La Crocifissione di Grünewald a Colmar: Profondità e Strazio del Polittico di Issenheim

Colmar, definita la “piccola Venezia”, si estende tra acque, ponti, piazze e vie tipiche di un centro commerciale che nel XVI secolo ha avuto il suo momento migliore. Questa città, terra di confine e di contesa tra Francia e Germania, è la sede di uno dei capolavori dell'arte rinascimentale europea: il Polittico di Issenheim.

Ospitato da quasi due secoli nel Musée d’Unterlinden, ricavato nelle strutture di un antico convento di monaci domenicani, il polittico era stato costruito nel XVI secolo per un importante convento di monaci antoniani a Issenheim, venti chilometri a sud di Colmar. L’antico convento dei monaci antoniani, destinati ai lebbrosi e agli appestati, è ancora al centro della città, chiuso nelle sue mura, ora diventato un museo, ospitando - oltre ad opere del ‘900 come due splendidi Picasso - il celebre Polittico di Issenheim, dipinto da Mathis Grünewald. È un capolavoro indiscusso dell’arte della regione del Reno e immagine esplicita della religiosità tedesca degli anni di Lutero.

Il Polittico di Issenheim: Composizione e Contesto

Il Polittico di Issenheim, noto anche come Altare di Issenheim, è una sorprendente “macchina pittorica” costituita da ante fisse e mobili che si possono chiudere e aprire "a libro", facendo assumere all'opera tre differenti configurazioni. L'opera era posta - come tutte le pale o dossali - sopra un altare, oggi scomparso, di cui costituiva il principale elemento visivo e decorativo.

Il polittico è spesso citato come l'Altare di Grünewald, dal soprannome di uno dei suoi due autori, il pittore tedesco Mathis Gothart Nithart, noto come Matthias Grünewald. Il secondo autore, Niclas Hagenauer, è lo scultore delle parti in rilievo e a tuttotondo, che rappresentano una parte non certo minore dell'insieme. La scelta classicista, da Donatello in poi, di non dipingere i materiali ha condizionato la nostra percezione della scultura, al punto che figure colorate - come quelle assai preziose di Niclas Hagenauer - ci appaiono quasi incongrue, e oggi Grünewald surclassa Hagenauer per la maggiore qualità artistica e la straordinaria carica emotiva.

Le vicissitudini storiche, legate alla Rivoluzione francese e alle guerre, hanno fatto spostare e smontare l'altare numerose volte, mettendo sicuramente a rischio la sua integrità. La complessità della triplice struttura non deve farci dimenticare che il grande polittico è privo, oltre che della base, anche di tutta la parte lignea superiore, che doveva sicuramente aumentarne la già notevole imponenza, portandola forse a una decina di metri di altezza complessiva.

L'esposizione delle tre parti smontate nella ex-cappella del convento domenicano, di fatto una chiesa di medie dimensioni, determina nello spettatore la curiosità sull'effettivo aspetto dell'opera al tempo del suo reale utilizzo. A suo tempo, nessuno poteva vedere contemporaneamente tutte le parti come accade oggi.

Le Tre Configurazioni Liturgiche

Il polittico è dipinto su entrambi i lati, destinati alla contemplazione ora ad ante chiuse ora ad ante aperte, ed è una summa del cammino spirituale del cristiano del tempo - e di sempre - tra morte e resurrezione. Le aperture erano scandite dal calendario liturgico.

  1. Prima configurazione (Polittico chiuso): La Crocifissione

    L'Altare chiuso propone il suo pezzo più celebre, la Crocifissione, dipinta su due tavole adiacenti (la separazione è abilmente mascherata). Ai lati, sono raffigurate una figura di San Sebastiano e una di Sant'Antonio Abate.

  2. Seconda configurazione (Prima apertura): Scene della Vita della Vergine e Resurrezione

    Aperte, le due parti della Crocifissione andrebbero a coprire i lati e rivelerebbero le pale successive: al centro su due tavole la Madonna con il Bambino e un concerto d'angeli, sui lati una Resurrezione di Cristo e una Annunciazione. Sulla predella in basso resta la figura di Cristo morto, che a sua volta copre un gruppo ligneo degli apostoli e di Cristo.

  3. Terza configurazione (Seconda apertura): Le Sculture di Hagenauer e Sant'Antonio

    Con la seconda apertura delle ali, appaiono al centro le statue lignee di Sant'Antonio, Sant'Agostino e San Gerolamo, contornate da due tavole dipinte con Sant'Antonio incontra San Paolo eremita e le Tentazioni di Sant'Antonio. Il polittico interamente aperto è scolpito nell'intera area centrale con due ali dipinte dedicate sempre ad Antonio. Nel museo, queste ultime ali dipinte sono visibili guardando il retro delle due tavole centrali.

