La Chiesa di Santa Maria Assunta a Taceno vanta una storia che affonda le sue radici nel XIII secolo. Inizialmente una cappellania distaccata dalla pieve di Primaluna, fu eretta a parrocchia nel 1406. La sua struttura attuale è il risultato di diverse ricostruzioni e ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli.

Le Origini e le Prime Ristrutturazioni
Esistente già nella seconda metà del XIII secolo, la chiesa di Santa Maria Assunta fu una delle prime cappellanie a staccarsi dalla pieve di Primaluna, cosa avvenuta anteriormente al 1368. L'erezione a parrocchia risale al 1406. Successivamente, l'edificio fu riedificato tra il 1565 e il 1575. L'altare maggiore ricevette la consacrazione nel 1582 ad opera di San Carlo Borromeo, come testimoniato da due epigrafi murate all'interno della chiesa: una sulla parete sinistra e un'altra in sacrestia, sopra il passaggio tra i due ambienti.
La Ricostruzione Settecentesca
Nel 1722, durante una visita pastorale, il cardinale Benedetto Erba Odescalchi riscontrò la chiesa in cattive condizioni. I lavori di ricostruzione furono deliberati il 13 luglio 1740 e appaltati l'8 agosto ad Antonio Cometti, il quale si impegnò a portare il cantiere fino alla copertura, escludendo la realizzazione della volta o cupola. Sebbene i cornicioni interni fossero inclusi, la finitura delle pareti, le cui pietre interne ed esterne dovevano solo essere sigillate e non intonacate, era esclusa. L'intera navata fu costruita ex-novo, inglobando la vecchia navata nel nuovo coro, mentre il vecchio coro divenne la sacrestia. La spesa fu stabilita in £ 7.200, oltre a tutto il materiale necessario. Antonio Cometti morì nel marzo 1742 prima del completamento dell'opera. Il 23 aprile 1742 fu stipulato un nuovo contratto con suo genero Giovanni Battista Pedrazzi e suo fratello Pietro, i quali si impegnarono a realizzare, per la stessa cifra, anche la volta a rustico, oltre a quanto previsto negli accordi del 1740. Questa imponente opera rappresentò probabilmente il più grande cantiere della Valsassina di tutti i tempi, perfettamente documentato dalle carte dell'archivio parrocchiale. Il nuovo tempio fu consacrato il 6 luglio 1746 dal cardinale Giuseppe Pozzobonelli, come ricorda una lapide posta a lato del pulpito.

Architettura e Elementi Architettonici
La facciata della chiesa è caratterizzata da un ampio portico su pilastri in cemento, progettato nel 1980 dall'architetto Lorenzo Salvatoni. L'accesso alla navata avviene attraverso un portale in serizzo del 1742, opera di Carlo Andrea Parolino, che fu anche autore delle porte ai lati dell'aula, chiuse da battenti settecenteschi. Nel 1859 furono eseguiti lavori di ristrutturazione, durante i quali venne incisa la data sulla trabeazione. La bianca facciata si conclude, al di sopra di due finestre curvilinee affiancate da lesene, con una croce sommitale in ferro, realizzata da Paolo Galperti nel 1742.
L'interno conserva la simmetrica pianta a croce settecentesca, con bracci poco sviluppati che accentuano la monumentalità della cupola centrale che copre il loro incrocio. La controfacciata ospita la cantoria ottocentesca in legno intagliato e dorato, con una sobria decorazione a colonne e capitelli dorati.

L'Organo e le Vetrate
L'organo con tamburo fu costruito nel 1824 da Eugenio Biroldi, grazie a un lascito testamentario del 1823 di Giovanni Maria Petralli di Piano. Nell'assemblaggio delle sue 619 canne furono riutilizzate parti dello strumento settecentesco preesistente. Il prospetto di facciata è composto da un unico campo di 25 canne con bocche allineate. L'intervento di restauro più significativo è stato condotto da Emilio Piccinelli nel 1987. La vetrata soprastante la facciata contiene un medaglione dipinto raffigurante un Santo re ed è parte della stessa concezione delle vetrate del transetto, che includono San Giuseppe con il Bambino a sinistra e San [nome del santo non specificato] a destra.
Decorazioni Interne e Opere d'Arte
Ai due lati dell'ingresso si aprono delle nicchie. Quella a destra ospita un affresco della Pietà, con la Madonna dei Sette Dolori che sorregge Gesù, ai cui piedi sono raffigurati i simboli della Passione. Quest'opera è datata alla prima metà del Settecento, epoca della realizzazione di questa porzione dell'edificio. La nicchia a sinistra, ampliata in epoca recente, accoglie il battistero, chiuso da un cancello in ferro battuto e dotato di una vasca cinquecentesca con colonna in pietra.
La simmetria dell'impianto dell'edificio si riflette anche nelle decorazioni mobili: le stazioni tardo settecentesche della Via Crucis, dipinte a olio su tela e attribuite con riserva a Giovanni Bellati, e la coppia di confessionali in legno di noce, riccamente intagliati con cariatidi e festoni floreali. Le cimase dei confessionali sono ornate dalle statue di Sant'Ambrogio e della Madonna Assunta tra putti. Gli angeli originali, che adornavano i confessionali, furono trafugati e sostituiti da copie. Anche queste copie sono state rubate, e rimpiazzate da angioletti moderni che non rispettano le proporzioni originali.

