La Comunità Gesù Risorto: Storia, Spiritualità e il Vivere del Risorto

Rileggendo sui nostri quaderni fitti di appunti e di memorie, constatiamo la grazia di quello che abbiamo conservato nel tempo: è la nostra storia, quella della Comunità ma anche quella personale, poiché spesso le due cose coincidono.

Origine e Sviluppo di una Spiritualità Specifica

La storia della Comunità Gesù Risorto è strettamente legata allo sviluppo della sua spiritualità. Ci siamo accorti che, raccontando i vari episodi storici, stavamo narrando contestualmente la genesi e lo sviluppo della nostra spiritualità, che attraverso quegli episodi si è andata precisando e incarnando nel tempo. Stavamo raccontando la consapevolezza che la Comunità ha acquisito man mano di se stessa; per questo le considerazioni riportate sono di quei momenti, non di adesso.

Quale spiritualità specifica si è andata precisando, attraverso le vicende liete o tristi della nostra vita comunitaria e, prima ancora, nell’ascolto profetico? Noi siamo certi che non sono stati i nostri Fondatori che hanno “inventato” la Comunità. Il suo amore di “elezione” ha fatto questo: ha amato i “nostri padri”, così come leggiamo nella storia di Israele, accreditando loro come giustizia l’obbedienza a questa profezia; e ci ha scelto come suo popolo, facendoci uscire dall’Egitto della nostra condizione solo umana, con segni e prodigi, e anche con prove e sofferenze.

rappresentazione simbolica della grazia divina che genera una comunità

La Trasmissione dei Doni e l'Eredità

Dio ha voluto che i loro carismi - passaggi della grazia, che rispecchiano l’imperscrutabile piano di Dio su ogni creatura e che richiedono pertanto un’adesione e una risposta personali - fossero in qualche modo anche “trasmissibili”, nel senso di riuscire a “mettere in moto” (per vicinanza, esempio, preghiera…) lo stesso dono anche in altri, certamente là dove è già presente, ma rimasto però inoperoso nell’anima. È questa “trasmissione di doni” che ha creato la Comunità.

Questo prezioso retaggio serve a rendere ogni neofita partecipe di questa preziosa eredità, a farlo entrare pienamente in questa comunione, quella che a noi “anziani” ha dato la vita. L'obiettivo è camminare davvero verso la piena maturità ecclesiale, così come auspicato da tutti i documenti del Magistero che si riferiscono ai Movimenti, senza dimenticare né “svendere” la grazia che ci ha generato per diventare qualcos’altro e, in tal modo, sentirci più appagati o acquistare un maggior consenso.

La Spiritualità del Risorto: Trasformazione in Cristo

I membri della Comunità invocano e accolgono in loro lo Spirito del Risorto e pertanto si dispongono a “lasciarsi trasformare in Cristo”: accogliendo i suoi pensieri e sentimenti, lasciandosi fondere nell’unità a gloria del Padre, imparando a dare la vita per i fratelli, cioè a “morire per loro, per risorgere con loro”.

Il Ruolo Centrale della Preghiera

Questo “passaggio” viene vissuto essenzialmente nella preghiera, che è “attività” fondante e fondamentale della Comunità e che si caratterizza come: lode spontanea e ispirata, di ringraziamento e di adorazione, biblica e liturgica, comunitaria e personale. Quando ci chiedono: «Ma voi che cosa fate?»… «Preghiamo»; «Sì… ma, in concreto, che cosa fate?», «Preghiamo»… vogliamo dire che la preghiera è la cosa più concreta che una creatura possa fare, se davvero crede che è a un Dio concreto che si sta rivolgendo, a un Dio che può concretamente operare nella vita degli uomini e delle donne che lo lasciano agire.

Poi vengono mille altre cose (carità, impegno apostolico e di evangelizzazione, anche al servizio della parrocchia e della diocesi…), ma sono conseguenza di ciò che, prima di “fare”, vogliamo “essere”: vogliamo “essere Gesù”, il suo Corpo risuscitato sulla Terra, vogliamo essere trasformati in Lui. Allora anche le opere “concrete” vengono compiute davvero per il Signore, e con una potenza e un’efficacia che sarebbero impensabili senza la preghiera.