La Drammaticità della Crocifissione di Grünewald

Subito, ci appare il crocifisso più pauroso dell'arte occidentale. Un Cristo gigantesco, sfigurato, il corpo in decomposizione, le dita accartocciate e acuminate come spilli, il fondo cupissimo. Il cielo è buio, di colore verdastro all’orizzonte come dopo una tremenda tempesta, un calvario nudo e petroso, colori bassi, soffocati. Il Cristo ha la bocca livida, il ventre incavato nello sforzo dell’ultimo respiro, ha appena gridato “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Intorno, una Maddalena urlante, una Madonna terrea e svenuta, un san Giovanni desolato. Accanto alla croce si trovano una pallidissima Vergine, con un’insolita veste bianca, sorretta da san Giovanni Evangelista, la Maddalena inginocchiata ai piedi del crocifisso, che si fa piccola fino quasi a scomparire, e, del tutto anacronisticamente (poiché già morto prima di Gesù), il Battista, presenza ideale, che indica Cristo a noi fedeli, accompagnato dall’agnello mistico. E accanto i fedelissimi sono come lui schiantati dal dolore, dal silenzio di Dio.

La croce è uno spettacolo duro e straziante. Gli occhi non si staccano dal capo di Cristo fasciato da spine aguzze, dalle ferite putrefatte sul corpo, dal sangue che scorre sulla terra giallastra. Nessuna armonia, solo la bruttezza della morte. Mentre in Vaticano Raffaello dipinge la suprema armonia delle Stanze e nella Sistina Michelangelo sulla volta ricrea la Genesi come potenza serena ed esaltazione della bellezza del corpo umano, Mathis Grunewald - tra il 1512 e il 1516 - compone il poema della morte, una fine inesorabile.

Crocifissione di Grünewald, Polittico di Issenheim: Dettaglio del Cristo morente

Questa è la più brutta e terrificante immagine nella storia dell’arte cristiana. Il Crocifisso appeso sul tronco nodoso nel buio del cielo, le mani irrigidite dallo spasmo, il corpo butterato da piaghe orrende, la bocca dalle labbra violacee schiusa nell’ultimo urlo, la testa incoronata da spine aguzze. Il corpo scheletrico è interamente segnato dalle ferite della flagellazione, oltre che da contusioni e piaghe. Le mani magrissime, attraversate da grossi chiodi, hanno le dita tese per gli spasmi e flesse in modo innaturale. Così anche i piedi.

La Crocifissione di Grünewald propone una figura di Cristo morente di potenza quasi insuperabile. Il corpo replica e ricorda puntualmente le piaghe dell’herpes, utilizzando le devastanti ferite della flagellazione. Il volto tragicamente deformato manifesta un dolore estremamente umano, e potrebbe quindi porsi come metafora della sofferenza nella malattia, da cui sembra invece miracolosamente guarire il vicino Sebastiano, che non sente le ferite delle frecce e non versa sangue. I dettagli anatomici di Cristo sono accuratamente trattati; le mani aperte, nonostante i robusti chiodi che le trafiggono, dialogano con le mani intrecciate di Maddalena crollata a terra ai piedi della croce. Tuttavia, le figure di contorno, con l'insolita presenza anche di Giovanni Battista, non sembrano all'altezza di Cristo, né qui né nella sottostante predella.

Un Messaggio di Empatia e Consolazione

Il convento di Issenheim era a tutti gli effetti una sorta di ospedale per i malati, tra cui in particolare gli affetti dal terribile e virulento Fuoco di Sant'Antonio (Herpes Zoster). Questo dato spiega molte delle singolarità dell'intera opera. Agli appestati, i lebbrosi, i sifilitici, cioè tutti i malati e i morenti a causa delle pestilenze che da sempre affliggono l'umanità, si rivolgevano nel lazzaretto dov'è collocato. E nell’Uomo sfigurato ritrovavano loro stessi, qualcuno che “capiva” il loro tormento.

