La figura di Sant'Agostino, uno dei più influenti Padri della Chiesa, è indissolubilmente legata a un profondo e complesso rapporto con le Sacre Scritture. La sua vita, segnata da un'intensa ricerca intellettuale e spirituale, lo portò a sviluppare un approccio ermeneutico che, sebbene non si avvalesse delle moderne "concordanze bibliche" nel senso stretto del termine, ne anticipava lo spirito di analisi sistematica e di ricerca del senso profondo del testo.

L'Incontro di Agostino con la Bibbia: Dalla Diffidenza alla Rivelazione
Nato a Tagaste il 13 novembre del 354, Agostino fu influenzato dalla madre, Monnica, che si premurò di infondere in lui i semi della vera religione. I suoi studi iniziarono a Tagaste e proseguirono a Madaura, dove sviluppò un grande amore per gli scrittori latini, specialmente per Virgilio, ma scarso interesse per la lingua greca e per Omero. A Cartagine, dove si recò per il corso quadriennale di retorica, Agostino subì una duplice crisi: le passioni giovanili e il desiderio ardentissimo della sapienza, acceso dalla lettura dell'Hortensius di Cicerone. In questo periodo, le pagine della Bibbia gli parvero inizialmente "rozze e spregevoli" per il suo raffinato gusto letterario e il suo spirito orgoglioso, spingendolo ad aderire al manicheismo.
Il percorso di Agostino verso la comprensione e l'accettazione delle Scritture fu graduale. Il suo "impatto con la semplicità del racconto biblico era stato duro" quando era più giovane. Solo qualche anno più tardi egli capì che le disposizioni per leggere la Bibbia non sono solo quelle linguistiche. Nelle sue Confessioni (3,5,9) scrive: "Mi proposi di rivolgere la mia attenzione alle sacre Scritture per vedere come fossero. Ed ecco cosa vedo: un oggetto oscuro ai superbi e non meno velato ai fanciulli, un ingresso basso, poi un andito sublime e avvolto di misteri. Io non ero capace di superare l’ingresso o piegare il collo ai suoi passi." La sua conversione, a Milano, fu un momento cruciale, maturato anche grazie alla predicazione di Sant'Ambrogio, che, con un sano allegorismo, rese chiari e accettabili i passi biblici criticati dai manichei. Il momento decisivo avvenne nel giardino annesso alla sua casa, quando, udendo una voce infantile pronunciare "Tolle, lege; tolle, lege!", aprì il codice dell'epistolario paolino e lesse la sentenza di Romani 13, 13-14, avvertendo un radicale cambiamento interiore: una luce rischiarò la sua intelligenza, una pace serena si diffuse nel suo cuore e una forza arcana animò la sua volontà.
I Principi Ermeneutici Agostiniani: Amore, Verità e Comunicazione
Nei suoi Sermones sul Nuovo Testamento, Agostino superò le sue iniziali difficoltà nell'affrontare il testo biblico, offrendo saggi sulla Parola di Dio come fondamento della fede e della ricerca della verità. Egli affermava che "ogni uomo desidera la verità e la vita" (ser. 141,1 e 150,10) e che la "soave verità" (ser. 153,10) è godibile già in questa vita. Essa purifica l'anima e rende liberi (ser. 134,2,6).
Agostino articolò uno schema generale per aiutare il lettore della Bibbia a comprenderla correttamente e utilizzarla per un vissuto cristiano. Questo schema si basava su due assi interdipendenti: il rapporto tra il contenuto (la rivelazione nelle Scritture) e i mezzi che lo esprimono (le Scritture come segni); e una chiave esterna di lettura per determinare il rapporto tra contenuto e mezzo espressivo, qualora quest'ultimo si rivelasse insufficiente. Concluse il primo libro del De doctrina christiana affermando che "compimento e fine della Legge e di tutte le divine Scritture è l’amore della realtà di cui si deve godere e della realtà che può goderne insieme con noi" (I, 35,39). L'aiuto delle scienze umane per la lettura del testo sacro conserva il suo valore, purché esse siano animate non "dalla scienza che gonfia, bensì dalla carità che edifica."
Quando era vescovo d'Ippona, Agostino propose come chiave di lettura delle Sacre Scritture (il principio ermeneutico) il comandamento dell'amore di Dio e del prossimo. Questo principio, maturato anche nella controversia tra cattolici e donatisti, superava la dimensione funzionale, essendo strettamente connesso alla natura della rivelazione biblica: una parola rivolta all'uomo per la sua salvezza.
Riguardo alla comunicazione della verità, Agostino sottolineava l'importanza di adattare il linguaggio all'uditore. Scrisse: "Parlerò in tono più facile perché la mia parola giunga a tutti" (ser. 23,8). Insisteva sul rispetto dell'uditore, impiegando il sermo humilis, ovvero la lingua parlata dalla gente comune, e aggiunse altre due categorie per l'evangelizzazione: utilia e apta. I termini utilia indicavano il rispetto della parola di Dio come medicina di salvezza, mentre apta si riferivano al rispetto dovuto all'interlocutore affinché potesse ricevere e accogliere il messaggio (De praedestinatione sanctorum, 428-429). Nel De dono perseverantiae, notava come il non rispetto di questa modalità evangelizzativa potesse nuocere all'uomo malato. Per Agostino, la rivelazione del Padre nel cuore dell'uomo è la dolce attrazione che porta alla salvezza, e il modo di porgere la verità deve adeguarsi alla natura della verità stessa (Cristo come soave salvezza) e alle capacità di ricezione dell'uditore.

