Il Significato Biblico della Concupiscenza

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La concupiscenza, un termine di profondo significato teologico e spirituale, è ampiamente trattata nelle Sacre Scritture. Comprendere la sua natura è fondamentale per la vita cristiana, poiché essa rappresenta una delle principali sfide per la purezza del cuore e la fedeltà a Dio. Nel contesto del Cristianesimo, la concupiscenza si riferisce a un desiderio intenso e smodato, spesso di natura sessuale, ma anche legato ad altri piaceri sensuali e beni terreni. È una forte inclinazione o brama che può spingere gli individui verso il peccato, rendendo difficile resistere alle tentazioni.

L'Etimologia e le Diverse Accezioni di "Concupiscenza"

Concupiscenza: Desiderio Ardente, Positivo o Negativo

La maggior parte delle parole tradotte nella Bibbia come "concupiscenza" derivano dall'ebraico ta'wah e dal greco ἐπιθυμία (epithymia), che significano "un desiderio ardente" o "brama di un oggetto qualsiasi". Questo forte desiderio può assumere una connotazione sia positiva che negativa, a seconda dell'oggetto del desiderio e delle motivazioni che lo animano. Dio ha creato il cuore umano con la capacità di desiderare ardentemente, affinché bramiamo Lui e la Sua giustizia (Salmo 42:1-2; 73:25). Si parla, ad esempio, del desiderio della sapienza (Ecclesiaste 1:39) o dell'amore per la legge divina (Salmo 119:20). Persino Gesù l'ha usata per esprimere l'ansia profonda con cui attese l'ultima cena: "ἐπιθυμίᾳ ἐπεθύμησα τοῦτο τὸ πάσχα φαγεῖν μεθ’ ὑμῶν πρὸ τοῦ με παθεῖν" (Luca 22:15, "Ho ardentemente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire").

Tuttavia, il più delle volte, la concupiscenza si riferisce a desideri e bramosie contrarie alla retta ragione, specialmente nel campo della psiche e della sensualità (Tobia 3:16; Giuditta 12:16; Ecclesiaste 23:6; Ezechiele 23:16; Colossesi 3:5). È in base a questo uso preferenziale che nel Nuovo Testamento la concupiscenza acquista un significato nettamente definito e diventa un caposaldo nel dominio della teologia.

rappresentazione concettuale della concupiscenza come fuoco che può distruggere o illuminare

Concupiscenza come Fenomeno di Colpa e Rivelatore del Peccato

Secondo le Sacre Scritture, da Adamo in poi, la concupiscenza rappresenta nella storia della salvezza la situazione in cui il peccato si manifesta in modo particolare. La concupiscenza è vista come una tendenza al peccato derivante dal peccato originale, che può offuscare la ragione e portare a trasgressioni morali. Considerata alla luce dell'esistenza che Dio aveva all'inizio destinato all'uomo, essa rappresenta una deficienza della capacità decisionale. È perciò conseguenza del peccato originale e stimolo al peccato personale.

La Bibbia chiarisce che la concupiscenza è una delle cose del mondo, non provenendo da Dio. Come è scritto in 1 Giovanni 2:16-17 (NR): "Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo." La concupiscenza in sé è un comportamento peccaminoso e spesso è usata come scusa per continuare a peccare. In 2 Pietro 1:4, si legge che i cristiani sono "sfuggiti alla corruzione che è nel mondo mediante la concupiscenza."