Scrive la scrittrice Melania Mazzucco: «È un’opera la cui violenza colpisce il fedele come un pugno in faccia. […] Il pittore ci costringe a guardarlo morire. La visione può risultare intollerabile. […] Ma Grünewald, chiunque fosse, non vuole scioccare né provocare. Vuole, al contrario, consolare. […] Quel Cristo repellente diceva ai poveri moribondi che anche il figlio di Dio aveva sofferto ogni dolore. In fondo, che anche loro erano figli di Dio. Grünewald vuole anche rafforzare la fede, poiché era credente, e sapeva che solo morendo Cristo poteva risorgere. Cioè che tutto il male sofferto - da lui e da loro - doveva essere accettato, e sopportato, perché aveva un senso.» La spiritualità accesa della Devotio moderna in terra germanica, concentrata sul rapporto personale col Cristo, vede nella croce il massimo della morte del Messia nel massimo del dolore e lo grida come un’apparizione spaventosa della sofferenza subita per amore.

La Speranza della Resurrezione

Raramente una contrapposizione è stata tanto profonda e quasi insopportabile. Eppure, la scena della Crocifissione non è tutto. La grande tavola del polittico, dipinto su entrambi i lati, è una summa del cammino spirituale del cristiano, tra morte e resurrezione.

Ad ante aperte, la tavola mostra la dolcezza di Maria annunciata e che culla il bambino. Il grande polittico a più ante si apriva, durante alcune feste, e dal buio sgorgava la luce. Quel Cristo piagato, irriconoscibile, si è trasformato in un giovane biondo, sorridente, che galleggia nel cielo trapunto di stelle entro un alone dorato, mostra le palme aperte con le ferite dei chiodi e ci guarda pieno di luce. Dalla tomba spezzata dentro la grotta si alza la sindone bianca: si arriccia volando nel vento, trascolora in viola azzurro e rosso e si immerge nella luce. È finito il tempo della morte, inizia quello della vita. Tanto era stato terribile lo strazio, tanto è libera la gioia.

Resurrezione di Grünewald, Polittico di Issenheim: Il Cristo glorioso

La Resurrezione è un altro quadro straordinario; i colori cangianti nella luce miracolosa sprigionata da Cristo che, senza curarsi del racconto evangelico, si leva sulla propria tomba e sui soldati addormentati, sono memorabili. Sia questo angelo sia le ambientazioni di Maria con il bambino e dell'incontro di Antonio e Paolo eremita, possiedono qualcosa di leonardesco. Grünewald dipinge così l’esperienza cristiana, sospesa tra morte e resurrezione. La larva umana piagata ora è il vittorioso nel cosmo. Mathis Grunewald, il misterioso pittore di cui così poco sappiamo, lo vede sgargiante, nuova aurora del mondo. Vibra di speranza il polittico posto al centro del museo ma dopo che la morte ha fatto il suo corso. Maestro Grünewald, come altri prima e dopo di lui, parla di morte e di vita, forti com’è il padiglione stellato intorno al Risorto e come la notte dietro alla croce.

Le Tentazioni di Sant'Antonio e Altre Scene

Accanto alla scena della Crocifissione, su due ante laterali, Antonio abate resiste alle tentazioni diaboliche e Sebastiano al dolore fisico delle frecce. Ma - e sono le ultime ante del polittico - la battaglia continua: san Antonio è assalito dai più orrendi mostri diabolici, quasi sopraffatto da loro. Non si uscirebbe più da questa sala.

Le Tentazioni di Sant’Antonio sono un capolavoro bizzarro, su un tema molte volte affrontato dai pittori. I mostri diabolici che tormentano e aggrediscono il santo eremita sono decisamente alla Bosch. Il santo è in mezzo, tirato per i capelli, tra rospi, scorpioni, bestie cornute e altri misteriosi ibridi, ma davanti a tutti c’è anche un’altra vittima, un essere umano che ha sul corpo le piaghe del sacro Fuoco. Tanto ha potuto la pietà dei monaci antoniani verso i malati.

Le Tentazioni di Sant'Antonio di Grünewald, Polittico di Issenheim

Lo Stile e la Visione Artistica di Grünewald

Mathias Neithardt Gothart, noto come Grünewald, è stato uno dei più importanti pittori del Rinascimento tedesco. A lui si devono opere cariche di pathos e intensamente drammatiche. Grünewald, infatti, condivise solo in parte l’adesione ai canoni pittorici rinascimentali, scegliendo di mantenere un più radicato legame con la tradizione gotica, un legame reso manifesto da una certa bizzarria inventiva e soprattutto da una forte tensione emotiva e spirituale che si traduce in un disegno tormentato e contorto. Non dipinse mai opere profane, e quasi solo Crocifissioni. Grandissimo e solitario, propose con la sua cupa e folgorante Crocifissione per il Polittico di Isenheim una rappresentazione fra le più crude e drammatiche dell’arte occidentale, condensandovi tutto il travaglio spirituale di un’epoca e di un popolo. Studi e ricostruzioni storiche comunque determinano con una certa sicurezza che Grünewald sia l'autore e il progettista dell'Altare, nonostante le scarse notizie che abbiamo dell'attività e della biografia del pittore.

