Nella nostra vita quotidiana, ci troviamo spesso di fronte a problemi profondi e sfide che mettono alla prova la nostra resilienza. In questi momenti, emerge un bisogno fondamentale: quello di Gesù Cristo. Abbiamo bisogno di guardare a Lui, della sua forza nella nostra debolezza. La soluzione ultima per ogni prova, ingiustizia e dolore è una maggiore fede in Gesù Cristo. Questa vera fede ci permetterà di superare le difficoltà, non necessariamente eliminando i problemi, ma rafforzando la nostra capacità di guardare a Dio con fiducia. Molto spesso, anziché cercare la vera soluzione, cerchiamo quella che noi crediamo essere la soluzione, gridando a Dio perché ci tolga il problema. Piuttosto, dovremmo pregare chiedendo a Dio di fortificare la nostra fede, poiché è la fede che ci permette di riposare in Cristo e trovare l'aiuto che ci serve. Ringraziamo Dio che ci ha dato la Parola di Dio, la Bibbia, per farci conoscere sempre di più Dio, in Gesù Cristo.
Il Testo Evangelico: Marco 9, 14-29
In quel tempo, Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte e, arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera [e il digiuno]».
Il Contesto: Ritorno dal Monte e la Disputa
Oggi riprendiamo il nostro studio in Marco 9, iniziando dal versetto 14, quando Gesù con Pietro, Giacomo e Giovanni arrivano dove stavano gli altri discepoli, insieme ad una grande folla. Subito tutta la folla, vedutolo, si sbigottì e accorse a salutarlo. Gesù parlava con gli scribi con autorità, chiedendo subito a loro di che cosa stavano discutendo con i suoi discepoli.

L'Opposizione degli Scribi
La prima cosa che vediamo in questa scena è che gli scribi stanno disputando con i discepoli di Gesù. Dobbiamo ricordare che gli scribi, che facevano parte della guida spirituale di Israele, erano molto contro Gesù, poiché non avevano vera fede in Dio. Essi si presentavano come uomini di Dio per ottenere vantaggi terreni per loro stessi. Perciò, Gesù, che predicava la verità di Dio e la rappresentava, era una grande minaccia per loro, perché metteva in evidenza la loro falsità. Disputare con i discepoli davanti alla folla era un modo per ostacolare la folla a credere alla predicazione di Gesù e dei suoi discepoli. Dobbiamo ricordare che se noi rappresentiamo veramente Gesù Cristo, saremo considerati nemici da coloro che vogliono opporsi a Lui. Se nella nostra vita portiamo veramente la bandiera di Gesù Cristo, allora coloro che odiano Gesù Cristo odieranno anche noi. Gesù ci avverte di questo in Giovanni 15:18-19: "Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Non dobbiamo essere sorpresi quando il mondo ci odia."
Il Grido di un Padre Disperato
Evidentemente, prima che gli scribi potessero rispondere, un uomo prese la parola e presentò il suo problema a Gesù. Il suo problema era molto grave: suo figlio aveva una terribile malattia, ed era posseduto da un demone. Lo spirito, dovunque lo afferrava, lo straziava, facendolo schiumare, digrignare i denti e irrigidirsi. Probabilmente quest'uomo aveva cercato Gesù e, non avendolo trovato, aveva chiesto ai suoi discepoli di scacciare il demone. L'uomo incolpò i discepoli per il fatto che non potevano guarire suo figlio: "Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti".
Una testimonianza della forza della speranza di chi lotta contro la malattia
La Reale Natura di Satana
Ricordate che quando Gesù era sulla terra, facendo miracoli con la sua autorità divina, Satana si adoperava cercando di ostacolare l'opera di Gesù. Questa situazione con questo figlio era una battaglia fra le forze di Satana e Gesù, e come in ogni battaglia, Gesù vince. Se in Genesi 3 Satana offriva alla donna grandi vantaggi scegliendo di peccare e tentò Gesù all'inizio del suo ministero offrendogli grandi vantaggi, in realtà il peccato ci fa sempre del male. Il peccato promette di soddisfare il nostro cuore, ma fa solo del male. Satana ci offre grandi vantaggi, ma la sua vera natura è quella di farci solo dal male. Vedendo la condizione terribile di questo figlio, vediamo la realtà di chi è Satana; infatti, questo spirito lo aveva gettato nel fuoco e nell'acqua per distruggerlo.
