Visto dal Friuli, quanto è successo a Roma in occasione della Seconda assemblea delle Chiese in Italia, nel corso del cammino sinodale nazionale, può sembrare un incidente di percorso. Invece è proprio uno dei modi in cui si esprime la sinodalità, che non è esente da «momenti di tensione» (per usare le parole di mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale) e tantomeno da errori.

La Seconda Assemblea delle Chiese in Italia a Roma: Temi e Criticità
L'Assemblea si è aperta e chiusa con due interventi di Papa Francesco: il primo, riservato, con i Vescovi e il secondo aperto anche ai referenti diocesani del Cammino sinodale. Ma cosa è successo in riva al Tevere e perché ha destato scalpore?
I Temi Prioritari Emersi dalle Proposizioni
Entrando nel merito del documento, le Proposizioni ritenute prioritarie nella prima delle sue tre parti (che a Roma sono state definite tali da 8 gruppi di lavoro su 10) sono state quelle legate all’accompagnamento di persone in situazioni affettive particolari (un tema non riconducibile alla sola omosessualità, ma esteso anche a chi vive una separazione o una nuova unione, di fatto una larga parte della popolazione), agli ambienti educativi e all’accompagnamento personale dei giovani.
Nella seconda parte del testo, ben più urgenti (perché votate da 8 gruppi su 8), si trovano le Proposizioni sulla formazione degli adulti e sul rinnovo dell’Iniziazione cristiana. Nella terza parte, i temi più urgenti sono la responsabilità ecclesiale e pastorale delle donne (9 gruppi su 10) e l’obbligatorietà dei consigli pastorali (8 su 10). Questi temi, talvolta enormi e delicati, sono stati riassunti in appena 5-6 righe ciascuno.

