La Lettera di una Professoressa: Una Riflessione Plurima sull'Educazione

Mi rivolgo a te al femminile per omaggiare un libro che ha cambiato la mia idea di scuola. Non importa che tu sia più o meno giovane, più o meno precaria, più o meno preparata per ciò che davvero dobbiamo fare; che tu sia uomo o donna, che tu viva in una grande città o in un piccolo paese, al nord o al sud. Nonostante tutto, noi, io e te, abbiamo molte cose in comune. In altri tempi avremmo detto che abbiamo in comune una missione, addirittura una missione educativa: ma questi tempi sono strani e non consentono alcuna retorica.

L'Emergenza Lettura in Italia: Dati e Sfide Attuali

Sono cose di cui si parla sempre, e anche io e te ne abbiamo parlato, nei corridoi o fuori della scuola: questi ragazzi non leggono, o non capiscono quello che leggono. I dati ISTAT parlano chiaro: nel 2015 il 58% degli italiani non ha letto neppure un libro e l’OCSE ci pone ai vertici della classifica dell’analfabetismo funzionale. È possibile, è necessario agire. Perché la lettura è un bene pubblico: e un Paese che non legge è come un Paese che non ha infrastrutture o che ha una moneta debole, deficit che scontiamo ogni giorno, senza rendercene conto. La scuola deve fare qualcosa per la lettura.

Infografica sull'analfabetismo funzionale in Italia e dati ISTAT sulla lettura

Lo so: dobbiamo essere noi a ricordarcelo, perché nel senso comune e sulla stampa la Scuola viene vissuta come un servizio e non come un diritto o un’istituzione. So che il dibattito è quasi esclusivamente incentrato su questioni organizzative, reclutamento, retribuzione - argomenti sacrosanti - ed è invece poco attento, se non in pochi casi, alle sfide che la didattica ci pone davanti ogni giorno. Alziamo la testa, piuttosto. Facciamo parte della più grande istituzione del nostro paese, così, senza maiuscole.

Il Mandato Istituzionale: Dalle Indicazioni Nazionali alla Pratica Quotidiana

Gentile collega, il programma non esiste più, e scusa se dico l’ovvio. Esistono le “Indicazioni nazionali per il curricolo” per il primo ciclo di Istruzione e le Indicazioni Nazionali - Linee guida per l’Istruzione superiore, documenti che, insieme al PTOF, costituiscono una sorta di “Costituzione” per la scuola dell’autonomia. Nelle Indicazioni per il primo ciclo leggiamo: “La consuetudine con i libri pone le basi per una pratica di lettura come attività autonoma e personale che duri per tutta la vita. Per questo occorre assicurare le condizioni (biblioteche scolastiche, accesso ai libri, itinerari di ricerca, uso costante sia dei libri che dei nuovi media, ecc.) da cui sorgono bisogni e gusto di esplorazione dei testi scritti.”

Nelle Linee guida per i licei si afferma che “il gusto per la lettura resta un obiettivo primario dell’intero percorso di istruzione, da non compromettere attraverso una indebita e astratta insistenza sulle griglie interpretative e sugli aspetti metodologici, la cui acquisizione avverrà progressivamente lungo l’intero quinquennio, sempre a contatto con i testi e con i problemi concretamente sollevati dalla loro esegesi.” Il panorama letterario sarà descritto da autori e testi scelti in autonomia dal docente, in ragione dei percorsi più proficui.

È vero: le indicazioni parlano di “condizioni”, di biblioteche scolastiche e di altre cose che non ci sono, che non sono come le vorremmo e come dovrebbero essere. È vero anche che spesso non abbiamo ricevuto una formazione specifica, che le famiglie non vogliono spendere soldi in libri, che non è facile parlare di lettura in questo Paese. Ma la scuola deve attivarsi. Non si può e non si deve prescindere dalla scuola: e pur incoraggiando e sostenendo il costante rapporto tra scuola, insegnanti e rete di professionisti (bibliotecari, librai, editori), pur rinforzando tutte le “continuità” verticali e orizzontali di questo mondo, la scuola deve attivarsi.

Il Ruolo Centrale dell'Insegnante nella Promozione della Lettura

La prima cosa importante è che io e te ci si creda: che si smetta di delegare all’esterno, e che si pensi a cosa possiamo fare ogni giorno. Se ogni giorno possiamo fare poco, facciamo quel poco, e rinforziamolo. Però mettiamoci la testa, mettiamoci il cuore, mettiamoci la nostra professionalità. Non deleghiamo ad altri, non aspettiamoci che la promozione della lettura venga fatta un giorno all’anno per grazia di un incontro con l’autore o di una festa del libro. Cominciamo da noi stessi.

