Il Vangelo di Matteo 1,1: Genealogia e Nascita di Gesù Cristo

Il Vangelo secondo Matteo si apre con una sezione di straordinaria importanza teologica: i primi venticinque versetti del capitolo 1. Questo brano si divide principalmente in due parti: la genealogia di Gesù Cristo (vv. 1-17) e il racconto del suo concepimento e della sua nascita (vv. 18-25). L'evangelista Matteo, rivolgendosi principalmente a un pubblico ebraico, intende dimostrare sin da subito che Gesù si inserisce pienamente nella storia del popolo eletto di Dio, ricapitolando in sé l'intera storia di Israele, fatta di luci e ombre, di personaggi illustri e di figure oscure. La sua narrazione stabilisce la posizione di Gesù nella tradizione giudaica, confermando la fedeltà delle promesse divine.

La Genealogia di Gesù Cristo (Mt 1,1-17)

La genealogia di Gesù, che a prima vista potrebbe apparire un insieme monotono e arido di versetti, è in realtà un testo ricco di significato. Ciò che traduciamo con "genealogia" è in realtà l'espressione greca ghénesis, che significa "origine" o "generazione", ma anche "nascita", come si vedrà più avanti nel versetto 18. L'intento fondamentale di Matteo è chiaro: mostrare che Gesù è il figlio di Davide e il figlio di Abramo, nato nel momento più opportuno per la storia di Israele, legando saldamente Gesù alla storia del popolo di Dio e al compimento delle promesse di salvezza fatte sin dal paradiso dopo la disobbedienza di Adamo ed Eva, e poi ad Abramo (Gn 12,3) e a Davide per mezzo del profeta Natan (2 Sam 7,12). Per gli antichi, la genealogia aveva una funzione domestica, politico-legale o religiosa, con influssi sul presente, non solo sul passato.

La Linea Genealogica: Da Abramo a Cristo

La genealogia di Matteo segue una linea diretta di discendenza da Abramo a Gesù, a differenza di una genealogia "segmentata" che seguirebbe diversi rami. I protagonisti principali di questo "libro delle origini" sono Gesù Cristo, Davide e Abramo. La successione è discendente e mira a collegare Gesù alla discendenza regale di Israele (Davide) e al capostipite del popolo eletto (Abramo). La genealogia comincia dunque dai primi tre patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe, e cita poi Giuda e i suoi fratelli per ricordare la struttura del popolo di Israele, suddivisa in dodici tribù, mettendo così in relazione Gesù con "tutto Israele".

Ecco la successione delle generazioni:

