Il Convento di San Matteo Apostolo a San Marco in Lamis: Storia, Arte e Spiritualità

Il Convento di San Matteo Apostolo, situato a San Marco in Lamis (FG), rappresenta un complesso monastico di straordinaria importanza storica e artistica. Anticamente conosciuto come abbazia di San Giovanni in Lamis, questo imponente monastero affonda le sue radici in epoca longobarda, con fondazioni che risalgono probabilmente al VI secolo. La sua posizione strategica, alle pendici del monte Celano e lungo l'antica Via Sacra Longobardorum, lo rendeva un punto di sosta cruciale per i pellegrini diretti al Santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo, distante un giorno di cammino.

Vista panoramica del Convento di San Matteo Apostolo immerso nel paesaggio del Gargano

Storia e Evoluzione del Complesso Monastico

Le prime testimonianze certe sull'esistenza del convento risalgono al 1007, anno in cui un decreto del Catapano bizantino Alessio Xifea lo classificava come la più grande e importante abbazia benedettina della Capitanata. Originariamente intitolato a San Giovanni Battista, il complesso fu fondato dai monaci benedettini, diventando un centro nevralgico per la vita sociale ed ecclesiastica dell'epoca. La sua importanza crebbe grazie alla posizione favorevole, offrendo rifugio e accoglienza ai pellegrini abruzzesi e molisani.

Nel corso dei secoli, il convento ha visto susseguirsi diverse famiglie religiose. Dopo lo splendore benedettino, una crisi interna all'ordine portò, nel 1311, all'affidamento del monastero ai Cistercensi dell'abbazia di Santa Maria di Casanova. Successivamente, passò nelle mani di alcuni abati commendatari. Una svolta significativa si ebbe nel 1578, quando il Monastero fu donato da Papa Gregorio XIII ai Frati Minori Osservanti, i quali gli conferirono un nuovo splendore e un nuovo nome, legato alla reliquia dell'apostolo evangelista Matteo (un dente molare) pervenuta dalla cattedrale di Salerno. Da quel momento, il complesso divenne noto come Santuario di San Matteo.

Il convento di San Matteo è uno dei pochi complessi monastici della Capitanata ad essere stato abitato ininterrottamente da famiglie religiose. Ogni ordine religioso che vi ha dimorato ha apportato modifiche strutturali, ampliando, restringendo o modificando prospettive e funzioni, testimoniando così le numerose trasformazioni che hanno segnato la sua lunga storia. La soppressione degli Ordini Religiosi nel XIX secolo portò all'allontanamento temporaneo dei Frati Francescani e al passaggio della proprietà allo Stato e successivamente al Comune di San Marco in Lamis, periodo durante il quale furono apportate ulteriori modifiche.

Architettura e Opere d'Arte

L'imponente struttura del convento si presenta come una poderosa costruzione quadrangolare, incastonata tra i verdi pendii del Monte Celano. Dall'esterno, è possibile notare le numerose correzioni e gli accrescimenti apportati alla struttura nel corso dei secoli. Il chiostro offre una vista suggestiva sul loggiato cinquecentesco e sul piazzale medievale, dominato da una statua raffigurante l'Arcangelo Michele e un monumentale pozzo.

Chiostro del Convento con loggiato cinquecentesco e statua dell'Arcangelo Michele

Un lungo corridoio conduce alla chiesa, a un'unica navata, che presenta un presbiterio rialzato interamente realizzato con marmi policromi da maestri napoletani. Sulla sommità dell'altare si trova la statua di San Matteo, una figura complessa la cui storia è legata a un rifacimento operato da un frate verso la fine del Cinquecento, che trasformò un Cristo Pantocratore del XIII secolo in San Matteo, ponendogli in mano la penna per scrivere il Vangelo.

Sulle pareti della chiesa si possono ammirare i resti di affreschi medievali, tra cui spiccano la rappresentazione di San Francesco in visita sul Gargano e frammenti di un Giovanni Battista. Gli altari laterali, in stile barocco e realizzati con pietra di Monte Sant'Angelo, sono dedicati a San Giuseppe, l'Immacolata Concezione, Sant'Antonio da Padova e San Giovanni Battista, da cui deriva il nome canonico originario della chiesa.