L'apostolo Paolo, in particolare, è stato un "principale artefice" nel definire teologicamente la concupiscenza. Egli stabilisce quasi due principi di azione nell'uomo, la carne e lo spirito, che combattono inconciliabilmente per la mutua distruzione, appoggiati dalle rispettive "opere della carne" e "frutti dello spirito" (Galati 5:16-25). Paolo afferma: "Realmente io non avrei conosciuto il peccato se non fosse stato per la Legge; e, per esempio, non avrei conosciuto la concupiscenza se la Legge non avesse detto: ‘Non devi concupire’." (Romani 7:7). Tuttavia, il peccato, ricevendo "occasione" (o una spinta) dal comandamento, produsse in lui ogni sorta di concupiscenza, poiché senza la legge il peccato era morto. Ciò dimostra come la Legge, pur non essendo peccato, abbia rivelato la presenza del peccato e della concupiscenza nell'uomo. La concupiscenza, pur non essendo di per sé la tentazione né il peccato, è quella "legge" che, sebbene ripugnante alla mente, vincola le membra dell'uomo - la sua psiche, il suo sentimento e il suo soma - rendendolo schiavo del peccato (Romani 7:23). Questa "legge" di schiavitù si rivelò nelle membra dell'uomo subito dopo il peccato originale (Genesi 3:7 ss.).

La Concupiscenza nel Contesto del Peccato Originale

L'Innocenza Originaria e il Significato Sponsale del Corpo

Il racconto biblico della Genesi offre una profonda comprensione della natura della concupiscenza, mettendola in relazione diretta con il peccato originale. Prima della trasgressione, l'uomo e la donna vivevano in piena comunione tra di loro e con il creato, in uno stato di innocenza originaria. I loro occhi erano puri, capaci di guardare l'altro solo per amarlo e volerne il bene. Il capitolo secondo della Genesi si conclude con il verso 25: "Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna."

In questo stato, la loro nudità non generava vergogna perché non avevano commesso nulla di cui vergognarsi e non avevano nulla da nascondere. Il loro sguardo era capace di penetrare il mistero che racchiudeva la corporeità, incentrato sul significato sponsale, cioè riferito alla comunione tra i due. Tra i due vi era una grande intimità, e ciascuno guardava il corpo dell'altro come se fosse il proprio, senza imbarazzo. Come scrive Giovanni Paolo II, il corpo, con il suo sesso, "racchiude fin dal principio, l’attributo sponsale, cioè la capacità di esprimere quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono e - mediante questo dono - attua il senso stesso del suo essere ed esistere." Il valore unico della persona può essere affermato attraverso il dono di sé che passa anche attraverso la sessualità, coinvolgendo l'intera persona, ma questo dono deve essere libero da ogni costrizione.

illustrazione di Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden prima della caduta, che si guardano con purezza e senza vergogna

La Caduta e la Nascita della Concupiscenza

Le cose cambiano radicalmente dopo la trasgressione, ovvero il mangiare il frutto della conoscenza del bene e del male. La comunione presente tra i due, in seguito a tale infausto gesto, si trasforma in complicità. Non si guarda, infatti, una persona allo stesso modo quando si viene a conoscenza di una sua colpa. La vergogna, che scaturisce dal peccato, introduce tra Adamo ed Eva una grande distanza, distruggendo l'"una sola carne".

È proprio in questo momento che il primo uomo e la prima donna non possono più fare esperienza di quella nudità originaria nella quale il corpo era capace di manifestare tutta la profondità dell’essere umano, quando ciascuno poteva vedere l'altro con lo sguardo di Dio secondo la verità del suo essere. Quando entrambi cessano di essere l'uno per l'altro un dono "disinteressato", come era in principio, allora vedono che "sono nudi" e nasce, tra loro, il riserbo e il pudore. Quest'ultimo è l’agire per indirizzare lo sguardo dell’altro non su ciò che si possiede, a livello fisico e sessuale, ma su ciò che si è, e quindi, verso gli occhi e l'anima. L'uomo ora non riesce a dominare il proprio corpo con la stessa naturalezza dell'uomo dell'innocenza originaria. L'immagine di Dio, impressa nella creatura, subisce un danno.

La concupiscenza, definita come uno "sguardo distorto", indirizza i desideri dell'uomo e della donna verso l'appagamento del corpo, spesso a discapito di un'autentica e piena comunione delle persone. A motivo del corpo, l'uomo diviene oggetto per l'uomo, e la concupiscenza trasforma i rapporti personali riducendoli al corpo e al sesso, rendendoli incapaci di accogliere il dono reciproco della persona, con la conseguente perdita della libertà interiore del dono. Il peccato limita e deforma quell'oggettivo modo di esistere del corpo: il cuore dell'uomo sembra non riuscire più a raggiungere quella profonda unione personale, trasformando il desiderio in una semplice attrazione fisica al pari del mondo animale.

