Arcivescovi e Prelati Prigionieri nella Storia d'Inghilterra

La storia d'Inghilterra è costellata di figure ecclesiastiche che, nel corso dei secoli, hanno affrontato prigionia e martirio a causa della loro fede o della loro opposizione al potere temporale. Dal Medioevo fino all'epoca Tudor, i conflitti tra Chiesa e Stato, o tra le istituzioni religiose e forze esterne come i predoni vichinghi, hanno segnato il destino di molti prelati, la cui memoria è spesso venerata come esempio di resistenza e integrità.

Mappa storica dell'Inghilterra medievale con le diocesi principali

Sant'Elfego di Canterbury: Il Martirio Vichingo

Tra le prime figure di rilievo a subire un destino tragico vi è Elfego di Canterbury, noto anche come Elfege. Nato a Weston, nei sobborghi di Bath nel sud-ovest dell'Inghilterra, nel 954, fu un arcivescovo cattolico inglese venerato come santo e martire dalla Chiesa cattolica e dalla Comunione anglicana. Le sue reliquie sono oggi custodite nella Cattedrale di Canterbury.

La vita e la carriera ecclesiastica

Fattosi monaco molto giovane, Elfego entrò nel monastero di Deerhurst e venne poi trasferito a Bath, ove divenne anacoreta. Probabilmente grazie all'influenza di Dunstano, arcivescovo di Canterbury tra il 959 e il 988, Elfego venne eletto vescovo di Winchester nel 984 e fu consacrato il 19 ottobre di quello stesso anno. Nel 1006 Elfego successe ad Alfrico come arcivescovo di Canterbury, portando con sé il capo di Svitino come reliquia per la sua nuova sede e introducendo nuove pratiche liturgiche. Egli partecipò anche al Concilio del maggio 1008, durante il quale Wulfstan II, arcivescovo di York, predicò il suo famoso Sermo Lupi ad Anglos ("Il sermone del lupo agl'inglesi"), rimproverando agl'inglesi la loro immoralità, lamentando quest'ultima come una delle tribolazioni che affliggevano il paese.

La cattura, il rifiuto del riscatto e il martirio

La sua prigionia avvenne nel contesto delle incursioni vichinghe. Elfego fu catturato dai predoni vichinghi nel 1011 e fu tenuto prigioniero per sette mesi. La cattedrale di Canterbury venne saccheggiata e data alle fiamme dai danesi dopo la sua cattura. Elfego si rifiutò di permettere che fosse pagato un riscatto per la sua libertà, un atto di profonda fede che gli costò la vita: venne infatti ucciso a Greenwich il 19 aprile 1012. Fu canonizzato nel 1078. La sua figura rimase un esempio di devozione, tanto che Thomas Becket, un futuro arcivescovo di Canterbury, si rivolgeva a lui in preghiera poco prima di venir assassinato dai sicari nella Cattedrale di Canterbury il 29 dicembre 1170.

Illustrazione del martirio di Sant'Elfego per mano dei Vichinghi

San Thomas Becket: Lo Scontro con la Corona Reale

Uno degli episodi più drammatici e celebri di conflitto tra Chiesa e Stato nella storia inglese riguarda Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury e Lord Cancelliere di Enrico II.

Ascesa al potere e la trasformazione

Thomas Becket nacque a Londra il 21 dicembre 1118 da una famiglia borghese e benestante. Avviato alla carriera ecclesiastica, dopo gli studi a Merton e a Parigi, entrò al servizio di Teobaldo di Beck, arcivescovo di Canterbury, che intuì la sua grande intelligenza. Teobaldo gli fece studiare Diritto Canonico a Auxerre in Francia e a Bologna, e lo inviò in diverse missioni a Roma. Nel 1154, Becket divenne arcidiacono di Canterbury e fu nominato cancelliere del Regno da Enrico II Plantageneto. In questa veste, sostenne l'azione riformatrice del sovrano, che mirava a limitare il potere dei feudatari per trasferirlo alla corona.

Nel 1161, alla morte dell'arcivescovo Teobaldo, re Enrico propose Thomas come successore. La sua consacrazione ad arcivescovo nel 1162 fu favorita proprio da Enrico, il quale sperava così di poter esercitare un controllo sulla Chiesa inglese. Tuttavia, una volta assunto l'incarico, Thomas Becket iniziò a prendere strenuamente le difese della Chiesa, dei vescovi e del clero, entrando così in profondo conflitto con il sovrano. Ken Follett, nel suo celebre romanzo I pilastri della terra, lo descrive come "alto, snello, molto bello, con la fronte ampia, gli occhi luminosi, la carnagione chiara e i capelli scuri", un uomo che, nonostante le sue umili origini, possedeva doti eccezionali.