Essere Lettori per Formare Lettori

Se vogliamo formare nuovi lettori, dobbiamo noi insegnanti per primi essere lettori. E presentarci costantemente come tali: sappiamo bene che un modello autorevole e credibile vale più di dieci lezioni frontali. Portiamoci sempre dietro i libri che stiamo leggendo, mettiamoli sulla cattedra, rispondiamo alle domande dei nostri alunni. Documentiamoci, aggiorniamoci: facciamoci lettori di ciò che si legge oggi.

Conoscere la Letteratura Contemporanea per Ragazzi

Se vogliamo formare nuovi lettori, dobbiamo conoscere la letteratura contemporanea per ragazzi. Niente snobismi, per favore. Prima di tutto perché i classici che abbiamo amato noi qualche decennio fa, pur non avendo perduto niente del loro smalto, hanno però visto indebolirsi il loro ruolo nella formazione dei nuovi lettori, che ci piaccia o no. E poi perché la contemporanea letteratura per ragazzi è popolata da autori ed opere di assoluto valore. È opportuno conoscerli e saperli distinguere dalle proposte più commerciali, e per fare questo abbiamo a disposizione un certo numero di riviste specializzate, cartacee e online.

Un Approccio Empatico e Inclusivo

Non giudichiamo. Se vogliamo formare nuovi lettori, non dobbiamo porci in posizione giudicante rispetto alle scelte autonome dei nostri alunni, anche quando questi si mostrano appassionati di libri dallo scarso valore. Uno sguardo empatico è il primo passo per guidare l’alunno, piano piano, verso titoli ed autori di livello più alto. Viceversa, uno sguardo giudicante realizza un vulnus difficilmente sanabile. Piuttosto, cerchiamo di comprendere a quali esigenze ha dato risposta il libro in questione e formuliamo un percorso bibliografico ad hoc. Ti è piaciuto After? Sei affascinato dalla scoperta della sessualità? Non escludiamo temi o generi particolari: soprattutto con gli adolescenti. Se vogliamo formare nuovi lettori, non dobbiamo considerare alcuni generi più degni di altri, o alcuni temi decisamente tabù. Anche qui, niente snobismi o cautele, per favore, soprattutto per le proposte che vengono dai ragazzi.

Oltre il Libro di Testo e la Valutazione

Usciamo dalla logica del “libro di testo”. Se vogliamo formare nuovi lettori, non è detto che avere uno stesso titolo per tutta la classe sia una buona scelta. Una classe è un insieme di ragazzi del tutto disomogenei, ognuno con la propria storia, con i propri interessi e con le proprie esperienze di lettura, con la propria famiglia alle spalle. Un insegnante, per dirla con un’efficace metafora che devo ad Alice Bigli, deve essere una sorta di personal trainer della lettura. Quale personal trainer sottoporrebbe atleti di peso diverso, dal diverso livello di allenamento e motivazione allo stesso allenamento?

Usciamo dalla logica della valutazione. Se vogliamo formare nuovi lettori, dobbiamo svincolare la lettura da ogni idea di compito e di valutazione. L’analisi del testo la si insegna in altri momenti, il riassunto lo si esercita in altri momenti. Se proprio non si sa resistere alla tentazione della scheda libro, pensiamola snella, come una sorta di “diario di lettura”.

Favorire il Dialogo e la Rete

Favoriamo il dialogo intorno ai libri. Se vogliamo formare nuovi lettori, chiediamo ai ragazzi di parlare dei libri che hanno letto, di condividere con i compagni le emozioni (ogni tipo di emozione). Facciamo rete, collaboriamo. Leggere un libro significa, per forza, uscire dai nostri angusti limiti: e allora apriamoci al territorio. Dialoghiamo con i tanti lettori che esistono.

Il metodo Montessori presso la Regia Scuola Magistrale Montessori.

E rivendichiamo ciò che ci serve. Ci serve formazione o aggiornamento? Richiediamola: ma a testa alta, come qualcosa che deriva direttamente dalle indicazioni nazionali e dal nostro contratto. La biblioteca scolastica non funziona? Rendiamola necessaria anche grazie a ciò che facciamo in classe. Le nostre classi sono troppo affollate? E allora? C’è una emergenza della lettura in Italia. In piccola o grande parte è anche nostra responsabilità, e possiamo fare qualcosa.

