Adorazione Eucaristica e la Settima Domenica del Tempo Ordinario Anno A: La Chiamata alla Santità

La Settima Domenica del Tempo Ordinario, Anno A, offre una profonda riflessione sulla vocazione universale alla santità, l'amore incondizionato e la misericordia, attraverso le sue letture liturgiche e il Vangelo. Questa celebrazione, che precede immediatamente il Tempo di Quaresima, ci introduce alle tematiche fondamentali della fede cristiana, preparando il cuore dei fedeli alla Pasqua, il centro della nostra fede.

icona della Settima Domenica del Tempo Ordinario Anno A con simboli della santità e dell'amore

Le Letture della Settima Domenica del Tempo Ordinario Anno A

Le antifone e le letture di questa domenica ci guidano in un percorso di comprensione della volontà divina e del significato dell'essere "santi".

Antifona d'Ingresso

L'Antifona d'ingresso invita alla fiducia e alla gioia nel Signore:

  • Confido, Signore, nella tua misericordia.
  • Gioisca il mio cuore nella tua salvezza,
  • canti al Signore che mi ha beneficato.

Prima Lettura (Dal libro del Levìtico Lv 19,1-2.17-18)

Il Signore, parlando a Mosè, rivolge un invito perentorio a tutta la comunità degli Israeliti, ponendo le basi della santità e dell'amore fraterno:

«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso.»

Salmo Responsoriale (Dal Sal 102 (103))

Il Salmo Responsoriale, con il ritornello «Il Signore è buono e grande nell'amore», loda la bontà e la misericordia di Dio, il modello di santità a cui siamo chiamati:

  • Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici.
  • Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia.
  • Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe.
  • Quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.
infografica sui benefici della misericordia divina

Seconda Lettura (Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 1 Cor 3,16-23)

San Paolo ricorda ai fedeli la loro dignità di tempio di Dio e la loro appartenenza a Cristo, superando ogni vanagloria umana:

«Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani». Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Chi osserva la parola di Gesù Cristo, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto.»

Vangelo (Dal Vangelo secondo Matteo Mt 5,38-48)

Gesù, nel Discorso della Montagna, eleva la legge dell'Antico Testamento a un nuovo livello, invitando all'amore dei nemici e alla perfezione divina:

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?»

Un'altra citazione dal Vangelo sottolinea: «Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?», dice il Signore. Gesù disse: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia il mantello».

Antifona alla Comunione

L'Antifona alla Comunione esprime la meraviglia e la fede nel Cristo:

  • Annunzierò tutte le tue meraviglie. In te gioisco ed esulto, canto inni al tuo nome, o Altissimo.
  • Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, venuto in questo mondo.

La Vocazione alla Santità e all'Amore Incondizionato

Il Discorso della montagna culmina nell’invito alla santità: «seduto» in alto, «come uno che ha autorità» (Marco 1,22), e circondato dai suoi discepoli, Gesù si rivolge alla folla (cfr. Matteo 5,1-2), dunque a tutte le persone, senza distinzione di sesso, lingua, cultura. C’è qui un’immagine icastica della Chiesa, Madre e Maestra, che si raccoglie intorno al suo Sposo e Signore e insegna con coraggio la Verità dell’uomo a tutti i viventi, in ogni luogo e in ogni tempo, perché Cristo, il Re, «è lo stesso ieri, oggi e sempre» (Ebrei 13,8), e la Verità che Lui è non cambia con le mode.

A tutti il Signore, in ogni epoca della storia, attraverso la sua Chiesa, indica la vocazione assegnata dal principio all’umanità intera, fatta «a sua immagine e somiglianza» (Genesi 1,26): essere come Lui, cioè «santi, perché il Signore nostro Dio è santo». Queste parole, tratte dal codice dell’Alleanza, risuonano oggi nella Prima Lettura (Levitico), e trovano eco nelle parole di Gesù nel Vangelo: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Il Significato della Santità nelle Scritture

Ma cosa significa essere santi? Che cos’è la santità? La liturgia di oggi, immediatamente prima della Quaresima, ce lo spiega in modo mirabile, e ci introduce così nel Tempo forte che ci prepara alla Pasqua, centro della nostra fede, nella quale celebriamo la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, la stessa vittoria preparata per noi dal suo sacrificio e dalla sua gloriosa Risurrezione, che ci ha aperto le porte del Regno eterno, ove «saremo simili a Lui e lo vedremo così come Egli è» (1Giovanni 3,2).

