Il concetto di “chiamata” o “vocazione” è un pilastro fondamentale nella tradizione giudaico-cristiana, intriso di significati che vanno oltre l'invito o la mera denominazione. Esso indica un'interpellanza profonda, un invito all'esistenza, a una relazione, e a una missione specifica, che Dio rivolge all'essere umano.
Il Nome e la Chiamata Divina
Nel corso dei secoli, molte riflessioni sono state dedicate all'importanza del nome, e le pagine bibliche più belle ci invitano a meditare su questo. La tradizione giudaico-cristiana presenta l'essere umano come colui che dà il nome a tutte le creature, cercando in esse un senso, un ruolo e una funzione. Tuttavia, l'uomo è anche colui che "riconosce" l'altro, senza imporgli un nome (cfr. Gen 2). C'è qualcosa di straripante nel nome dell'altro, che non siamo noi a conferire. Il detto biblico «Come è il suo nome, così è lui» (1Sam 25, 25) suggerisce che il nome indica l'essenza e la realtà più profonda di una persona.
La Bibbia è scandita dalla richiesta fatta a Dio di conoscere il Suo nome: «Dimmi il tuo nome» (Gen 32,30), implora Giacobbe dopo la lotta notturna, e «Mi diranno: come si chiama? E io che cosa risponderò loro?» (Es 3,13b) interroga Mosè. Se noi possiamo dare un nome a Dio è perché Lui stesso ce lo ha comunicato e offerto. Noi crediamo in un Dio che non si nasconde, ma che si fa chiamare e ci chiama perché, trinitariamente, da principio, ha un nome. Nel Suo nome Egli si comunica a noi.
Il nome individualizza e personalizza, ma al contempo socializza. Esso porta inscritto il legame e la storia in cui siamo inseriti, pertanto responsabilizza, sintetizzando la relazione intima tra il nostro essere personale e il nostro essere sociale, offrendo un luogo di impegno, relazione e discernimento dei “segni dei tempi”. Nel linguaggio biblico, chiamare per nome significa conoscere distintamente, essere in intima relazione, amare. Dare il nome, poi, significa dare un'identità e affidare un compito, una missione.

L'Etimologia e la Diffusione del Concetto
Il termine "chiamata" non è affatto esclusivo dell'ambito religioso ed è comprensibile anche nel linguaggio "laico" e quotidiano, relativamente alla vita e alle relazioni. Sebbene nell'era dei cellulari sia un termine inflazionato, alla sua base ha un valore rilevante che costella le pagine della Bibbia nelle due lingue usate, l'ebraico e il greco. Il verbo “chiamare” in ebraico è qara’ e risuona 876 volte nell’Antico Testamento, mentre in greco è kaléo, presente 148 volte nel Nuovo Testamento.
Una curiosità: qara’ significa anche “proclamare”, cioè “chiamare” l’attenzione in modo forte e incisivo. Gli Ebrei definiscono la Bibbia miqra’, ovvero “proclamazione, lettura” solenne della Parola di Dio (vocabolo che deriva da qara’), e il libro sacro musulmano è Qur’an, “Corano”, che contiene la stessa radice verbale appartenente pure all’arabo e che ha un identico significato. La Parola divina, quindi, “chiama” interpellando orecchie e cuori.
Nel Nuovo Testamento, la parola “chiamati” deriva dalla radice greca kaleō, che significa “chiamare alla propria presenza” o “convocare”. Questo uso si riscontra in Matteo 2:7, dove Erode chiamò i magi alla sua presenza. La parola è così descrittiva che i credenti stessi sono definiti “i chiamati”. La chiesa è l'ekklesia, non da kaleō, ma da ek-kaleō, una parola più forte che indica l’essere “chiamati fuori”. La chiesa, quindi, è l'assemblea di coloro che sono stati chiamati e convocati.
La Chiamata Efficace alla Salvezza
La Scrittura rivela una verità riguardo a una chiamata, una convocazione che non può essere ignorata né respinta: è la convocazione ineluttabile di Dio. Si tratta di un mandato di comparizione per presentarsi davanti a Lui nel Suo tribunale con lo scopo di essere dichiarati giusti, giustificati, con tutti i peccati perdonati e liberati da ogni giudizio o condanna. Questa è la chiamata di cui leggiamo in Romani 8, una chiamata che giustifica, che si presenta secondo il disegno divino, che giunge a coloro che sono stati predestinati, eletti e scelti, e che conduce attraverso la giustificazione alla gloria eterna.