Il Ciclo Affrescato dei Tagliaferri
Notevole è il ciclo affrescato sulle coperture, realizzato da Giovanni Maria e Luigi Tagliaferri nel 1866. La cupola centrale è interamente dedicata all'Assunzione della Vergine tra angeli musicanti. Nei quattro medaglioni ovali dei pennacchi che sorreggono la cupola sono dipinti Sant'Antonio abate (patrono di Parlasco), San Biagio (patrono di Bindo, entrambi all'epoca inclusi nella parrocchia di Taceno), Abramo e Mosè. Nelle tavole di questi ultimi due, il pittore inserì, il 27 giugno 1866, notizie di cronaca relative alla Terza Guerra d'Indipendenza.
I due archi laterali accolgono, in dieci medaglioni, le figure degli Apostoli. Sull'arco sinistro sono raffigurati, in ordine, Giuda Taddeo con la lancia, Tommaso con la squadra, Pietro e Paolo con chiavi e spada, Andrea con la croce inclinata e Giacomo Maggiore in veste da pellegrino. Sull'arco destro si riconoscono Mattia (che sostituì Giuda Iscariota) e Simone Cananeo con la sega, Matteo con l'angelo, Giovanni Evangelista con l'aquila, Bartolomeo col coltello, Giacomo Minore con il bastone e Filippo con la croce.
Sotto ai due archi, si aprono i bracci poco profondi che ospitano gli altari di San Gioacchino, a sinistra, e di Sant'Anna, a destra. La dedicazione ai genitori di Maria risale all'epoca della costruzione della chiesa: nel 1745 il sacerdote Giovanni Girolamo Buzzoni acquistò due quadri raffiguranti questi Santi, e l'anno successivo gli altari sono menzionati negli atti della visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzobonelli. Pochi anni dopo, furono realizzati due affreschi che fungono da pale d'altare: "Annuncio a San Gioacchino" ed "Educazione della Madonna".

Gli Altari Marmorei e i Paliotti
Nel 1835 furono completati i due altari marmorei, realizzati in pendant con tabernacoli e imponenti colonne sormontate da un frontone a timpano. Venne richiesto il permesso di benedirli. Contestualmente alla realizzazione degli altari, nel 1834, furono dipinte a olio le grandi tele che coprirono gli affreschi settecenteschi, replicandone il soggetto.
A interrompere la perfetta simmetria dei due altari sono i paliotti: mentre quello di Sant'Anna fu realizzato nella seconda metà dell'Ottocento, quello secentesco di San Gioacchino ha una storia particolare. Durante il governo di Giuseppe II (1780-1790), caratterizzato dalla soppressione degli enti religiosi "inutili", i cui beni venivano devoluti ad amministrazioni che li riallocavano agli enti ritenuti "utili", come le parrocchie. Nel 1786, la parrocchia di Taceno richiese alcuni di questi arredi sacri. Il 21 agosto ottenne diversi arredi da confraternite soppresse a Milano e il 10 maggio 1788 formulò la richiesta di un altare, proponendo quello della chiesa della Santissima Trinità in Porta Romana a Milano, che le fu concesso.
Nicchie, Pulpito e Elementi Architettonici Minori
Ai lati degli altari si trovano due coppie di nicchie. Due di queste, aperte nel 1947, ospitano statue novecentesche di San Luigi Gonzaga e Santa Rita da Cascia a sinistra, e di San Giovanni Bosco e San [nome del santo non specificato] a destra.
Procedendo verso il presbiterio, sul lato sinistro si incontra l'ottocentesco pulpito a pianta circolare, con un ciborio, una formella raffigurante la Samaritana al pozzo in rilievo e un Crocifisso policromo. L'accesso al pulpito avveniva dalla sacrestia tramite un corridoio sopraelevato che passava sopra la porta laterale e si affacciava sull'aula con una gelosia lignea. Una struttura analoga si trova per simmetria sulla parete opposta.
Ai lati della navata si aprono due porte secondarie settecentesche in legno, affiancate da una coppia di acquasantiere a conchiglia in marmo nero di Varenna (opera di Daniele Santino, 1743). Al centro, a terra, si trova una lapide tombale in marmo nero (opera di Andrea Alio, 1747).

