La Resurrezione di Cristo: Arte e Teologia nel Vaticano

La Resurrezione di Cristo rappresenta il pilastro centrale della fede cristiana, un evento che trascende la storia pur avendo manifestazioni storicamente constatate. Nel cuore del Vaticano, questo mistero è celebrato e rappresentato attraverso opere d'arte significative e approfondito dalla dottrina della Chiesa.

La Scultura Monumentale di Pericle Fazzini nell'Aula Nervi

Nel 1965, Paolo VI commissionò al grande scultore Pericle Fazzini una Resurrezione che sarebbe stata collocata nell'Aula Nervi della Città del Vaticano, la nuova Aula per le udienze papali voluta anch'essa da Papa Montini. Lo scultore vi lavorò cinque anni, tra il 1970 e il 1975, e l'opera fu inaugurata nel 1977.

Si tratta di un'opera potente, che evoca l'immagine di un'esplosione, una sorta di spaccatura della terra, un enorme terremoto da cui il Cristo emerge sereno, come lo stesso scultore descriverà la sua intuizione. È suggestivo che l'artista faccia emergere Cristo dalla terra, dal vento, dal fuoco: questi sono gli elementi primordiali da cui trae origine ogni sostanza e sono alla base dell'ordine delle cose. Fin dai primi secoli, i cristiani hanno celebrato la Pasqua proprio in questo modo, come una nuova creazione, un ri-ordine delle cose. In questa scultura, l'artista traduce tale contenuto con il linguaggio della bellezza e della forza.

Scultura La Resurrezione di Pericle Fazzini nell'Aula Nervi in Vaticano

Riflessioni sulla Scultura: "Il garbo del Vincitore"

Le meditazioni raccolte nel libro di Giovanni Cesare Pagazzi, intitolato "Il garbo del Vincitore", sono nate proprio dalla visita prolungata e attenta a questa scultura. Pagazzi, in quello che si potrebbe definire un incontro ravvicinato con l'opera, ha ripreso nelle sue riflessioni gli elementi così plasticamente espressi: il fuoco, il vento, il cielo e la terra.

La forza di questi elementi, che accompagna la nostra quotidianità, diventa metafora della presenza di Dio, una presenza benefica e vitale. La Resurrezione che campeggia nell'Aula Nervi parla di potenza, di forza, di vita. Parla di vento, di fuoco, di terra e di rocce che si fendono per lasciare che la Vita irrompa e restituisca innocenza e libertà alla creazione ferita. Davanti a questa scultura, Giovanni Cesare Pagazzi ha riflettuto sul "garbo" del Vincitore, sulla "finezza di maniere" del Cristo. Non è un vezzo parlare di garbo, poiché se il Vincitore è Cristo, Egli non si appoggia alla Sua vittoria per riceverne forza o tornaconto, ma ne è l'origine stessa e la può offrire a tutti, senza esclusioni e discriminazioni. Scambiarsi gli auguri di Pasqua, allora, è significativo proprio per questo: è Cristo stesso che dice a ciascuno di noi: "Sono risorto e sono ancora con te!".

Altre Rappresentazioni Artistiche della Resurrezione

La Resurrezione è un tema ricorrente nell'arte sacra, e diverse opere nel contesto vaticano o legate al Papato ne sono testimonianza.

Il Cristo Risorto di Perugino

Un'altra opera significativa è un olio su tavola datato 1499-1500, attribuito al pittore Perugino. Questo quadro, di rado visitabile dal grande pubblico, è spesso visibile alle spalle del Pontefice durante i discorsi ufficiali, sia sugli schermi televisivi che sulle pagine dei giornali. Il dipinto è diviso in due registri:

  • Nel registro superiore, Cristo vincitore è racchiuso all'interno di una mandorla con i piedi poggiati su una piccola e soffice nuvola, adorato da due angeli. La figura del Redentore mostra la tipica armonia e dolcezza dei lavori della maturità dell'artista: la rappresentazione del petto è anatomicamente dettagliata e il lungo panno rosso che avvolge la schiena e le gambe è reso pittoricamente con un colore chiaro, dolce e luminoso. Accanto a queste caratteristiche moderne e cinquecentesche del linguaggio di Perugino, il fondo oro della mandorla e i due angeli oranti richiamano la cultura pittorica umbra del primo Quattrocento.
  • Nel registro inferiore, un paesaggio ampio e digradante fa da sfondo al sepolcro vuoto, con la lastra spostata ed egregiamente scorciata in prospettiva. Quattro soldati, tre addormentati e uno stupito e quasi intimorito dal prodigio, ne fanno la guardia. Questa fascia rivela un'altra caratteristica dello stile di Pietro di Cristoforo Vannucci (Perugino): l'erudita citazione di monumenti dell'antichità romana. Questo aspetto lo rende il maestro quasi indiscusso del Protoclassicismo, corrente artistica sviluppatasi tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento nell'Italia centrale e diffusasi successivamente in tutto lo stivale.

