La Collana con Croce e Crocifisso: Storia, Simbolismo e Impatto Culturale

Tra tutti i gioielli che attraversano epoche, culture e significati, la collana con la croce è forse l’esempio più emblematico di come l’ornamento possa farsi racconto. Indossarla, ieri come oggi, non è mai un gesto neutro. È un simbolo denso, stratificato, che parla di spiritualità, identità, ma anche di estetica e stile. Più che un semplice accessorio, è un oggetto carico di significato, che affonda le radici nella storia religiosa ma che, nel tempo, ha saputo rinnovarsi fino a diventare una dichiarazione visiva. Sacra o profana, a seconda di chi la indossa, la croce al collo è oggi un fashion statement, un elemento décor che suscita suggestioni opposte: devozione e seduzione, memoria e rottura, tradizione e pop culture.

La Croce: Un Simbolo Antico e Multiforme

Due linee che si intersecano a indicare una molteplicità di significati: questa la figura grafica della croce, uno dei simboli più antichi e semplici che la storia conosca. Si tratta infatti della combinazione elementare di due piani, l’uno verticale e l’altro orizzontale, il cui punto di incontro costituisce un’importante affermazione visiva. Benché la croce esistesse ancor prima del Cristianesimo, è stato quest’ultimo ad attribuirle il valore di simbolo cosmico, a indicare la posizione privilegiata dell’uomo nell’ordine naturale dello spazio. Accanto al centro, al cerchio e al quadrato, la croce costituiva nelle antiche civiltà cristiane uno dei quattro simboli fondamentali. A questi pochi elementi si ricollega una stratificazione di valori facenti capo all’antica e nobile dimensione del simbolo, inteso come alternativa al più carente linguaggio umano.

Andando oltre i confini spazio-temporali del cristianesimo, emergono addirittura immagini di croci di datazione preistorica. Nell’isola di Creta, per esempio, è stata rinvenuta una croce in marmo risalente al XV secolo a.C. Tra le altre, le antiche culture orientali della Cina e del Tibet e i popoli dell’Egitto e delle Americhe facevano uso della croce per spiegare nozioni complesse.

Per amor di precisione, è un crocifisso solo se c’è raffigurato il corpo di Gesù; altrimenti, è una croce. Questa distinzione è fondamentale per comprenderne i diversi usi e significati.

Le Prime Apparizioni come Ornamento e Simbolo di Potere

L’uso della croce come ornamento da indossare inizia nel Medioevo, ma inizialmente era prerogativa dei religiosi. Lentamente, il crocifisso entra a far parte delle insegne regali, simbolo dell’origine divina della monarchia. Sospesa al collo con una catenina in oro o un cordone di seta, inizia a comparire sul petto degli ecclesiastici con il nome di "croce pettorale". Se inizialmente veniva portata solamente durante le funzioni religiose, intorno al XVII secolo inizia ad essere guardata come un’insegna degli alti ranghi del sistema ecclesiastico.

Mentre la croce prende possesso dei luoghi più onorati dei templi della cristianità - battisteri, archi trionfali, capitelli e sarcofaghi - l’uso di croci decorative smette di essere prerogativa di figure e luoghi strettamente religiosi, per allargarsi alla sfera della regalità. Accanto a corone, scettri e anelli, le croci diventano prerogativa del Re, spesso incassate sulla cima di scettri in quercia dorata o di massicce corone.

Gli scrigni dei reali e delle chiese d’Europa hanno iniziato a riempirsi di croci di ogni sorta. Ben nota è, tra queste, la Crux Vaticana, inviata dall’imperatore bizantino Giustino II nel VI secolo alla Chiesa. Incastonata di gemme sulla fronte e sbalzata sul retro, essa presenta i ritratti del sovrano e della consorte Sofia, ancora oggi conservati nella loro interezza nel tesoro di San Pietro in Vaticano. La storiografia bizantina conobbe una particolare esaltazione della croce, spesso assimilata a simbolo del trionfo. Tra i gioielli della corona britannica si citano l’Orbe d’oro del 1661, sulla cui sommità si erge una croce, e la croce maltese della corona della regina madre Elizabeth Bowes-Lyon, al cui centro troviamo incastonato uno dei diamanti bianchi più preziosi al mondo: il Koh-i-Noor.