Le "Costituzioni di Clarendon" e l'esilio

Lo scontro si acutizzò nel 1164, quando Enrico II emanò le «Costituzioni di Clarendon», che miravano a limitare i privilegi ecclesiastici, controllare il potere della Chiesa e bloccare l'autorità del Papa in Inghilterra. Thomas si oppose risolutamente, affermando: «Nel nome di Dio onnipotente, non porrò il mio sigillo». A causa di questo scontro e delle crescenti incomprensioni, Becket andò in esilio in Francia, dove fu accolto calorosamente da Luigi VII, nemico di Enrico II.

L'assassinio nella cattedrale

Dopo sei anni, Becket tornò imprudentemente in Inghilterra. La tensione raggiunse il culmine quando, un giorno, il re si sfogò con i baroni nella sala da pranzo della reggia, esclamando: «Nessuno mi libererà da questo prete maneggione?». Sebbene non fosse un ordine diretto, i dignitari lo interpretarono come tale e passarono all'azione. Il 29 dicembre 1170, Thomas Becket fu assassinato con la spada da quattro cavalieri di Enrico II mentre pregava nella Cattedrale di Canterbury. Una miniatura del manoscritto "Cotton Claudius B II" (fine XII secolo) della British Library racconta vividamente questo "evento inaspettato che ha cambiato la storia", mostrando i quattro cavalieri avanzare minacciosamente e la spada abbattersi sul capo del prelato in ginocchio davanti all'altare. Un affresco nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo di Spoleto, in Umbria, raffigura anch'esso l'assassinio.

Miniatura medievale raffigurante l'assassinio di Thomas Becket nella Cattedrale di Canterbury

Le ORRIBILI Ultime Ore di Thomas Becket - OMICIDIO nella CATTEDRALE

Eredità e culto di Becket

L'assassinio di Becket colpì profondamente l'opinione pubblica europea e attorno a lui si sviluppò rapidamente un culto. Papa Alessandro III lo canonizzò il 21 febbraio 1173, a poco più di due anni dalla sua morte, e la tomba del martire divenne meta di frequenti pellegrinaggi. Enrico II, per evitare ulteriori ribellioni, fece pubblica penitenza. Thomas Becket divenne così simbolo della resistenza cattolica all'assolutismo regio. La Cattedrale di Canterbury, teatro del suo martirio, divenne un centro di pellegrinaggio che avrebbe ispirato anche l'opera di Geoffrey Chaucer, I racconti di Canterbury, nel XIV secolo.

Il dialogo tra Becket ed Enrico II è stato immortalato in opere come il film «Becket e il suo re» (1964) di Peter Glenville, tratto dal dramma di Jean Anouilh. In una scena cruciale, Becket afferma di essere l'arcivescovo non per volontà del re, ma per doveri più profondi, culminando con l'affermazione di difendere «L'onore di Dio» contro l'«onore del re». Anche Thomas Stearns Eliot scrisse il suo dramma-capolavoro «Assassinio nella cattedrale» (1935), contribuendo a mantenere viva la memoria del martirio.

Becket nella cultura moderna: dramma e attualità

La figura di Thomas Becket continua a risuonare nella cultura moderna. In occasione di un anniversario del suo martirio, il British Museum ha dedicato una mostra, “Thomas Becket. Murder and the making of a saint”, che ha esplorato la sua storia lungo un periodo di 500 anni, esaminando temi come il problema dell’autorità, le conseguenze dell’opposizione al dispotismo e il potere di eventi imprevisti di cambiare il corso della storia. I curatori hanno sottolineato come Becket sia stato una figura europea, con un culto immensamente popolare anche nel continente, stimolando riflessioni sulla sovranità e l'indipendenza del Regno Unito, temi che, come evidenziato dal Prof. Nicholas Vincent, possono essere considerati paralleli alle moderne dispute come la Brexit. La sua vicenda è stata paragonata anche all'opposizione a regimi autocratici, con figure come Alexei Navalny o Jamal Khashoggi, dimostrando la perenne valenza leggendaria di Becket come difensore dei diritti della Chiesa e del popolo.

