La Supplica alla Madonna di Pompei: Storia, Significato e Devozione

La Supplica alla Madonna di Pompei è una delle preghiere mariane più sentite e diffuse nel mondo cattolico, un vero e proprio atto di amore e fiducia verso la Vergine del Rosario. Essa viene recitata solennemente due volte l'anno, l'8 maggio e la prima domenica d’ottobre, in concomitanza con la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario.

Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei con fedeli in preghiera

Origine e Significato della Supplica

L’origine di questa potente preghiera risale al 1883, quando fu scritta da Bartolo Longo, un laico beatificato da Papa Giovanni Paolo II. La Supplica, originariamente intitolata "Atto d’amore alla Vergine", nacque come risposta all’Enciclica "Supremi Apostolatus officio" di Leone XIII, che indicava la recita del Rosario come mezzo efficace per affrontare i mali della società.

Già il glorioso San Domenico, illuminato dall’alto, aveva compreso che contro le piaghe del suo tempo non esisteva rimedio più efficace che ricondurre gli uomini a Cristo, "via, verità e vita", attraverso la meditazione della Redenzione e l’intercessione della Vergine. Per questo motivo, San Domenico compose la formula del sacro Rosario, affinché fossero ricordati i misteri della salvezza e a questo dovere della meditazione si intrecciasse un mistico serto di salutazioni angeliche, intercalate dalla preghiera a Dio Padre. La stessa preghiera, introdotta dal santo Patriarca, tornò efficacissima nell’alleviare le calamità, e Bartolo Longo, ricercando un uguale rimedio per mali simili, non dubitò della sua efficacia anche per i tempi moderni.

Il Testo della Supplica

I. L'Invocazione alla Regina di Clemenza

O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.

Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.

O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.

II. Riconoscimento del Peccato e Fiduciosa Speranza

È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore. Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi. Ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!

III. La Potenza Intercessoria di Maria

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie. Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci.

Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti. Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi.

IV. La Richiesta della Materna Benedizione

Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana.

Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

La Recitazione della Supplica: Tradizione e Appello Papale

La Supplica è un atto di fede e devozione che si compie ogni anno, a mezzogiorno, l’8 maggio e la prima domenica di ottobre. Questa pratica è stata riconosciuta e incoraggiata dai pontefici. Ad esempio, l’8 maggio 1915, la preghiera fece il suo ingresso in Vaticano, quando alle ore 12:00, Benedetto XV e i dignitari vaticani la recitarono nella Cappella Paolina.

Più recentemente, anche Papa Francesco ha esortato tutti ad unirsi spiritualmente a questo popolare atto di fede e di devozione. Il suo richiamo è a recitarla "affinché per intercessione della Vergine Santa, il Signore conceda misericordia e pace alla Chiesa e al mondo intero". L'atteggiamento appropriato è quello di pregare con il cuore dei figli che si rivolgono alla loro mamma, sapendo di avere un'avvocata in Cielo.

L'episodio delle Nozze di Cana dimostra la potente intercessione di Maria: Gesù accontenta la richiesta della Madre nonostante la sua "ora" non fosse ancora giunta. Pertanto, è a Lei che dobbiamo chiedere incessantemente, e la Supplica è un modo speciale per farlo, coralmente. Come nel "Padre nostro" ci rivolgiamo a Dio non come singoli, ma con gli altri, così accade nella Supplica. In essa si dice: "Volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi", intendendo su tutti, non solo sul singolo individuo, esortando così a comprendere anche gli altri, tutti i fratelli.

Il quadro della Madonna di Pompei e la sua storia

Il Rosario come "Catena Dolce"

Papa Francesco, con il suo "cuore tutto mariano", ricorda che il Rosario è la preghiera degli umili e dei santi. Il Rosario ci accompagna al Figlio, facendoci scoprire che Lui è il nostro Salvatore, contemplato con gli occhi della Madre. È anche la "catena dolce che ci rannoda a Dio" e ci fa fratelli, come spiegato da Bartolo Longo nella Supplica. Attraverso il Rosario, si sente la presenza di Dio, in ogni momento della storia, anche quelli difficili.

La Supplica alla Vergine del Rosario oggi rispecchia la realtà attuale, con le sue difficoltà e preoccupazioni. Credere e pregare con la Supplica, avere fede, non sono talismani che proteggono da tutto, ma sostengono la vita, infondendo la certezza della presenza di Dio Padre e di Maria al nostro fianco. Come recita il Salmo 22: "Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza".

Il Santuario di Pompei e le Opere di Carità

La Chiesa di Pompei è edificata su due pilastri fondamentali: la pietra della fede e la pietra della carità. Oltre alla continua preghiera, il Santuario ha sempre portato avanti un'intensa attività caritativa, specialmente nei momenti di emergenza, quando le difficoltà sanitarie si sommano a quelle economiche. Il modello di ispirazione è sempre Maria, la Madre di Dio e Madre nostra, la prima fra i cristiani.

Le opere di carità del Santuario, che Bartolo Longo definiva il "Santuario della carità", continuano instancabilmente. Ognuna delle 16 opere ha individuato, in periodi di necessità, ulteriori modalità per stare vicino a chi è nel bisogno, rispettando le misure restrittive.

  • I Centri educativi "Beata Vergine del Rosario" (affidato alle Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei) e "Bartolo Longo" (affidato ai Fratelli delle Scuole Cristiane) sono punti di riferimento per bambini e ragazzi in situazioni di disagio grave e per le loro famiglie. Il sostegno non si limita alla distribuzione di beni di prima necessità, ma include un forte legame affettivo e relazionale, mantenuto anche a distanza tramite telefonate, messaggi e videochiamate.
  • La Mensa per i Poveri, intitolata a Papa Francesco e gestita dall’Ordine di Malta, continua a offrire viveri regolarmente.
  • Le sei case famiglia del Santuario operano incessantemente. La casa Emanuel accoglie mamme in difficoltà e i loro bambini, mentre le cinque case famiglia del Centro per il Bambino e la Famiglia "Giovanni Paolo II" assistono neonati, bambini, disabili, mamme con i figli, ragazze e anziani.
  • La fattoria della "Comunità Incontro", dedicata al recupero degli ex tossicodipendenti, prosegue le sue attività ordinarie.

In questo modo, il Santuario continua a donare ascolto e amore agli altri, seguendo l’esempio del proprio fondatore e gli insegnamenti del Vangelo.

Una Storia di Speranza: l'Arrivo della Piccola Maria

Tra le numerose storie che testimoniano l'impegno caritativo del Santuario, vi è quella della piccola Maria (nome di fantasia). Abbandonata dalla madre, la bimba di pochi giorni è stata affidata alla Casa famiglia "Oasi Vergine del Sorriso", gestita da Roberta e Alfredo, coniugi già genitori di cinque figli e collegati con la Fraternità di Emmaus. L'affidamento, avvenuto l'8 marzo, in pieno lockdown per l'emergenza sanitaria, è stato un "segno" di speranza. Nonostante la Casa famiglia avesse già superato il numero massimo di bambini in affidamento, la Procura ha concesso un'autorizzazione speciale poiché Maria è la sorellina di un bambino già accolto in quella stessa casa. Questa "emergenza nell’emergenza" è stata interpretata come una "carezza della Madonna".

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