Nell'abside è collocato un pregevole coro in legno massiccio, intagliato dai frati minori nel XVII secolo. Le lunette di questo coro sono arricchite da 14 bellissimi quadri del 1927, raffiguranti la Via Crucis, realizzati in cartapesta e terracotta dall'artista Salvatore Bruno da Lecce.

Il Refettorio e le Stanze Ospiti

Il convento ospita due refettori distinti. Il refettorio grande si distingue per la sua semplicità, arricchito da un magnifico affresco seicentesco raffigurante l'Ultima Cena e alcuni quadri ritraenti santi francescani. Il refettorio piccolo, invece, colpisce per la sua architettura medievale, caratterizzata dall'unione di archi e volte in pietra grezza.

Al piano superiore, attraverso tre lunghi corridoi, si trovano le stanze destinate all'accoglienza degli ospiti durante le attività organizzate dal convento. Queste stanze un tempo ospitavano i seminaristi francescani, poiché il convento fungeva anche da seminario. I corridoi stessi, grazie alla loro ampiezza e alle caratteristiche architettoniche, vengono utilizzati per mostre ed esposizioni.

Affresco dell'Ultima Cena nel refettorio del Convento

Il Refettorio Grande: Un Capolavoro Artistico

All'interno del corridoio sud, sul lato ovest del refettorio, si conserva un imponente dipinto a olio su tela lunettata, di dimensioni 216 x 690 cm, racchiuso in una cornice dorata, che raffigura l'Ultima Cena. L'opera, attribuita a un ignoto artista locale, presenta gli Apostoli seduti attorno a una tavola rettangolare imbandita con una preziosa tovaglia. Come da tradizione iconografica, San Giovanni si appoggia a Cristo, mentre Giuda è raffigurato di spalle in primo piano, con in mano la borsa contenente il denaro.

Altri Tesori del Convento

Tra le altre opere di rilievo conservate nel convento, spicca la statua lignea di San Matteo del XIII secolo, originariamente raffigurante un Cristo Pantocratore e modificata nel XVI secolo. L'altare maggiore è un'opera settecentesca in marmi policromi, realizzata da maestri napoletani. Degno di nota è anche il coro ligneo del XVII secolo, opera di frati minori del convento, le cui lunette ospitano 14 quadri della Via Crucis del 1927.

Nella chiesa è presente l'organo a canne Mascioni opus 1109, costruito nel 1991, considerato uno dei migliori della regione. Appena entrati nel convento, sulla destra, si trova una stanza che custodisce un presepio artistico allestito per il Natale del 1966, con scenografia di Matteo la Sala e suoi allievi.

Dettaglio della statua lignea di San Matteo

Un ulteriore gioiello del santuario è la biblioteca-museo, dedicata a Padre Antonio Fania da Rignano Garganico, aperta al pubblico dal 1970. Custodisce oltre 60.000 volumi, numerose opere d'arte, statue, quadri e simulacri, oltre a testimonianze sulla storia del territorio e sulla vita dei monaci.

Nell'area del convento sono conservate oltre 100.000 copie di un particolare manufatto, la cui esposizione completa è limitata dallo spazio disponibile. Questa area, di recente costituzione, si articola in due percorsi, uno all'interno della Biblioteca e l'altro nella Galleria dei Benedettini, esponendo statue devozionali familiari, un lapidarium medievale e reperti archeologici.

Storicamente, il convento era celebre per la lavorazione della lana, con un'attività di tessitura che impiegava circa 40 Fratelli laici. Fino al 1866, l'edificio fu utilizzato come lanificio.

Tradizioni e Devozione

Ancora oggi si conservano tradizioni tramandate dall'epoca, come l'unzione con l'olio della lampada vicina alla reliquia di San Matteo. Questo rito viene effettuato il 21 settembre, in occasione della festa di San Matteo, quando la statua del santo viene portata in processione dagli abitanti di Cerignola, di cui San Matteo è il santo protettore. La festa dell'Apostolo coincide con il giorno dell'equinozio d'autunno, giorno in cui le greggi tornano dai pascoli montani alla pianura, legando la devozione al ciclo della natura.

Il santuario, con la sua duplice denominazione (San Giovanni in Lamis e San Matteo), rappresenta il profondo legame storico e spirituale che questa casa religiosa ha avuto, e tuttora ha, con le popolazioni del Gargano e della Daunia.

Si consiglia di verificare la corrispondenza degli orari di apertura contattando direttamente la struttura.

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