Ritratto di Maria Stuarda, Regina di Scozia, con collana a croce del XIX secolo

Il Significato dell'INRI nella Simbologia del Crocifisso

L'iscrizione INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, "Gesù Nazareno Re dei Giudei") inizialmente concepita come un'accusa sprezzante, è diventata nel corso dei secoli un potente simbolo della fede cristiana, rappresentando la regalità di Cristo e il suo sacrificio per l'umanità. Fin dai primi secoli del Cristianesimo, il simbolo INRI ha assunto un ruolo cruciale nell'iconografia religiosa, rappresentato sulle croci e nei dipinti che raffiguravano la crocifissione di Cristo, divenendo un elemento costante nelle rappresentazioni artistiche legate alla Passione. Con il passare del tempo, questo simbolo si è evoluto, trascendendo il suo significato originale per diventare un'affermazione della fede cristiana stessa. Nei secoli successivi, l'INRI è stato incorporato in numerose opere d'arte sacra, come affreschi, sculture e oggetti liturgici, diventando un'icona riconoscibile in tutto il mondo cristiano.

L'adozione del simbolo INRI nell'arte e nell'artigianato ha radici antiche e profonde. Nelle chiese e nei monasteri, le croci ornate con l'INRI divennero oggetti di devozione e venerazione, spesso realizzate con materiali preziosi come l'oro, l'argento e le pietre preziose. Il simbolo INRI trascende il suo significato letterale, incarnando un profondo valore spirituale e simbolico per i cristiani di tutto il mondo, rappresentando il culmine della passione di Cristo, il momento in cui Egli accettò volontariamente la crocifissione per redimere l'umanità dai peccati. L'INRI diventa così un potente promemoria del sacrificio supremo di Gesù e della sua vittoria sulla morte attraverso la resurrezione.

Inoltre, l'INRI incarna il concetto di regalità di Cristo, sottolineando il suo ruolo come Re dei re e Signore dell'universo. Nonostante la sua umiliazione sulla croce, Gesù mantiene la sua sovranità divina. L'INRI rappresenta anche l'unione tra la divinità e l'umanità in Cristo, ricordando ai fedeli che Gesù ha condiviso pienamente l'esperienza umana pur mantenendo la sua natura divina.

Illustrazione di un crocifisso con l'iscrizione INRI

L'Evoluzione della Collana con Croce nella Gioielleria

Le Origini Bizantine e il Valore dell'Oro

Ci sono prove di gioielli a forma di croce risalenti al V secolo nel Victoria and Albert Museum di Londra; sulla base di prove archeologiche, si ritiene ampiamente che i gioielli a forma di croce siano entrati in voga in quel periodo, sebbene versioni rudimentali in legno siano state probabilmente indossate fin dal II secolo. Nel mondo bizantino, la croce non era presente solo nelle chiese, nei mosaici o nei manoscritti. Il Metropolitan Museum of Art conserva un pendente a croce bizantino datato tra il 500 e il 700 d.C. In oggetti come questo, l’oro non si limita a decorare, ma dà peso, permanenza e presenza alla croce. È uno dei motivi per cui un ciondolo croce in oro massiccio ha una forza diversa rispetto a un semplice accessorio. Un altro esempio straordinario conservato al Metropolitan Museum of Art è una collana bizantina con croci pendenti del VI-VII secolo, un gioiello che unisce oro, perle, zaffiro, quarzo fumé e quarzo. Questo dettaglio è importante: una collana con croce può essere devozionale, ma può anche essere preziosa, parlando di fede e di bellezza materiale nello stesso momento. La stessa tensione è presente anche nei gioielli italiani contemporanei.

Pendente a croce bizantino in oro, 500-700 d.C.

