Il Contesto di Nazareth nel I Secolo d.C.
La città di Nazareth conta oggi circa 70.000 abitanti, sebbene ai tempi del Signore non fosse che un piccolo centro abitato in cui vivevano poco più di un centinaio di persone, per la maggior parte dedite all’agricoltura. Il villaggio era situato sul pendio di una collina, circondata da altre alture che formavano una specie di anfiteatro naturale. Le rare fonti scritte disponibili, inclusi i passi dei Vangeli, suggeriscono che Nazareth fosse un minuscolo villaggio giudaico.

Caratteristiche Costruttive delle Case di Nazareth
Il lavoro degli archeologi ha permesso di scoprire come erano le case in questa zona della Galilea duemila anni fa. Molte erano grotte scavate nella roccia, a volte ampliate esteriormente con una semplice costruzione. La tipologia costruttiva era spesso caratterizzata da un edificio domestico in parte scavato nella roccia. L'area circostante alle abitazioni veniva talvolta utilizzata come cava per l'estrazione della roccia. Queste case erano ad uso privato e rispondevano alle esigenze di una famiglia ebrea.
Le abitazioni del tempo disponevano di diverse strutture essenziali per la vita quotidiana: alcune avevano una bottega, un granaio e una cisterna per raccogliere l’acqua. Durante gli scavi sono stati trovati diversi utensili da cucina realizzati in roccia calcarea, materiale considerato sacro per gli ebrei. I resti del I secolo qui trovati appartenevano, si ipotizza, a dimore in cui avevano vissuto famiglie ebraiche, fornendo importanti informazioni sul loro modo di vivere.
Le Scoperte Archeologiche e la Vita Quotidiana
Gli Scavi di Ken Dark e la "Casa dell'Infanzia"
Nel 670 il monaco irlandese Adamnano scriveva il "De Locis Sanctis" in cui riportava la sua testimonianza circa il luogo in cui sorgeva la casa di Gesù: sembra fosse collocata tra due tombe e sotto una chiesa che, per proteggerla, l'avrebbe incorporata durante l'epoca bizantina e durante le crociate. A distanza di secoli, un team di archeologi della University of Reading guidati dal Prof. inglese Ken Dark, ha riportato alla luce una dimora dove Gesù Cristo avrebbe potuto trascorrere i suoi primi anni di vita con Giuseppe e Maria.
Il Progetto archeologico britannico di Nazareth, diretto da Ken Dark, ha iniziato a indagare il sito nel 2006. Gli scavi, condotti per nove anni, hanno rivelato un edificio domestico di epoca romana, in parte scavato nella roccia, seguito da cave e sepolture di epoca romana, una chiesa rupestre ben conservata, chiese bizantine e crociate a livello superficiale. La casa sarebbe emersa fra le rovine della chiesa bizantina in uno strato di roccia risalente a 21 secoli fa, come riporta la “Biblical Archaeology Society”. Questa antica dimora, scavata sul fianco di una collina, è composta da una serie di camere e una scala.
Secondo il documentario di Alberto Castellani, basato sulle ricerche di Dark, le rovine della casa, all’epoca delle crociate, furono incorporate nella chiesa soprastante proprio per proteggerla. I resti della casa sono infatti decorati con mosaici dell'epoca bizantina e interventi di epoca crociata sono stati rinvenuti, a testimoniare che sia i bizantini che i crociati ritenessero questo un luogo sacro. L'area venne in seguito destinata a cimitero, e qui si sono rinvenute due tombe rilevanti, una delle quali, secondo Ken Dark, sembra essere la sepoltura di Giuseppe.
La certezza che quella trovata sia realmente la casa del Messia ancora non è possibile darla, come ha ammesso lo stesso Dark, ma non è neppure da escludere. Ken Dark ha individuato quest'area come possibile luogo di crescita di Gesù perché tutte le persone vissute nei secoli successivi alla sua morte hanno identificato quel luogo come la casa natale del Messia. Questi scavi della piccola abitazione costituiscono un importante ritrovamento perché per la prima volta si porta alla luce una casa del popolo ebraico di Nazareth che permette di comprendere lo stile di vita dei tempi di Gesù.

