Il culto di San Michele Arcangelo nelle Marche e le sue testimonianze architettoniche

Il culto micaelico: origini e diffusione

Il 29 settembre, giorno dedicato a San Michele e agli altri arcangeli, coincide con il tempo dell’equinozio d’autunno, quando luce e tenebra si fronteggiano e l’anno agricolo compie il suo bilancio. Da questo momento il giorno inizia a scivolare verso la notte, e Michele si erge come difensore e guida nel passaggio verso la stagione oscura. Un tempo la sua data segnava la fine del raccolto, la scadenza dei contratti agricoli e l’inizio della transumanza e si celebrava con una festa, una fiera e celebrazioni sacre.

Il culto micaelico giunse in Europa attraverso i Bizantini e si diffuse rapidamente dal santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano, uno dei grandi poli di pellegrinaggio medievale, fino a Mont-Saint-Michel in Normandia e oltre. La tradizione racconta che, nella battaglia celeste narrata nell’Apocalisse, Michele abbia tracciato con la spada una linea di luce che unisce i principali santuari a lui dedicati, dal Monte Carmelo vicino Gerusalemme fino all’Irlanda.

Mappa schematica della

La devozione nelle Marche e nel Maceratese

Anche la provincia di Macerata si trova lungo questo asse ideale, nel territorio compreso tra il capoluogo e l’Appennino; qui i Longobardi portarono la sua venerazione, lasciando chiese, abbazie ed edicole dedicate all’Arcangelo. La devozione è ancora evidente: numerosi edifici sacri portano il suo nome, da Monte Cavallo a Ripe San Ginesio, da Camerino ad Apiro, fino a Sefro, Serravalle di Chienti, Fiuminata, Mogliano, Macerata, San Severino, Treia, Bolognola, Sant’Angelo in Pontano e Passo San Ginesio.

La Chiesa di San Michele Arcangelo (Sant’Angelo in Pila)

L'antica costruzione, nota originariamente col nome di Sant’Angelo in Pila, risale al 1251. Divenuta Collegiata nel 1631, è oggi la chiesa più importante dell’Archidiocesi, dopo la Cattedrale. La struttura ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli:

  • 1552: Don Antonio Spina fa costruire un portale in stile romanico sul lato destro della facciata.
  • 1591: L'edificio viene ampliato.
  • 1608: La chiesa viene decorata internamente e dotata di un soffitto a cassettoni.
  • 1820: Sistemazione dell'edificio nelle forme attuali su disegno dell'architetto Paglialunga.
  • 1942: Aggiunta della splendida scalinata in travertino.
Facciata monumentale della chiesa con la scalinata in travertino

Architettura e tesori artistici

L'edificio è costituito da due navate (dedicate a S. Michele e S. Giovanni). Nella cuspide del portale ogivale romanico-gotico del 1326, opera dello scultore atriano Raimondo di Poggio, è incastonato una piccola statua di San Michele. La grande torre campanaria, alta ben 47 metri, è segnata da quattro marcapiani in laterizio lavorato e ospita tre campane, di cui una risalente al 1368.

All'interno sono ammirabili pregevoli tesori:

Opera Descrizione
Statua lignea di S. Michele Imponente scultura presente nella prima navata.
Sarcofago Monumento quattrocentesco del Vescovo Amico Buonamicizia.
Coro ligneo Coro intagliato con leggio, opera dell'ebanista Giuseppe Monti (XVII secolo).
Cappelloni d'altare Cinque altari in legno dorato realizzati da maestri di scuola napoletana nel XVII secolo.

Tra le opere pittoriche spiccano la tela di San Michele di Giacinto Brandi (1623-1691), raffigurante l'Arcangelo nell'atto di lanciare la spada contro i demoni, la Morte di San Gaetano di Alessandro Ricci e l'Annunciazione, situata vicino a un Battistero baroccheggiante.

La cripta e le strutture storiche

La costruzione originaria (XIII-XIV secolo) presenta una cripta sotterranea, accessibile tramite la canonica, coperta da una volta a crociera delineata da quattro costoloni. Negli anni 1792-95 l'interno fu sottoposto a una ristrutturazione su disegno dell'architetto Giuseppe Rossetti, mentre tra il 1874 e il 1900 fu aggiunta la cappella del SS. Crocifisso, un tempietto a pianta centrale progettato da Giuseppe Maria Menchi.

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