Forme e Materiali: Un Linguaggio che Cambia

Non tutte le croci hanno la stessa silhouette. Britannica identifica diverse forme iconografiche della croce, tra cui la croce greca a quattro bracci uguali, la croce latina con il braccio inferiore più lungo, la crux commissa a forma di Tau e la crux decussata, o croce di Sant’Andrea. Una delle forme più essenziali è la croce Tau, dalla forma simile alla lettera T. La croce Tau ha un carattere visivo più silenzioso rispetto alla croce latina; in gioielleria, questo la rende particolarmente interessante, riconoscibile ma meno prevedibile. L'oro porta con sé idee di permanenza, valore ed eredità, resistendo al tempo. Può essere lucidato, indossato, tramandato, riparato e conservato. Un pendente a croce in oro può diventare un gioiello quotidiano, ma anche un oggetto da custodire. Per questo le croci in oro massiccio risultano spesso più importanti delle versioni placcate o puramente moda.

La croce è una forma antica, ma il suo linguaggio può cambiare molto. Una croce liscia appare spesso più silenziosa, classica ed essenziale. Una croce squadrata ha invece un carattere più architettonico, con la geometria che dà struttura e peso visivo al pendente. Una croce sfaccettata fa qualcosa di diverso, interrompendo la superficie e creando piccoli cambi di brillantezza e ombra, rendendola particolarmente interessante come gioiello contemporaneo.

Infografica con esempi di diverse forme di croce: latina, greca, Tau, maltese

Da Simbolo di Fede a Icona della Moda: La Croce nella Cultura Pop

Gli Anni '80: Madonna e la Ribellione Glam

Nel lungo e fecondo rapporto tra moda e iconografia religiosa, ci sono alcune date spartiacque. Ma dobbiamo aspettare gli anni Ottanta affinché la croce diventi un vero fashion statement, e il merito è soprattutto della musica. La croce appare al collo di Billy Idol, di Debbie Harry dei Blondie, di Micki Steele delle Bangles. Ma soprattutto, appare al collo di Madonna, abituata a giocare funambolicamente con la religione. Il suo look per la performance ormai leggendaria di "Like a Virgin" ai primi MTV Video Music Awards nel 1984 era un cocktail ribelle di punk, new wave e grinta metropolitana: un bustier aderente, pizzo, tulle, perle, perline e un’enorme croce d’argento, che definì il suo stile per il decennio. I rosari indossati sui bustier di pizzo diventano la sua firma di stile e il video di "Like A Virgin" fece il resto. La mattina dopo, mentre la Chiesa Cattolica e l’America puritana gridavano allo scandalo, le adolescenti di tutto il mondo sfoggiavano improvvisamente collane con crocifisso. La collana con la croce smette di essere soltanto un oggetto di fede e si trasforma in simbolo di rottura, mescolando innocenza e provocazione, spiritualità e sensualità.

Reazione di Madonna ai VMA del 1984 (WHOA! NON ME L'ASPETTAVAVO) | Empress Reacts Pop anni '80

L'Eleganza Reale e l'Alta Moda

Solo pochi anni dopo, nel 1987, la Principessa Diana indossò la Croce Attallah-un audace pendente in oro, argento, ametista e diamanti appartenente all’editore Naim Attallah-a un gala di beneficenza a Londra. Il gioiello, datato agli anni Venti e firmato Maison Garrand, fu prestato dal suo proprietario originale - Naim Attallah, ex CEO di Asprey&Garrard - all’allora principessa del Galles. Abbinato a un abito in stile elisabettiano nero e bordeaux con un colletto a gorgiera alto, il look consacrò la croce gioiello nella memoria pop-culturale. Il gioiello venne poi comprato dalla casa d’aste Sotheby’s, che lo ha presentato al grande pubblico nel gennaio 2022 per la Royal and Noble Sale.