Vetrata della Cattedrale di Canterbury raffigurante scene della vita di Thomas Becket

L'Età Tudor: Scisma, Persecuzione e Prigionia

Quattro secoli dopo Becket, l'Inghilterra visse un altro periodo di profondi sconvolgimenti religiosi e politici con l'avvento della Riforma e lo scisma anglicano voluto da Enrico VIII. Questo portò a nuove ondate di prigionia e martirio per i prelati che si opponevano alla politica reale.

La Riforma di Enrico VIII e lo Scisma

Nel 1532, Enrico VIII proclamò lo scisma da Roma, un atto che segnò la nascita della Chiesa Anglicana e la distruzione di simboli della resistenza cattolica precedente, come la tomba di Becket, le cui ossa furono disperse. Le vittime del nuovo assolutismo reale furono numerose.

Il martirio di San John Fisher e Thomas More

Tra le figure più eminenti di questo periodo si annoverano John Fisher e Thomas More. John Fisher, nato a Beverley nel 1469, si distinse per la sua eccezionale intelligenza e cultura, divenendo sacerdote a 22 anni e successivamente confessore personale della contessa Margherita Beaufort, nonna di Enrico VIII. Nel 1504, fu consacrato vescovo di Rochester, una diocesi che amò profondamente. Il suo rapporto con Enrico VIII si incrinò quando il re cercò il divorzio da Caterina d'Aragona, di cui Fisher era confessore. Fisher si rifiutò di andare contro il Romano Pontefice, opponendosi al volere del re e all'Atto di Supremazia del 1534, che riconosceva il re come massima autorità religiosa.

Per la sua irremovibile fedeltà a Roma, John Fisher fu arrestato il 13 aprile 1534 e imprigionato nella Torre di Londra. In carcere, ritrovò un amico di vecchia data, Tommaso Moro, giurista laico e Lord Cancelliere di Enrico VIII, anch'egli condannato a morte per non aver giurato obbedienza al re. I due si confortarono e sostennero a vicenda durante la prigionia. Nel disperato tentativo di salvarlo, Papa Paolo III decise di creare Fisher cardinale, ma Enrico VIII rifiutò di scarcerarlo. Il 22 giugno 1535, John Fisher fu decapitato davanti al carcere, negando per l'ultima volta la sua fedeltà a Enrico VIII sul patibolo. Tommaso Moro lo seguì pochi giorni dopo, il 6 luglio. Entrambi furono canonizzati da Pio XI nel 1935 e i loro resti riposano nella cappella di San Pietro in Vincoli della Torre.

Ritratto di San John Fisher e San Thomas More

Edmund Bonner: Un vescovo tra restaurazione e prigione

Un altro esempio di prelato segnato dalla turbolenta epoca Tudor è Edmund Bonner, vescovo di Londra. Fu destituito dalla sua sede il 1º aprile 1549, durante il regno di Edoardo VI e l'avanzare della Riforma protestante. Fu restaurato sulla sede londinese dalla regina Maria I (detta la Sanguinaria) il 5 settembre 1553, durante il tentativo di restaurazione cattolica. Tuttavia, con l'ascesa al trono di Elisabetta I e il ristabilimento del protestantesimo, fu nuovamente imprigionato il 30 maggio 1559 e morì in carcere dieci anni dopo. Secondo il punto di vista cattolico, con la sua morte si interruppe la successione apostolica e l'episcopato cattolico di Londra.

Illustrazione storica della Torre di Londra

Altri Esempi di Prelati Imprigionati

John Morton: politica e carcere

Anche in periodi diversi, la prigionia ha toccato figure ecclesiastiche di spicco. Un esempio è John Morton (circa 1420 - 1500), ecclesiastico e uomo politico inglese. Partigiano dei Lancaster, Morton fu arrestato da Riccardo III nel 1483 e imprigionato nella Torre di Londra. Tuttavia, egli incoraggiò la rivolta di Buckingham e riuscì poi a fuggire nelle Fiandre. Richiamato nel 1485 da Enrico VII, divenne membro del Consiglio privato, arcivescovo di Canterbury (1486), lord cancelliere (1487) e cardinale (1493), dimostrando la sua notevole capacità di sopravvivere e prosperare in un'epoca di grandi turbolenze politiche.

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