Il Profeta Ezechiele come Sentinella: Giudizio, Responsabilità e Redenzione nel Capitolo 33

Il capitolo 33 del libro di Ezechiele offre una delle immagini più potenti e ricche di significato della vocazione profetica: quella della sentinella. Questa metafora, profondamente radicata nella vita quotidiana dell'antica Israele, illumina il compito del profeta come guardiano, ammonitore e intermediario tra Dio e il Suo popolo. In un periodo di profonda crisi, con Gerusalemme assediata e la nazione sull'orlo del disastro, Ezechiele viene richiamato alla sua responsabilità di sentinella, con implicazioni che vanno oltre la semplice trasmissione di un messaggio, toccando la sfera della responsabilità vicaria e della giustizia divina.

La Vocazione della Sentinella e la Responsabilità del Profeta

Il Compito e la Fedeltà della Sentinella

Esiste una grande amicizia tra il compito del profeta e quello della sentinella. I profeti amano moltissimo questa immagine che faceva parte della vita quotidiana e laica delle loro città, e vi ricorrono spesso - il canto notturno della sentinella di Isaia (cap.21) è tra i passi più intensi e profondi di tutta la Bibbia. Della sentinella i profeti condividono il compito, la fedeltà assoluta al posto di guardia, l’essere maestri della vista e dell’udito, il saper stare sulla frontiera tra il dentro e il fuori, guardiani della soglia che separa un regno da un altro.

La sentinella ha una missione molto chiara: deve suonare il corno, avvisare, allertare. Deve fare solo questo, ma quando non lo fa le conseguenze sono gravissime. La prima lettura del profeta Ezechiele, che vive in esilio a Babilonia, deportato con molti altri, dal 597 al 587 a.C. descrive come il popolo d'Israele abbia perduto la terra, il re, il tempio, e sembra che il Dio di Israele sia stato vinto dal Dio di Babilonia. In questo contesto, Ezechiele dice che il profeta è come una "sentinella" di guardia, che scruta e grida il pericolo e il soccorso. Dalla sentinella dipende la salvezza della città, perché deve riconoscere, da sola, l'amico o il nemico che spunta all'orizzonte. La sentinella veglia mentre tutti dormono e sa che viene il mattino dopo la lunga notte, sa che c'è il sole e che spunterà l'aurora.

La Responsabilità Vicaria di Ezechiele

Giunti nel mezzo del dramma vocazionale di Ezechiele, mentre Gerusalemme cade, torna la sentinella: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia... Se tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te» (Ezechiele 33,7-9). Questo passo rivela una responsabilità oggettiva, che per essere compresa va intesa nel suo significato giuridico.

Il profeta non deve soltanto trasmettere messaggi rivolti al popolo, ma soprattutto nei tempi delle crisi, i suoi avvertimenti sono personalizzati. Deve parlare al giusto e deve parlare al malvagio, con messaggi differenziati, ma la sentinella parla soprattutto ai malvagi, è per loro che svolge la parte principale del suo ministero di salvezza. Il profeta è dunque una grande risorsa per quanti si trovano in una condizione di errore e di peccato, e un loro grande amico, trasmettendo quello che spesso si rivela essere l’avvertimento estremo. Se il profeta non svolge il suo compito diventa responsabile in solido con l’empio che non si è convertito, è come se il profeta, rispondendo sì alla chiamata, firmasse una fideiussione, diventasse un mallevadore che alza la mano per rispondere al posto della sua gente e salvarla (Giobbe 17).

La vocazione del profeta è tremenda: non può smettere di parlare e riferire quel che ode e vede. Un profeta che non svolge bene la sua missione diventa colpevole del peccato di un altro. Nella profezia non c’è soltanto una sofferenza vicaria; qui Ezechiele ci dice che il profeta esercita una funzione di responsabilità vicaria: «Della sua morte io domanderò conto a te». Dio domanda al profeta per la colpa di un altro, e il profeta risponde per lui. Se Ezechiele nei primi sei anni della sua missione avesse smesso di ammonire il suo popolo avrebbe tradito la sua vocazione e condiviso la stessa sorte di chi era rimasto o diventato malvagio per sua omissione.

Ezechiele (B1) - Il profeta come sentinella: risposte diverse

Il Messaggio di Dio: Giustizia e Misericordia

Il Dispiacere di Dio per la Morte del Malvagio

«E la parola di Geova mi era rivolta, dicendo: ‘Figlio d’uomo, parla ai figli del tuo popolo, e devi dir loro: “Riguardo a un paese, nel caso che io faccia venire la spada e il popolo del paese, tutto quanto, in effetti prenda un uomo e lo ponga come loro sentinella, ed egli realmente veda venire sul paese la spada e suoni il corno e avverta il popolo, e l’uditore effettivamente oda il suono del corno ma non accetti affatto l’avvertimento, e la spada venga e lo porti via, il suo proprio sangue ricadrà sulla sua propria testa. Egli ha udito il suono del corno, ma non ha accettato l’avvertimento. Il suo proprio sangue ricadrà su se stesso. E se egli stesso avesse accettato l’avvertimento, la sua propria anima sarebbe scampata”’». (Ezechiele 33:4-5)

