Storia delle Chiese di Palazzo Adriano

La piazza di Palazzo Adriano accoglie i visitatori con un'espressione singolare di dualità, presentando due chiese importanti che simboleggiano un affascinante incontro tra Oriente e Occidente.

Chiesa Santa Maria del Lume

La costruzione della Chiesa Santa Maria del Lume ebbe inizio nel 1740, per volontà del Barone Schirò, sul sito dell'antica chiesa di San Sebastiano. La cittadinanza contribuì attivamente alla sua edificazione.

Chiesa Maria SS. del Carmelo

Risalente al 1500, la Chiesa Maria SS. del Carmelo fu originariamente edificata fuori dal centro abitato dagli Albanesi come santuario greco-albanese, dedicato alla SS. Annunziata.

Chiesa Maria SS. Assunta

La Chiesa Maria SS. Assunta, di rito greco-bizantino, fu costruita a partire dal 1532 e ampliata nel 1770, perdendo tuttavia la sua originale forma a croce greca.

Chiesa di Sant’Antonio

La chiesa rurale di Sant’Antonio si trova sui confini settentrionali del territorio comunale di Palazzo Adriano.

Chiesa di San Nicola

La Chiesa di San Nicola fu edificata intorno al 1490 dagli Albanesi e sorge sul colle di San Nicola.

Chiesa della Madonna della Pietà

La Chiesa della Madonna della Pietà fu costruita dal nobile cittadino Francesco Costa nell'anno 1706. Si presenta di modeste dimensioni e di architettura semplice. Praticante il rito bizantino, fu fondata nella seconda metà del '500 dagli esuli albanesi rifugiatisi nella zona per sfuggire all'avanzata turca in Albania.

Santuario della Madonna delle Grazie

Situato su una collina non lontano dal centro abitato, il Santuario della Madonna delle Grazie risale al 1560. La sua costruzione è legata a un'apparizione della Madonna a una bambina di 6 anni, la quale indicò l'esistenza di un'immagine mariana dipinta a tempera su pietra, oggi conservata nell'abside della chiesa.

Santuario della Madonna delle Grazie a Palazzo Adriano, con la facciata in pietra e il campanile.

La chiesa fu chiusa al culto nel 1938 a causa del crollo della volta dovuto a un movimento tellurico. Fu interamente restaurata e riaperta al culto con una solenne riconsacrazione il 7 giugno 1964, alla presenza dell'allora Eparca Giuseppe Perniciaro.

All'interno, sulla parete destra, si ammirano un artistico dipinto raffigurante Santa Lucia, commissionato da Francesco Licursi nel 1643, e un'altra tela di grandi dimensioni raffigurante San Vito Megalomartire, oltre a un dipinto di San Pietro.

Nell'abside è presente un dipinto su pietra raffigurante la Madonna delle Grazie, seduta in trono con il Figlio in braccio, mentre in alto due angeli sorreggono una corona regale.

Cappella dedicata a Sant’Anna

Situata di fronte al Santuario della Madonna delle Grazie, la cappella dedicata a Sant'Anna era diroccata da oltre cento anni.

Chiesa di San Sebastiano (poi Santa Maria del Lume)

Fin dal 1604 risulta l'esistenza a Palazzo Adriano della chiesa dedicata a San Sebastiano, appartenente al clero di rito greco. Nel 1727 la chiesa crollò e fu ricostruita dal barone di rito greco Schirò negli anni '40 del Settecento.

Internamente, alla base della volta, la chiesa presenta affreschi del XIX secolo raffiguranti i Dodici Apostoli. Danneggiata gravemente dal terremoto del gennaio 1968, è stata successivamente restaurata rispettando la solidità dei volumi e l'impianto architettonico, e riaperta al culto.

Il prospetto principale è caratterizzato da tre nicchie contenenti le statue di San Pietro, San Paolo e San Michele Arcangelo. L'interno è suddiviso in tre navate, con dodici colonne a due blocchi e altari adornati da tele e affreschi attribuiti allo Zoppo di Gangi, tra cui San Michele Arcangelo, Il Battesimo di Gesù, San Giuseppe e San Biagio.

Sono custoditi anche diversi simulacri, tra cui la Madonna di Fatima, San Francesco di Paola, Sant'Antonio da Padova e l'Immacolata Concezione. Le facciate laterali sono in pietra viva, mentre la volta e l'abside sono decorate da affreschi. La chiesa dispone di sagrestia e campanile con quattro campane, dotato di un orologio meccanico risalente al XX secolo. La facciata ha subito un radicale restauro a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali.

