Ara Pacis: L'Altare della Pace di Augusto

L’Ara Pacis Augustae, o Altare della Pace di Augusto, è uno dei monumenti più significativi dell'antica Roma, celebrato per la sua bellezza artistica e il suo profondo simbolismo. Il Senato romano nell'anno 13 a.C., decise di costruire questo altare in segno di gratitudine all'imperatore Augusto. Quattro anni più tardi, nel 9 a.C., l'Ara Pacis fu inaugurata, simboleggiando la pace nell'area mediterranea istituita dall'imperatore dopo le sue campagne vittoriose in Hispania e Gallia.

Questo monumento di marmo rappresenta una delle più suggestive testimonianze dell'arte augustea e della Pax Romana. È stato definito un "poema di marmo", paragonabile solo al più grande poema mai scritto in latino: l'Eneide di Virgilio.

Mappa del Campo Marzio con indicazione dell'Ara Pacis e del Mausoleo di Augusto

Le Origini e il Contesto Storico

Augusto, nelle sue Res Gestae, il suo testamento spirituale, tramandò la volontà del Senato di erigere un altare alla Pace. Questa decisione seguiva le imprese da lui portate a termine a nord delle Alpi tra il 16 e il 13 a.C., che includevano l'assoggettamento dei Reti e dei Vindelici, il controllo definitivo dei valichi alpini, la visita alla Spagna finalmente pacificata, la fondazione di nuove colonie e l'imposizione di nuovi tributi. La permanenza triennale di Augusto in Gallia era stata dedicata all'organizzazione personale della provincia, destinata a essere la sua ultima residenza provinciale.

Inizialmente, secondo la testimonianza dello storico Cassio Dione (LIV, 25.3), il Senato aveva proposto di edificare l'altare all'interno della sua stessa sede, la Curia, ma l'idea non ebbe seguito. Fu preferito il Campo Marzio settentrionale, una zona di recente urbanizzazione. In questa stessa area, prossima al confine sacro della città (pomerium), quindici anni prima Ottaviano aveva già edificato il suo Mausoleo, la tomba dinastica. Preso il titolo di Augusto, l'imperatore si accingeva a costruire, contemporaneamente all'Ara Pacis, il grande orologio solare che da lui avrebbe preso il nome, l'Horologium o Solarium Augusti. L'altare dedicato alla pace venne così a trovarsi, non a caso, al centro del vasto pianoro dove tradizionalmente si svolgevano le manovre dell'esercito e della cavalleria e, in tempi più recenti, le esercitazioni ginniche della gioventù romana. L'Ara Pacis era un altare operativo: i sacrifici prevedevano l'uccisione di grandi animali, e il sangue e altri fluidi dovevano essere lavati dall'interno del luogo sacro.

Architettura e Decorazione Simbolica

L'Ara Pacis è un'ara sacrificale romana racchiusa in un recinto di marmo pario stupendamente scolpito in altorilievi con scene allegoriche e cerimoniali, e ornato con motivi vegetali. Questo monumento è un altare situato all'interno di una struttura chiusa in marmo di Carrara. La sua sorprendente decorazione è costituita da diversi rilievi che mostrano la famiglia di Augusto in processione. I bassorilievi variano di profondità, creando effetti spettacolari di piani di lontananza.

Dettaglio dei rilievi dell'Ara Pacis con la processione di Augusto e la famiglia

L'Ara Pacis racchiude in sé varie tipologie artistiche: l'arte greca classica nei fregi delle processioni, l'arte ellenistica nel fregio e nei pannelli, e l'arte romana nel fregio dell'altare. Il monumento evidenzia il legame tra Augusto e la Pax, espressa come un rifiorire della terra sotto il dominio universale romano. Si ricollega inoltre ad Enea, mitico progenitore della Gens Iulia, e quindi alla celebrazione di Augusto stesso.

Nella parte bassa dell'Ara si trova un ornamento naturalistico di girali d'acanto con piccoli animali come lucertole e serpenti. Per l'eleganza e la finezza d'esecuzione, questi ornamenti riconducono all'arte alessandrina. L'altare è avvolto da festoni e vi venivano sacrificati primizie e la scrofa bianca di Laurento. Enea è raffigurato con il capo velato, un mantello che gli lascia scoperta parte del busto e lo scettro in mano.

I pannelli sul lato secondario mostrano la Dea Roma, oggi quasi completamente perduta, in abito amazzonico e seduta su una catasta d'armi, e la Saturnia Tellus, quest'ultima ben conservata. La superficie interna del monumento reca, nella parte inferiore, scanalature verticali che simulano una palizzata, riproduzione di quella provvisoria eretta alla constitutio dell'ara. Questo steccato era presente negli altari romani più antichi fin dal VII-VI secolo a.C. Nella parte superiore si trovano festoni sorretti da bucrani con ghirlande, consacrati agli Dei Mani, con al centro, sopra le ghirlande, dei phialai, recipienti concavi e bassi usati nei rituali, anch'essi derivanti dalla costruzione provvisoria lignea del 13 a.C. La mensa occupa lo spazio interno del recinto, separato da uno stretto corridoio con il pavimento leggermente inclinato verso l'esterno.