La pala fu commissionata da Bernardino di Giovanni da Orvieto per la cappella gentilizia nella Chiesa di San Francesco al Prato di Perugia. Vi rimase fino al 1797, anno in cui entrò a far parte degli oggetti che Napoleone fece trasferire dall'Italia a Parigi.

Dipinto

La Resurrezione di Cristo del Pinturicchio

Un capolavoro riconosciuto del Pinturicchio celebra anch'esso la Resurrezione di Cristo. L'episodio, ispirato a modelli iconografici del Perugino, mostra Cristo che, entro una mandorla di luce dorata e radiata, si eleva trionfante sulla morte al di sopra del sepolcro, ormai inutilmente custodito da tre figure giovanili in ricche armature. Come testimone della divina apparizione appare mirabilmente ritratto Alessandro VI, avvolto nello sfarzoso piviale dorato mentre il simbolo papale del triregno resta poggiato a terra, inginocchiato in gesto di preghiera nella contemplazione dell'insondabile mistero.

Affresco

La Dottrina della Resurrezione: Il Cuore della Fede Cristiana

Oltre alle rappresentazioni artistiche, la Resurrezione di Cristo è profondamente radicata nella dottrina e nella professione di fede cristiana, come evidenziato anche negli insegnamenti della Chiesa.

"Discese agli Inferi, il Terzo Giorno Risuscitò da Morte"

«Noi vi annunziamo la Buona Novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù» (At 13,32-33). La risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale dalla prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento e predicata come parte essenziale del mistero pasquale insieme con la croce: «Cristo è risuscitato dai morti. Con la sua morte ha vinto la morte, ai morti ha dato la vita».

Un detective analizza i fatti della Risurrezione

L'Avvenimento Storico e Trascendente

Il mistero della risurrezione di Cristo è un avvenimento reale che ha avuto manifestazioni storicamente constatate, come attesta il Nuovo Testamento. Già verso l'anno 56 san Paolo poteva scrivere ai cristiani di Corinto: «Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1 Cor 15,3-4). L'Apostolo parla qui della tradizione viva della risurrezione che egli aveva appreso dopo la sua conversione alle porte di Damasco.

Il Sepolcro Vuoto

«Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato» (Lc 24,5-6). Nel quadro degli avvenimenti di Pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. Non è in sé una prova diretta, poiché l'assenza del corpo di Cristo nella tomba potrebbe spiegarsi altrimenti. Malgrado ciò, il sepolcro vuoto ha costituito per tutti un segno essenziale. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell'evento della risurrezione. Dapprima è il caso delle pie donne, poi di Pietro. Il discepolo «che Gesù amava» (Gv 20,2) afferma che, entrando nella tomba vuota e scorgendo «le bende per terra» (Gv 20,6), vide e credette. Ciò suppone che egli abbia constatato, dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto, che l'assenza del corpo di Gesù non poteva essere opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto per Lazzaro.

Le Apparizioni del Risorto

Maria di Magdala e le pie donne, che andavano a completare l'imbalsamazione del corpo di Gesù, sepolto in fretta la sera del Venerdì Santo a causa del sopraggiungere del Sabato, sono state le prime ad incontrare il Risorto. Le donne furono così le prime messaggere della risurrezione di Cristo per gli stessi Apostoli. A loro Gesù appare in seguito: prima a Pietro, poi ai Dodici. Pietro, chiamato a confermare la fede dei suoi fratelli, vede dunque il Risorto prima di loro ed è sulla sua testimonianza che la comunità esclama: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone» (Lc 24,34).

Tutto ciò che è accaduto in quelle giornate pasquali impegna ciascuno degli Apostoli - e Pietro in modo del tutto particolare - nella costruzione dell'era nuova che ha inizio con il mattino di Pasqua. Come testimoni del Risorto essi rimangono le pietre di fondazione della sua Chiesa. La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti, conosciuti dai cristiani e, nella maggior parte, ancora vivi in mezzo a loro. Questi «testimoni della risurrezione di Cristo» sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli.