Interno della Chiesa Santa Maria del Lume, con navate, colonne e affreschi.

Palazzo Adriano: Convivenza di Etnie e Riti

A Palazzo Adriano convivono due distinti gruppi etnici: i latini, che seguono il rito romano, e i greco-albanesi, che aderiscono al rito bizantino. Questa compresenza si riflette nelle numerose ricorrenze religiose e sociali che animano il paese durante tutto l'anno, con entrambe le comunità impegnate a conservare e tramandare le proprie antiche tradizioni.

Francesco Crispi, originario di Palazzo Adriano, con il sostegno di altri compaesani, appoggiò la Spedizione dei Mille e ebbe un ruolo di primo piano nella politica nazionale attraverso il giornale "La Riforma".

Tradizioni Religiose e Popolari

Rito Bizantino

Nel rito bizantino si commemora la manifestazione della divinità di Cristo durante il battesimo nel fiume Giordano. La cerimonia si svolge in piazza Umberto I presso la fontana ottagonale del 1608, dove il sacerdote benedice le acque. Durante la celebrazione, una colomba legata con un nastro rosso, rappresentante lo Spirito Santo, discende lungo un filo dal campanile della chiesa di rito bizantino.

Dopo la Santa Messa in onore di Sant'Antonio Abate, il simulacro del santo viene condotto davanti all'ingresso secondario della chiesa bizantina. Il sacerdote procede alla benedizione di animali, attrezzi agricoli e prodotti della terra, utilizzando un mazzo di fiori intinto nell'acqua benedetta.

La vigilia della festa, molte famiglie allestiscono tavolate a forma di altari, ricche di pane lavorato (come i "vuciddati" e i "pani di cena"), arnesi artigianali di San Giuseppe (sega, scala, martello), pietanze tradizionali (cardi, broccoli in pastella, asfodeli, asparagi, finocchi di montagna) e dolci caratteristici (pignolate, sfingi, torte). Il padrone di casa serve le vivande della "tavulata" a tre persone che rappresentano la Sacra Famiglia. Le forme e i colori disposti sulla tavolata hanno un significato simbolico religioso. Talvolta si prepara la "tavulata addumannata", seguendo un'antichissima tradizione orientale e occidentale, con tracce anche nella Divina Commedia e nei Promessi Sposi.

Illustrazione di una

Settimana Santa e Pasqua

Le funzioni del periodo pasquale iniziano la Domenica delle Palme, con la benedizione di ramoscelli d'ulivo e palme in entrambi i riti. Nel rito greco-bizantino, la Settimana Santa inizia il venerdì precedente, ricordando la Resurrezione di Lazzaro con canti tradizionali per le vie del paese, anche rivolti ai defunti nei pressi del cimitero.

Il Sabato Santo si celebra la discesa di Cristo agli inferi. Prima di mezzanotte, clero e fedeli, con candele accese, sostano davanti alla porta sbarrata della chiesa, simbolo della chiusura degli inferi sorvegliati dal demonio. Successivamente, l'apertura della porta illumina l'interno e viene proclamata la Resurrezione di Cristo. Al termine della funzione, si percorrono le vie del paese intonando il "Christòs Anésti", ricevendo in dono uova, soldi e dolci, che verranno consumati il venerdì "d’u Crucifisseddu" (il primo venerdì dopo Pasqua).

Il martedì dopo Pasqua, come in tutto l'Oriente cristiano, si festeggia la Madonna come figura centrale nella Passione e Resurrezione di Cristo. I parenti delle coppie sposatesi durante l'anno intrecciano una corona di fiori e foglie da porre al balcone della loro casa, finché il vento non la porta via.

Peregrinatio Mariae e Tradizioni legate ai Santi

La chiesa di rito latino, dopo la processione del 13 maggio, ha istituito la "Peregrinatio Mariae", che prevede la visita della statua della Madonna di Fatima nelle case delle famiglie che ne fanno richiesta. Questa tradizione è molto sentita come momento di preghiera e si conclude il 31 maggio con la processione del SS.

Nella notte della vigilia del 29 giugno, le ragazze in età da marito ponevano sotto il cuscino tre fave: una intera, una sbucciata a metà e una completamente priva dell'involucro. La scelta della fava al mattino indicava il destino matrimoniale: fava sbucciata (povertà), metà sbucciata (condizione discreta), fava intera (ricchezza).