La Scoperta di Yardenna Alexandre: La Prima Abitazione Coeva
Nei giorni scorsi, a Nazareth, durante gli scavi condotti da un gruppo di archeologi israeliani, sono stati rinvenuti i resti di una piccola casa ad uso privato, databili al periodo in cui visse Gesù. Secondo i ricercatori, questa è la prima struttura abitativa di quel periodo mai individuata. La scoperta è stata annunciata dalla professoressa Yardenna Alexandre, direttore del progetto di ricerca archeologica da parte della Israel Antiquities Authority.
“La scoperta è molto importante perché ci permette di esaminare, per la prima volta, una casa del villaggio giudaico di Nazareth; essa permette infatti di acquisire importanti informazioni sul modo di vivere di quelle genti”, ha sottolineato la Alexandre in una conferenza stampa. L’ipotesi più suggestiva avanzata dalla studiosa è che Gesù e i suoi amici d'infanzia potrebbero aver conosciuto questa casa. La Alexandre ha spiegato inoltre che, stando anche alle rare fonti scritte disponibili, in quel periodo Nazareth doveva essere un minuscolo villaggio giudaico; questa ipotesi era stata in parte già supportata dal rinvenimento di varie tombe databili all’epoca di Gesù, ma non erano mai stati trovati resti dell’abitato coevo.

La Chiesa di San Giuseppe e i Resti Antichi
Tra i luoghi evangelici di Nazareth, la chiesa di San Giuseppe è stata costruita sopra i resti di una casa che la pietà popolare ha identificato da molti secoli con l’abitazione della Sacra Famiglia. La chiesa attuale, in stile neo-romanico, è stata costruita nel 1914 a cento metri dalla basilica dell’Annunciazione, sulle rovine di costruzioni anteriori, tra cui una chiesa dell’epoca delle Crociate (XII secolo), che i musulmani avevano raso al suolo nel XIII secolo.
Quando i francescani giunsero a Nazareth nell’anno 1600, trovarono che tra i cristiani del luogo si era trasmessa una tradizione popolare che identificava questa chiesa - chiamata anche della Nutrizione - con la bottega di Giuseppe e con la casa dove aveva vissuto la Sacra Famiglia. Gli scavi realizzati nel 1908 portarono alla luce una primitiva chiesa bizantina (V-VI secolo), che era stata costruita nel luogo dove ancora oggi - nella cripta - si possono osservare alcuni ambienti di una casa che gli archeologi datano al primo o secondo secolo dell’era cristiana: una bottega scavata nella roccia, diversi silos, cisterne per l’acqua e quello che probabilmente era un battistero, a cui si accedeva tramite una scala di sette gradini e che conteneva alcuni mosaici.
Anche se questi ritrovamenti sono significativi, non permettono tuttavia agli archeologi di affermare con assoluta certezza che questa e non un’altra fosse effettivamente la casa della Sacra Famiglia. Sarebbe necessario avere a disposizione fonti antiche che lo testimonino, come accade in altri luoghi santi. Ciò nonostante, appoggiandoci sull'antica e venerabile tradizione popolare, possiamo avvicinarci con affetto alla cripta della chiesa di San Giuseppe.
Tra fede e storia, viaggio nel tempo alla scoperta di Nazareth
La Vita Familiare nelle Case di Nazareth
Nella casa della Sacra Famiglia, a Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe santificavano la vita ordinaria, senza azioni spettacolari o appariscenti. Conducevano una vita apparentemente uguale a quella dei loro concittadini, importante non per la materialità di quello che realizzavano, ma per l’amore e la perfetta adesione alla Volontà del Padre. Gli scavi archeologici hanno rivelato che le case che componevano questo piccolo villaggio occupavano una superficie di circa cento metri di larghezza per centocinquanta di lunghezza.
La vita famigliare, i rapporti coniugali, la cura e l'educazione dei figli, lo sforzo economico per sostenere la famiglia, darle sicurezza e migliorarne le condizioni, i rapporti con gli altri componenti della comunità sociale: sono queste le situazioni umane più comuni che gli sposi cristiani dovevano affrontare. La fede e la speranza si manifestavano nella serenità con cui si affrontavano i problemi piccoli o grandi che sorgevano in ogni famiglia e nello slancio con cui si perseverava nel compimento del proprio dovere. Ogni cosa era permeata di carità: una carità che portava a condividere le gioie e le eventuali amarezze; a saper sorridere dimentichi delle proprie preoccupazioni per prendersi cura degli altri; ad ascoltare il proprio coniuge e i figli, dimostrando loro che li si amava e li si comprendeva davvero; a superare i piccoli attriti che l'egoismo tende a ingigantire; a svolgere con un amore sempre nuovo i piccoli servizi di cui è intessuta la convivenza quotidiana. Si trattava di santificare giorno per giorno la vita domestica, creando con l'affetto reciproco un autentico ambiente di famiglia.