Pannello della Saturnia Tellus nell'Ara Pacis

Collocazione Originale, Dimenticanza e Frammenti Ritrovati

Originariamente, il monumento si trovava nel Campo Marzio, una vasta area al di fuori delle mura della città da dove si poteva entrare a Roma da nord attraverso la via Flaminia, attualmente Via del Corso. L'Ara Pacis era collocata all'angolo sud-ovest della Via in Lucina, sotto quello che oggi è il Palazzo Fiano. Il monumento aveva un'entrata sull'antica via Flaminia e una verso il Campo Marzio. Qui, le legioni praticavano i riti di purificazione al ritorno da una battaglia.

A partire dal II secolo d.C., questo monumento fu dimenticato. Fu coperto dal fango trasportato dal Tevere durante le sue piene e le trasformazioni urbanistiche ne determinarono la perdita definitiva. I Romani erano estremamente abili nella scelta dei siti dove collocare le costruzioni, operando con la massima cura per un monumento di tale importanza. Tuttavia, ci sono segni che anche nell'antichità la falda acquifera non fosse del tutto stabile; al tempo di Adriano, il livello del terreno in questa zona del Campo Marzio fu innalzato per renderlo più adatto all'attività edificatoria, fino al livello dell'estremità più alta del fregio inferiore del recinto dell'altare.

La scoperta dell'altare avvenne nel 1568, sotto Palazzo Peretti in via in Lucina, con il ritrovamento di nove grandi blocchi marmorei scolpiti su entrambi i lati ed inizialmente attribuiti ad un arco domizianeo. Altri frammenti furono trovati nel Cinquecento, altri ancora nel corso dei lavori effettuati per la moderna edificazione del 1859, e ancora di più nei primi scavi effettivi del 1909. Purtroppo, a causa del poco rispetto dell'epoca verso i capolavori pagani, le parti del monumento presero varie strade. Una parte dei blocchi fu venduta al Granduca di Toscana e in gran parte trasferita a Firenze; un altro grande frammento finì al Museo del Louvre, dove tuttora si trova; un altro ancora fu trasferito ai Musei Vaticani, mentre quasi tutte le parti decorate a festoni vennero murate nella facciata di Villa Medici, dove sono ancor oggi. La Saturnia Tellus entrò nelle collezioni medicee e finì agli Uffizi. Questa dispersione, tuttavia, non è stata del tutto negativa, poiché ha aumentato le possibilità di sopravvivenza del patrimonio di antichità.

Ricostruzione digitale dell'Ara Pacis nel contesto antico

La Ricostruzione e il Museo Contemporaneo

Nel 1903 furono intrapresi i primi scavi regolari che portarono alla luce la struttura del monumento. Il 20 gennaio 1937 si iniziò a prendere in esame la possibilità di ricostruire l'altare. Scartata l'ipotesi di ricomporre l'altare in situ, poiché avrebbe comportato la demolizione del Palazzo Fiano-Almagià, vennero proposte diverse soluzioni, tra cui la ricostruzione nel Museo delle Terme o su Via dell'Impero. Fu Benito Mussolini a decidere la ricostruzione dell'Ara nei pressi del Mausoleo di Augusto, "sotto un porticato" tra via di Ripetta e il Lungotevere.

L'Ara Pacis venne quindi ricostruita all'interno di un padiglione su via di Ripetta in meno di un anno e mezzo. Il progetto definitivo, presentato al Governatorato nel novembre 1937, non fu interamente rispettato in fase esecutiva, probabilmente a causa del grande ritardo accumulato. L'intesa non scritta tra architetto e Governatorato prevedeva di considerare provvisoria la sistemazione e di rimettere mano alla teca dopo l'inaugurazione, ma le circostanze, inclusa la guerra imminente, resero irrealizzabile quanto programmato. Negli anni del conflitto, le vetrate furono rimosse e il monumento protetto da sacchetti di pozzolana, sostituiti in seguito da un muro paraschegge. Solamente nel 1970 la teca fu ripristinata.

Nel 1995 il Comune di Roma, vista la situazione preoccupante della teca, decise di sostituirla con un nuovo complesso museale. Recentemente, il monumento è stato coperto con un edificio minimalista progettato dall'architetto Richard Meier, per proteggerlo dall’inquinamento atmosferico. Questo museo, sulle rive del Tevere, è stato specificamente progettato per l'Ara Pacis, fornendo al monumento un "contenitore" eccezionale, che lo rende un punto focale per le visite a Roma.

Il progetto per il nuovo complesso museale dell'Ara Pacis è stato redatto da Richard Meier & Partners Architects, uno studio statunitense noto per alcuni dei più notevoli musei della seconda metà del Novecento. La cantierizzazione del progetto è stata assegnata all'italiana Maire Engineering ed è curata, per l'Amministrazione comunale, dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali e dall'Ufficio Città Storica. L'edificio è stato concepito per essere permeabile e trasparente nei confronti dell'ambiente urbano, senza compromettere la salvaguardia del monumento. È un organismo ad andamento lineare che si sviluppa secondo l'asse principale nord-sud e si articola in aree scoperte, ambienti completamente chiusi e zone chiuse, ma visivamente aperte alla penetrazione della luce. A differenza della precedente teca, che era circondata da piante e giardini, la nuova sistemazione include un nudo grande terrazzo bianco con una fontana stilizzata moderna.

Vista esterna del Museo dell'Ara Pacis progettato da Richard Meier

ARA PACIS AUGUSTEA

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