Jesus Christ Superstar: Storia, Colonna Sonora e Significato

Jesus Christ Superstar è probabilmente l'opera rock più famosa di sempre. Nata come doppio album nel 1970, è diventata un musical teatrale di successo mondiale e, nel 1973, un celebre adattamento cinematografico diretto da Norman Jewison. L'opera narra l'ultima settimana della vita di Cristo prima della morte per crocifissione, adottando un approccio che, anni dopo, riprenderà anche Martin Scorsese con L'ultima tentazione di Cristo (1988), e che ancora oggi stupisce per la capacità di gettare uno sguardo contemporaneo e, per i più conservatori, anche spregiudicato su una delle storie più note di sempre.

Locandina originale del film Jesus Christ Superstar

La Genesi dell'Opera Rock

L'idea per Jesus Christ Superstar nacque dal suggerimento di un sacerdote e da una domanda provocatoria contenuta in "With God On Our Side" di Bob Dylan. Il soggetto era efficace e il modo di proporlo accattivante: una rilettura rock degli ultimi giorni di vita di Cristo, informata dalla cultura hippie, dai meccanismi del successo di massa e dalla nuova ondata spirituale che si profilava tra fine Sessanta e inizio Settanta.

Il team di autori era composto dal compositore ventiduenne Andrew Lloyd Webber e dal paroliere ventiseienne Tim Rice. Nonostante la loro giovane età, i due sarebbero diventati star mondiali del musical, creatori di bestseller come "Cats", "The Phantom Of The Opera" (Lloyd Webber), "Beauty And The Beast", "The Lion King" (Rice) ed "Evita" (di nuovo in coppia).

Alle soglie del 1970, tuttavia, il duo non trovò impresari interessati a produrre la rock opera. Decisero di mettersi in proprio e, appoggiandosi alle finanze della MCA Records, incisero un doppio LP. Questa "musical radio play", destinata direttamente al mercato discografico, sperava di suscitare reazioni per portare un domani l'opera sul palco. L'organico di quella prima versione di prova faceva già presagire il successo: la voce di Gesù era Ian Gillan (Deep Purple), quella di Giuda Iscariota Murray Head, mentre chitarre, basso e batteria spettavano alla backing band di Joe Cocker (The Grease Band).

Preceduta già nel 1969 dal lancio come singolo della title track, la versione discografica conquistò nel febbraio 1971 la prima posizione della Billboard Top 200 degli album più venduti negli Stati Uniti. Nell'ottobre '71, la prima produzione ufficiale a Broadway mise un argine alle decine di rappresentazioni non autorizzate sorte in tutti gli States.

L'Adattamento Cinematografico di Norman Jewison

Nel 1972 iniziarono le riprese dell'adattamento cinematografico, filmato in Israele e diretto da Norman Jewison, uscito l'anno successivo. Il film riscosse 24 milioni di dollari al botteghino, per un attivo stimato del 600%. La colonna sonora del film, con musiche di Andrew Lloyd Webber e testi di Tim Rice, fu pubblicata in vinile dalla MCA Records nel 1973, e in CD nel 1993 e 1998. Ottenne una nomination all'Oscar come migliore colonna sonora adattata per il cinema, rimanendo a lungo ai primi posti delle classifiche.

Il film inizia con scene di backstage, durante le quali un gruppo di giovani, in jeans e maglietta, scende da un autobus nel deserto della Palestina e inizia ad allestire un musical sugli ultimi giorni della vita di Gesù. Ted Neeley e Carl Anderson, interpreti rispettivamente di Gesù e Giuda, furono candidati al Golden Globe nel 1974 per le loro intense performance. Il film è stato girato in Israele, principalmente presso le rovine di Avdat nel deserto del Negev, e in altre zone del Medio Oriente. Le impalcature sceniche furono trovate in loco dalla troupe e mantenute per scelta registica.

Il film, privo di dialoghi e interamente cantato, racconta gli ultimi sette giorni di vita di Gesù, dall’incontro con gli apostoli fino alla sua morte sulla croce, senza mostrare la resurrezione. La sua colonna sonora è entrata nell'immaginario popolare, e alcune sequenze sono da antologia: l’incontro tra Gesù e Maddalena (interpretata da Yvonne Elliman), la cacciata dei mercanti dal tempio - metafora della lotta new age al consumismo moderno - e il pentimento di Giuda. La fotografia è stata curata da Douglas Slocombe.