I teologi hanno definito questa chiamata come “chiamata efficace”, “chiamata determinante”, “chiamata decisiva”, “chiamata conclusiva”, “chiamata operativa” e “chiamata irresistibile”: è la chiamata alla salvezza, la convocazione divina. È un mandato divino non per giudizio o punizione, ma affinché noi possiamo essere dichiarati giusti, liberi dalla condanna e perdonati.
In Romani 8:28 si afferma: «Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che ha preconosciuti li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati». Il versetto 30 precisa: «Coloro che ha predestinati, li ha pure chiamati». Questa chiamata è limitata a coloro che sono stati eletti, non è una chiamata generale o universale, ma qualcosa che giunge solo ai predestinati e che risulta nella giustificazione, rendendola perciò efficace ed efficiente.
BRICIOLA BIBLICA: Cosa si intende per “predestinazione” nel cristianesimo? E’ il destino dei Greci?
La chiamata divina ha molteplici effetti: santifica, giustifica e porta alla comunione con Dio. Secondo 1 Corinzi 1:2, essa rende “santi per chiamata”. Il versetto 9 aggiunge che siamo “chiamati alla comunione con il Figlio suo, Gesù Cristo nostro Signore”. Inoltre, se si è tra i chiamati, quando viene predicato Cristo crocifisso, Egli diventa per loro “la potenza di Dio e la sapienza di Dio” (1 Corinzi 1:23). Questa chiamata rende il chiamato parte dell'ekklesia, l'assemblea dei chiamati.
Paolo in 1 Corinzi 1:26-30 invita a considerare la propria vocazione: «Non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare i sapienti. Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti e le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate Dio ha scelto». La chiamata è basata sulla scelta divina, sulla predestinazione, e conduce alla giustificazione e glorificazione, una chiamata alla comunione con il Suo Figlio.
Nelle epistole paoline, questa verità è coerente. In Galati 1:6, Paolo si meraviglia che i Galati si stiano allontanando da «colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo». Paolo stesso comprese di essere stato afferrato da Dio quando fu scelto fin dal grembo materno e chiamato mediante la Sua grazia (Galati 1:15-16), risvegliato alla gloria di Cristo, salvato e fatto apostolo.
Efesini 4:1 esorta i credenti a «camminare in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta». Questa non può essere una chiamata generica o rifiutabile; è una vocazione che esige una vita trasformata, che giustifica e santifica. La chiamata conduce a vivere «con ogni umiltà, mansuetudine, pazienza, sopportandovi a vicenda e cercando di conservare l’unità dello Spirito nel vincolo della pace. C’è un solo corpo ed un solo Spirito, come anche siete stati chiamati ad un’unica speranza, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è sopra tutti, opera per mezzo di tutti ed è in tutti» (Efesini 4:2-6). È una chiamata alla salvezza che implica l'ingresso in un unico corpo, un unico Spirito, una sola speranza, un unico Signore, un'unica fede, un unico battesimo, un unico Dio e Padre di tutti, richiedendo una vita vissuta degnamente.
Ogni volta che l’idea della chiamata alla salvezza appare nelle epistole del Nuovo Testamento, è sempre una chiamata efficace, efficiente, determinante, operativa, salvifica. In Colossesi 3:15 si legge: «Che la pace di Cristo regni nei vostri cuori, alla quale siete stati chiamati in un unico corpo», il che significa essere chiamati nel corpo di Cristo e alla pace che regna nei cuori. 1 Tessalonicesi 2:12 riafferma l'esortazione a «camminare in modo degno di Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria». Questa è una chiamata alla comunione con Gesù Cristo, alla santità, all'ingresso nel corpo di Cristo, all'unità con l'unico Spirito, l'unico Signore, l'unica fede, l'unico Dio e Padre di tutti. È la “convocazione irremovibile di Dio”, come l'hanno definita i teologi.
Infine, 2 Tessalonicesi 2:13-14 chiarisce: «Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti fin dal principio per la salvezza mediante la santificazione dello Spirito e la fede nella verità, ed a questo Egli vi ha chiamati». Siamo chiamati perché siamo stati scelti fin dal principio per la salvezza, per essere santificati dallo Spirito e per avere fede nella verità, tramite il vangelo, affinché possiamo ottenere la gloria del Signore Gesù Cristo. L'elezione, dunque, porta a una chiamata, che conduce alla salvezza, alla giustificazione, alla santificazione e, infine, alla glorificazione.
