Le Leggi di Keplero: Spiegazione Dettagliata della Terza Legge

L'astronomo e matematico tedesco Giovanni Keplero (Johannes Kepler in tedesco), a cui si deve la formulazione delle tre leggi che portano il suo nome, è uno degli scienziati più influenti della storia umana. Keplero fu protagonista, insieme a Niccolò Copernico e Galileo Galilei, di quella rivoluzione della scienza e dell'astronomia che ha cambiato per sempre la storia del genere umano. Le sue scoperte furono catalogate sotto il nome di Giovanni Keplero nei libri di scuola italiani, sebbene il suo nome originale fosse Johannes Kepler.

Il Contesto Storico-Culturale delle Scoperte di Keplero

Giovanni Keplero, nato da una famiglia umile nel 1571, venne avviato a una carriera ecclesiastica all'età di 13 anni, e nel corso della sua vita fu anche teologo e filosofo. Iniziò a studiare all'università di Tubinga nel 1588 e si convinse della validità delle teorie astronomiche di Niccolò Copernico, studi da cui derivò lo spunto per elaborare le sue famose leggi. Terminata l'università nel 1594, divenne insegnante di matematica presso la Scuola evangelica di Graz, per poi ottenere una cattedra universitaria nella stessa città.

Pochi anni dopo, fu assunto dal famoso astronomo dell'epoca Tycho Brahe nel ruolo di assistente. Brahe, ricordato per aver scoperto una nuova stella nella costellazione di Cassiopea (la supernova SN 1572), era però ancora convinto del modello geocentrico, il che generò diverse discussioni con Keplero durante il periodo in cui lavorarono insieme. Alla morte di Brahe, avvenuta nel 1602 a Praga, Keplero ereditò non solo il suo incarico di matematico, astronomo e astrologo imperiale, ma anche la mole di precise misure delle posizioni dei pianeti del Sistema Solare collezionate da Brahe.

Il contesto storico-culturale in cui Keplero si trovò era di forte fermento religioso, politico e scientifico. Copernico aveva da poco enunciato la sua teoria eliocentrica, secondo cui il Sole, e non la Terra, si trovava al centro dell'Universo. Tycho Brahe, sebbene avesse misurato con un'accuratezza eccezionale per l'epoca le posizioni dei pianeti e delle stelle, non era riuscito a trovare tra quei dati la prova certa che la Terra fosse in moto attorno al Sole. Keplero, che era un fervente eliocentrista, ereditò questi dati e iniziò un'accurata ri-analisi delle posizioni dei pianeti. Il suo desiderio più grande come scienziato era trovare un modello eliocentrico geometrico dell'Universo che fosse in accordo con le migliori osservazioni astronomiche disponibili, quelle di Brahe.

Disegno del sistema eliocentrico di Andreas Cellarius

Inizialmente, analizzando i dati sull'orbita di Marte, Keplero formulò una teoria secondo cui i pianeti si muovevano su orbite circolari attorno al Sole, inclusa la Terra. Con le sue conoscenze matematiche e l'uso astuto degli epicicli (cerchi il cui centro si trova sulla circonferenza di un altro cerchio più grande detto deferente), egli riuscì a far coincidere le sue predizioni con le misure di Tycho Brahe per tutti i punti dell'orbita di Marte, tranne due. Poiché Keplero era assolutamente convinto dell'accuratezza delle misure di Tycho Brahe, a malincuore dovette abbandonare l'idea che i pianeti si muovessero su orbite perfettamente circolari.

