stile liberty, costruita nel 1914 per la famiglia Fiumi, tra le altre attività importatori di carbone e costruttori delle Funivie San Giuseppe-Savona. Nel periodo bellico, queste opere furono risparmiate dalla fusione per la loro rilevanza artistica. Si racconta che l'importante e maestosa cancellata “delle rose” fosse stata costruita per lo Zar di Russia, forse su commissione del Fiumi stesso, importatore di carbone dal Bacino di Rostov. A Feltre, nel museo del ferro battuto del Rizzarda, allievo e collaboratore di Mazzucotelli, vi sono alcune opere del Maestro, tra cui il cancello “dei gladioli”, già di villa Borromeo ad Arcore, ma non possiede la maestosità di quello “delle rose” di Carcare, né presenta galli altrettanto grandi.
Un’altra residenza storica è Villa Adele, fatta edificare dalla contessa Adele Borromeo che all’inizio del ‘900 si era ritirata a Carcare. La nobildonna è ricordata per la sua disponibilità tra la popolazione, in special modo per i meno abbienti. Alla sua morte, la villa è passata a Giuseppe Oliveri, originario di Carcare con importanti interessi a Genova, presidente per molti anni degli ex allievi del Collegio, ufficiale degli Alpini nella Prima Guerra Mondiale, coevo e amico di Ettore Erizzo.
Chiese Storiche e Religiose
Dal poggio si può osservare il campanile della Chiesa di San Giovanni del Monte in mezzo ai castagni, la prima chiesa di Carcare, già citata nel 998. Più in là si trova la chiesa circolare della Madonna della Pace, la più recente, costruita nel 1965 alla frazione Vispa. Spicca anche il grande complesso del convento calasanziano del Collegio con la chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate.

Economia e Tradizioni Produttive Locali
L'attività produttiva carcarese nei secoli ha mostrato una notevole diversificazione, dalle tradizioni agricole all'industria.
Agricoltura e Allevamento Storico
Oltre alla coltivazione nei pochi campi di ortaggi, cereali e fieno, l'agricoltura locale ha conosciuto anche la coltivazione della canapa. Da questa produzione, alcuni punti del fiume, dove la canapa era messa a macerare nell’acqua, hanno preso il nome di Canavai e Canaletti. Fiorente è stato poi l’allevamento del baco da seta con la diffusa coltivazione del gelso, di cui vi erano filari anche nel fossato del castello, distrutto e poi trasformato nella grande piazza.
L'Industria del Vetro e Chimica
Le ceneri di alcune piante come il faggio e la felce, mescolate alla sabbia locale, erano materia prima per la produzione del vetro, mentre il legname in genere era utilizzato per scaldare i forni. Le primissime produzioni locali di vetro sono state infatti realizzate in forni artigianali costruiti nei boschi da eremiti, e la toponomastica ricorda Vetria, Veirera e Fornelli, ecc. Grazie all’esistenza in loco della materia prima, ad Altare da oltre mille anni è molto attiva la produzione del vetro cavo ed artistico. A Carcare, all’inizio del ‘900, è stata costruita da alcuni maestri di Altare una vetreria che inizialmente produceva soprattutto bottiglie con bollo o piombino di misura per latte e vino, oltre a flaconi e bottiglieria in genere. Una seconda vetreria è stata costruita a Carcare nel 1942 e, per motivi di spazio, nel 1962 con il nome di Vetr.I è stata trasferita a Dego.
Nel ‘900, la val Bormida ha avuto un importante sviluppo industriale nel settore chimico a Bragno, con la costruzione delle Funivie Savona-San Giuseppe. Il carbone fossile arrivava nei vagonetti direttamente dal porto per essere lavorato presso la Kokitalia, che oltre a produrre coke estraeva molti derivati. Nella lavorazione, produceva vapori ed energia che veniva sfruttata dalla attigua Montecatini, specializzata nella produzione di concimi e altri prodotti chimici.

Curiosità e Personaggi Illustri di Passaggio
Prima che la Fiat costruisse nel 1958 l’autostrada Savona-Torino per portare con le bisarche le auto al porto di Savona, gran parte del traffico tra Liguria, Piemonte e Lombardia, come negli antichi tempi, continuava a transitare per Carcare. Qui, da fine ‘800, sono sempre stati attivi almeno due alberghi e più locande e osterie. Sarebbe oltremodo lungo elencare i personaggi importanti che qui hanno fatto sosta, ma un fatto è da ricordare: nella piazza, in quelle stesse ore, sostavano i due distinti albergatori o i loro addetti che, con l'inappuntabile divisa da camerieri, compreso il tovagliolo sull’avambraccio, con professionalità e cortesia, dopo aver fatto l’inchino e dato il benvenuto a Carcare, invitavano i potenziali commensali alle loro rispettive cucine proponendo le specialità della giornata.
Un sabato di settembre, nel 1950, arrivò una Duetto con a bordo Giovannino Guareschi, il quale, andando a fare visita alla moglie e ai figli che si trovavano in villeggiatura a Garessio (dove si andava anche “a passare le acque” presso le fonti San Bernardo), aveva deciso di pranzare a Carcare. Ricordava sempre volentieri la località per avervi fatto i campi militari nel 1939. Con Guareschi vi era il giornalista fotografo Alessandro Minardi, che scattò alcune fotografie tuttora conservate nel museo “Guareschi” di Roncole Verdi, ben gestito e conservato dai figli Alberto e Carlotta. Così Guareschi fece anche in anni successivi, quando arrivava con la sua prima Mercedes berlina e andava a trovare la moglie e i figli nei loro soggiorni mare ad Alassio.
Nel 1956 a Carcare soggiornarono Ferenc Puskas, il supercannoniere della Honved, e altri giocatori ungheresi che, a seguito dell’invasione Sovietica dell’Ungheria, non rientrarono a Budapest e, dopo aver giocato in incognito partite amichevoli a Sanremo, Bordighera e in giro per l’Italia, furono poi ingaggiati dal Real Madrid.