La differenza sessuale, avvertita dopo il peccato, è compresa come un elemento di reciproca contrapposizione tra persone. In Genesi 3:16, nel monologo di Dio, viene sottolineato il futuro rapporto di entrambi: "Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà." Queste parole indicano non solo una disuguaglianza sociale, ma una mancanza di piena unità nella relazione tra uomo e donna, minacciati dall'insaziabilità del desiderio di quell'unione che non cessa di attrarre, pur essendo stata pensata per la "comunione".

Il peccato originale

Concupiscenza: Avidità, Idolatria e Ammonimenti Biblici

Il "Desiderio di Avere di Più" e le Sue Conseguenze

Il sostantivo greco pleonexìa significa letteralmente "desiderio di avere di più" ed è usato nella Bibbia nel senso di "avidità", "cupidigia" e "concupiscenza". Sono pertanto opportuni i molti avvertimenti della Bibbia contro l’avidità e la concupiscenza ad essa correlata. Secondo il dizionario, avidità e concupiscenza sono entrambe manifestazioni di un "desiderio intenso e smodato".

La concupiscenza è una forma di avidità specialmente biasimevole per il fatto che la persona che concupisce non solo vuole le cose per sé, ma rivolge i propri pensieri a cose che appartengono legittimamente ad altri. L'uomo bramoso ne pagherà le conseguenze, come scritto in Proverbi 6:25-29 (NR): "Non desiderare in cuor tuo la sua bellezza, non ti lasciar prendere dalle sue palpebre; poiché per una donna corrotta uno si riduce a un pezzo di pane, e la donna adultera sta in agguato contro una vita preziosa. Uno si metterà forse del fuoco in petto senza che i suoi abiti si brucino? Camminerà forse sui carboni accesi senza scottarsi i piedi?"

Gesù stesso mise in guardia contro la concupiscenza, affermando: "Tenete gli occhi aperti e guardatevi da ogni sorta di concupiscenza, perché anche quando uno ha abbondanza la sua vita non dipende dalle cose che possiede." (Luca 12:15; cfr. Marco 4:19).

La Concupiscenza come Idolatria

L'apostolo Paolo collega strettamente la concupiscenza all'idolatria. Egli esorta i cristiani a "fare morire le membra del vostro corpo che sono sulla terra" rispetto a desideri peccaminosi: "Fate morire perciò le membra del vostro corpo che sono sulla terra rispetto a fornicazione, impurità, appetito sessuale, desideri dannosi e concupiscenza, che è idolatria." (Colossesi 3:5). Questa affermazione sottolinea la gravità della concupiscenza: quando un desiderio smodato per qualcosa a cui non si ha diritto prende il sopravvento, si sta essenzialmente adorando quella cosa o quel desiderio al posto di Dio, trasformandolo in un idolo. I cristiani stanno anche in guardia contro l’avidità e la concupiscenza, forme di idolatria strettamente collegate fra loro.

infografica che illustra il collegamento tra concupiscenza, avidità e idolatria

La Dinamica della Concupiscenza e la Via della Liberazione

La Progression dalla Tentazione al Peccato

Giacomo 1:14-15 (NR) mostra la progressione naturale della concupiscenza sfrenata: "Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quand’è compiuto, produce la morte." Secondo questo passaggio, la concupiscenza peccatrice inizia con un desiderio malvagio. Essere tentati dal diavolo non è peccato, poiché anche Gesù fu tentato (Matteo 4:1). Il peccato comincia quando il desiderio malvagio "ci trascina" via da dove dovrebbero trovarsi i nostri cuori.