Presbiterio e Altare Maggiore
Dall'arco trionfale pende un Crocifisso in legno dipinto del XIX secolo. In corrispondenza si trova la balaustra barocca in marmo nero di Varenna e rosso di Arzo (opera di Carlo Francesco Conca, 1746).
Contemporaneamente alla realizzazione dell'aula, i Tagliaferri affrescarono anche il presbiterio, con la Trinità nel clipeo sulla cupola e i quattro Evangelisti sui pennacchi. La parete di fondo fu affrescata nel 1964 da Pierino Motta con una veduta di Gerusalemme, opera che durante il restauro del 2011 fu coperta da un fondo uniforme volto a riportare la chiesa al suo aspetto originario.
Nel 1946 il pavimento in marmo bianco e nero fu sostituito da uno in travertino, come ricorda la lapide sulla controfacciata. Nel 1745 furono gettate le fondamenta degli scalini e delle balaustrate, e fu posato l'altare maggiore. Si tratta di un'opera in stile barocco, realizzata in marmi nero e rosso, con due gradini sormontati da un piccolo tempietto a sei colonnine con angioletti. Il tabernacolo è impreziosito da fregi metallici dorati; la porticina settecentesca in metallo sbalzato e dorato raffigura l'Agnus Dei.
L'imponente elaborato marmoreo è sormontato da un'altrettanto imponente statua lignea dipinta della Madonna Assunta, già esistente nel 1630 e incoronata nel 1962. Il suo basamento, separato ma coevo, è decorato con teste di angeli e nuvole. La mensa postconciliare in marmo è stata realizzata nel 1995 dalla ditta Comana di Seriate (BG) su progetto dell'architetto [nome dell'architetto non specificato].
Alle spalle dell'altare si aprono la teca delle reliquie e quella in marmo nero di Varenna per l'olio degli infermi, con l'iscrizione incisa "OLEVM SAN(CTUM)" (opera di Daniele Santino, 1743). Vi sono inoltre due porte con cornice settecentesca che conducono alla retrostante sacrestia, la quale si articola in due ambienti: il primo, con un armadio in noce settecentesco e la lapide in marmo nero a memoria della consacrazione cinquecentesca; il secondo, con statue novecentesche di San Francesco e Sant'Agnese.

Cappella Invernale e Campanile
In un locale al piano terreno della casa parrocchiale è stata ricavata la cappella invernale. La sua decorazione è limitata a un quadro comprendente le stazioni della Via Crucis, a un sedile-cassapanca in legno (dubitativemente ascritto all'Ottocento) e alla colomba dipinta al centro della volta.
Il campanile fu ricostruito tra il 1631 e il 1634 da Lucio Maglia di Gittana, utilizzando i fondi derivanti dai lasciti devoluti alla parrocchia durante l'epidemia di peste manzoniana. Fu rialzato nel 1703, con la creazione della cella campanaria dotata di bifora arcaica e della caratteristica cuspide coperta da beole. Nello stesso anno furono fuse le due campane recanti la sigla "N(ICOLA).C(OMOLLI).F(USE).".
Il Sagrato e le Cappelle della Via Crucis
Il sagrato è delimitato dalle cappelle della Via Crucis, con struttura in pietra e malta e copertura in lastre di pietra (1757). Il complesso è introdotto da un'edicola dedicata all'Adorazione dei Magi, il cui dipinto di fine Ottocento fu rifatto da Pierino Motta nel 1964. Non si hanno notizie sui dipinti originali delle santelle, che furono rifatti a fresco all'inizio del Novecento da Arturo Ferrari. Andati distrutti anche questi, furono sostituiti negli anni Sessanta da rilievi in gesso raffiguranti scene della Passione. Questa sostituzione può essere messa in relazione al rifacimento dei tetti avvenuto nel 1960. Con gli ultimi restauri del 1999, diretti dall'architetto Massimo Brambilla, i gessi sono stati staccati e accatastati nella chiesa di San [nome della chiesa non specificato].

Restauri e Pubblicazioni
Un significativo restauro conservativo è stato effettuato nel 2006 per restituire alla Chiesa di Santa Maria Assunta il suo antico decoro, ripristinando le cromie chiare e aeree, i giochi di luce e ombra che l'avevano sempre caratterizzata e che erano stati alterati da interventi precedenti.
Il volume "La chiesa di S. Maria Assunta di Taceno, storia, arte, devozione e restauro", scritto da Marco Sampietro, è stato presentato pubblicamente nel giugno 2015. Questo libro, di sessanta pagine, offre notizie storiche, curiosità e consigli per visitare l'antica chiesa, fungendo da guida per i visitatori.
Sampietro ha sottolineato l'interesse degli affreschi, come quello dell'Annunciazione a San Gioacchino e la Pietà, così come delle tele, tra cui l'Incoronazione della Madonna Assunta. All'esterno, nell'ampio spazio che ospita anche il monumento ai caduti, si trovano la Via Crucis, l'ossario e l'oratorio di San [nome del santo non specificato].
Informazioni aggiuntive
La Chiesa di Santa Maria Assunta è presente nei seguenti archivi e database:
- (EN) Chiesa di Santa Maria Assunta, su GCatholic.org.
- Chiesa di Santa Maria Assunta, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.
- Chiesa di Santa Maria Assunta, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia.
- Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, su valsassinacultura.it.
- Marco Sampietro, Chiesa di Santa Maria Assunta, su comune.taceno.lc.it, Comune di Taceno, 18 giugno 2015.