Già il passo del Levitico, subito dopo l’invito alla santità, indica comportamenti chiari: «Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato contro di lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore, ma amerai il tuo prossimo come te stesso». Il Salmo 102 (Responsorio) ci dice come è il Signore, cui vogliamo somigliare per essere santi: «Egli perdona, guarisce, salva dalla fossa, è misericordioso, pietoso, lento all’ira e grande nell’amore, tenero come un padre verso i figli».

illustrazione del Discorso della Montagna con Gesù che insegna

Essere Tempio di Dio e Amare i Nemici

Gesù, proseguendo nella spiegazione della Legge, chiarisce cosa sia quell’amore che il Levitico indica come chiave della santità: non si tratta di non fare il male o di restituire quello che riceviamo, ma di fare il bene con la creatività di chi ama, distinguendosi da coloro che non si conformano a Dio, i “pagani”, che pure sono capaci di amare quelli che li amano; ma i figli della Luce amano i nemici e pregano per loro, sull’esempio del Padre, «che fa sorgere il sole sopra i buoni e i cattivi». Alla santità sono chiamati i cristiani, i quali già dal nome intendono conformarsi a Cristo, che è Dio. Nel Nuovo Testamento tutti i battezzati, membri delle comunità fondate dagli apostoli, sono definiti “santi”. Dunque santi siamo anche noi!

Come ci dice san Paolo nella Seconda Lettura (1Corinzi), «siamo tempio di Dio, lo Spirito di Dio abita in noi. Tutto è nostro: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro. Tutto è nostro: noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio». La Parola di Dio di questa Domenica ci offre stimoli provocanti in ordine alla santità: «Siate santi perché io, il Signore Dio vostro, sono santo» (Prima Lettura); «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Vangelo); «Santo è il tempio di Dio, che siete voi» (Seconda Lettura). La santità, vista in Dio (totalmente Altro), designa la sua grandezza e la sua distanza dall’uomo. Il paradosso sta nel fatto che in Cristo grandezza e distanza si avvicinano all’uomo per elevarlo e attirarlo a Dio. La santità dell’uomo è la completa appartenenza al Signore.

La Sfida della Santità nella Vita Quotidiana

Questo progetto affascina e convince, ma porta con sé una domanda inquietante: come realizzarlo? La via certa è data dall’accogliere la proposta evangelica che ha il punto massimo nell’esortazione: «Amate i vostri nemici». Sappiamo che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Il peccato ci sfigura e rende quasi impossibile vivere la dimensione dell’amore.

Di fronte alla proposta del Vangelo, talvolta avvertiamo un senso di inadeguatezza: abbiamo l’impressione che tratteggi un discepolo impossibile. Chi può farcela a vivere come Gesù? In altre parole: quante volte ci ritroviamo a pensare o dire, quasi a giustificarci: “Mica sono un santo io!”. Questa presa di distanza viene messa in discussione dalla Parola del Signore di questa domenica che è molto precisa e radicale: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo” (Lv 19,2) ci è detto nella prima lettura. Così pure nella seconda: “santo è il tempio di Dio, che siete voi” (1Cor 3,17).

Il Signore sembra volerci far prendere consapevolezza di chi siamo davvero, di quali sono le qualità che portiamo in noi oltre le apparenze, oltre quello che noi comprendiamo di noi stessi, oltre la nostra esperienza. Certo, nel dirci queste parole non ci immagina uomini e donne che non possono sbagliare o peccare, tantomeno con i tratti dei santi raffigurati in certe immaginette o statue immortalati in atteggiamenti o scene che sembrano irreali. Piuttosto ci ricorda che possiamo distinguerci per un modo di essere più simile al suo che a quello che più viene spontaneo, capaci di esprimere gesti e parole secondo il cuore di Dio più che umani, secondo la sapienza di Dio piuttosto che quella del mondo. Siamo persone umane, fragili, ma portiamo dentro la presenza di Dio, siamo tempio abitato da lui e possiamo esprimere questo dono.

