La Liturgia di San Giovanni Crisostomo, Op. 41 di Pëtr Il'ič Čajkovskij

«La Liturgia di San Giovanni Crisostomo è, a mio giudizio, una delle più belle creazioni dell'arte. Amo i Vespri, il sabato, in una piccola, vecchia cappella. Si resta lì, nella penombra, avviluppati nei fumi dell'incenso, a porsi immutabili interrogativi: perché, quando, dove e per quale disegno? Ma il cuore intona un cantico, e ci si abbandona al suo incantamento…». Così scriveva Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893), ripercorrendo idealmente i motivi che lo avevano spinto a cimentarsi nell'adattamento musicale della celebrazione eucaristica più in uso nella Chiesa Russa, la cosiddetta "messa ortodossa".

Ritratto di Pëtr Il'ič Čajkovskij in un momento di riflessione

Contesto Storico e Liturgico

San Giovanni Crisostomo e l'Origine della Liturgia

Nato intorno all’anno 345, vescovo e teologo, grande predicatore, da qui l’epiteto chrysóstomos, “bocca d’oro” in greco antico, Giovanni d’Antiochia è il primo a dare un’organizzazione formale alla Liturgia delle chiese ortodosse dell’Oriente cattolico.

La Liturgia di San Giovanni Crisostomo, la cui forma è rimasta sostanzialmente invariata rispetto alla tradizione liturgica, fu tradotta dal greco in lingua paleoslava, probabilmente dai Santi Cirillo e Metodio, rendendola accessibile al mondo slavo. Questo testo, sacro e profondamente radicato, costituì la base per il capolavoro musicale di Čajkovskij.

Interno di una chiesa ortodossa russa, con iconostasi

L'Ispirazione e il Percorso Compositivo di Čajkovskij

Motivazioni Personali e Spiritualità

Ripetutamente, nel corso degli anni, il compositore attraversò periodi di fervore religioso. Questo atto di fede trova riscontro nelle note affidate da Čajkovskij alle pagine del suo diario proprio nel periodo in cui stava ultimando la Divina Liturgia: «Durante tutto questo tempo ho pensato molto a Dio, alla vita, alla morte. Prego come mi è stato insegnato. Per me la Chiesa ha conservato molto del suo incanto poetico. Vado molto spesso a messa. La trovo un'opera d'arte fra le più belle. Sono commosso. Mi piacciono molto anche le funzioni dei Vespri. In esse trovo le risposte agli eterni problemi: perché? quando? dove? Il tabernacolo si spalanca e si innalza il Te Deum... amo tutto ciò! È uno dei piaceri più grandi che possa provare! D'altra parte ho, come Lei, perso da gran tempo ogni fiducia nei dogmi... Forse non c'è musica in cielo.»

Il periodo di composizione fu preceduto e accompagnato da profonde crisi personali, tra cui quella che lo aveva portato sull'orlo del suicidio nel settembre precedente. La composizione della Liturgia contribuì, insieme all'offerta generosa della sua protettrice Nadezda von Meck, a rimettere provvisoriamente in sesto i suoi nervi sconvolti, fornendo una suggestione già viva e un approdo sicuro per la sua esistenza e la sua arte.

Il Lavoro di Composizione e la Questione degli Antichi Canti

La decisione di comporre musica sacra fu anche stimolata da una richiesta esplicita: «Le tornerebbe utile della musica sacra? È un lavoro che mi sarebbe estremamente gradito!». Poco tempo più tardi, Čajkovskij era al lavoro sui testi liturgici, con grande entusiasmo.

Čajkovskij rifletté sulle sfide della musica sacra russa: «Mi occupo adesso dei nostri antichi canti sacri, - scrisse, - e sono intento a trascriverli per coro misto (appariranno più tardi come op. 52). È un lavoro che mi appassiona, ma non è facile. Si tratta di conservare a questi antichi canti tutta la loro originalità. Ma poiché alla loro base stanno scale musicali diverse dalle attuali, non è semplice adattarvi le armonie dei nostri giorni.» Questa ricerca della conservazione dell'originalità, unita all'adattamento armonico, caratterizza profondamente anche la sua Op. 41.

La "Liturgia di San Giovanni Crisostomo", Op. 41: Caratteristiche e Struttura

Con la stesura della Liturgia di San Giovanni Crisostomo op. 41 il compositore si è calato nel solco di una lunga e illustre tradizione, con alcune sostanziali "personalizzazioni". Fedele all'impianto formale, alla successione dei testi e alle caratteristiche peculiari della melodia liturgica, il lavoro di Čajkovskij sembra pagare in parte pegno a un certo qual compiacimento estetizzante e a un sentimentalismo religioso che rappresenta il riflesso incondizionato dell'afflato tardo-romantico con cui il musicista ha investito i suoi maggiori capolavori, nel campo della sinfonia, del concerto solistico e del balletto.