Naturalmente, le case di moda non si lasciarono sfuggire l’occasione, e tutti, da Karl Lagerfeld per Chanel a Vivienne Westwood a Christian Lacroix, realizzarono le proprie versioni negli anni ’80 e ’90. Nel 1988 Oscar De La Renta completò i look della sua collezione con enormi pendenti che sembravano usciti da un dipinto del Cinquecento. Fin dalle loro primissime collezioni negli anni ’80, Dolce & Gabbana si ispirarono a una visione romanticizzata della Sicilia: una fusione massimalista di opulenza barocca e donne vestite di nero. La loro estetica difficilmente sarebbe completa senza i crocifissi che punteggiano così tante delle loro collezioni.

Fotografia: Principessa Diana indossa la Croce Attallah a un gala di beneficenza (1987)

Anni 2000 e Oltre: Dallo Streetwear al Lusso Contemporaneo

All’inizio degli anni 2000, i crocifissi erano ovunque. Christina Aguilera e Britney Spears li resero talismani pop; 50 Cent ed Eminem li trasformarono in capi essenziali dello streetwear. Dai video musicali ai red carpet, il pendente si muoveva fluidamente tra l’alta moda e l’abbigliamento quotidiano, allontanandosi sempre più dalle sue radici devozionali e assumendo il ruolo di un accessorio versatile. Ogni decennio sembra dargli una nuova svolta-e potremmo essere nel mezzo di un’altra proprio in questo momento.

Un esempio: nel gennaio 2023, Kim Kardashian ha acquistato la Croce Attallah all’asta per oltre 200.000 $. L’ha indossata con un abito bianco scollato e perle a strati al LACMA Art + Film Gala, riportando il gioiello sotto i riflettori. E per non parlare del suo look al Met Gala del 2018-un abito personalizzato di Donatella Versace che brillava con due croci luminose. Il tema del Gala-Heavenly Bodies: Moda e Immaginazione Cattolica-ha visto tutti, da Bella Hadid a Miley Cyrus, incorporare variazioni del simbolo. Tra le Maison che hanno attinto a piene mani al campo della simbologia religiosa troviamo Alexander McQueen, che nel 1996 ha fatto sfilare le sue modelle su una passerella a forma di croce all’interno della Christ Church di Spitalfields. Nel 2009 Givenchy ha presentato in edizione limitata la sua black box contenente un rosario con due pendenti di cui uno a croce. Qualche anno più tardi, per la collezione SS 2013 il direttore creativo Riccardo Tisci ha guardato all’Heritage profondamente cattolico della Maison per i suoi abiti in stile clergy-chic. Anche le collezioni più recenti paiono aver subito il fascino di questo revival, dagli ex-voto negli abiti Dolce & Gabbana alle sgargianti croci bizantine di Versace.

Nel 2022, un revival estetico ha riportato in auge tutto il fascino nostalgico degli anni ’80 e ’90. In tv, il successo di Mercoledì Addams ispira look neogotici. Nell’armadio delle teenager il ritorno dell’estetica Y2k (anni Duemila) si porta dietro anche le croci di brillanti indossate all’epoca dalle stelle dell’hip hop, come P. Diddy o del pop, come Christina Aguilera. Oggi sono più popolari che mai: da Kim Kardashian a Lizzo, da Rihanna a Elodie, non c’è star che non ne sfoggi una, in versione barocca, stilizzata, gotica o minimal.

Fotografia: Kim Kardashian indossa la Croce Attallah al LACMA Art + Film Gala (2023)

Reazione di Madonna ai VMA del 1984 (WHOA! NON ME L'ASPETTAVAVO) | Empress Reacts Pop anni '80

La Croce in Italia: Fede, Cultura e Politica

In molte parti del paese, è ancora consuetudine regalare una catenina d’oro con un crocifisso o un’altra medaglia sacra per un battesimo o una prima comunione. Per generazioni, portare la croce al collo era un simbolo di appartenenza e di devozione, perfino di protezione. I crocifissi che pendono da collane e braccialetti sono solo un’altra espressione del nostro rapporto sempre peculiare con il Cristianesimo. All’interno della Chiesa stessa, il crocifisso come collana rimane centrale, sebbene con risonanze molto diverse. Il Pontificale Romanum richiede ai vescovi di indossare una croce pettorale, una pratica che risale all’antichità e un tempo osservata non solo dai prelati ma anche da sacerdoti e laici.