  1. Abramo generò Isacco.
  2. Isacco generò Giacobbe.
  3. Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli.
  4. Giuda generò Fares e Zara da Tamar.
  5. Fares generò Esrom.
  6. Esrom generò Aram.
  7. Aram generò Aminadàb.
  8. Aminadàb generò Naassòn (il capo di Giuda durante la peregrinazione nel deserto).
  9. Naassòn generò Salmon.
  10. Salmon generò Booz da Racab.
  11. Booz generò Obed da Rut.
  12. Obed generò Iesse (di cui si parla in 1 Sam 16).
  13. Iesse generò il re Davide. (Davide è il primo e unico nella lista a ricevere l'appellativo di "re", indicando una svolta significativa nella storia di Israele).
  14. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa (Betsabea).
  15. Salomone generò Roboamo (sotto il cui regno il regno di Israele si divise in due).
  16. Roboamo generò Abìa. (Sia Roboamo che Abia non furono fedeli al Signore, ma Dio li risparmiò per riguardo a Davide).
  17. Abìa generò Asaf (talvolta citato come Asa, promosse la distruzione degli idoli).
  18. Asaf generò Giòsafat (strinse alleanza con il re Acab, criticato dal profeta Elia).
  19. Giòsafat generò Ioram. (Matteo omette i re Acazia, Ioas e Amazia, probabilmente per mantenere il numero simbolico di 14 generazioni o per la loro relazione con Atalia).
  20. Ioram generò Ozìa (chiamato Azaria in alcune pagine del libro dei Re; fu retto davanti al Signore ma non fece scomparire i luoghi sacri).
  21. Ozìa generò Ioatàm.
  22. Ioatàm generò Àcaz (il re a cui venne fatta la famosa profezia della vergine che avrebbe concepito e partorito un figlio, Is 7,10-16).
  23. Àcaz generò Ezechìa (fu un re giusto e fedele al Signore).
  24. Ezechìa generò Manasse (ripristinò i culti idolatrici).
  25. Manasse generò Amos (probabile svista per Amon, che seguì la stessa condotta idolatrica del padre).
  26. Amos generò Giosìa (promosse restauri del tempio e una riforma religiosa).
  27. Giosia generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. (Si precisa che Giosia era in realtà nonno di Ieconia, essendo padre di Ioiakim, a sua volta padre di Ieconia. Con Ieconia si ebbe la caduta di Gerusalemme).
  28. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl. (Secondo 1 Cr 3,17-19, Salatiel non era padre di Zorobabele, figlio invece di Pedaia, ma altri testi sono concordi con Matteo).
  29. Salatièl generò Zorobabele (l'ultimo personaggio nella genealogia con riscontri nell'Antico Testamento).
  30. Zorobabele generò Abiùd.
  31. Abiùd generò Eliachìm.
  32. Eliachìm generò Azor.
  33. Azor generò Sadoc.
  34. Sadoc generò Achim.
  35. Achim generò Eliùd.
  36. Eliùd generò Eleàzar.
  37. Eleàzar generò Mattan.
  38. Mattan generò Giacobbe.
  39. Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Questa lista si rifà in gran parte a 1 Cronache 1-2 e a Rut 4,18-22. L'Antico Testamento fornisce riscontri per i personaggi fino a Zorobabele; le successive otto generazioni fino a Giuseppe sono meno note o assenti nelle scritture ebraiche e differiscono da quelle riportate nella genealogia di Luca (Lc 3,23-27), che risale l'ascendenza di Giuseppe a Natam, un altro figlio di Davide.

Albero genealogico di Gesù, che illustra i collegamenti tra Abramo, Davide e Giuseppe

La Struttura Numerica e il suo Significato

Al termine della genealogia, Matteo svela il suo valore simbolico: "In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici." Questa tripartizione in gruppi di quattordici antenati è una scelta deliberata. Alcuni suggeriscono che il numero quattordici derivi dalla somma dei valori numerici delle lettere del nome di Davide in ebraico (D+V+D = 4+6+4=14). Molto più probabilmente, Matteo lo ha scelto perché è un multiplo di sette, numero biblico che indica completezza e perfezione, sottolineando l'ordine divino nella storia della salvezza.

La genealogia ripercorre così l'intera storia di Israele, dalla sua nascita con Abramo fino all'avvento del Messia. Essa rappresenta la storia della salvezza, con le sue "luci e ombre", i suoi peccati e le sue grandezze umane, costruita anno dopo anno attraverso la misericordia di Dio e i mezzi limitati degli uomini. In questa storia, caratterizzata da caducità e grandezza, Dio si è fatto uomo in Gesù, entrando in pieno nel complesso delle generazioni umane e portando la salvezza anche a tutti i suoi antenati nella carne e nella fede.

Genesi - Giuseppe (D2) - Giuda, Tamar e la genealogia di Gesù

Le Donne nella Genealogia: Irregolarità e Inclusione Universale

Un aspetto insolito e profondamente significativo della genealogia di Matteo è l'inclusione esplicita dei nomi di cinque donne: Tamar, Racab, Rut, la "moglie di Uria" (Betsabea) e, infine, Maria. La menzione delle madri nelle genealogie giudaiche era altamente inusuale, soprattutto quando si trattava di donne con storie controverse o di origine straniera. Questa scelta è pertanto voluta e carica di significato teologico.

