Il coccodrillo del Sacro Monte di Varese: tra leggenda e realtà

Dopo un lungo e delicato restauro, il coccodrillo di Santa Maria del Monte a Varese ha trovato definitiva collocazione nel percorso del Museo Baroffio e del Santuario. Chiuso nella sua teca per più di cento anni, l'animale è tornato alla ribalta nell'estate del 2014, offrendo l'occasione di riscoprire una delle presenze più insolite e affascinanti del complesso monumentale.

Foto storica o contemporanea del coccodrillo esposto nel Museo Baroffio all'interno della sua teca restaurata.

Il restauro: preservare la storia

Il complesso intervento di recupero ha esaudito a pieno i desiderata della Soprintendenza: non alterare le forme dell'animale, non aggiungere elementi all'esistente, rispettare la materia e il colore per non variare l'aspetto originale e riportare idealmente la forma del coccodrillo alla fruizione. Come illustrato dal restauratore Paolo Moro, durante le fasi di lavoro è stato rilevato nel teschio un foro nella parte posteriore, che identifica il colpo inferto violentemente con un oggetto appuntito.

Laura Marazzi, conservatrice del Museo Baroffio, ha sottolineato il clima di collaborazione che ha permesso l'impresa, ringraziando il restauratore Paolo Moro, il Museo del Malcantone e i vari gruppi che hanno sostenuto il progetto tramite sottoscrizioni.

La leggenda del "Mostro di Breno"

Sebbene le analisi scientifiche abbiano identificato il reperto come un tipico esemplare di coccodrillo del Nilo, lungo circa tre metri, la tradizione popolare ha trasformato questo animale in una creatura leggendaria. Nel 1933, Costantino Del Frate ha cristallizzato nel volume su S. Maria del Monte il racconto tramandato dai valligiani del Malcantone (Canton Ticino) e in particolare dagli abitanti di Breno.

  • La minaccia: L'animale, fuggito dalle acque del Lago Maggiore, terrorizzava la valle con grida così spaventose da uccidere le mucche per lo shock.
  • L'eroe: Un giovane di Breno, armatosi di coraggio e fede, decise di affrontare il mostro.
  • L'impresa: Accostatosi ai Sacramenti, il giovane raggiunse la valle e, nel momento in cui il rettile aprì le fauci, lo trafisse alla gola con un tridente.
  • Il voto: Il popolo di Breno portò il corpo dell'animale al Santuario di Varese come ex voto e trofeo di vittoria, offrendolo alla Vergine.
Illustrazione o schema che raffigura il giovane di Breno nell'atto di affrontare il coccodrillo con un tridente.

Simbologia e contesto storico

La presenza di coccodrilli in chiese e santuari era una consuetudine diffusa fin dal Medioevo. Il rettile, animale "esotico" e sconosciuto, diventava il perfetto emblema del Male. Esporre la bestia, spesso incatenata, significava mostrare il trionfo del bene sul demoniaco.

Perché un coccodrillo in Canton Ticino?

Secondo le ricostruzioni storiche, non era raro nell'epoca barocca che i signorotti locali ospitassero nei propri giardini animali esotici. È probabile che l'animale fosse fuggito da una dimora privata, venendo percepito dalla popolazione locale come un mostro mitologico. La leggenda si è poi intrecciata con la devozione mariana: la Vergine, come nuova Eva, è chiamata a calpestare l'"antico serpente", infondendo nel fedele la speranza che, con la fede, ogni male possa essere domato.

Periodo Collocazione
Settecento - 1902 Sopra un'alzata, sotto la galleria antistante la porta orientale della Basilica
1902 - Oggi Museo del Santuario (Museo Baroffio)

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