Introduzione all'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore è situata nel comune di Asciano (SI), su un'altura coperta di cipressi, in una posizione suggestiva nel mezzo del deserto di Accona, circondata dallo scabro paesaggio delle Crete senesi. L'abbazia venne fondata nel 1313 da Giovanni Tolomei, professore di diritto appartenente a un'importante famiglia senese che, fattosi monaco, assunse il nome di Bernardo dopo essere entrato a far parte dell'ordine dei Benedettini. A quarant'anni, Tolomei, insieme a Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, si ritirò in questo luogo inospitale di proprietà della famiglia.
La fondazione fu approvata nel 1319 dal Vescovo Guido Tarlati. Il monastero assunse il nome di Monte Oliveto Maggiore per distinguersi dagli omonimi monasteri di Firenze, San Gimignano e Napoli. I suoi possedimenti si estendevano fino a Chiusure e alla Val d'Asso, e la sua influenza ebbe un ruolo importante nell'organizzazione agricola delle Crete, basata su aggregazioni fondiarie autonome coltivate a cereali in campi chiusi da filari di vite, detti comunemente anguillacci.
La via di accesso principale al monastero passa per un palazzotto medioevale con una massiccia torre merlata rettangolare e ponte levatoio, costruito nel 1393 a difesa del monastero, completato nel 1526 e ancora restaurato nell'Ottocento. Dal ponte si accede a un viale in discesa immerso in alti cipressi, oltrepassando una peschiera costruita nel 1533 per fornire il pesce ai frati nei periodi di astinenza dalla carne.

Il Complesso Architettonico e i Chiostri
Architettonicamente, il monastero è un complesso insieme di edifici costruiti tra il XIV e il XVIII secolo, articolati intorno a tre chiostri di differente dimensione: il Chiostro Grande, il Chiostro di Mezzo e il Chiostro Piccolo. La chiesa, edificata tra il 1400 e il 1417, è posta sul lato settentrionale e presenta una facciata gotica con un elegante portale e un articolato complesso absidale. La sala della biblioteca fu progettata da fra' Giovanni da Verona, così come la solenne basilica a tre navate su capitelli corinzi.
Il Chiostro Grande: Un Capolavoro del Rinascimento
Il Chiostro Grande ospita, nel suo porticato oggi protetto da vetrate, una celebre serie di affreschi che narrano le Storie di San Benedetto. Questo ciclo pittorico, considerato una delle maggiori testimonianze della pittura italiana del Rinascimento, fu realizzato da Luca Signorelli (otto lunette) tra il 1497 e il 1498, e completato dal Sodoma (Giovanni Antonio Bazzi) dopo il 1505, con le ventisei lunette mancanti. Una delle scene, "Benedetto manda Mauro in Francia e Placido in Sicilia", venne ridipinta da Bartolomeo Neroni, noto come il Riccio. Si tratta di una delle più complete descrizioni della vita di san Benedetto, per un totale di trentacinque scene, che si basano fedelmente sul racconto di San Gregorio Magno nel Libro II dei suoi Dialoghi.
TSD Focus - Monte Oliveto Maggiore. Gli affreschi di Signorelli e Sodoma
Il Contributo degli Artisti e gli Stili a Confronto
La serie di affreschi mostra un contrasto di stile netto tra la sobrietà e l'energia di Luca Signorelli e la vitalità e la personalità eccentrica del Sodoma. L'influenza del Pinturicchio è certamente molto presente nelle opere del Sodoma. Gli affreschi del Signorelli, numerati dal 20 al 28, vennero realizzati tra il 1497 e il 1498. La disposizione delle scene segue il racconto di San Gregorio Magno.
Sulla realizzazione degli affreschi si narra di numerosi contrasti tra il Sodoma e i Frati, i quali avevano indubbiamente personalità opposte. Pare, ad esempio, che non accordandosi con un aumento del compenso con l'abate, il Sodoma decise di "risparmiare" a suo modo, nascondendo negli affreschi quasi tutte le mani dei frati nei sai.
Un recente restauro dell'Opificio delle Pietre Dure ha ripristinato la biacca ossidata, dimostrando come la tonalità scura degli affreschi fosse dovuta allo stato conservativo e non alla volontà originale degli artisti. Si sono così riscoperte scene più serene e meno drammatiche rispetto a quelle a cui si era abituati a vedere.