COSA è la centralita della preghiera nella vita cristiana? || DON LUIGI MARIA EPICOCO

Caratteristiche Strutturali e Adesione

In qualunque nazione venga a impiantarsi, la Comunità Gesù Risorto ha la stessa spiritualità e le stesse caratteristiche strutturali. Essa si radica principalmente nelle parrocchie. Per aderire alla Comunità è sufficiente frequentare regolarmente i suoi incontri.

Testimoniare il Risorto e la Trasformazione della Mentalità

Testimoniare con la propria vita, personale e comunitaria, che Gesù è risorto, che ha sconfitto la morte, e che dona a quanti credono in Lui di partecipare già di questa vittoria, significa lasciarsi trasformare davvero da Lui “con un completo mutamento della nostra mentalità” (cf Rm 12,2). È un passaggio che avviene lodando il Signore della vita.

Immaginiamo il popolo d’Israele che, incalzato dall’esercito nemico, si trova davanti al Mar Rosso e che, per dono di Dio, lo attraversa indenne; e allora canta, loda, inneggia al Signore con tutto il cuore, perché solo Lui è degno di ogni lode. Così è la nostra vita: lodando Dio, proclamando le sue meraviglie - prima fra tutte la fedeltà del suo amore - benedicendo il suo nome, professando la sua signorìa su di noi, vediamo le situazioni capovolgersi e, dove prima era la morte, vediamo che si fa strada la vita.

illustrazione del passaggio del Mar Rosso come metafora di liberazione e lode

Il Gesù Risorto e la Continuità della Comunità

Incontrare Gesù risorto è e insieme non è un’esperienza speciale. Gesù non appare che a pochi, eppure sulla sua presenza accanto ai discepoli e sulla sua disponibilità a tutti si insiste con grande forza. “Io sono risorto e sono con voi”, è il messaggio di Gesù a Pasqua. Il rapportarsi di Gesù risorto ai suoi discepoli è in continuità con la relazione che già avevano conosciuto: non viene improvvisamente privatizzato, trasformato in una vaga memoria reverenziale.

Nel suo ministero, Gesù aveva creato e sostenuto la comunità dei suoi amici con la parola, il contatto e la condivisione del cibo; e così, dopo la sua resurrezione, quella comunità viene mantenuta nella medesima maniera. Essere vicini a Gesù, in relazione concreta con Gesù, durante il suo ministero, significava essere vicini all’amore incarnato di Dio, al perdono definitivo e totale di Dio reso concreto nella carne di un uomo, nelle sue parole e nei suoi atti.

Fede nella Resurrezione e il Ruolo Essenziale della Comunità

La buona notizia della resurrezione comporta l’affermare che la grazia non diviene astratta con l’evento della morte fisica di Gesù. Ciò significa che la fede nella resurrezione è inseparabile dall’esistenza di una comunità umana storica caratterizzata da determinati stili di relazione. Ciò in cui Tommaso viene invitato a credere - e noi a nostra volta, senza l’assicurazione tangibile offerta a lui - è ancora la condizione di risorto del Gesù crocifisso, e il suo rinnovato contatto materiale con i suoi amici.

Il fallimento di Tommaso non sta nel fraintendere la natura della resurrezione, bensì nel richiederne un’assicurazione speciale, individuale: egli vuole una prova diversa dalla testimonianza del gruppo dei credenti. Al di là del primo, irrecuperabile momento di incontro, è essenzialmente mediante la chiesa che il mondo giunge a credere, non grazie a una serie indefinita di eventi “speciali”. Un’apparizione di resurrezione volta a provare la realtà della condizione di risorto di Gesù, separata dal consolidamento della fede della comunità, non può che essere, nella migliore delle ipotesi, anomala. Se una simile concessione viene accordata a Tommaso è presumibilmente per completare la manifestazione all’intero gruppo apostolico, per ristabilire la comunità intera degli amici di Gesù. Per chiunque altro, sarebbe un controsenso chiederla o aspettarsela.

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