Ezechiele 33:10-20 ribadisce un concetto fondamentale della giustizia divina: A coloro che disperavano di trovare misericordia presso Dio, viene risposto con una solenne dichiarazione della disponibilità di Dio a mostrare misericordia. La rovina della città e dello Stato era determinata, ma ciò non riguardava lo stato finale delle persone. «“Come io vivo”, è l’espressione del Sovrano Signore Geova, “io prendo diletto non nella morte del malvagio, ma in quanto qualcuno malvagio si volge dalla sua via ed effettivamente continua a vivere. Di’ loro: ‘Convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie. Perché dovreste morire, o casa d’Israele?’». (Ezechiele 33:11)

Questa divina attitudine offre un’opportunità: Dio non si compiace di far morire nella “grande tribolazione” che si avvicina, nella quale eseguirà le sue decisioni giudiziarie su questo malvagio sistema di cose. Se ci si volge dalle proprie cattive vie e si cerca di vivere secondo la via segnata dalla Sua Parola, Egli ci risparmierà dall’esecuzione. Questo principio fondamentale, radicato nel carattere di Dio, si applica ai giudizi eterni di Dio, sebbene Ezechiele parli principalmente del giudizio che sarebbe venuto su Giuda e Gerusalemme in questa vita.

La Giustizia Individuale e il Pentimento

Il capitolo 33 di Ezechiele sottolinea anche il principio della responsabilità individuale. La giustizia del giusto non lo salverà nel giorno della sua trasgressione, così come l'empietà dell'empio non lo farà cadere nel giorno in cui si allontanerà dalla sua empietà. Dio afferma: «Quando io dico al giusto che egli certamente vivrà, ma egli confida nella sua propria giustizia e commette l’iniquità, tutti i suoi atti giusti non saranno più ricordati, ma morirà per l’iniquità che ha commesso. Quando invece dico all’empio: “Tu morirai sicuramente”, se si allontana dal suo peccato e compie ciò che è retto e giusto, se l’empio rende il pegno, restituisce ciò che ha rubato e cammina secondo gli statuti della vita, senza commettere l’iniquità, egli certamente vivrà, non morirà.» (Ezechiele 33:13-15).

Com’è clemente, da parte di Geova, tale trattamento dei peccatori! Al tempo in cui fa eseguire il giudizio contro una nazione o un’organizzazione ingiusta, Egli non fa mettere a morte il peccatore riformato, ma a questa persona risparmiata si permette di vivere, di camminare “nei medesimi statuti della vita”, fino alla sua morte naturale. Al giorno di Ezechiele, camminare in tal modo significava ubbidire alla legge di Dio la quale era stata data a Israele al monte Sinai per mezzo del mediatore Mosè. Nel contesto cristiano, questo significa accettare il sacrificio di riscatto dell’Agnello Gesù Cristo e camminare nelle sue orme come vero cristiano, come indicato dalla "grande folla" di adoratori che sopravvivranno alla "grande tribolazione" in Apocalisse 7:14.

La Parola Ritrovata e la Critica ai Superstiti

L'Interruzione del Mutismo di Ezechiele

«Nell’anno dodicesimo della nostra deportazione, nel decimo mese, il cinque del mese, arrivò da me un fuggiasco da Gerusalemme per dirmi: "La città è presa". La sera prima dell’arrivo del fuggiasco, la mano del Signore fu su di me e al mattino, quando il fuggiasco giunse, il Signore mi aprì la bocca». (Ezechiele 33,21-22). Questo momento segna un punto di svolta. La città è presa. Non c’era altro da aggiungere. Ezechiele restò muto, probabilmente, durante l’assedio di Gerusalemme. Ora inizia una nuova fase della sua vita e di quella del suo popolo. E quindi la parola torna, anche se quella parola non sarà più la parola di prima dell’assedio e della morte della moglie, la «delizia dei miei occhi». Le parole di vita non tornano, possono solo risorgere dopo che sono state capaci di morire. Ezechiele parlerà ancora, e dirà parole nuove generate dalla morte della sposa, della città santa e del suo tempio. Il suo mutismo si interrompe grazie all’arrivo di un profugo, di un fuggiasco, di uno scampato a un massacro, qualcuno che era fuggito da una guerra, da una distruzione. Ancora oggi, i muti possono ritrovare una parola nuova perché visitati da un profugo, che con il suo mutismo di dolore ci re-insegna a parlare.