Illustrazione del moto retrogrado di Marte che inizialmente portò Keplero a ipotizzare orbite circolari con epicicli

Keplero iniziò così a ipotizzare che le orbite dei pianeti potessero seguire altre curve geometriche. Dato che la discrepanza con un'orbita puramente circolare era minima, egli affermò che la successiva scelta più logica dovesse essere quella delle ellissi, visto che esse, sotto opportune condizioni, possono essere ricondotte a un cerchio. Questo cambiamento di figura geometrica, seppur piccolo da un punto di vista matematico, aveva un grandissimo significato filosofico. Con l'abbandono del concetto di orbite circolari, l'ultima fondamentale assunzione del modello Tolemaico geocentrico venne a cadere, sostituito da un modello eliocentrico con orbite non circolari. Grazie a questo nuovo modello di orbite ellittiche e all'enunciazione delle tre leggi, Keplero fu finalmente in grado di spiegare, in un contesto eliocentrico, tutte le osservazioni effettuate da Tycho Brahe, portando a compimento la rivoluzione copernicana e cambiando per sempre il paradigma secondo cui l'uomo era al centro dell'Universo.

Gli ultimi anni di vita dopo aver scritto la sua terza legge furono bui per Johannes. Fu costretto ad abbandonare Graz a causa dell'intolleranza religiosa e la sua mamma fu arrestata per stregoneria. Questi eventi si inseriscono in un periodo storico di grandi conflitti, come la Guerra dei Trent'anni, che devastò l'Europa.

Le Tre Leggi di Keplero e le Loro Implicazioni

Le tre leggi di Keplero descrivono il moto dei pianeti attorno al Sole dal punto di vista matematico. Keplero intuì che i corpi celesti non fossero dotati di moto proprio, come si credeva all'epoca, ma che le stelle come il Sole esercitassero un'attrazione su ciò che orbitava intorno a loro. Le leggi furono scritte supponendo un sistema ideale, in cui le dimensioni e la massa sia delle stelle che dei pianeti non sono rilevanti (i corpi celesti sono intesi come punti materiali) e le uniche interazioni rilevanti avvengono tra stelle e pianeti, trascurando le interazioni tra i pianeti stessi.

Le prime due leggi di Keplero furono enunciate all'interno del manoscritto Astronomia Nova nel 1609, mentre la terza legge fu enunciata nel manoscritto Harmonices Mundi nel 1618.

Prima Legge di Keplero: Legge delle Orbite Ellittiche

La prima legge afferma che i pianeti orbitano intorno al Sole su orbite ellittiche, con il Sole posizionato in uno dei due fuochi dell'ellisse, detto fuoco principale. Con "orbita" si intende il tragitto compiuto dal corpo celeste intorno alla stella del suo sistema. I fuochi dell'ellisse sono i luoghi di riferimento rispetto ai quali la somma delle distanze di tutti i punti che compongono la curva da essi rimane costante. Keplero immagina quindi per i pianeti una traiettoria chiusa regolare, ma non più circolare come si era creduto fino a quel momento. Questa osservazione ruppe con la tradizionale concezione del Sistema Solare, eliminando la concezione geocentrica e stabilendo il Sole come punto di riferimento, ma soprattutto non al centro esatto, bensì su uno dei fuochi, rompendo l'idea di regolarità e perfezione geometrica.

Illustrazione della prima legge di Keplero con un pianeta su orbita ellittica attorno al Sole

È importante spiegare cos'è un'ellisse: si tratta di una delle "sezioni coniche", forme ottenute tagliando un cono con una superficie piana. Se i due fuochi di un'ellisse si avvicinano sempre di più, l'ellisse tende a trasformarsi in una circonferenza, e quando i due fuochi si sovrappongono, si ha una circonferenza. L'orbita terrestre, come la maggior parte delle orbite planetarie, è molto prossima a una circonferenza, tanto che sarebbe difficile accorgersi della sua ellitticità senza il Sole in uno dei fuochi.

Seconda Legge di Keplero: Legge delle Aree

La seconda legge di Keplero si focalizza sull'ampiezza dell'orbita anziché sulla sua forma, ed è chiamata anche legge delle aree. Il suo enunciato afferma che il raggio vettore (una linea immaginaria che collega un pianeta al Sole) tracciato tra il centro del pianeta e del Sole descrive aree uguali in intervalli di tempo uguali. Questo significa che, indipendentemente dal punto dell'orbita da cui si parte, se si comparano le aree descritte in tempi uguali, queste coincideranno, anche se la forma "disegnata" dal raggio sarà diversa.