Le Polemiche Dottrinali e l'Esegesi Agostiniana
Il periodo del suo episcopato fu caratterizzato da intense polemiche dottrinali che lo costrinsero a un'analisi profonda e sistematica delle Scritture, anticipando, in un certo senso, la funzione delle concordanze. Le sue battaglie contro il Manicheismo, il Donatismo e il Pelagianismo gli offrirono l'opportunità di elaborare, esporre e difendere un sistema dottrinale che costituisce il titolo migliore della sua gloria. Queste controversie richiedevano una conoscenza meticolosa dei testi biblici per argomentare e confutare le posizioni avversarie, portando Agostino a confrontare e interpretare incessantemente passaggi scritturistici.
- La polemica antimanichea, iniziata a Roma nel 388, fu proseguita sino al 405 e ripresa in seguito.
- La polemica contro il donatismo, riaperta da Agostino, si concentrò sull'efficacia obiettiva dei sacramenti e sulla costituzione della Chiesa, culminando nella conferenza di Cartagine del 411. Agostino si persuase che il rigore delle leggi imperiali contro i donatisti fosse salutare, non pernicioso.
- La polemica contro il pelagianismo lo tenne occupato fino agli ultimi giorni della sua vita. Questa controversia, incentrata sul dogma del peccato originale e della necessità della grazia, segnò il trionfo della campagna di Agostino con la Tractoria di papa Zosimo (418), condannando i novatori Pelagio e Celestio.
In queste lunghe e articolate contese, la sua capacità di richiamare, interpretare e connettere testi biblici diversi per sostenere la propria argomentazione dimostra una padronanza del testo sacro che oggi sarebbe facilitata dall'uso di concordanze.
Le Concordanze Bibliche: Storia e Tipologie
Le concordanze bibliche sono strumenti esegetici indispensabili, raccolte secondo l'ordine alfabetico, che elencano voci (verbali) o idee (reali) della Bibbia, con rinvio ai luoghi precisi che le contengono. Le concordanze verbali permettono di riscontrare in quali passi un termine sia usato, per fissarne il senso e ritrovare facilmente un brano. Le concordanze reali offrono i vari passi che si riferiscono a un'idea, un episodio, ecc., risultando un prontuario prezioso per l'esegeta.
Origini e Sviluppo delle Concordanze Verbali
Le prime concordanze verbali sorsero nel XIII secolo sul testo della Vulgata latina. Tra i pionieri si ricordano:
- Il domenicano Ugo di San Caro e Ugo di s. Vittore, le cui opere furono poi stampate, la prima a Strasburgo nel 1475, la seconda riveduta solo nel 1606 ad Anversa.
- Altre importanti concordanze latine includono quella di Roberto Stefano (Parigi 1555), quelle successive alla Vulgata sisto-clementina del gesuita Gaspare di Zamora (Roma 1627) e dei Benedettini di Wessobrunn (Augusta 1751).
- Tra le edizioni più note del XIX e XX secolo, si distinguono quelle di F. P. Dutripon (Parigi 1838, 8ª ed. 1880), di M. Bechis (Torino 1887 s.), la manuale di De Raze - E. de Lachaud - J. B. Flandrin (Parigi - Lione 1891, 21ª ed. 1939) e quella dei gesuiti E. Peultier - L. Etienne - L. Gantois (Parigi 1897, 2ª ed. 1939).
Concordanze Ebraiche e Greche
Anche per i testi originali della Bibbia si svilupparono importanti concordanze:
- Tra i compilatori di concordanze verbali ebraiche, si ricordano Isacco Nathan (1437-45), Mario Calassio (Roma 1621), il protestante Buxtorf senior (Basilea 1632) e l'ebreo S. Mandelkern (Lipsia 1896-1900, 2ª ed. Berlino 1925, considerata la migliore).
- Per le concordanze greche dell'Antico Testamento, è ottima quella degli anglicani E. Hatch - H. A. Redpath (Oxford 1892-97). Per il Nuovo Testamento, spiccano le complete di C. H. Bruder (Lipsia 1842) e di W. Moulton - A. S. Geden (Edimburgo 1897, 3ª ed. 1920), oltre alla manuale di O. Schmoller (Gutersloh 1869, 6ª ed. Stoccarda 1931).
Le Concordanze Reali
La prima concordanza reale fu compilata da Sant'Antonio da Padova, con scopi unicamente oratori (stampata nel 1624). Oltre al sempre utilizzato Thesaurus biblicus di Ph. Merz (Augusta 1733), sono da ricordare le concordanze più scientifiche di G. Allot (Anversa 1577), di A. Calmet (Parigi 1722), di G. Vespasiano (Venezia 1858) e la Realia biblica di M. Hagen (Parigi 1914).
Il Valore Delle Concordanze nell'Esegesi Contemporanea
Mentre Sant'Agostino, nel IV e V secolo, doveva affidarsi alla sua prodigiosa memoria e a una lettura incessante e approfondita dei testi sacri per condurre le sue esegesi e le sue polemiche, le concordanze bibliche moderne offrono un accesso immediato e sistematico alle ricorrenze di parole e concetti. Questo permette non solo di rintracciare rapidamente riferimenti, ma anche di condurre studi tematici approfonditi, di analizzare l'evoluzione semantica di un termine e di cogliere le connessioni tra diversi libri della Bibbia. In questo senso, le concordanze svolgono un ruolo analogo all'infaticabile lavoro intellettuale di Agostino, facilitando la comprensione della "verità" e della "vita" contenute nelle Scritture, in linea con i suoi stessi principi ermeneutici.
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