La Vocazione: Iniziativa Divina, Risposta Umana
La parola "vocazione" può essere intesa in senso ampio, come chiamata di Dio che comprende la chiamata alla vita, all'amicizia con Lui, alla santità e così via. La vocazione è il progetto che Dio ha pensato perché ognuno di noi giunga alla sua pienezza. Solo nel rapporto con Dio possiamo scoprirla, poiché in gran parte dipende da Lui che ce la rivela.
La vocazione si articola in tre elementi fondamentali:
- La Chiamata: È l'iniziativa di Dio. Il Signore ci chiama fin dal seno materno, pronunciando il nostro nome (Is 49, 1). All'origine di ogni chiamata autentica c'è il Signore, che sceglie e invita alla Sua sequela. Nel Vangelo, Gesù spesso chiama a sé coloro che poi diventeranno suoi discepoli, dimostrando che l'iniziativa parte dal Maestro e la chiamata è un dono di predilezione. Questo dono non contempla meriti speciali, ma risponde a una Provvidenza da sempre presente nella mente e nel cuore di Dio. La chiamata è finalizzata alla realizzazione di qualcosa di specifico per Lui e per il Suo Regno, per compiere una missione. Dio ha bisogno della nostra libera collaborazione per costruire il Suo progetto di salvezza; è quindi una chiamata a collaborare con Cristo in questo mondo per portare la Sua Redenzione. Ogni chiamata è personale e ha in sé una chiave unica, sviluppandosi in un tempo e in un contesto specifici, tracciando una storia personale fatta di momenti determinati e significativi.
- Le Qualità: Dio dota il chiamato delle qualità necessarie per poter rispondere al Signore. Come nell'esempio dell'uomo che, partendo per un viaggio, consegnò i suoi beni ai servi, a ciascuno secondo la sua capacità (Mt 25, 14-30), Dio non chiama una persona senza fornirle gli elementi che la rendono adatta a seguirlo. Doni, capacità personali, e potenzialità sono un regalo di Dio che rendono il chiamato capace di amare nel modo giusto e di rispondere pienamente. Queste qualità possono essere fisiche, caratteriali, temperamentali, morali e spirituali, e devono crescere e maturare nel tempo. L'egoismo e la pigrizia, tuttavia, possono seppellire queste abilità, rendendole sterili. La formazione, con un buon metodo, può far maturare anche qualità che inizialmente sembravano esigue, poiché nessuno nasce "imparato", ma tutti hanno bisogno di applicarsi con gioia per un buon lavoro di maturazione e trasformazione.
- La Risposta: Rappresenta il dono di sé a Dio e nasce dalla generosità e dall'amore maturo verso il Signore nella libertà interiore. Mentre la chiamata è totalmente volontà di Dio e le qualità sono un Suo dono a cui si unisce la nostra buona volontà, la risposta dipende dalla grazia divina ma soprattutto dalla generosità personale. L'incontro con il "giovane ricco" nel Vangelo (Mc 10, 17-30) ne è un esempio. Sebbene le circostanze possano essere influenti, il Signore desidera che la nostra vita raggiunga la meta stabilita, facendo di tutto affinché la chiamata, seminata per amore, attecchisca, maturi e dia frutto.

I Segni della Vocazione
Nel Vangelo, la gente spesso chiedeva al Signore un segno, un dato oggettivo che la aiutasse a credere in Lui. Allo stesso modo, la vocazione si manifesta attraverso dei segni che è importante saper ascoltare e interpretare:
- Sensibilità spirituale: Un pensiero costante nel tempo, una grande intimità e sensibilità spirituale con il Signore. La consapevolezza sempre più intima dell'amicizia con Gesù sprona a fare un passo avanti. Si cerca costantemente la Sua compagnia e la Sua presenza. Nonostante l'assenza di difficoltà apparenti, si avverte un senso di incompletezza, la mancanza di "Qualcuno". Si percepiscono i bisogni della gente e la carenza della presenza e conoscenza di Cristo nella società. È come un "click" o un insieme di avvenimenti che indicano una strada diversa, una svolta nella vita. Non è una fuga dalle responsabilità, ma un "sentirsi a casa" con Lui, come se questo "vestito" fosse fatto su misura.