La Ripresa di Gesù: "O Generazione Incredula!"
Gesù notò come rispondeva a questo. "Ed egli, rispondendogli, disse: "O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò?". Mettendo insieme queste due brani, vediamo che Gesù chiamava quella generazione incredula e perversa. Il fatto che Lui dichiarasse che erano increduli, cioè senza fede, e anche perversi, ci fa capire che non stava parlando ai suoi discepoli. I discepoli avevano fede, anche se a volte era debole, e da poco avevano riconosciuto che Gesù è il Cristo. Lo seguivano perché avevano fede in lui. Gesù stava riprendendo i Giudei che mancavano di fede, come gli scribi. Essi avevano visto tanti miracoli di Gesù, avevano sentito il suo insegnamento, e perciò avevano ampia evidenza che Gesù è il Cristo, eppure, rifiutavano di credere in Lui. Gesù si domandava fino a quando sarebbe stato con loro, poiché la loro colpa si accumulava. Se uno rifiuta Dio, la sua colpa accumula sempre di più, finché diventa un tesoro d'ira, come Paolo scrive in Romani 2:5-8. Arriverà il giorno che la pazienza di Dio finirà, e ci sarà il giudizio. Alla luce di questo, ciò che Dio vuole da noi è la nostra fede. Non chiede grandi opere o grandi sacrifici, ma semplicemente la nostra fede. Ognuno di noi può credere, dobbiamo umiliarci e accettare quello che Dio dichiara. Se non lo facciamo, è perché il nostro cuore è duro.
Il Dialogo sulla Fede e il Potere del Credere
Tornando al nostro brano, a questo punto, Gesù comanda che quel figlio gli fosse portato. Nonostante che quest'uomo avesse poca fede, Gesù era pronto ad agire. Appena il figlio con il demone viene portato a Gesù, lo spirito lo scuote con violenza. I demoni sapevano che non avevano alcuna speranza nei confronti di Gesù. Gesù era calmo, perché sapeva di avere piena autorità sullo spirito, e con calma chiese al padre da quanto tempo accadeva questo. Il padre rispose che era così da quando il figlio era un piccolo fanciullo, cioè da anni. Il padre, consapevole di essere disperato e di avere bisogno di un aiuto che nessun uomo avrebbe potuto dare, si rivolgeva a Gesù, ma la sua fede era molto debole. Alla fine del versetto 22, questo padre fa una dichiarazione molto importante, che rivela la sua fede così debole da dubitare della capacità di Gesù, sperava, aveva un po' di fede, ma non abbastanza per avere certezza: "Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci". Confronta questo con quello che diceva il lebbroso a Gesù in Marco 1:40, che era pienamente convinto della potenza di Gesù Cristo.

La risposta di Gesù nel versetto 23 è la parte più importante di questo brano, l'insegnamento centrale di questo avvenimento: "Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede". Dio opera potentemente, non opera in base a qualche merito nostro, ma piuttosto in base alla fede. Anche se la fede di questo uomo era debole, Gesù era pronto ad aiutarlo, incoraggiandolo e dichiarando quanto Dio farà per coloro che hanno fede. Il padre riconosce il cuore di Gesù, che era pronto ad aiutarlo, e capisce che serviva la fede, pur sapendo di avere una fede debole. La sua richiesta dimostra fede, seppur debole, poiché sapeva di dover chiedere a Gesù. Non si focalizza su se stesso, lamentandosi di quanta poca fede avesse, né accettava il falso pensiero che fosse inutile rivolgersi a Gesù. Quando ti senti di non avere fede, non guardare a te stesso, non guardare a quanto la tua fede è debole. Guarda a Gesù Cristo, e chiedi il suo aiuto. Gesù accoglie sempre chi viene a lui umilmente con fede.
La Vera Natura della Fede
- Umiltà e Confessione: Avere fede significa umiliarsi davanti a Dio e confessare il nostro peccato, riconoscendo la sua grandezza e santità. L'orgoglio è una barriera alla vera fede.