Quando un desiderio malvagio si presenta, abbiamo una scelta: possiamo respingerlo come fece Gesù (Matteo 4:10) o possiamo soccombere. La ragione per cui siamo "trascinati" dalla tentazione è che siamo "adescati," come un pesce attirato da un'esca sulla canna da pesca. Una volta abboccato, il pesce può essere "trascinato." L'esitazione apre le porte all'attrattiva, come descritto in Romani 13:14 (NR): "Non prendetevi cura della carne per soddisfarne le sue concupiscenze." Come il pesce incauto, afferriamo il pensiero tentatore, assaporiamo la fantasia e immaginiamo scenari peccaminosi, credendo che ci delizierà e ci farà sentire soddisfatti. Ma è una sciocchezza.

Il passo successivo, nella caduta progressiva verso la tentazione, è che "il desiderio concepisce." La concupiscenza è come un seme, un pensiero ripieno di un desiderio sbagliato. Se permettiamo ai semi della concupiscenza di germinare, diventeranno qualcosa di più grande, più potente, più difficile da sradicare. La tentazione diventa peccato quando le viene permesso di germinare, e il desiderio prende vita propria.

Il peccato originale

Vincere la Concupiscenza: Il Ruolo della Legge e della Grazia

Il decimo comandamento della Legge mosaica impedisce di desiderare ciò che non ci appartiene (Deuteronomio 5:21; Romani 13:9), stabilendo un chiaro divieto della concupiscenza. Questa legge era una guida per evitare comportamenti peccaminosi, ma anche un rivelatore della condizione interiore dell'uomo. Geova era a conoscenza quando un israelita disubbidiva alla legge sulla concupiscenza.

Tuttavia, la grazia di Dio ci permette di dire "no" alla concupiscenza. È scritto in Tito 2:11-12 (NR): "Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo." Per rompere la catena della servitù e tornare al pieno equilibrio dell'essere, bisogna rinascere a vita novella mediante la mistica morte insieme al Cristo nel battesimo, da cui anche insieme al Cristo si risorge come "novella creatura" (Romani 6:6; Galati 6:15). Sebbene il battesimo diminuisca la concupiscenza, non la elimina completamente, rendendo necessaria una continua lotta spirituale.

Per combattere la concupiscenza, è essenziale "fuggire le passioni giovanili" (2 Timoteo 2:22), agendo immediatamente come fece Giuseppe quando fu tentato dalla moglie di Potifar (Genesi 39:11-12). Quando incontriamo la tentazione, dovremmo immediatamente respingerla. Dobbiamo permettere allo Spirito Santo di tenere i nostri pensieri dove Egli vuole che si trovino, rendendo "sottomesso ogni pensiero all'ubbidienza di Cristo" (2 Corinzi 10:5). Pratiche ascetiche come il digiuno, l'elemosina e la preghiera sono considerate mezzi per combattere la concupiscenza e domare i desideri disordinati. La virtù della temperanza aiuta a moderare i desideri legati al piacere fisico.

Solo quando i nostri cuori sono dedicati alla gloria di Dio possiamo sconfiggere i desideri invadenti e conquistare la concupiscenza. Quando ci affidiamo al Signore, scopriamo che i nostri bisogni sono soddisfatti dalla relazione con Lui. L'uomo e la donna possono diventare dono se ognuno di loro domina se stesso. Le parole di Gesù nel Discorso della Montagna in Matteo 5:28, "Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore", spostano il significato dell'adulterio dal corpo al cuore. Gesù insiste sul significato dell'adulterio del cuore perché esso rivela ciò che è nell'intimo dell'uomo e riguarda la dignità e la totalità della persona. Tale adulterio viene commesso ogni volta che un uomo guarda una donna come oggetto di soddisfacimento personale, riducendola a tale, e vale anche quando un marito guarda sua moglie in questo modo, infrangendo l'amore, il rispetto e la grazia sacramentale.

Se l'uomo accetterà l'invito del Maestro a liberarsi dalla concupiscenza del peccato, allora potrà risentire nel suo intimo l'eco di quel principio che lo chiama alla Verità, all'Amore, alla Libertà e alla spontaneità del cuore, senza soffocare i suoi nobili desideri e le sue nobili aspirazioni.

illustrazione di una persona che prega o medita, simboleggiando la lotta spirituale e la vittoria sulla concupiscenza attraverso la grazia

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