Se c’è una pittura silente, anzi, nella sua mutezza, addirittura agghiacciante (ed abbagliante), questa è proprio quella di Grünewald. Il terrore che ci prende davanti all’equazione che, nelle sue opere, Grünewald va via via mostrandoci come atto perenne ed esclusivo della verifica esistenziale, deriva dal fatto che tale equazione avviene sempre e contemporaneamente su due piani: quello concettuale e quello sensoriale; per arrivare a termini più figurativi, quello della forma e quello della materia. Nessuna preminenza né dell’una, né dell’altra; ma il rilancio continuo della responsabilità d’esistere tra la cellula primaria (la cellula materica) e l’intelligenza prematerica.

Schema dell'unità concettuale e sensoriale nell'arte di Grünewald

Qui risiede la grandezza, così vertiginosa da rasentare l’indicibile, dell’arte grünewaldiana: in questo stato di unificazione e di unicità, per cui ciò che è vegetale riesce nello stesso tempo torvamente e bovinamente animale; mentre ciò che è animale risulta tragicamente e fin psicologicamente umano; e ciò che è umano ritrova in sé la sostanza clorofillica e la ramificazione dell’erbe e, insieme, l’hantise opaca e muta delle bestie. È assai difficile capire se le spine che fuoriescono, qua e là, lungo tutto il corpo vi sian state immesse o non siano invece spuntate per una sorta di mostruosa e folgorante capacità vegetale dei suoi stessi muscoli e del suo stesso sangue. Considerato nel suo totale, il corpo del Crocifisso non solo raggiunge, come niente prima e dopo di lui, lo stato di fatalità e di destino agonico del suo essere, ma congloba e dilata quella necessità a un tipo di sofferenza che supera se stessa; un tipo che è ciclico non solo nell’ordine delle qualità, ma altresì nell’ordine dei tempi e delle estensioni. Esso riguarda Cristo ma anche la muta, inesplicabile e come strozzata angoscia di ogni tronco nell’acconsentire al suo crescere dentro il giro degli anni.

Grünewald e i suoi sicuramente numerosi aiutanti hanno saputo creare alcune figure indimenticabili, al punto che in qualche periodo storico l'intero polittico fu attribuito al più grande dei maestri tedeschi, Albrecht Dürer, attivo in quegli stessi anni. Il discorso particolare che ha luogo con Grünewald è il cambio di rotta dell’atteggiamento dell’esistenza nei confronti della sua natura. La caduta di Grünewald dentro l’unicità dell’essere e dentro lo scandalo che in questo modo egli apre, sembra non aver fine.

La "Crocifissione di Colmar" del Maestro Gotico (circa 1410)

È importante distinguere l'opera di Grünewald da un'altra significativa "Crocifissione di Colmar". Il Maestro della Crocifissione di Colmar è il nome dato a un pittore gotico anonimo che lavorò nel Medioevo in Alsazia, forse a Strasburgo. Questo artista creò una pala d’altare raffigurante la crocifissione di Cristo intorno al 1410. Il maestro è un rappresentante dello "stile morbido", che si sviluppò intorno al 1400 combinando vari elementi stilistici dell'Europa medievale occidentale, in particolare sull'Alto Reno. La raffigurazione si allontana dal linguaggio della figura statica e rigida precedentemente usuale e mostra rughe fluenti nell'abbigliamento e gesti aggraziati nelle figure e nella composizione nel suo complesso. Lo stile del maestro ricorda l'illuminazione nella Francia del XIV secolo. Nel corso della Rivoluzione francese, l'immagine fu rimossa dalla collegiata di San Martino a Colmar e conservata con molte altre immagini, diventando poi patrimonio fondatore del Museo Unterlinden.

Eredità e Rilevanza Contemporanea

La lezione del Maestro Grünewald, lontano in apparenza nel tempo, è invece attuale anche per il nostro. Maestro Grünewald, come altri prima e dopo di lui, parla di morte e di vita. In fondo, tutto è mistero. Grünewald l’ha capito. L’unica vera possibilità di conoscenza del Polittico di Issenheim viene da una visita diretta al Museo Unterlinden, a Colmar, nella vecchia chiesa di un convento.

tags: #crocifissione #bruno #di #colmar