Scene Degli Affreschi: Un Viaggio nella Vita di San Benedetto
Gli affreschi del lato ovest sono opera del Signorelli, ad eccezione del primo, "Benedetto manda Mauro in Francia e Placido in Sicilia", ridipinto dal Riccio, e dell'ultimo, "Come Benedetto predice la distruzione di Montecassino", opera del Sodoma. Di seguito alcune delle scene più significative del ciclo:
- Come Benedetto invia Mauro in Francia e Placido in Sicilia (20): Questo affresco, opera del Riccio, è forse il più modesto tra quelli del chiostro. Rappresenta sulla destra San Benedetto e, accanto, la figura del Re di Francia, il cui volto è un autoritratto dello stesso Riccio.
- San Benedetto è in preghiera: In questa scena, il santo è raffigurato di fronte a una grotta mentre, in alto, un monaco cala un vaso con del cibo; la fune ha attaccata una campanella che durante la discesa suona, ma il demonio con un sasso la rompe. Molto bello il paesaggio.
- Cristo appare a un prete e gli ordina di portare a San Benedetto una parte del cibo.
- Il santo sfugge alle tentazioni: In alto si vede la lotta tra l'angelo buono e lo spirito del male; San Benedetto si getta nudo nel roveto per resistere alle tentazioni.
- San Benedetto ottiene che il capisterio si ripari: Sulla destra, un gruppo di persone ammira l'oggetto rinsaldato e appeso a una colonna. In un'altra scena, sulla parte destra dell'affresco, sono presenti due asini, uno dei quali ha solo le zampe posteriori.
- San Benedetto ordina a Mauro di soccorrere Placido (23): Il santo seduto ordina a Mauro di soccorrere Placido caduto nel fiume; sulla destra è raffigurata la scena miracolosa e sullo sfondo un bel paesaggio.
- Come Florenzo manda "male femmine" al monastero (19): Forse il miglior affresco del gruppo del Sodoma, con notevoli influssi leonardeschi. Lo sfondo presenta un magnifico scenario architettonico e la scena divide le persone in due gruppi: a destra le giovani donne, alcune danzanti, e sulla sinistra i monaci con San Benedetto.
- I monaci abbattono una statua di Apollo: Sulla destra i monaci abbattono una statua di Apollo sotto una loggia, la cui nitida architettura ricorda le prospettive di Piero della Francesca.
- Il miracolo della pietra: Al centro si vedono tre monaci che, dopo aver inutilmente provato a smuovere una grossa pietra, ci riescono con l'aiuto del santo.
- Come Benedetto risuscita lo monacello cui era caduto lo muro addosso (24).
- Come Benedetto dice alli monaci dove e quando avevano mangiato fuori dal monastero (25): Questa è forse la scena meglio riuscita del ciclo. Nell'interno, descritto con attenzione al dato quotidiano, sono indaffarate due avvenenti domestiche che servono ai due monaci, visibilmente soddisfatti, il loro illecito desinare. Un fanciullo avanza concentrato a non rovesciare il contenuto di un recipiente colmo. Altre due donne, sullo sfondo, sono occupate nelle loro faccende domestiche, come in una vera cucina italiana dell'epoca. Contro la porta socchiusa si intravede un giovane di spalle, motivo tipicamente signorelliano, ritratto in controluce.
- Come Benedetto riconosce e accoglie Totila (28): Nella scena si vede Riggo, camuffato da Totila per ingannare Benedetto, giunto di fronte alla figura del santo che lo invita a spogliarsi delle vesti non sue; la folla intorno, composta da monaci e guerrieri, esprime il suo stupore; sullo sfondo Riggo racconta la vicenda a Totila.
- Come Benedetto resuscita un fanciullo (29): Il santo sulla destra è insieme a Teoprobo, e qui si allude alla distruzione del 581.
- Come Benedetto ottiene farina in abbondanza e ne ristora i monaci (31).
- Benedetto appare a due monaci lontani e disegna loro la costruzione di un monastero (32).
- Come Benedetto scomunica due religiose e le assolve dopo che furono morte (33).
- Come Benedetto fa portare il corpo di Cristo sopra il capo del monaco che la terra non voleva ricevere (34).
- Come Benedetto perdona al monaco che, volendo fuggire dal monastero, trova un serpente nella via (35).

