Il significato della preghiera del Padre Nostro nel Vangelo

Il "Padre nostro" è l'unica preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli, presentandosi come un "breviario di tutto il Vangelo", come affermato da Tertulliano. È considerata la preghiera personale del battezzato e della sua famiglia, recitata al mattino, a mezzogiorno e alla sera fin dal primo secolo. La sua profonda semplicità racchiude le verità più importanti della fede e introduce al cuore del cristianesimo. Nonostante la sua familiarità, spesso viene recitata frettolosamente, senza coglierne appieno la profondità.

Esistono due versioni del "Padre nostro": quella più ampia e strutturata di Matteo (6,9-13) e quella più breve di Luca (11,2-4). Sebbene sia impossibile stabilire con certezza quale sia la forma più antica, si ritiene che il Signore abbia insegnato questa preghiera più volte, con variazioni sui temi essenziali, senza volerla fissare in una rigida formula, ma piuttosto nella sua sostanza.

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Contesto e Rilevanza del Padre Nostro

L'Origine della Preghiera

Al tempo di Gesù, ogni gruppo religioso si distingueva per una particolare formula di preghiera. Quando i discepoli iniziarono a prendere coscienza di costituire una comunità, chiesero al Maestro: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli" (Lc 11,1). Essi desideravano una preghiera che fosse il loro legame e il segno della loro appartenenza alla "famiglia" di Gesù, che esprimesse il centro del suo pensiero e della sua preghiera.

La Paternità di Dio e la Filiazione

Gesù rispose: "Quando pregate, dite: ‘Padre nostro’". Questa invocazione, "Padre", è la più importante, rivelando un Dio che ama e si prende cura di tutti i suoi figli. Giovanni Paolo II definì l'invocazione "Padre" come "il segreto, il respiro, la vita di Gesù". Fin dalle sue prime parole nel Tempio di Gerusalemme, Gesù manifestò questa consapevolezza: "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2,49). La percezione della paternità di Dio accompagna e plasma tutta la vita di Gesù. La preghiera del cristiano è la preghiera di un figlio di Dio che si rivolge al suo Padre con fiducia filiale, espressa nella liturgia con il termine greco parrhēsia, che indica "semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati".

Gesù distingue sempre tra "Padre mio" e "Padre vostro", non dicendo mai "Padre nostro" quando prega, sottolineando l'esclusività della sua relazione con Dio. Tuttavia, con la preghiera del Padre nostro, Egli rende consapevoli i suoi discepoli della loro condizione di figli di Dio, ribadendo la differenza tra la filiazione naturale e la filiazione divina adottiva, un dono gratuito di Dio.

Il Concetto di "Nostro" e la Fraternità

Il "nostro" nell'invocazione "Padre nostro" riconosce che la filiazione divina ci unisce a Cristo, "primogenito fra molti fratelli", in una vera fraternità soprannaturale. La Chiesa è questa nuova comunione tra Dio e gli uomini. La santità cristiana, pur essendo personale, non è mai individualista: se preghiamo il "Padre nostro" in verità, siamo liberati dall'individualismo dall'Amore che accogliamo. Il "nostro" e il "noi" delle ultime quattro domande non escludono nessuno; per essere detto in verità, le divisioni e gli antagonismi devono essere superati.

Questa fraternità si estende a tutti gli uomini, poiché tutti sono in qualche modo figli di Dio in quanto sue creature e sono chiamati alla santità. Il cristiano, quindi, è spronato all'apostolato, una manifestazione necessaria della filiazione e della fraternità, sentendosi partecipe del compito di avvicinare l'intera umanità a Dio. Conseguenze importanti del senso di filiazione divina sono la fiducia e l'abbandono filiale nelle mani di Dio. L'abbandono attivo, libero e consapevole di un figlio si traduce in un modo concreto di vivere la filiazione divina, l'"infanzia spirituale", che consiste nel riconoscersi non solo come un figlio, ma come un bambino che dipende in tutto da Dio.

Schema delle sette richieste del Padre Nostro

Le Sette Richieste del Padre Nostro e il Loro Significato

L'invocazione iniziale "Padre nostro che sei nei cieli" è seguita da sette richieste. Le prime tre riguardano la gloria del Padre: la santificazione del Nome, l'avvento del Regno e il compimento della Volontà divina. Le altre quattro esprimono i nostri desideri, riguardando la nostra vita per nutrirla e guarirla dal peccato, e si ricollegano al nostro combattimento per la vittoria del Bene sul Male.

1. "Sia santificato il tuo nome"

Questa prima domanda è un'implorazione affinché la santità divina risplenda e aumenti nella nostra vita. Nessuna creatura può accrescere la santità di Dio; quindi "santificare" significa riconoscere e trattare il Suo nome in maniera santa. Chiediamo che Dio stesso irradi la sua gloria, moltiplichi le meraviglie del suo amore e della sua misericordia nel mondo, e che la sua santità si manifesti in noi. Il nostro comportamento, come figli di Dio, può essere occasione di riconoscimento del suo amore o di bestemmia.