Un'altra abitudine consisteva nella liquefazione del piombo il 29 giugno. Pezzetti di piombo venivano fusi in un pentolino di stagno e poi gettati in acqua fredda. Le forme assunte dal metallo venivano interpretate come presagi (chiodi del Signore, barca di San Pietro, Croce di Gesù). Coloro che partecipavano a questa pratica diventavano "cumpari e cummari di chiummu".

Una selezione di forme ottenute dalla liquefazione del piombo, interpretate come presagi.

La Pietra di San Pietro

Sulla strada antica che conduce al Santuario della Madonna delle Grazie si trova un grosso macigno noto come "pietra di San Pietro". Un'antica usanza prevedeva che chi desiderava notizie di persone lontane o sperava in una grazia, si recasse alla pietra la mattina del 29 recitando il rosario lungo il percorso. Arrivati alla pietra a mezzogiorno preciso, ci si sedeva sopra e si girava tre volte intorno al masso chiamando il nome della persona interessata. I rumori o le voci udite erano interpretati come segno di concessione o meno della grazia.

Rievocazione del Ritrovamento della Croce

Nel rito greco-bizantino si rievoca il ritrovamento della Croce in un campo di basilico da parte di Sant'Elena, madre dell'Imperatore Costantino. I fedeli, in ricordo del trasferimento della Santa, sono soliti.

Storia Urbanistica e Militare di Palazzo Adriano

Le prime notizie riguardanti un casale denominato Palazzo Adriano risalgono al tempo dei Vespri Siciliani (1282). Tuttavia, il paese, rimasto quasi disabitato durante il XIV secolo, fu ripopolato nel XV secolo da una colonia militare di Albanesi e da successive ondate migratorie in seguito all'invasione dell'Albania da parte dei Turchi.

Il Comune di Palazzo Adriano conservò per secoli cinque autonomie - amministrativa, giudiziaria, economica, religiosa e militare - di origine balcanica, riconosciute dalla legislazione del regno meridionale. Queste autonomie, sancite attraverso una lunga serie di "Capitoli" molto vantaggiosi, furono ottenute in parte per il rispetto verso i grandi personaggi della storia di Skanderbeg che si erano qui radunati.

Il massimo sviluppo socio-politico del paese si ebbe nel XIX secolo, quando un'organizzazione di campieri palazzesi si insediò nei feudi di quasi tutta la Sicilia, arrivando a esprimere figure di spicco a livello nazionale, tra cui Francesco Crispi. Egli, originario di Palazzo Adriano, con l'aiuto di compaesani, sostenne la Spedizione dei Mille, monopolizzò le posizioni della Sinistra Nazionale con il giornale "La Riforma" e riuscì a estendere molte delle autonomie e tradizioni del suo paese d'origine a tutta l'Italia, avviando per primo il processo di democratizzazione.

Gli abitanti di Palazzo Adriano, grazie alle ampie libertà concesse dalle loro strutture sociali e religiose, e con uno spirito fiero e combattivo, rivendicarono in campo religioso, civile e politico l'autonomia di varie iniziative.

Testimonianze dell'antico impianto urbanistico di natura militare difensiva si riscontrano nell'originale disposizione a cunei di case che si addentrano in piazze concepite come campi di battaglia. Questi cunei sono ancora visibili in Piazza Umberto I, sul colle di San Nicola e nella Piazzetta Garibaldi.

Il paese, caso unico in Europa nel periodo XVI-XVIII secolo insieme ad altri paesi siculo-albanesi di origine militare, si sviluppò in forma di nuclei difensivi consecutivi, dotati di porte d'ingresso (gli attuali archi), sotto i quali si trova spesso l'immagine della Madonna protettrice. Questi nuclei erano circondati da file di case a mo' di mura, con rare strade di accesso.

Il nucleo più completo è quello della Piazza Umberto I, che si estende fino al quartiere "Cittadella", circondato da fiumi. All'interno di quest'ultimo, nel cortile dei Fabbri, si trovavano fabbriche di armi con lame rinomate. Pertanto, gli Albanesi giunti a Palazzo Adriano erano militari, e la disposizione delle tende, prima, e delle case, poi, seguì un piano militare. Essi arrivarono con la guerra negli occhi e la morte alle calcagna, rendendo necessaria la costruzione di strutture adeguate e sicure per la difesa propria e dei familiari da eventuali attacchi.

Mappa che illustra la struttura difensiva a cunei delle case a Palazzo Adriano.

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