I Papi, in particolare, hanno usato i loro pettorali per proiettare ideali personali. La croce più famosa di Benedetto XVI, un pezzo d’argento placcato oro che lasciò alla Chiesa di Sant’Osvaldo a Traunstein al suo ritiro nel 2013, fu rubata un decennio dopo e rimane dispersa. Papa Francesco, al contrario, scelse l’argento sull’oro, un modesto emblema che sottolinea la sua missione di umiltà e povertà evangelica ispirata ai Francescani. Il giorno della sua elezione, Papa Leone XIV andò nella direzione opposta, indossando un pettorale incastonato con frammenti di ossa di santi legati alla tradizione agostiniana.

Nel maggio 2019, il Ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha concluso un comizio elettorale di partiti sovranisti ed di estrema destra europei sguainando un rosario e “affidandosi” al cuore immacolato di Maria. Più tardi quello stesso anno, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che “se ti offende il Crocifisso…non è qui che devi vivere” e “difenderemo quei simboli…e la nostra identità,” inquadrando il crocifisso non solo come simbolo religioso, ma come un marcatore dell’identità italiana. Nonostante sia un paese dove sempre meno persone partecipano alla messa, il crocifisso porta ancora chiaramente una carica culturale magnetica, capace di passare dal sacro al profano in un batter d’occhio. Non passerà di moda tanto presto; Vogue Italia lo ha previsto come la tendenza più calda dell’estate 2025, e croci di ogni forma e dimensione adornano i colli di tante celebrità oggi come nei video musicali pop del secolo scorso.

Il Significato Personale e la Versatilità di un Simbolo

Una collana con croce è uno di quei gioielli che si capiscono prima ancora di essere spiegati. Portata vicino al corpo, una croce non è quasi mai un semplice ornamento. Può essere visibile o nascosta, tradizionale o contemporanea, religiosa o personale. Il significato di una collana con croce dipende molto da chi la indossa. Per molte persone è prima di tutto un simbolo cristiano, legato alla fede, alla preghiera e alla devozione. Ma una collana è diversa da un simbolo scolpito nella pietra o dipinto su una parete. Una collana tocca il corpo. Si muove con chi la indossa. Può restare sotto i vestiti o essere mostrata apertamente.

Le ragioni sono molte. C’è chi indossa la croce come segno di fede cristiana, chi la porta in memoria di una persona cara, chi la riceve come dono per un battesimo, una comunione, una cresima, una laurea o un passaggio importante della vita. Non sempre il significato viene dichiarato. È per questo che la croce ha attraversato mode e periodi storici molto diversi. Il punto è che una collana con croce non è mai completamente neutra. Per altre persone, però, la croce può contenere anche memoria familiare, protezione, identità culturale o il ricordo di chi ha donato il gioiello.

Un piccolo crocifisso è più devozionale. Una croce Tau è più minimale e antica nella forma. Una croce squadrata o sfaccettata appare più architettonica e contemporanea. Se il regalo è esplicitamente religioso, un crocifisso o una croce classica possono essere le scelte più adatte. Una croce latina appare classica. L’oro giallo ha un carattere caldo, classico e senza tempo. L’oro bianco appare più pulito e contemporaneo. Una catena più corta mantiene la croce vicino al collo, mentre una lunghezza media dà un effetto classico. C’è bellezza nella sua ambiguità-in qualunque Madonna a cui renda omaggio. A volte è una dichiarazione di fede, a volte di stile, a volte di potere, a volte di ribellione. E a volte, è semplicemente il prezzo di un manuale di storia dell’arte troppo costoso.

Fotografia: Dettaglio di una collana con croce moderna indossata, che mostra la versatilità dello stile

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