  • Tamar (v.3): Era nuora di Giuda, rimasta vedova senza figli. Travestitasi da prostituta, riuscì a unirsi a Giuda, suo suocero, e a dargli una discendenza: i due gemelli Fares e Zara (Gn 38).
  • Racab (v.5): Molto probabilmente è la prostituta di Gerico che aiutò le spie del popolo di Israele a fuggire dalla città (Gs 2). La tradizione che la ritiene madre di Booz si ritrova solo nel Vangelo di Matteo.
  • Rut (v.5): Era una moabita, quindi una straniera, che si unì al popolo di Israele tramite il suo matrimonio con Booz (Libro di Rut), accettando la fede e la cultura del suo popolo d'adozione.
  • La "moglie di Uria" (v.6), Betsabea: Il re Davide, in modo vergognoso, orchestrò la morte di suo marito, Urìa l'Ittita, in battaglia per poterla prendere in moglie (2 Sam 11-12). Urìa non faceva parte del popolo ebreo, e forse nemmeno Betsabea.
  • Maria (v.16): Sebbene non "irregolare" nel senso morale delle altre, la sua maternità è profondamente anomala e misteriosa, in quanto concepì per opera dello Spirito Santo, senza l'intervento di un uomo.

Queste quattro donne (Tamar, Racab, Rut, Betsabea) sono accomunate dall'essere "irregolari": alcune straniere, una prostituta, altre coinvolte in situazioni di concepimento non convenzionali o scandalose. La loro apparizione in una genealogia così importante è sorprendente e rivela un messaggio profondo: Gesù è solidale con i peccatori ed è il salvatore di tutti, inclusi gli stranieri. Con la genealogia, l'orizzonte messianico si allarga e tocca i suoi ultimi confini, ricordando che ad Abramo Dio aveva ricollegato la salvezza di tutte le genti. Nel Messia, figlio di Abramo, tutta l'umanità è destinata a ricevere la promessa. Questo realismo mostra come Dio realizzi i suoi piani di salvezza servendosi di uomini e donne che non sempre hanno avuto una condotta retta, salvando e santificando a prescindere dai nostri peccati e dalle nostre infedeltà. Alla fine della genealogia, l'ultima donna nominata è Maria, la madre del Messia, che si apre alla maternità attraverso un atto di fede e obbedienza.

Rappresentazione artistica delle quattro donne non israelite o con storie complesse nella genealogia di Gesù: Tamar, Raab, Rut e Betsabea

L'Origine di Gesù Cristo: Il Concepimento e la Nascita (Mt 1,18-25)

La seconda parte del brano di Matteo 1,1 si concentra sull'origine di Gesù Cristo, approfondendo come si siano svolti i fatti del suo concepimento e della sua nascita. In particolare, questa sezione rivela come Gesù, oltre a essere legalmente figlio di Davide tramite Giuseppe, fosse anche figlio di Dio fin dal suo concepimento.

La Situazione di Maria e il Dilemma di Giuseppe

Il testo inizia descrivendo la situazione: "Ecco quale fu l’origine di Gesù Cristo. Maria, sua madre, era fidanzata di Giuseppe e prima che abitassero insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo." Maria era promessa sposa a Giuseppe. Nel diritto matrimoniale ebraico dell'epoca, il fidanzamento non era un semplice impegno moderno, ma implicava un tipo di vincolo molto severo: i fidanzati erano già considerati legalmente sposi, e per sciogliere il fidanzamento era necessario un atto formale di divorzio.

La scoperta di Maria "incinta per opera dello Spirito Santo" fu per Giuseppe, un uomo "giusto", cioè osservante della Legge, motivo di profondo imbarazzo e turbamento. Per Matteo e per i credenti, la causa della maternità di Maria era un dato assodato, ma ciò non era così ovvio per Giuseppe. La narrazione ci dà il senso di una verità che ha dovuto farsi strada a poco a poco nella mente dello sposo di Maria, non senza contrasti. Da devoto osservante della Legge dell'Antico Testamento, Giuseppe non poteva prendere Maria in moglie in quella situazione (Dt 22,23-27). La descrizione del suo imbarazzo suggerisce che egli potesse sospettare che Maria fosse stata rapita e sedotta con violenza. Non volendo sottoporre Maria al vergognoso processo pubblico per adulterio (Nm 5,11-31), che avrebbe potuto comportare la lapidazione o almeno la pubblica infamia (il verbo greco deigmatizo, "esporre pubblicamente", "offrire in spettacolo come esempio negativo"), egli decise di ripudiarla in segreto. Le procedure per il divorzio, pur essendo un atto legale, richiedevano solo la presenza di due testimoni e potevano essere realizzate con maggiore segretezza.