Davanti a queste testimonianze è impossibile interpretare la risurrezione di Cristo al di fuori dell'ordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico. Risulta dai fatti che la fede dei discepoli è stata sottoposta alla prova radicale della passione e della morte in croce del loro Maestro da lui stesso preannunziata. Lo sbigottimento provocato dalla passione fu così grande che i discepoli (almeno alcuni di loro) non credettero subito alla notizia della risurrezione. Lungi dal presentarci una comunità presa da una esaltazione mistica, i Vangeli ci presentano i discepoli smarriti («tristi»: Lc 24,17) e spaventati, perché non hanno creduto alle pie donne che tornavano dal sepolcro e «quelle parole parvero loro come un vaneggiamento» (Lc 24,11). Quando Gesù si manifesta agli Undici la sera di Pasqua, li rimprovera «per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato» (Mc 16,14).

Anche messi davanti alla realtà di Gesù risuscitato, i discepoli dubitano ancora, tanto la cosa appare loro impossibile: credono di vedere un fantasma. «Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti» (Lc 24,41). Tommaso conobbe la medesima prova del dubbio e, quando vi fu l'ultima apparizione in Galilea riferita da Matteo, «alcuni [...] dubitavano» (Mt 28,17). Per questo l'ipotesi secondo cui la risurrezione sarebbe stata un «prodotto» della fede (o della credulità) degli Apostoli non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella risurrezione è nata - sotto l'azione della grazia divina - dall'esperienza diretta della realtà di Gesù risorto.

Lo Stato dell'Umanità di Cristo Risuscitata

Gesù risorto stabilisce con i suoi discepoli rapporti diretti, attraverso il contatto e la condivisione del pasto. Li invita a riconoscere da ciò che egli non è un fantasma, ma soprattutto a constatare che il corpo risuscitato con il quale si presenta a loro è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione. Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso le proprietà nuove di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole, poiché la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra e ormai non appartiene che al dominio divino del Padre. Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole: sotto l'aspetto di un giardiniere o «sotto altro aspetto» (Mc 16,12) diverso da quello che era familiare ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede.

La risurrezione di Cristo non fu un ritorno alla vita terrena, come lo fu per le risurrezioni che egli aveva compiute prima della Pasqua: quelle della figlia di Giairo, del giovane di Naim, di Lazzaro. Questi fatti erano avvenimenti miracolosi, ma le persone miracolate ritrovavano, per il potere di Gesù, una vita terrena «ordinaria». Ad un certo momento esse sarebbero morte di nuovo. La risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa. Nel suo corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte ad un'altra vita al di là del tempo e dello spazio. Il corpo di Gesù è, nella risurrezione, colmato della potenza dello Spirito Santo; partecipa alla vita divina nello stato della sua gloria, sì che san Paolo può dire di Cristo che egli è l'uomo celeste.

La Risurrezione come Evento Trascendente

«O notte beata - canta l'«Exultet» di Pasqua -, tu solo hai meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi». Infatti, nessuno è stato testimone oculare dell'avvenimento stesso della risurrezione e nessun Evangelista lo descrive. Nessuno ha potuto dire come essa sia avvenuta fisicamente. Ancor meno fu percettibile ai sensi la sua essenza più intima, il passaggio ad un'altra vita. Avvenimento storico constatabile attraverso il segno del sepolcro vuoto e la realtà degli incontri degli Apostoli con Cristo risorto, la risurrezione resta non di meno, in ciò in cui trascende e supera la storia, nel cuore del mistero della fede. Per questo motivo Cristo risorto non si manifesta al mondo, ma ai suoi discepoli, «a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme», i quali «ora sono i suoi testimoni davanti al popolo» (At 13,31).

La Risurrezione - Opera della Santissima Trinità

La risurrezione di Cristo è oggetto di fede in quanto è un intervento trascendente di Dio stesso nella creazione e nella storia. In essa, le tre Persone divine agiscono insieme e al tempo stesso manifestano la loro propria originalità. Essa si è compiuta per la potenza del Padre che «ha risuscitato» (At 2,24) Cristo, suo Figlio, e in questo modo ha introdotto in maniera perfetta la sua umanità con il suo corpo nella Trinità. Gesù viene definitivamente «costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti» (Rm 1,4). San Paolo insiste sulla manifestazione della potenza di Dio per opera dello Spirito che ha vivificato l'umanità morta di Gesù e l'ha chiamata allo stato glorioso di Signore.