Santità

L'Aiuto di Dio e della Chiesa nel Cammino di Santità

C’è un’esperienza concreta in cui il Signore ci chiama a esprimere la nostra santità. Nessuno di noi, probabilmente, ha mai ucciso nessuno, ma tutti portiamo nel nostro cuore le ferite di qualche litigio o conflitto, di qualche ingiustizia e della violenza dei gesti o delle parole. Ebbene, proprio a partire da questo vissuto oggi siamo chiamati ad amare. Noi, non gli altri, siamo chiamati ad amare come il Padre, a provare ad amare alla sua maniera che è larga, aperta, generosa e dona anche a chi non sembra meritarsi nulla. Perché non lasciarci provocare da questa parola per riprendere in mano qualche rapporto incrinato? Perché non aprire la porta alla novità, alla possibilità di affrontare in modo diverso quei conflitti che abbiamo lasciato in sospeso, che abbiamo abbandonato per sfiducia nei confronti degli altri o nostra e ripartire dalla fiducia che Dio ha in noi, dalla sua certezza sulla nostra bontà?!

Questo vale per gli adulti, sposi in difficoltà tra di loro, parenti che hanno chiesto agli avvocati di dirimere le loro contese, ma anche per i giovani e i ragazzi. Immersi come siamo in un contesto dove sembra sia il conflitto a rafforzare l’identità, quasi a dire che possiamo esistere se abbiamo qualcuno da controbattere o combattere, noi possiamo, in forza della nostra appartenenza a Cristo, del nostro essere inseriti in lui, della sua grazia che scorre dentro di noi, essere diversi dai “pagani e dai pubblicani”. Avvicinarsi a chi ci fa del male non è spontaneo: è duro, difficile, doloroso. Ma ancora più impegnativo è avvicinarci alla parte ferita di noi, dove albergano il risentimento, la rabbia, la paura, la colpa, la rigidità del cuore, il peccato. Lasciamoci toccare dallo sguardo, dalla parola, dalla mano del Signore che è capace di riconciliare e farci prendere nuova fiducia verso la vita. Lasciamo che sia la pace che viene da lui a aiutarci ad essere diversi da chi ama l’odio e la violenza.

La preghiera è un cammino che ci porta verso Dio. È un percorso impegnativo che, a volte, sembra essere superiore alle nostre forze e capacità. Ma con il Suo aiuto possiamo cercare di intraprendere questo viaggio con il sostegno della Chiesa, coi suoi Sacramenti e con i nostri fratelli.

Risorse per la Settima Domenica del Tempo Ordinario Anno A

Per l'animazione della liturgia e l'approfondimento delle tematiche della Settima Domenica del Tempo Ordinario, Anno A, sono disponibili diverse risorse:

  • Foglietti per l'animazione della liturgia della Presentazione di Gesù al Tempio, V-VI e VII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A, completi di letture, preghiere dei fedeli, ecc.
  • Foglietti per l'animazione della liturgia della V, VI, VII e VIII Domenica del Tempo Ordinario Anno A.
  • Breve commento e animazione della Parola della domenica, con preghiera-riflessione al vangelo (anno A).
  • Preghiere dei fedeli specifiche per la VII Domenica del Tempo Ordinario.
  • Manifesti per le domeniche VI - VII - VIII - IX del Tempo Ordinario in formato Word con possibilità di inserire testi e orari.
  • Commenti al Vangelo specifici, anche con riferimenti a date passate come il 20 febbraio 2011, per la VII Tempo Ordinario Anno A.
  • Commenti liturgici collegati al cammino verso il Congresso Eucaristico, indirizzati alla famiglia, soprattutto nella preghiera e nel suggerimento di impegno.

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