- Credere nella Potenza di Dio: Fede vuol dire accettare e credere che Dio è capace di operare, che può fare tutto.
- Fiducia in Dio anziché in noi stessi: Significa smettere di confidare in quello che noi possiamo fare e piuttosto confidare in quello che Dio può fare.
- Accettare la Parola di Dio: Fede vuol dire credere in quello che Dio dichiara e non nei nostri ragionamenti e nel nostro intendimento. Proverbi 3:5-7 dichiara: "Confida nell’Eterno con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sul tuo intendimento; riconoscilo in tutte le tue vie, ed egli raddrizzerà i tuoi sentieri."
Quando ci umiliamo e crediamo in Dio, anziché nei nostri ragionamenti, Dio opera potentemente, per grazia, a favore di coloro che hanno la fede. Questo è il cuore di Dio: ogni cosa è possibile a chi crede. Dio non fa sempre tutto quello che vorremmo noi, perché le vie del Signore sono più grandi delle nostre vie. Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: "Credo, aiutami nella mia incredulità!". Questo è un grido straordinario, perché dice la nostra situazione. Quelli che credono di aver fede devono anche credere che in loro c'è l'incredulità, immanente alla nostra fede, al cuore della nostra fede non c'è soltanto il dubbio, c'è l'incredulità. Ogni cristiano che crede è abitato da incredulità. Questo atteggiamento del padre è straordinario: "Io credo per quel che posso, io credo per quel che so, ma tu aiutami!". Aiuta la mia "apistia", la mia mancanza di fede. In questo abbiamo una grande solidarietà, una grande comunione anche con i non credenti.
L'Autorità di Gesù e la Guarigione Miracolosa
Gesù sempre accoglie chi viene a lui umilmente con fede. Ormai nel suo ministero Gesù non voleva compiere i suoi miracoli davanti a tutti, poiché le persone volevano farlo diventare un re comodo a loro. In questo avvenimento, vediamo la piena autorità di Gesù sugli spiriti. Gesù aveva un'autorità assoluta sugli spiriti, poteva comandare loro qualunque cosa, e dovevano ubbidire. Come succede ogni volta quando Gesù comanda qualcosa ad uno spirito, il demone ubbidisce.
Una testimonianza della forza della speranza di chi lotta contro la malattia
Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: "Spirito muto e sordo, io te l'ordino, esci da lui e non vi rientrare più". Il demone, gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. Questo spirito immondo sapeva che stava per uscire per sempre da questo ragazzo, e quindi, mentre usciva lo straziava quell'ultima volta. Però, è uscito come Gesù aveva comandato, e non è mai più tornato. I demoni non possono andare contro quello che Gesù comanda.
Il fanciullo divenne come morto, evidentemente era steso per terra senza muoversi, e perciò, molte persone dicevano che era morto. Quanto presto le persone credono quello che non è vero! Erano convinti che fosse morto, ma sbagliavano. Gesù sempre completa la sua opera. E perciò, avendo liberato questo ragazzo da quello spirito, avendolo anche guarito, lo prese per mano, e lo solleva. Quante volte vediamo la tenerezza di Gesù. Ricordate che il padre aveva poca fede. Questo ragazzo non fu liberato a causa della grande fede del padre. I due verbi "sollevare" e "alzare" sono propri della risurrezione, indicando che il giovane vive una sorta di resurrezione. Gesù compie un gesto umano, avendo avuto misericordia di quel padre.
La Domanda dei Discepoli e la Via della Preghiera
A questo punto, quando Gesù era solo con i suoi discepoli, loro vollero capire quello che era successo. "Ora, quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono in privato: "Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?". In un primo tempo, Gesù aveva dato loro il potere di scacciare i demoni. Volevano capire perché non avevano potuto scacciare il demone da quel ragazzo. Dalle parole di Gesù, impariamo che il motivo principale era perché non avevano avuto abbastanza fede. Il fatto che il padre dubitasse avrebbe avuto molto a che fare con questo. Molto spesso quando Gesù guariva, prima di guarire chiedeva se la persona aveva fede. Gesù ha sempre il potere di operare, ma sceglie di operare quando c'è fede. Inoltre, Gesù spiega che quello era un demone particolare, dentro quel figlio per più o meno tutta la sua vita.

