La preghiera non consiste nel dire preghiere, ma è un tendere, con tutto me stesso, verso l’Oltre, verso l’Alto, spesso senza parole, come una pianta che ha sete. Questo accade quando entro in chiesa, sono alla presenza di Dio, e non mi viene nulla da dirgli, nulla esce dal centro arido del cuore. Finisco per dedicargli il silenzio. La preghiera è stare con il Signore a tu per tu, in silenzio, in ascolto, in amore. È l’anima segreta, il pozzo inesauribile della vita cristiana, di una nuova giornata che comincia. È il gesto e la scelta che scolpisce il volto e il cuore del cristiano.
Il Girasole: Simbolo e Essenza della Preghiera
Il fiore che più incarna questa tensione spirituale è il girasole. Mi piace la fiamma gialla dei suoi petali, dove si condensa la luce; sembrano i raggi di un ostensorio attorno allo scrigno, al tabernacolo dei cento semi. Mi piace l’arroganza dello stelo diritto e robusto, la danza immobile della sua corolla, il peso del frutto che ne fa reclinare il capo sul seno della terra. Il girasole del desiderio attivo invita a diventare cercatore di sole, mendicante di cielo.
Tra tutte le creature, l’immagine più bella della preghiera è proprio il girasole: pregare è lasciarsi irradiare dal sole che è Dio; radicarsi con salde radici nella terra e poi muovere verso il cielo. Al tramonto, il girasole diventa, da specchio di cielo, specchio d’ombra, portando il peso della luce. La terra conta più della seduzione del cielo, ma come bussola e come risurrezione, esso ha la quotidiana seduzione del cielo che ha strade nel sole.

La Preghiera nell'Universo e nella Vita Quotidiana
Credo che tutto preghi nell’universo, tutto proteso verso Dio: i passi della luce, i cipressi della Toscana, i castagni e le viti delle mie colline: «Il giorno al giorno annuncia il messaggio di Dio, la notte alla notte. Gli alberi della foresta ne modulano il canto» (cfr. Sal 19). Questo tendere è qualcosa che Lui solo ha e nessun altro sa dare. Si manifesta nelle ferite, indelebili come l’amore, e si estende a tutti, anche a quelli marchiati dall'esclusione, divenendo fioritura della vita in tutte le sue forme.
Ogni mattino, ad ogni risveglio, posso compiere questo gesto di preghiera, trasformando il male di vivere. Come ci ha insegnato una nipotina, pregando per tutti i nostri amici, per i familiari e per gli animali di casa, ha aggiunto: “E, caro Dio, abbi cura anche di Te.”
Fondamenti della Vita Cristiana: La Parola e l'Eucaristia
L'anno pastorale 2018/2019 è stato proposto come occasione propizia affinché le comunità e ciascuno dei credenti trovassero modo di dedicarsi agli “esercizi spirituali” del pellegrinaggio. Gli esercizi raccomandati sono l’ascolto della Parola di Dio, la partecipazione alla celebrazione eucaristica, la preghiera personale e comunitaria. Queste potrebbero sembrare "le pratiche di sempre", "le solite cose", ma in realtà non abbiamo altro.
L'Ascolto della Parola di Dio
Già a inizio di quell’anno, l'Arcivescovo aveva “lanciato un editto”: leggere entro Pasqua la lettera di Paolo agli Efesini. Nella sua ultima lettera, egli invitava ai Salmi. Questo è un invito alla confidenza, alla familiarità col nostro Dio, a una conversione, a una risposta di vita e nella vita. È un invito a “rivivere lo stupore e l’emozione dei discepoli che se ne andavano tristi e scoraggiati verso Emmaus”. È l’invito a riprovare lo stesso ardore, lo stesso fuoco di quei discepoli trasformati, trasfigurati dall’ascolto della Parola.
È la potente e stravolgente esperienza vissuta dal profeta Ezechiele (Ez 2,8-9; 3,1-4): Dio gli chiede non solo di ascoltare o di annunciare la sua Parola, ma addirittura di mangiare il rotolo dove sono scritte le sue Parole perché diventino per lui cibo, forza, consolazione, audacia, miele dolcissimo, perché diventino parte di lui, perché diventino la sua vita. A questa esperienza si riferisce anche l'immagine che dice: “come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi tornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.

La Partecipazione alla Celebrazione Eucaristica
Ecco l’altro caldo invito del nostro Arcivescovo: la partecipazione alla celebrazione eucaristica. Perché in ogni Messa ci troviamo di fronte ad una delle meraviglie di Dio Padre, a un «miracolo» inventato dalla sua fantasia: in un pezzo di pane, misteriosamente nascosto ma realmente presente, c’è Gesù Cristo vivo, qui, oggi, per noi. L’Eucarestia non è qualcosa. Lui è lì, in quel pezzo di pane e nella sua Parola, e ci aspetta, ci cerca, ci illumina, ci guarda con occhi d’amore, di stupore, di perdono, di tenerezza, di gioia. È da questo «incontro di sguardi» che nasce, si costruisce, cresce ogni giorno il cristiano e la comunità cristiana.
Ho un sogno: che sempre più i “miei” cristiani ridiventino “gelosi” della domenica come il giorno della vera festa, dell’incontro con l’amato, come il giorno della celebrazione, dell’assemblea, della comunità, come il giorno in cui abbeverarsi alla fonte della speranza, a ciò che fonda la nostra speranza: il Cristo risorto.