1973 Jesus Christ Superstar Official Trailer 1 Universal Pictures

Curiosità dalla Produzione

  • La location dell'Ultima cena venne scelta e affittata un anno prima delle riprese. La produzione pagò un abitante del luogo perché coltivasse quel pezzo di terra, affinché al tempo delle riprese ci fosse un prato circondato dal deserto.
  • I due caccia che sfrecciano in cielo subito dopo che Giuda accetta di tradire Gesù appartengono all'Aeronautica militare israeliana. Norman Jewison chiese un permesso speciale al governo israeliano e ottenne che due piccoli caccia da addestramento passassero sopra la zona delle riprese, disponendo di un solo ciak.
  • Il pastore che compare alla fine del film è frutto di una pura combinazione: durante le riprese il regista non si accorse di questa presenza. L'ultima scena, quella di Gesù ormai morto sulla croce, termina con gli attori che dismettono i costumi e salgono sul pullman per tornare a casa, lasciando la location deserta. L'ultimissima immagine, prima dei titoli di coda, è la croce controluce ripresa da lontano.
  • Prima di essere distribuito in Italia, il film fu sottoposto al vaglio dell’Osservatore Romano e presentato privatamente a Papa Paolo VI, il quale pare ne fosse rimasto favorevolmente colpito.

Personaggi e Loro Caratterizzazione Musicale

Un elemento chiave che rende Jesus Christ Superstar memorabile è senz'altro la caratterizzazione dei personaggi che Tim Rice rilegge in un'originale chiave laica, affiancata da una brillante caratterizzazione musicale di Andrew Lloyd Webber.

Gesù: L'Uomo e il Messia

Gesù è al centro delle vicende, ma la sua caratterizzazione emerge più dall'incontro delle azioni altrui che dalle sue effettive parti vocali. Il musical lo mostra come un giovane uomo "adivino", alle prese con tradizionali dubbi e paure, una star del rock ormai in declino e abbandonata dai suoi stessi seguaci. Egli ha sembianze diverse ad occhi diversi: per Caifa e i farisei è una minaccia, per Erode un buffone, per alcuni discepoli il figlio spirituale di Dio e per altri il possibile leader di un'insurrezione, per le folle adoranti un VIP a cui affidare la propria salvezza. Per Ponzio Pilato è un pazzo che forse si crede legittimo re dei Giudei, per Maria Maddalena l'orizzonte vicinissimo ma irraggiungibile di un platonico amore. Per Giuda, è al tempo stesso una guida, un traditore, un incoerente, il messaggero divino, qualcuno per cui morire, l'uomo sbagliato al momento giusto, l'uomo giusto al momento sbagliato. Il conflitto fra la sua anima missionaria e il travaglio interiore emerge sia nei testi che nelle scelte musicali.

Il suo unico numero solistico, "Gethsemane (I Only Want To Say)", abbina all'epica drammaticità della cadenza andalusa tipica del flamenco i due massimi acuti del musical ("Why should I die?" e "Alright, I'll die", entrambe sol della quinta ottava del piano). Queste due note, improvvisate da Ian Gillan e incise nel disco, sono diventate lo standard sulla quale si misura l'adeguatezza di un cantante al ruolo, spesso affrontate in scream, come fatto da Gillan, per una potenza espressiva che lascia di sasso.

Giuda Iscariota: Il Traditore Razionale

Il personaggio più amato dai fan - e, a ragione, dagli autori - è senz'altro Giuda. A lui è dedicata la maggior quantità di numeri, il primo pezzo cantato del musical ("Heaven On Their Minds"), e la personalità più scandagliata dai testi di Rice. A Giuda, inoltre, Lloyd Webber dedica la scelta stilistica più coraggiosa: fin dalle primissime note di chitarra elettrica in "Heaven On Their Minds", Giuda è il rock. Il suo tema identificativo, che automaticamente identifica l'intero musical, è un ostinato costruito su tre note: re, do, mi bemolle. La voce attacca un'introduzione in re dorico, un'ambientazione ibrida che ha la gravità del re minore ma anche elementi di luminosità, perfetta controparte dell'ambivalenza del personaggio.

Giuda è rappresentato come razionale, coerente e fedele. Il suo storico tradimento, infatti, è motivato da una delusione verso il suo amico prediletto, che non riesce più a comprendere vedendolo considerato come un Dio, mentre perde di vista quelli che erano i loro obiettivi primari. Giuda ritiene che in un paese occupato da una forza straniera (la metafora dei Romani), il fanatismo possa ritorcerglisi contro. I 30 denari promessi a Giuda dai sacerdoti per frenare Gesù, inviluppato in una pericolosa deriva, saranno destinati da lui ai poveri, forse come penitenza o come dimostrazione di totale disinteresse verso i soldi (un altro messaggio hippie). Il brano-simbolo del musical, "Superstar", è cantato proprio da Giuda, che riappare in scena dopo la sua morte, non come spirito ma come entità che interroga Gesù: "Jesus Christ superstar, who are you? What have you sacrificed?".