Il nome di Dio, nella tradizione biblica, indica il suo essere. Gesù ci insegna a dire al Padre: "Che la tua persona sia santificata", "Che tu sia rispettato, predicato, manifestato, riconosciuto per quello che sei: l’amore stesso. Rivela la tua santità, ossia il tuo amore". Ciò implica un impegno concreto da parte di tutti i figli di Dio a ripulire la sua immagine dalle deformazioni. L'Apostolo Paolo afferma: "Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passione e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio... Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito" (1Ts 4,3-8).

2. "Venga il tuo regno"

Questa richiesta esprime la speranza nell'avvento di un tempo nuovo in cui Dio sarà riconosciuto come Re benevolo. È il grido "Marana tha", "Vieni, Signore Gesù", che invoca la venuta finale del Regno di Dio con il ritorno di Cristo. Il Regno di Dio, già inaugurato in questo mondo con la prima venuta di Cristo e l'invio dello Spirito Santo, è "giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo". Si chiede che il Regno, annunciato e inaugurato da Gesù, si dilati, entri più profondamente nei cuori e si manifesti con chiarezza convincente nel comportamento dei cristiani. "Solo un cuore puro può dire senza trepidazione alcuna: 'Venga il tuo Regno'. Bisogna essere stati alla scuola di Paolo per dire: 'Non regni più dunque il peccato nel nostro corpo mortale' (Rm 6,12)".

Il Regno di Dio non è un movimento politico o un monopolio, ma uno specchio in cui i movimenti cristiani si confrontano con Gesù Cristo per mantenersi in tensione e conversione permanente. Non giustifica l'assenteismo, poiché Gesù non solo ha pregato, ma ha fatto il bene e combattuto il male. Si desidera che Dio possa regnare in noi con la grazia, che il suo Regno si estenda sulla terra e regni pienamente su tutti in Cielo.

3. "Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra"

La volontà di Dio è che "tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità". Gesù insegna che non si entra nel Regno dei cieli con le parole, ma "facendo la volontà del Padre mio che è nei cieli". Con questa domanda, chiediamo al Padre di unire la nostra volontà a quella del Figlio per compiere il suo Disegno di salvezza. Noi siamo radicalmente incapaci di ciò, ma uniti a Gesù e con la potenza dello Spirito Santo, possiamo consegnargli la nostra volontà. L'espressione "come in cielo così in terra" esprime il desiderio che la volontà di Dio si compia in noi sulla terra così come si è compiuta negli angeli e nei beati in Cielo. La preghiera è uno sforzo per avvicinarsi sempre più alla volontà di Dio, affinché diventi totalmente nostra.

4. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano"

Questa domanda esprime l'abbandono filiale, poiché il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario. Nel senso cristiano, riguarda il Pane di Vita: la Parola di Dio e il Corpo di Cristo ricevuto nell'Eucaristia. L'espressione "quotidiano" significa il necessario per la vita e, in senso lato, ogni bene sufficiente per il sostentamento. Non si vive di solo pane materiale; la richiesta riguarda la totalità di ciò che è necessario all'uomo per essere pienamente uomo, compresa la parola di Dio e l'eucaristia.

5. "Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori"

In questa domanda, riconosciamo il nostro peccato e ci presentiamo come peccatori, come il figlio prodigo o il pubblicano. La nostra richiesta inizia con una "confessione", riconoscendo la nostra miseria e la sua misericordia. Tuttavia, questa richiesta è accolta solo se perdoniamo chi ci offende. L'amore è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello che vediamo. Rifiutare di perdonare chiude il nostro cuore all'amore misericordioso del Padre.

6. "Non abbandonarci alla tentazione"

Questa domanda si collega alla precedente, poiché il peccato è conseguenza del libero consenso alla tentazione. Chiediamo al Padre di "non permettere di entrare" o "non lasciarci soccombere alla tentazione". Imploriamo lo Spirito di discernimento e di fortezza, poiché Dio ci dà sempre la sua grazia per superarla, ma per vincerla è necessario pregare. La nuova traduzione CEI 2008, "non abbandonarci alla tentazione", cerca di superare la difficoltà del pensiero che Dio possa indurre alla tentazione, sebbene alcuni studiosi preferiscano "non farci entrare", ritenendo che esprima meglio il paradosso della petizione senza attribuire a Dio l'istigazione. Il legame tra tentazione e paternità di Dio, vissuto da Gesù nel Getsemani e da Israele nel deserto, implica la preghiera per essere risparmiati dalle prove dolorose.

7. "Liberaci dal male"

L'ultima domanda si ricollega alla preghiera sacerdotale di Gesù: "Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno". Il Male non è un'astrazione, ma indica Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone al Disegno di Dio e alla sua opera di salvezza. Chiedendo di essere liberati dal Maligno, preghiamo contemporaneamente per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è artefice o istigatore, soprattutto dal peccato e dalla dannazione eterna. Gli altri mali e tribolazioni possono essere trasformati in beni se accettati unendosi alle sofferenze di Cristo.

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