La Preghiera come Estasi, Tormento e Apprendimento Continuo
La preghiera non ha giustificazioni, come non ne ha l’amore. La preghiera, come l’amore, è estasi e tormento, gratuità, fedeltà, creatività, ricerca, scoperta, desiderio, passione. Ma è anche “opera difficile”, impegno, nascondimento, svelamento, nella nudità del proprio essere. Così come non si finisce di imparare ad amare, così non si finisce di imparare a pregare. È una roccia d'amore, che genera bene. Il suo sguardo è creatore, rivelando capacità che non conoscevamo, prima ancora che sorgano. È un invito: "Seguitemi, venite dietro a me", per diventare pescatori di uomini, con un cuore nato fra le mani.
La Vera Grandezza: Servire Come Gesù Insegna | Riflessione e Preghiera Potente
La Santificazione Universale e l'Iniziativa "Un Girasole per Te"
Nell’odierna Giornata della Santificazione Universale, i girasoli del Movimento Pro Sanctitate portano aria di festa nelle piazze italiane. L'invito è: “Prendi un girasole, fai un gesto di fraternità concreta, condividi il sogno di una rivoluzione”. Il Movimento Pro Sanctitate, promotore della Giornata delle Santificazione Universale, celebrata dalla Chiesa in tutto il mondo, rivolge questo appello alle persone di ogni età che incontra nelle piazze di numerose diocesi aderenti all’iniziativa.
Origini del Movimento Pro Sanctitate
La Giornata della Santificazione Universale è nata nel 1957 da un’idea del fondatore del Movimento, il Servo di Dio Guglielmo Giaquinta, di origine siciliana, giovane seminarista e sacerdote a Roma negli anni della seconda guerra mondiale e della ricostruzione materiale e morale. Mons. Giaquinta, divenuto vescovo, ha lasciato alla sua morte, nel 1994, una ricca eredità che porta frutti attraverso il Movimento presente oggi oltre che in Italia, negli Stati Uniti, in India e in Lettonia.
La Santità nella Quotidianità
Ma cosa significa santificare la propria vita? Davvero si può essere santi senza compiere gesti eccezionali? Sicuramente sì, spiega Giulia Sergiacomo del Movimento Pro Sanctitate. La santità può non assumere affatto tinte eccezionali e può essere fatta veramente di gesti di estrema quotidianità, di estrema normalità, perché la santità abita dentro l’amore che ognuno di noi può porre nei gesti, nelle scelte, nelle relazioni. È una santità anche fatta di tanti errori; non è una santità perfetta sul nascere, ma è la santità di chi si riconosce amico di Dio e sa che non è già perfetto ma assolutamente ha bisogno di Lui. Quindi sì, ci può essere una santità ordinaria che davvero è alla portata di tutti, di tutti quelli che desiderano vivere una vita secondo il Vangelo, verso la luce perché la luce è già qui.
Il Girasole come Simbolo di Incontro e Solidarietà
L’iniziativa “Un girasole per te” nasce con l’intenzione di diffondere la Giornata della santificazione universale, al fine di incontrare quelli che in chiesa non ci sono. Il Movimento Pro Sanctitate, in questa Giornata, propone anche tante iniziative spirituali e liturgiche, volte a riflettere sul significato più profondo della santità. Offrire un girasole significa ricordare che il girasole è un fiore che si rivolge sempre al sole, che è Dio per noi. Nel giorno del 1° novembre, questo fiore diventa un biscotto, un dolce che richiama la festa, intesa non come semplice giorno di riposo, ma come celebrazione della santità.
Questo gesto è un modo per incontrare le persone nelle piazze, nelle strade, nella loro quotidianità e per ricordare che quello è un giorno speciale. Le offerte raccolte tramite il "riscatto" del biscotto vengono devolute per iniziative di solidarietà nel territorio. Non è solo una raccolta fondi, ma un modo per condividere concretamente il ricavato con qualcun altro, un primo passo per camminare insieme anche con altre realtà ecclesiali e non.

Un Invito alla Trasformazione e alla Fiducia nel Vangelo
All’insegna di questi tre inviti - ascolto della Parola, partecipazione all'Eucaristia e preghiera personale e comunitaria - ricomincia un nuovo anno pastorale. Si dice che ciascuno cresce solo se sognato: credo proprio che sia così anche per una comunità in cammino e in cambiamento. Non ha fondamento storico né giustificazione ragionevole l’espressione “si è sempre fatto così” che si propone talora come argomento per chiedere conferma dell’inerzia e resistere alle provocazioni del Signore che trovano eco nelle sfide presenti. O, per usare le parole di Miles Davis, famoso jazzista: “Non suonate quel che c’è già, ma quello che non c’è”. Per far questo occorre imparare dai girasoli, dal loro sguardo, occorre essere innamorati del sole.
Credete nel Vangelo. Non al Vangelo ma nel Vangelo, con una fiducia che non si darà più a nient'altro e a nessun altro. Questo è l'invito a "credere nel Vangelo".
L'Autore delle Riflessioni: Ermes Ronchi
Le riflessioni qui presentate sono tratte da “Come un girasole” di p. Ermes Ronchi. Ermes Ronchi (1947, Racchiuso di Attimis, UD), sacerdote dei servi di Maria, ha conseguito la licenza in teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum a Roma, il dottorato in scienze religiose all’Institut Catholique (Parigi) e in antropologia culturale alla Sorbona (Parigi). È docente di estetica teologica e iconografia presso il Marianum di Roma. Per le Edizioni Messaggero ha pubblicato opere quali: Maria casa di Dio. Variazioni sull'Ave Maria, il Magnificat e la vera devozione (2013); Il cuore semplice della fede (2014); Mia chiesa amata e infedele (2018); Devo fermarmi a casa tua.