Quanto al Figlio, egli opera la sua propria risurrezione in virtù della sua potenza divina. Gesù annunzia che il Figlio dell'uomo dovrà molto soffrire, morire ed in seguito risuscitare (senso attivo della parola). Altrove afferma esplicitamente: «Io offro la mia vita, per poi riprenderla... ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla» (Gv 10,17-18). «Noi crediamo... che Gesù è morto e risuscitato» (1 Ts 4,14).

I Padri contemplano la risurrezione a partire dalla Persona divina di Cristo che è rimasta unita alla sua anima e al suo corpo separati tra loro dalla morte: «Per l'unità della natura divina che permane presente in ciascuna delle due parti dell'uomo, queste si riuniscono di nuovo. Così la morte si è prodotta per la separazione del composto umano e la risurrezione per l'unione delle due parti separate».

Senso e Portata Salvifica della Risurrezione

«Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione e vana anche la vostra fede» (1 Cor 15,14). La risurrezione costituisce anzitutto la conferma di tutto ciò che Cristo stesso ha fatto e insegnato. Tutte le verità, anche le più inaccessibili allo spirito umano, trovano la loro giustificazione se, risorgendo, Cristo ha dato la prova definitiva, che aveva promesso, della sua autorità divina.

La risurrezione di Cristo è compimento delle promesse dell'Antico Testamento e di Gesù stesso durante la sua vita terrena. L'espressione «secondo le Scritture» indica che la risurrezione di Cristo realizzò queste predizioni. La verità della divinità di Gesù è confermata dalla sua risurrezione. Egli aveva detto: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono» (Gv 8,28). La risurrezione del Crocifisso dimostrò che egli era veramente «Io Sono», il Figlio di Dio e Dio egli stesso. San Paolo ha potuto dichiarare ai Giudei: «La promessa fatta ai nostri padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: Mio Figlio sei tu, oggi ti ho generato» (At 13, 32-33). La risurrezione di Cristo è strettamente legata al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio. Ne è il compimento secondo il disegno eterno di Dio.

Vi è un duplice aspetto nel mistero pasquale: con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua risurrezione ci dà accesso ad una nuova vita. Questa è dapprima la giustificazione che ci mette nuovamente nella grazia di Dio «perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4). Essa consiste nella vittoria sulla morte del peccato e nella nuova partecipazione alla grazia. Essa compie l'adozione filiale poiché gli uomini diventano fratelli di Cristo, come Gesù stesso chiama i suoi discepoli dopo la sua risurrezione: «Andate ad annunziare ai miei fratelli» (Mt 28,10). Fratelli non per natura, ma per dono della grazia, perché questa filiazione adottiva procura una reale partecipazione alla vita del Figlio unico, la quale si è pienamente rivelata nella sua risurrezione.

Infine, la risurrezione di Cristo - e lo stesso Cristo risorto - è principio e sorgente della nostra risurrezione futura: «Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti [...]; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15,20-22). Nell'attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nel cuore dei suoi fedeli. In lui i cristiani gustano «le meraviglie del mondo futuro» (Eb 6,5) e la loro vita è trasportata da Cristo nel seno della vita divina: «Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro» (2 Cor 5,15). Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella. Cuore del Vangelo è la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto.

Una preghiera riassume questo sentimento di appartenenza e speranza: «O Gesù, vincitore della morte e del peccato, noi siamo tuoi! e tuoi noi vogliamo restare: noi, e le nostre famiglie e quanto è a noi più caro e più prezioso, negli ardori della giovinezza, nella saggezza dell'età matura, negli inevitabili sconforti e nelle rinunce della vecchiaia incipiente e già avanzata: sempre tuoi.»

Sintesi dei Punti Chiave sulla Resurrezione

  • La fede nella risurrezione ha per oggetto un avvenimento che è storicamente attestato dai discepoli, i quali hanno realmente incontrato il Risorto, ed è insieme misteriosamente trascendente in quanto l'umanità di Cristo entra nella gloria di Dio.
  • La tomba vuota e le bende per terra significano già per se stesse che il corpo di Cristo è sfuggito ai legami della morte e della corruzione, per la potenza di Dio. Esse preparano i discepoli all'incontro con il Risorto.
  • Cristo, «il primogenito di coloro che risuscitano dai morti» (Col 1,18), è il principio della nostra risurrezione, fin d'ora per la giustificazione della nostra anima, più tardi per la vivificazione del nostro corpo.

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