L'Eco di Barbiana: Insegnamenti Senza Tempo su Scuola e Società

La riflessione sulla scuola e sulle sue disuguaglianze ha radici profonde nel nostro patrimonio pedagogico, un esempio su tutti, la storica esperienza di Barbiana. Del resto, la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Alzavo gli occhi da terra. La povertà è un mistero più antico, difficile da spiegare io che ci son dentro. Non c'era viltà né eroismo, solo una condizione di seconda categoria. Spesso ci si sentiva sola, o sempre più timidi.

La Scuola come Impresa e Sacrificio

Tre anni di scuola, quando avevo l'obbligo di andarci, non c'era ancora scuola media, era un'impresa. A Barbiana tutti i ragazzi andavano a scuola dal prete, fino a buio, estate e inverno. Ma noi eravamo di un altro popolo e lontani. Poi si seppe che ci andava anche un ragazzo di S. Il primo giorno mi accompagnò lui. Mise due ore perché ci facevamo strada col pennato e la falce. Passavo vicino a due case sole, rotti, abbandonate da poco. Avevo undici anni. Lei sarebbe morta di paura. Vede? Timidezze. Ma solo se ognuno sta a casa sua. La scuola era un sacrificio. Anche i ragazzi di paese. Cercavano perfino di copiare. Avevamo un libro di anatomia e si scoprirono che son belline anche le altre. Qualcuno non s'è più fermato. Ora gli interessa tutto.

Foto storica della scuola di Barbiana o dei suoi allievi

La Pedagogia di Barbiana: Un Contro-Modello

Era una scuola unica. D'ogni libro c'era una copia sola, gli si stringevano sopra. Il più piccolo aveva dodici anni e mi riempiva di ammirazione. La vita era dura anche lassù. Non c'era ricreazione, perché il lavoro è peggio. Il maestro non ha studiato pedagogia. Parlava senza guardarci. Non ha bisogno di guardarli. Questa frase va scolpita sulla porta delle vostre scuole. Il gioco lo dite voi. Sei ragazzi su dieci la pensano esattamente come Lucio. Tutta la vostra cultura è costruita così. L'anno dopo ero maestro, mezze giornate la settimana. Se sbagliavo qualcosa poco male. Era un sollievo per i ragazzi. Le ore passavano serene senza paura e senza soggezione. Il bene degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica.

La Critica alla Scuola Tradizionale e la Selezione Sociale

La scuola tradizionale spesso opera una selezione: "Respingerli prima che afferrino le leve", è un vocabolo tecnico di quella che voi chiamate scuola, un vocabolo di scienza militare. A questo punto ognuno se la prende con la fatalità. "Ricco chi ne consuma solo una parte, fino all'ultima lira". Spesso c'è venuto fatto di parlare del padrone che vi manovra. Esiste? Noi non lo sappiamo. A non lo dire bisogna far gli ingenui. I ricchi vanno all'estero e imparano più che d'inverno. Se son rimandati a settembre non possono pagarsi le ripetizioni, rinunciano a presentarsi. L'idea di un sistema "indolore" spesso coincide con precisi interessi.

Si creano le differenze tra bianchi e neri. Ai poveri toglie il mezzo d'espressione. È un razzismo anche questo, pensare che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. La bocciatura è un danno grave. Quanti danni fate agli scartati. Sono stati tagliati di dosso e bruciati come rami secchi quaranta compagni. In quinta è già in un gruppo più limitato. Dopo la licenza media gli «inferiori» salgono a 90 su 100, 96. La perdita dei compagni è un prezzo altissimo.

Il Problema della Lingua e la Parità

Bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Pierino del dottore scrive bene. La lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. È possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. "Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua"; questo principio è fondamentale.

Sandro in poco tempo s'appassionò a tutto. Sapeva il programma di terza e la sera frugava nei libri di seconda e di prima, anche se era difficile. Noi per lui si fecero acrobazie. Gianni non sapeva mettere l'acca al verbo avere, ma sapeva tante cose grandi. A volte si viene giudicati un cretino, o un delinquente, anche se svagato e allergico di natura. La scuola dovrebbe accogliere, non rimproverare o tenere fermi alla ricerca della perfezione, che genera noia e intanto si cresce. La professoressa gli disse: "perché vai a scuola privata? che non ti sai esprimere?". Questo mette a petto tutti quanti. Quella che mettete a fare in prima? Non boccia, prende tutti nove. I due sposini hanno trovata scodellata. Quei due non l'hanno scritta, non ci hanno fatto neanche caso. Allora chi l'ha scritta? Come è successo in prima elementare succede poi anno per anno. Invece io lotto a denti stretti e boccio. Ma passa sempre, a pieni voti, sì gratis. Ma ha precedenti gloriosi. È signorile.

tags: #lettera #di #una #professoressa #carla #evangelista