TEORIA Le leggi di Keplero ZANICHELLI

L'implicazione principale di questa legge è che i pianeti si muovono a velocità diverse lungo l'orbita ellittica attorno al Sole. La velocità è massima in corrispondenza del perielio (il punto dell'ellisse più vicino al Sole), mentre è minima in corrispondenza dell'afelio (il punto dell'ellisse più distante dal Sole). La velocità aerolare (variazione della superficie secondo il tempo) risulta costante, e l'attrazione esercitata dalla stella (Sole) verso i pianeti è a livello centrale. Quando il pianeta si allontana dal Sole, perde energia per vincere la forza di gravità, rallentando, e la riguadagna quando ritorna indietro.

Un metodo rapido per verificare questa asimmetria è osservare che, se l'orbita fosse esattamente circolare, la Terra si muoverebbe a velocità costante e passerebbe lo stesso tempo nella metà estiva e nella metà invernale della sua orbita. In realtà, la Terra sta due giorni in più nella metà invernale, il che è coerente con il raggiungimento della minima distanza dal Sole (perielio) attorno al 4 gennaio.

Terza Legge di Keplero: Legge dei Periodi

La terza legge di Keplero fu enunciata nel 1618 ed è in un certo senso una formulazione più dettagliata della seconda. Essa afferma che, in conseguenza delle prime due, il periodo di rivoluzione di un pianeta attorno al Sole è strettamente legato alla sua distanza media da esso. Più precisamente, esprimendo il periodo di rivoluzione in anni e la distanza (intesa come il semi-asse maggiore dell'orbita ellittica) in unità astronomiche (UA), la distanza media Terra-Sole pari a circa 150 milioni di chilometri, allora il periodo di rivoluzione al quadrato è proporzionale al semi-asse maggiore dell'orbita al cubo.

L'espressione formulare per la terza legge di Keplero è: T2 = k ∙ r3.

  • T2 rappresenta il quadrato del tempo di rivoluzione (periodo per completare l'orbita).
  • k è la costante di Keplero.
  • r3 rappresenta il cubo del raggio, ossia la distanza media fra il centro del pianeta e quello del Sole (il semi-asse maggiore dell'orbita).
Grafico che mostra la terza legge di Keplero con i pianeti più vicini aventi i periodi di rivoluzione più piccoli

L'implicazione principale di questa legge è che più un pianeta è lontano dal Sole, più tempo impiegherà a compiere un'orbita completa attorno ad esso. La costante "k" è un numero uguale per tutti i pianeti e non dipende dalla massa del pianeta, solo dalle dimensioni dell'orbita.

Ad esempio, Mercurio, il pianeta più vicino al Sole (a circa 58 milioni di chilometri), impiega solo 88 giorni per compiere un'orbita completa, mentre Nettuno, il pianeta più lontano (a circa 4.5 miliardi di chilometri), impiega ben 165 anni per orbitare attorno al Sole. Se un pianeta è più interno rispetto a un altro, si muoverà più velocemente e impiegherà meno tempo per percorrere la sua orbita. Se il rapporto tra le distanze di due pianeti dal Sole è 1,5874..., allora il rapporto tra i loro periodi al quadrato sarà (1,5874)3 ≈ 4. Di conseguenza, il rapporto tra i periodi sarà la radice quadrata di 4, cioè 2. Questo significa che il pianeta esterno impiegherà il doppio del tempo del pianeta interno per completare la sua orbita.

TEORIA Le leggi di Keplero ZANICHELLI

L'unità astronomica, espressa in chilometri, vale circa 150.000.000 km. Innumerevoli tentativi sono stati fatti per ricavarla, a partire dall'astronomo greco Aristarco, e il risultato fu ottenuto per la prima volta con una certa accuratezza nel 1672.