Criticità e Disappunto sull'Elaborazione del Documento
La critica levatasi dall’Assemblea sta proprio qui, più che sui contenuti in sé. Una volta approvate, le Proposizioni sarebbero dovute passare al tavolo dell’Assemblea generale dei Vescovi, prevista a maggio, per la discussione e l’approvazione da parte dei successori degli apostoli. Ma lo Spirito, come ha ricordato lo stesso mons. Castellucci, ha un programma diverso: «Non mira al livellamento e all’uniformità, ma alla comunione, che è armonia delle diversità e ricerca di una sintesi superiore».
Non si è trattato di un nulla di fatto, ma semplicemente della necessità di tempo per elaborare al meglio le istanze di un documento, quello delle 50 Proposizioni, che Castellucci ha definito «di fatto inadeguato» e «non maturo». Il processo è stato considerato troppo frettoloso: dopo la prima Assemblea di novembre, le Diocesi hanno inviato le proprie osservazioni entro il 2 marzo; la sintesi - redatta una prima volta e successivamente accorciata perché «ne è stata chiesta la riduzione drastica» - è stata realizzata in appena tre settimane e consegnata ai 1.008 delegati il 29 marzo, appena due giorni prima del loro arrivo a Roma. Il risultato è stato poco tempo per studiarla e tanto materiale “tagliato”.
La Voce della Diocesi di Udine nel Cammino Sinodale Nazionale
Piera Burba, direttrice del Consiglio della Collaborazione pastorale di Rivignano e delegata diocesana per il Cammino sinodale, e Marco Bressan, direttore del CPC di Udine sud-est e delegato diocesano, hanno espresso le loro osservazioni. Mons. Riccardo Lamba, presente all’Assemblea sinodale, ha smorzato i toni: «Come in tutte le assemblee, c’era chi ha usato espressioni inadeguate, ma ci sono anche tante persone brave, volenterose e intelligenti che amano la Chiesa. A Roma ce n’erano molte e sono intervenute a proposito». Egli ha definito l'esperienza «molto interessante» e ha riconosciuto l'enorme lavoro svolto da chi ha dovuto fare sintesi per redigere le 50 proposizioni.
Critiche alla Sintesi e alla Forma del Documento
«L’impianto delle Proposizioni è apprezzabilissimo, è la sintesi a essere stata eccessiva», ha affermato Piera Burba, sottolineando la criticità di un testo eccessivamente succinto. La Burba ha anche riservato un appunto al genere letterario delle Proposizioni: «Mentre per i Vescovi è usuale esporre gli argomenti in proposizioni, per gli operatori pastorali laici si tratta di un linguaggio lontano. Per questo le Proposizioni sono state giudicate troppo strette, sono esortazioni più che indicazioni operative. Alcune parti sono state tralasciate, non per cattiva volontà, ma per tempistica eccessivamente breve».
Marco Bressan ha spiegato cosa non è stato inserito nelle Proposizioni: «Ho letto i titoli sui giornali che parlavano di bocciature di alcuni temi. In realtà l’assemblea ha fatto una discussione vivace, ma quasi sempre costruttiva, priva di particolari polemiche, perché nelle proposizioni tutti hanno rilevato la mancanza di riferimento sia ai documenti della Chiesa, ma soprattutto ai testi prodotti nei quattro anni. Ci si è sentiti spogli del lavoro fatto, era una sensazione comune e diffusa». Insomma, tempi stretti ed equivoci sulla forma hanno generato il disappunto dell’Assemblea.
Disappunto Costruttivo e Prospettive Future
«La prima cosa che ci siamo detti è che “non ci siamo” - ha affermato Burba -. Siamo partiti per Roma un po’ perplessi. “Starin a viodi”, pensavamo, “vedremo…”. Ma se era diffuso il disappunto, va detto che non c’è stata contestazione. Solo annotazioni oggettive, espresse sia da laici che da Vescovi». Bressan ha aggiunto: «Con questo atteggiamento molti hanno dimostrato l’attaccamento alla Chiesa, l’amore per lei e la volontà di darle il meglio possibile. Questa è una bellissima sensazione».
Ciò che l’Assemblea ha votato è stata una mozione che detta le linee del prossimo futuro. «Il testo delle Proposizioni - si legge nella nota -, dal titolo “Perché la gioia sia piena”, sarà affidato alla Presidenza del Comitato Nazionale del Cammino sinodale perché, con il supporto del Comitato e dei facilitatori dei gruppi di studio, provveda alla redazione finale accogliendo emendamenti, priorità e contributi emersi». L'Assemblea fissa inoltre un nuovo appuntamento per la votazione del Documento contenente le Proposizioni per sabato 25 ottobre, in occasione del Giubileo delle équipe sinodali e degli Organismi di partecipazione.
Incontrare, ascoltare, discernere: i verbi del processo sinodale. Con suor Nathalie Becquart
Il Cammino Sinodale della Chiesa Universale e i Suoi Strumenti
La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo. Papa Francesco, in data 24 aprile 2021, ha approvato un nuovo itinerario sinodale per la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Il cronoprogramma fissa le scadenze verso le Assemblee sinodali delle Chiese in Italia e per la seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2024).
Documenti e Fasi del Percorso
- Il Regolamento approvato dal Consiglio Episcopale Permanente, nella sessione del 25-27 settembre 2023.
- L'Organigramma del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, approvato dal Consiglio Episcopale Permanente.
- Il documento che dà sinteticamente conto del percorso compiuto nell’anno pastorale 2021-2022, dedicato all’ascolto e alla consultazione capillare del Popolo di Dio.
- Le varie sessioni, svoltesi dal 23 al 27 maggio 2022, hanno avuto come tema centrale: “In ascolto delle narrazioni del popolo di Dio”.
- Il Manuale ufficiale per l’ascolto e il discernimento nelle Chiese locali: prima fase [ottobre 2021 - aprile 2022] nelle Diocesi e nelle Conferenze episcopali.
Le domande ispirate dall’interrogativo fondamentale del Sinodo universale hanno fatto da sfondo ai lavori della 75ª Assemblea Generale Straordinaria, svoltasi a Roma dal 22 al 25 novembre. Il card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, e l’arcivescovo Lazzaro You Heung sik, Prefetto della Congregazione per il Clero, hanno scritto ai sacerdoti di tutto il mondo per incoraggiarli ad accogliere l’invito di Papa Francesco a “metterci in cammino, insieme".
Riflessioni Teologiche sui Temi Sinodali: L'Intervista a Mons. Genero
Un'intervista significativamente intitolata "Speciale Sinodo" ha affrontato alcuni temi fondamentali. Mons. Genero ha riflettuto su questioni centrali spesso dibattute nel contesto sinodale, offrendo una prospettiva sulla dottrina e la prassi sacramentale.
La Comunione dei Separati e Divorziati
Riguardo al tema della comunione dei separati e dei divorziati, Mons. Genero ha affermato che, in verità, non sono molti a chiederla. Egli osserva che tanti, infatti, sanno di essere in situazione di peccato e nelle condizioni, magari, di non porvi rimedio, per cui neppure avanzano la richiesta di poter accedere al banchetto eucaristico. Sulla comprensione e i limiti della dottrina, Mons. Genero ha sottolineato che non è possibile chiudere un occhio sulla verità e sulla dottrina, «se vogliamo rispettare il Vangelo ed il magistero». Ogni sacramento presuppone la freschezza del battesimo e della cresima che si acquista con la santa confessione, e questo vale anche per l'Eucaristia. Ciò che troppo spesso si dimentica, non soltanto da parte di chi compie adulterio, ma anche di chi bestemmia. Mons. Genero ha citato l'esempio di chi «il sabato sera, in bar, si oltraggia Dio, la domenica, alla Messa, ci si accosta all’altare», definendo ciò un doppio peccato. Ha ribadito che si tratta di norme comportamentali perfino banali, che ogni cristiano dovrebbe rispettare, ma che invece spesso si ignorano.

La situazione di adulterio, sebbene prassi diffusa, presuppone pentimento e confessione. Un cristiano dovrebbe chiedere perdono e riceverlo «se si volta pagina, se si rinuncia alla condizione di peccato». Quindi, ha spiegato Mons. Genero, un separato o un divorziato per comunicarsi ha bisogno, come qualsiasi altro peccatore, di confessarsi, e se lo fa «vuol dire che è disposto a cambiare vita». Questo implica che deve rinunciare alla convivenza che, molto probabilmente, ha in atto. Se lo fa, «ritorna, da pentito, al primo vincolo, il matrimonio sacramentale (se lo ha celebrato)». Tuttavia, di solito ciò non accade.
Nel caso del vincolo sacramentale del matrimonio, la situazione si complica perché non si è in presenza di una colpa solo personale. Non è il caso del peccatore che confessa una colpa solo personale e viene assolto personalmente dopo aver chiesto perdono. Il sacramento del matrimonio è un vincolo che coinvolge due persone. Anche coloro che convivono senza aver contratto vincolo si trovano in situazione di peccato «a rigor di logica (evangelica)».
Creatività Pastorale e Rispetto della Dottrina
In riferimento alla "creatività pastorale" nell’approccio con le situazioni di sofferenza, Mons. Genero ha espresso perplessità: «Si è fatto cenno anche autorevolmente alla creatività. Sinceramente non capisco che cosa si intenda affermare nello specifico». Ha sottolineato che «nella testimonianza del Vangelo non è possibile essere molto creativi». Come esempio, ha ricordato che Gesù condanna per ben cinque volte l’adulterio. Pertanto, da un punto di vista sacramentale, «non sono possibili le mediazioni».