L'Idolatria dei Superstiti e l'Avvertimento

Alcune di queste parole diverse e nuove Ezechiele ce le dona immediatamente: «Mi fu rivolta questa parola del Signore: "Figlio dell’uomo, gli abitanti di quelle rovine, nella terra d’Israele, vanno dicendo: Abramo era uno solo ed ebbe in possesso la terra e noi siamo molti: a noi dunque è stata data in possesso la terra!"» (Ezechiele 33,23-25). Il primo messaggio della parola ritrovata è per i superstiti di Gerusalemme, coloro che erano scampati alla caduta della città, non erano stati deportati da Nabucodonosor ed erano rimasti tra le rovine della città e del tempio. Tra questi si stava insinuando una nuova ideologia (l’ideologia, come la gramigna, è la prima a rinascere sulle rovine). Quegli scampati pensavano di essere i nuovi Abramo, cui YHWH aveva dato in possesso la terra promessa, sentendosi i padroni di quelle rovine, i veri continuatori dell’Alleanza; e di conseguenza, consideravano gli esiliati come maledetti e ripudiati da Dio (e ai quali requisire anche le terre).

I superstiti si erano auto-attribuiti lo status di "resto di Israele", appropriandosi indebitamente di una categoria profetica stupenda. Ezechiele continua il suo mestiere di sentinella, e contesta duramente la loro illusione. La loro vita e le loro pratiche idolatriche dicono chiaramente il loro non essere "resto" ma solo "superstiti": «Perciò annuncerai loro: "Così dice il Signore Dio:... Ridurrò la terra a una solitudine e a un deserto e cesserà l’orgoglio della sua forza"» (Ezechiele 33,27-28).

Ezechiele ci dice che queste operazioni ideologiche sono molto pericolose, e che la legittimazione di un gruppo di superstiti può solo essere esterna al gruppo stesso: c’è bisogno di un profeta vero che ci versi l’olio sul capo.

mappa antica del medio oriente che evidenzia Babilonia e Gerusalemme

L'Inautenticità dell'Ascolto e il Pericolo del Successo

Ascoltatori Superficiali e Cuori Avidi

Mentre Ezechiele critica e confuta le false pretese dei sopravvissuti a Gerusalemme, ha una parola vera e severa anche per i suoi compagni deportati in Babilonia. Dopo la caduta era avvenuto un radicale cambiamento nell’atteggiamento degli esuli nei confronti del profeta, generato dall’avveramento della sua profezia. La diffidenza, lo scherno e il sarcasmo dei primi anni sono stati sostituiti da un inedito successo, che si traduceva in un via vai di gente che accorreva da lui per assistere alle sue performance. Ed ecco che una parola di YHWH gli sussurra la chiave per interpretare correttamente questa sua primavera:

«Figlio dell’uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le mura e sulle porte delle case e si dicono l’un l’altro: "Andiamo a sentire qual è la parola che viene dal Signore". In folla vengono da te, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono di parole, mentre la loro avidità va dietro all’ingiusto guadagno» (Ezechiele 33,30-31). Si compiacciono di parole, ma poi perseguono ingiusti guadagni: sono solo consumatori delle parole profetiche intese come beni di comfort. Ancora la prassi economica come test di verità del cuore: è sempre sorprendente la dignità che i profeti attribuiscono all’economia!

La voce continua a parlargli: «Ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore: bella è la voce e piacevole l’accompagnamento musicale» (Ezechiele 33,32). Bellissima immagine: l’ascolto dei canti del profeta non è diverso dall’ascolto di qualsiasi cantantucolo. Inoltre, questo indizio storico suggerisce che i profeti cantassero i loro versi, un dato che abbellisce la già stupenda vocazione profetica nella Bibbia.

Il Pericolo di un Successo Mal Interpretato

Ezechiele comprende che il suo successo dipende da aspetti superficiali, cosmetici, banali. I profeti devono stare molto attenti all’interpretazione delle ragioni delle (brevi e rare) stagioni di successo, perché quasi sempre sono simili a quelle di cui ci parla Ezechiele. Un profeta si smarrisce se interpreta male il successo che qualche volta riscuote, errore molto comune quando, come Ezechiele, ha una personalità brillante e molti talenti. E va avanti per molto tempo felice e illuso dalla sua bella voce e seducente retorica. Fu la voce a rivelare l’inganno a Ezechiele. Allora sapranno che un profeta è stato in mezzo a loro (Ezechiele 33:33).

Sia il profeta che i destinatari del messaggio sono chiamati a una profonda riflessione sulla propria responsabilità e sul proprio atteggiamento. L'amore, come richiamato anche dal Vangelo di Matteo (capitolo 18), richiede responsabilità concreta e uno stile di vita discreto e schietto per correggere colui che ha sbagliato, senza umiliarlo o giudicarlo. Occorre diventare amici di colui che ha un difetto e aiutarlo a scoprire la ferita che ha provocato in lui quel difetto, guardandolo come uno che ha sofferto e che cerca di sopravvivere malamente attraverso un atteggiamento sbagliato. L'amore è assumersi la responsabilità dell'altra persona, amarlo nella sua interezza e cercare insieme la felicità, sentendosi amati da Dio e imitandolo nel suo gesto.

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