Pur rispettando l'intera struttura del rito ortodosso, Čajkovskij innestò influenze d'origine europea, e soprattutto italiana, nel suo linguaggio musicale, pur mantenendo le sezioni invariate rispetto alla tradizione liturgica.

Partitura di un brano corale della Liturgia ortodossa

La Trama del Rito e la Struttura Musicale

La Liturgia di Čajkovskij segue fedelmente la sequenza dei momenti del rito ortodosso, articolandosi in sezioni distinte e numerate nel lavoro del compositore:

  1. La sezione n. introduce la lettura del Vangelo, affidata al diacono sul pulpito.
  2. Con la sezione n. si conclude l'inno «Lodate Dio», rappresentato dal coro con sonorità tipicamente ottocentesche.
  3. La sezione n. precedeva la preghiera per i cristiani battezzati.
  4. Con la sezione n. si ha un momento corrispondente all'Offertorio nel rito romano, con il trasferimento delle specie eucaristiche dal Santuario (Protesi) all'altare.
  5. Al brano n. «a tutti voi» un sacerdote benedice l'assemblea dalle Porte reali.
  6. Successivamente, viene recitato il Credo di Nicea dai battezzati.
  7. Con la sezione n. si introduceva il momento culminante del Sacramento.
  8. La sezione n. celebra la trasformazione del pane e del vino nella carne e nel sangue del Salvatore.
  9. Al brano n. si eleva un'altra preghiera, in modo particolare per il Patriarca e per tutti gli uomini e le donne.
  10. Al brano n. un'altra preghiera e un «Amen» corale concludono l'Anafora.
  11. Al termine, dopo la dossologia del celebrante, questi benedice i fedeli, e le preghiere continuano.
  12. La sezione n. contiene una preghiera e l'Elevazione.
  13. I fedeli assumono separatamente ambedue le specie dell'Eucarestia dal calice, servendosi di un cucchiaio.
  14. La liturgia si conclude con la formula «il dono in luogo di un altro dono» e la distribuzione agli aventi diritto.

Esecuzione, Accoglienza e Critiche

Su ordinazione del suo editore, Čajkovskij ripubblicò con non poca fatica la Liturgia di San Giovanni Crisostomo (come op. 41). La composizione aveva destato l’interesse dei direttori della «Associazione musicale di Mosca» e uno di loro la fece studiare al miglior coro di Mosca, dietro un buon compenso.

Liturgia di San Giovanni Crisostomo

Il risultato fu un’esecuzione nella sala del Conservatorio il 18 dicembre 1880. Il coro cantò in modo splendido e Čajkovskij stesso visse uno dei momenti più felici della sua carriera d’artista. L’opera incontrò il favore generale: fu giudicata esemplare come musica sacra moderna, caratteristica per la plasticità dei temi e pervasa di devozione religiosa. In quel momento, molti credenti poterono esser soddisfatti perché la liturgia era capitata nelle mani di un musicista di talento ed era stata accolta con unanime consenso, riconoscendo che anche a un musicista di minor levatura sarebbe potuta venire l’idea di musicare un tal testo.

La Critica del Vescovo Ambrogio

Tuttavia, non mancarono le critiche. Il vescovo di Mosca, Ambrogio, prese posizione contro l'opera in un articolo comparso sul diffusissimo giornale «Russ». In detto articolo si affermò che la musica sacra sta bene in chiesa e non nelle sale da concerto, che manifestazioni di plauso (tanto più in forma così fragorosa) sono sconvenienti e oltraggiose, e che Čajkovskij si era servito della liturgia di San Giovanni Crisostomo per farne il libretto di un dramma sacro. Simili giudizi, che vedevano nel testo liturgico un pretesto per un concerto pubblico o per una teatralizzazione del testo sacro, offesero profondamente Petr.

Anche se all'epoca tali giudizi colpirono in profondo la sensibilità del compositore, tuttavia oggi possiamo anche non dar torto al vescovo Ambrogio, considerando la questione della musica sacra eseguita in contesti secolari e le possibili "forzature teatralizzanti" che la musica tipicamente ottocentesca, come quella di Čajkovskij, poteva imprimere a un rito ortodosso che si prestava a suggestioni spettacolari, colpendo in profondo la fantasia del compositore.

Interpretazioni e Eredità

Al rischio sotteso a questa deriva interpretativa, che tende a enfatizzare l'aspetto romantico e "occidentale" dell'opera, cerca di sottrarsi l'incisione realizzata nel 1988 dal Coro da camera del Ministero della Cultura dell'Unione Sovietica diretto da Valery Polyansky (cd pubblicato da Melodya e distribuito da Codaex). Quest'interpretazione è rimasta a lungo negli annali della discografia ufficiale come lettura di riferimento, cercando di affrancare l'impronta maggiormente "occidentale" delle armonizzazioni, delle combinazioni armonico-timbriche e degli stilemi tanto cari all'autore, per risvegliare i toni ardenti e solenni che riverberano i sussulti di uno spirito inquieto, in cerca di un approdo sicuro per la sua esistenza e la sua arte.

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