La terza legge di Keplero è fondamentale per risolvere vari problemi astronomici, come calcolare il tempo necessario per raggiungere Marte con l'orbita più efficiente, chiamata "Orbita di trasferimento di Hohmann". Per Marte, con un semi-asse maggiore dell'orbita di 1,524 UA, il tempo di trasferimento corrisponde a circa 8,5 mesi.

L'Origine Fisica delle Leggi

Keplero formulò queste leggi da un punto di vista puramente empirico, basandosi sulle osservazioni. Egli non era però a conoscenza della ragione fisica che portava i pianeti a orbitare su delle ellissi. Era chiaro dalla formulazione delle leggi che dovesse esistere una qualche forma di forza a distanza che facesse orbitare i pianeti intorno al Sole, ma l'origine, la direzione e l'intensità di questa forza erano sconosciute a Keplero.

Si dovette attendere l'avvento di Isaac Newton e la formulazione della sua teoria della gravitazione universale per rendersi conto che è la forza di gravità la ragione fisica, l'origine dietro le leggi di Keplero. Newton, partendo dalla legge di gravitazione universale, fu in grado di derivare matematicamente le tre leggi di Keplero.

Utilizzando la teoria della gravitazione universale, le implicazioni delle leggi di Keplero diventano chiare:

  • La prima legge suggerisce che i corpi sono sottoposti a una forza di attrazione che li fa orbitare tra loro.
  • La seconda legge dà informazioni sulla direzione di questa forza, dal momento che è possibile provare matematicamente che non vi è nessuna componente perpendicolare al piano su cui si svolge l'orbita, per cui la direzione è lungo la congiungente Sole-pianeta.
  • La terza legge dà informazioni sull'intensità di questa forza: l'osservazione che il periodo di rivoluzione è proporzionale al cubo del semi-asse maggiore dell'orbita ellittica implica che la forza gravitazionale che agisce tra i due corpi varia con l'inverso del quadrato delle distanze tra Sole e pianeta. Se la distanza tra il Sole e il pianeta raddoppia, allora la forza di attrazione si riduce di un quarto.

In realtà, i pianeti non orbitano attorno al Sole, ma attorno a un comune centro di gravità. Il Sole risente della presenza anche di Giove, Saturno, ecc., e la situazione risultante è piuttosto complicata. Questo principio è importante perché aiuta a scoprire se altre stelle possiedono dei pianeti, attraverso il rilevamento delle piccole oscillazioni che la stella compie attorno al baricentro del sistema.

Oltre le Leggi di Keplero

Grazie alle leggi di Keplero e alla teoria della gravitazione universale, gli astronomi sono stati in grado di predire le posizioni dei pianeti nel Sistema Solare e di scoprirne anche di nuovi, come il caso di Nettuno, scoperto nel 1846 grazie allo studio delle perturbazioni dell'orbita di Urano rispetto a quelle predette dalle leggi di gravitazione universale di Newton.

Animazione della precessione del perielio dell’orbita di Mercurio

Al giorno d'oggi, sappiamo che le leggi di Keplero sono un'ottima descrizione dell'orbita dei pianeti fintanto che essi non si trovano troppo vicini alla loro stella, cioè in condizioni di campo gravitazionale debole. È emblematico il caso della precessione del perielio dell'orbita di Mercurio, ovvero della rotazione del punto più vicino dell'orbita al Sole nel corso del tempo. Tramite un'accurata analisi delle sue posizioni, gli astronomi si resero conto che il grado di precessione dell'orbita di Mercurio non poteva essere spiegato con la teoria della gravitazione universale e che quindi Mercurio non soddisfa completamente le leggi di Keplero.

Fu solo con la formulazione della teoria della Relatività Generale di Einstein che questo mistero venne risolto e attribuito all'effetto di distorsione dello spazio-tempo operato dal Sole sull'orbita di Mercurio, il quale, essendo il pianeta più vicino al Sole, risulta essere l'unico per cui questo effetto è misurabile. Le leggi di Keplero, come le conosciamo ora, consentono tutte le sezioni coniche, e le parabole sono molto simili alle orbite delle comete non periodiche che iniziano da molto, molto lontano.

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