Rappresentazione di Giuda Iscariota nel musical Jesus Christ Superstar

Maria Maddalena: L'Amore Irraggiungibile

Colpisce la figura di Maria Maddalena, interpretata sia su album che nel film e poi sul palco dalla giovanissima Yvonne Elliman. Il musical la identifica da un lato con la peccatrice redenta, dall'altro con l'amante (non corrisposta?) di Gesù. Per accompagnare questa giovane devota, sempre capace di mantenere uno sguardo positivo malgrado le difficoltà e l'ostilità di altri discepoli, Andrew Lloyd Webber sceglie toni easy listening dalle venature folk. I suoi brani, seppur limitati, sono incisivi: è in buona parte suo uno dei pezzi più iconici, "Everything's Alright", tra gli episodi in 5/4 più celebri della storia del pop; la sua signature song è "I Don't Know How To Love Him", uno dei passaggi melodicamente più luminosi dell'opera, anche grazie ai toni flautati dell'organo da camera.

Nel film, Maddalena è sì una prostituta, ma tale aspetto è minoritario, messo in disparte dalla sua femminilità e soprattutto dal suo innamoramento per Gesù.

Gli Antagonisti e le Folle

  • Caifa e i Farisei: Agli antagonisti sono affidati stili del passato: il rhythm'n'blues e il modernismo stravinskiano per il sommo sacerdote Caifa e il governatore romano Ponzio Pilato. Caifa, manipolatore e assetato di potere, è indicato come il mandante dell'uccisione di Gesù. È impersonato dal basso Victor Brox e detiene, insieme ai farisei presentati come suoi sgherri, uno dei temi musicali che ricorrono con maggiore frequenza, quello di "This Jesus Must Die"/"Blood Money"/"Judas' Death". Nel film e in alcune versioni teatrali, Caifa e i farisei guadagnano un ulteriore numero: "Then We Are Decided", una canzone che introduce Anna e Caifa, preoccupati per la crescente popolarità di Gesù e il rischio di perdere i loro privilegi.
  • Ponzio Pilato: Il ruolo di Pilato è più sfaccettato, rivelandosi uno dei personaggi più complessi sia psicologicamente che musicalmente. Se nei Vangeli più tardi appare riluttante a emettere la sentenza di crocifissione, nella narrazione di Tim Rice il suo ruolo è quello di ostacolarla attivamente, accettandola infine solo per assecondare la presunta volontà autodistruttrice di Gesù, quasi uno strumento in un disegno più grande e critico verso la parte attribuitagli. L'interprete prescelto è Barry Dennen, con il suo registro di baritenore e i timbri nasali sfoderati all'occorrenza, fino alla rottura della voce nel finale di "Trial Before Pilate".
  • Erode Antipa: Il vaudeville è lo stile affidato al tetrarca della Giudea, Erode Antipa. L'unico brano di Erode, "King Herod's Song", lo ritrae caricaturalmente come un ricco edonista interessato solo a sbeffeggiare gli ipotetici miracoli di Cristo. Il pezzo è l'unica occasione in cui di questi miracoli è fatta menzione - nonché l'unica canzone a essere stata pubblicata già prima della scrittura dell'album, con un diverso titolo ("Try It And See") e un'interprete sorprendente: Rita Pavone.
  • Le Folle e i Discepoli: Anche gli altri discepoli - apostoli o la più vasta comunità di seguaci - svolgono un ruolo musicale importante. Una delle particolarità del musical sta proprio nel gran numero di scene corali, che vedono gruppi e masse comportarsi come un unico personaggio. Questi passaggi, che in alcuni casi prendono la forma di brani indipendenti ("Hosanna", "Poor Jerusalem", le sezioni acustiche di "The Last Supper"), uniscono luminosità liturgica e slanci Motown. Di umore molto diverso gli interventi delle folle invasate, che dopo l'arresto di Cristo chiedono prima il giudizio del prefetto Ponzio Pilato e poi la crocifissione, su ritmi spezzati e impetuosi vortici orchestrali.

La Crocifissione e l'Interpretazione Finale

L'arco narrativo del musical si conclude con la crocifissione. L'episodio di "The Crucifixion" è un avant-jazz zeppo di dissonanze e cori spettrali, che fa da sfondo a quella che è sostanzialmente l'unica vera sezione parlata dell'intero arco narrativo. Della resurrezione di Cristo non c'è traccia, un fatto che all'epoca suscitò le ire di alcuni fedeli, assieme all'assenza di pronunciamenti sull'eventuale natura divina di Cristo. La storia si ferma alla sua crocifissione, e l'immagine della Sindone che si sovrappone ci dice che poi c'è la Resurrezione, anche se gli autori, Webber e Rice, non ne fanno cenno.