I Grandi Maestri: Il Sodoma e Il Riccio
Il Sodoma (Giovanni Antonio Bazzi)
Nato a Vercelli nel 1477, Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, iniziò il suo praticantato presso la bottega del pittore Giovanni Martino Spanzotti all'età di tredici anni. Nel 1498 si trasferì a Milano e quindi a Siena nel 1501. La sua presenza a Roma è documentata nel 1508, quando Papa Giulio II gli commissionò le decorazioni del soffitto della Stanza della Segnatura in Vaticano. A Villa Farnesina, sempre a Roma, è conservato il suo capolavoro, un affresco con le Nozze di Alessandro e Rossane, dipinto per il banchiere senese Agostino Chigi.
Il Sodoma fu un personaggio molto noto nella società del suo tempo per il suo stile di vita appariscente e singolare, oltre che per la sua omosessualità più o meno apertamente dichiarata, che gli valse il soprannome. Le fonti contemporanee, tra cui Giorgio Vasari, lo descrivono in modo esplicito. Vasari, pur non apprezzando l'artista dal punto di vista artistico, nelle sue Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori del 1550 scrisse: «Era oltre ciò uomo allegro, licenzioso, e teneva altrui in piacere e spasso, con vivere poco onestamente; nel che fare, però che aveva sempre attorno fanciulli e giovani sbarbati, i quali amava fuor di modo, si acquistò il soprannome di Soddoma, del quale, non che si prendesse noia o sdegno, se ne gloriava, facendo sopra esso stanze e capitoli e cantandogli in sul liuto assai commodamente.»
Queste caratteristiche sono state spesso criticate negativamente, anche per pregiudizio moralistico, penalizzando una valutazione più equilibrata dell'artista. Anche se ha continuato a dipingere fino alla sua morte, le opere dell'ultimo periodo sono considerate insignificanti. Tuttavia, la sua arte avrà un certo peso sulla formazione del più originale pittore senese del XVI secolo, Domenico Beccafumi.

Bartolomeo Neroni, detto Il Riccio
Bartolomeo Neroni, conosciuto anche con il soprannome de il Riccio (Siena, 1505 circa - Siena, 1571), fu un artista poliedrico. Realizzò numerose opere in vari campi, tra cui pittura, scultura e miniatura, godendo di grande fama anche come ingegnere militare, scenografo e architetto. Entrato nella bottega del Sodoma, lì apprese i primi rudimenti della pittura. Le sue opere pittoriche si trovano principalmente a Siena, nelle Chiese dell'Osservanza e in quella di San Pietro alla Magione, e in vari palazzi privati come Palazzo Pollini e Palazzo Sergardi. Come architetto, si ispirò principalmente a Baldassarre Peruzzi, lavorando soprattutto a Siena, dove realizzò Palazzo Francesconi e progettò nel 1541 il Monastero delle Derelitte in piazza del Carmine. Nella chiesa del Carmine è conservata una sua tela raffigurante la Natività. Bartolomeo Neroni lavorò moltissimo anche nella provincia di Siena, e nel 1510 sposò Faustina, la figlia del Sodoma.
Vita di San Benedetto da Norcia
Benedetto nacque a Norcia, tra il 480 e il 490, da una nobile famiglia patrizia. Dopo una breve esperienza di studi a Roma, disgustato dal clima di decadenza morale, si ritirò sui monti della Sabina e poi in una grotta nella valle dell'Aniene, presso Subiaco, per condurre vita eremitica. La sua fama si diffuse, e fu chiamato a guidare la comunità di monaci di San Cosimato a Vicovaro, ma l'esperienza non fu proficua. Il patriarca si ritirò nuovamente a Subiaco, ponendo le basi per la fondazione dell'Ordine Benedettino, che si diffuse in tutta Europa.
La Biblioteca Monastica e il Restauro del Libro Antico
Nell'attigua biblioteca monastica dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore sono ospitati circa 40.000 volumi e opuscoli, oltre a preziosi codici pergamenacei e incunaboli. Una parte significativa di questi è custodita nel celebre laboratorio per il restauro del libro antico, dove lavorano i religiosi stessi. Grazie a questa attività, l'abbazia gode di fama internazionale come centro di cultura artigianale e artistica, contribuendo attivamente alla conservazione del patrimonio librario storico.
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