Giuseppe, turbato, riflette sulla situazione di Maria in un momento di profonda meditazione

L'Annuncio dell'Angelo e i Nomi del Messia

Mentre Giuseppe stava riflettendo su queste cose, agitato da molti pensieri e senza aver ancora trovato una soluzione definitiva, i suoi piani furono interrotti da un evento straordinario: "Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo." Matteo è l'unico evangelista che ricorre a rivelazioni divine attraverso i sogni, e lo fa per ben sei volte nel suo Vangelo. L'angelo, prima di tutto, invita Giuseppe a superare la sua paura e turbamento, rassicurandolo e segnalando la via d'uscita alla sua ansia.

Il messaggio dell'angelo conferma il concepimento verginale di Gesù per opera dello Spirito Santo e si concentra sui nomi del Messia e sul compito di Giuseppe:

  • Compito di Giuseppe: L'angelo indica a Giuseppe il suo ruolo: "ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Sarà lui a dare il nome al bambino, prendendosi cura di lui come padre legale. Questo atto assicurerà a Gesù la discendenza davidica, che nella tradizione ebraica si trasmetteva tramite il padre.
  • Il nome Gesù: Il nome Jeshua (Gesù) in ebraico significa "il Signore salva". Questo nome è appropriato perché, dal punto di vista di Matteo e nella fede dei primi Cristiani, Gesù salvò il popolo di Dio dai suoi peccati, adempiendo le promesse divine. Con queste parole si introduce in modo solenne la citazione dell'Antico Testamento che sta per compiersi, la prima di numerose "profezie di adempimento" disseminate nel Vangelo di Matteo, che sottolineano la continuità tra la tradizione biblica e gli avvenimenti della vita di Gesù.
  • La profezia di Emmanuele: L'angelo rivela che tutto ciò avvenne "perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi." Questa citazione di Isaia 7,14, dove il termine ebraico alma ("giovane donna") è tradotto con parthenos ("vergine") nella Bibbia greca dei LXX, è cruciale. La profezia riguardava originariamente la moglie del re Acaz che avrebbe partorito un figlio (probabilmente Ezechia) come segno della benedizione divina. Matteo, rettificando la profezia, ne riporta il significato. Questo "Dio con noi" (Is 8,8-10) è un punto cardine che abbraccerà tutto il Vangelo di Matteo, dalla nascita di Gesù fino alla sua promessa finale: "Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Il sogno dissipò i timori di Giuseppe, rivelando che Maria non era stata vittima di violenza, ma che il bambino era stato concepito per opera divina e portava i nomi di "figlio di Davide", "Gesù" ed "Emmanuele".

La Fede e l'Obbedienza di Giuseppe

La figura di Giuseppe, quale emerge da questo brano, è di grande statura morale e spirituale, scolpita nella fede e nell'umiltà. Non è semplice accettare di essere padre di Dio. Egli non si mostra curioso né intimidito; pur non riuscendo a spiegare pienamente il mistero, non tenta di penetrarlo a forza, ma si ritira in una rispettosa venerazione, lasciando il resto a Dio. La sua fede gli permette di passare dal dubbio all'accettazione.

"Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva prescritto il Signore: prese Maria in sposa." La sua "giustizia" si manifesta non nel separarsi da Maria, ma nel cercare in ogni cosa il compimento della volontà di Dio. Egli accoglie Maria come sua sposa perché crede che in lei si compie il mistero divino. Il suo "eccomi" non è fatto di parole, ma di gesti di umile obbedienza, permettendo così il passaggio dal sogno alla realtà. Riconoscendo Gesù come suo figlio legale e dandogli il nome, Giuseppe gli trasmette tutti i diritti di un discendente di Davide, adempiendo così il piano di Dio nella storia della salvezza.

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