Proprio in questo, però, sta l'efficacia della costruzione di Lloyd Webber e Rice: mostrando Gesù unicamente come un uomo (senza però negare apertamente altre interpretazioni), riesce ad avvicinarne e attualizzarne il simbolo anche a un pubblico non credente. Mantenendosi in un mirabile equilibrio fra rispetto e provocazione, tuttavia, la trasposizione sarà apprezzata anche da un grandissimo numero di cristiani praticanti.

La sintesi del film è pienamente allineata alla filosofia dei figli dei fiori: non è necessario credere per capire la differenza tra il Bene con il Male. Nessuna ingerenza dall'Alto: solo libero arbitrio guidato dalla propria coscienza e dalla Natura.

L'Eredità e le Produzioni Contemporanee

A distanza di oltre 40 anni dall'interpretazione di Jesus Christ Superstar nel film di Norman Jewison, Ted Neeley è tornato a cantare e a calcare le tavole del palcoscenico vestendo nuovamente i panni del Messia umano e rivoluzionario dell'intramontabile musical di Lloyd Webber e Tim Rice, ora riallestito da Massimo Piparo per i vent'anni della prima edizione italiana. Piparo aveva già fatto un'operazione simile riportando in scena un altro dei protagonisti storici del film, il Giuda Carl Anderson. Questa idea vincente, ripetuta con Neeley per la nuova grande produzione in lingua originale (con frasi esemplificative in italiano proiettate), dimostra l'inossidabilità del mito, grazie alla colonna sonora e alle canzoni assolutamente trascinanti che non hanno bisogno di attualizzazioni. Piparo la ripropone nella versione originale.

All'interno di un'imponente struttura metallica con una bianca scalinata laterale illuminata da luci da concerto rock, le atmosfere sono quelle degli anni '70, con costumi hippie dell'epoca, le fogge di Caifa e Hannas riprese da quelle del film, e proiezioni digitali su un grande schermo e su colonne simboliche. Una pedana girevole che contiene anche la band live dei Negrita (insieme a un'orchestra di 12 elementi) conferisce movimento allo show con tempi e suoni che trasmettono un senso d'appartenenza a riti di comunità. Ed è il piroettante coro, con le coreografie d'effetto di Roberto Croce, a invadere la scena e a dare ritmo alla storia dell'ultima settimana di Cristo, e al rapporto tra Lui e il traditore su cui fa perno il musical. È Giuda, infatti, con l'energia vitale della sua presenza (scenicamente e vocalmente dotato il soul dell'esordiente Feysal Bonciani) a conferire forza e drammaticità alla storia al punto che è la sua resurrezione, e non quella del Salvatore (accomiatato sulla croce) a levarsi emblematicamente, quando dopo essersi impiccato Giuda tornerà in abito bianco, accompagnato da tutti i ballerini in una passerella danzante che scuoterà la platea, garante di un ritmo musicale e canoro da liberazione collettiva.

Lo show scorre tra la cacciata dal tempio con acrobazie, fiamme reali e digitali; il numero narcisistico e infantile di Erode tra giocattoli e maschere della commedia dell'arte; la corda per il collo di Giuda che scende dall'alto; lo spezzare del pane. A sottolineare le piaghe universali e la passione dell'uomo sulla terra, la Flagellazione è accompagnata dallo scorrere su un velario di immagini di Olocausti e guerre fino ai nostri giorni, della fame in Africa, di Martin Luther King, Moro, Falcone e Borsellino. Tra i momenti di grande effetto scenico c'è l'enorme croce di fari abbaglianti che scende nell'orto del Getsemani dopo l'agonia di Gesù quale presagio della morte che lo attende.

La produzione italiana ha visto la partecipazione del frontman dei Negrita, Pau, che dà voce a Ponzio Pilato, quasi un monologo sulla solitudine del potere; Simona Molinari come una Maria Maddalena più innamorata che salvata; Shel Shapiro come il "cattivo" Caifa, insieme al macchinatore Hannas di Paride Acacia, per 20 anni il Gesù dell'edizione italiana. La regia è di Massimo Romeo Piparo, le coreografie di Roberto Croce, l'orchestra dal vivo è diretta da Emanuele Friello, le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona.

tags: #colonna #sonora #crocifissione