La risposta di Gesù fu: "Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera!" Nel Nuovo Testamento, il digiuno non faceva mai avere qualche merito da Dio, ma era un tempo in cui ci si concentrava di più sulla preghiera. Infatti, spesso Gesù parla della necessità di perseverare nella preghiera. La preghiera non serve per cambiare idea a Dio, ma per aiutarci a focalizzare i nostri cuori su Dio. Fede e preghiera vanno insieme. Non esiste l'una senza l'altra. Credere significa parlare a Dio e lasciare che Dio agisca nella mia vita. Non preghiamo solo quando diciamo, ma quando permettiamo a Dio di dire. Quando la preghiera è questo, è veramente un credere, allora diventa possibile tutto. Allora tutto quello che è buono e che appartiene al progetto di Dio si può realizzare: la liberazione dal male, il cambiamento del carattere, la correzione dei difetti, il superamento delle difficoltà, dei rancori e delle inimicizie. Tutto è possibile superare per chi prega, per chi crede. Credere non è stringere i denti e sforzarsi, ma umiliarci e accettare ciò che Dio dichiara, anche con la preghiera "Credo, aiutami nella mia incredulità!".
Implicazioni e la Prova della Fede
In questo brano, vediamo che quello che serve nel nostro rapporto con Dio è la fede, e come Gesù risponde quando abbiamo fede, anche una fede debole. La malattia di una persona ha sempre ripercussioni sul suo ambito familiare. Il dolore e l'angoscia dei genitori aumentano esponenzialmente, giungendo anche alla disperazione. Gesù non ha solo curato e guarito persone malate, ma si è confrontato anche con l'angoscia dei familiari. La malattia di un familiare, soprattutto se cronica e pesante, produce a sua volta sofferenza, malessere, disagio, e perfino altre malattie nell'ambito familiare, oltre all'impossibilità fisica di accudire un malato non autosufficiente. Il padre di questo ragazzo dice a Gesù: "Aiutaci e abbi compassione di noi" (Mc 9,22), dove il "noi" si riferisce all'intero nucleo familiare turbato dalla malattia del giovane.
Gesù è sensibile a questi aspetti quotidiani della malattia vissuta in famiglia e chiede al padre del ragazzo: "Da quanto tempo gli accade questo?" (Mc 9,21). E il padre risponde: "Dall’infanzia". La malattia di un familiare è anche una prova della fede. Il genitore è così chiamato a fare del calvario dell’accompagnamento di un figlio malato l’occasione di un cammino di fede. E il padre compie questo cammino vedendo resa umile la sua fede: "Credo, vieni in aiuto alla mia mancanza di fede" (Mc 9,24). La prova della malattia diviene prova della fede: capace di rendere la fede umile, cosciente della sua forza, ma anche della sua fragilità. O meglio, il credente provato è cosciente della forza della fede e della fragilità del proprio credere. Egli sa che nella sua fede vi è sempre anche una non-fede.
Questa fede è esperienza pasquale, esperienza di morte e resurrezione. I versetti finali del nostro racconto dicono: "Il ragazzo divenne come morto (nekròs), così che molti dicevano: «È morto» (apéthanen). Ma Gesù, presa la sua mano, lo fece alzare (égheiren) ed egli si levò (anéste)" (Mc 9,26-27). Ritornano qui i quattro verbi del kerygma cristiano, dell’annuncio della morte e resurrezione di Gesù, a significare che il cammino di fede percorso dal padre di questo ragazzo malato è stato un cammino pasquale, un’esperienza di fede pasquale.
L'episodio mostra anche il coinvolgimento della comunità cristiana nel rapporto con la famiglia dove c'è un malato. La comunità cristiana è chiamata ad entrare nella casa della famiglia dove c'è un malato o un morto. Cioè, Gesù, mentre indica ai familiari di un malato l’accompagnamento del congiunto come cammino di umanizzazione e di fede, indica anche alla comunità cristiana un compito: mai lasciare sole le famiglie nelle loro dolorose esperienze di malattia. La guarigione del malato diviene anche ricomposizione e guarigione della famiglia.