- Vita spirituale: Un crescente desiderio di dedicare tempo alla preghiera e alla meditazione, e il bisogno di vivere con costanza i sacramenti, partecipando alla Messa e confessandosi regolarmente. Si sente un'attrazione sempre maggiore per la vita spirituale. Il Signore può manifestarsi in momenti forti come pellegrinaggi, esperienze missionarie, visite papali, GMG, esercizi spirituali. Si vive una vita di grazia, sforzandosi di stare lontano dalle tentazioni e dal peccato per non intaccare l'amicizia con il Signore.
- Generosità: Il desiderio di adoperarsi per gli altri, una donazione disinteressata ed esclusiva che polarizza la vita stessa. I bisogni dei più poveri e dei più deboli catalizzano i pensieri e le azioni. Un desiderio di donare la propria vita al Signore come sacerdote, suora, missionario o consacrato, che può ripresentarsi dopo anni.
La Chiamata Universale e Cosmica
La prima chiamata di Dio è la creazione stessa. Esiste una vocazione cosmica, all'interno della quale si colloca ogni vocazione di genere, di specie, di individuo. La vocazione cosmica è la lode della Sua gloria. Ognuno di noi, ogni cosa, fa parte di quell'immensa schiera di creature chiamate all'esistenza dalla voce di Dio (cf. Gen 1,1-2,4a). Tutta la storia della rivelazione biblica è una storia di chiamate: amorose, insistenti, sussurrate, gridate, in attesa di una risposta, affinché il Creatore si ricongiunga con la sua creatura, il Padre al figlio, lo Sposo alla sposa.
La vocazione personale si inserisce in questa chiamata sinfonica. Nessuna vocazione ci colloca in una solitudine privilegiata; tutte ci immergono nella comunione. Il rapporto vocazione-comunione ci ricorda che ciascuno di noi è chiamato dal Signore per tutti e per tutto, ma anche che tutto e tutti sono chiamati da Lui per ciascuno di noi, un senso più ampio della cattolicità.
A tal proposito, Il matto nel film “La strada” di Federico Fellini, a Gelsomina che si lamenta di essere inutile, risponde cantilenando: «Tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa… Ecco, prendi un sasso, questo sasso qui per esempio: esso serve a qualcosa». E quando Gelsomina chiede «E a che cosa serve?», lui replica: «E che ne so io? Se lo sapessi, sai chi sarei io? Sarei il Padreterno! Ma a qualcosa deve servire, perché se questo sasso fosse inutile, allora tutto sarebbe inutile… anche le stelle». Questo ci invita a introdurre tali riflessioni nella vita quotidiana: persino l'acqua con cui ci laviamo al mattino è stata creata per noi, e sprecarla significa distoglierla dalla sua vocazione, rendendola inutile, sottraendola al servizio di un'altra persona, pianta o animale.

I "Verbi di Dio": Creare, Liberare, Promettere, Chiamare
Padre Salvatore Maurizio Sessa chiarisce che «I verbi del Padre sono i verbi del Figlio, come agisce l’Uno così anche l’Altro». Questi "verbi" definiscono l'identità e l'azione di Dio nella storia della salvezza.
Il Padre Crea e Ri-crea
L'amore di Dio mette al centro chi ama, creandolo e strappandolo alla non-esistenza. In questo, l'essere umano si scopre al centro dell'universo, poiché in lui la creazione stessa prende coscienza di sé. Di fronte all'Altro, scopriamo noi stessi. L'onnipotenza di Dio non è un potere dispotico, ma un amore che si ritira umilmente per far emergere la terra della libertà umana (cfr. Gen 1,9-10), rendendo possibile la comunione tra il finito e l'infinito, tra la creatura e il Creatore. Il Padre ci genera come figli nel Figlio mediante lo Spirito, rendendo ogni momento prezioso. Il nostro agire nel mondo può essere immagine della creazione che continua attraverso le nostre mani, i talenti donati da Dio e la missione affidata. L'atto creativo più sublime è ricreare una relazione distrutta mediante il perdono, il rinnovamento di un'alleanza, l'offerta incondizionata di un amore senza ritorno.
Il Padre Libera e Salva
Dio libera e salva da ogni schiavitù, verbi fondamentali per la rivelazione biblica. La libertà di Dio nella Scrittura è l'origine stessa dell'atto creativo, che avviene per progressive separazioni e armonizzazioni delle differenze chiamate a coesistere in una comunione cosmica (cf. Gen 1,1-2,4a). Il cammino della libertà è scritto dentro di noi, strutturalmente dipendente dalla “legge del padre”: solo chi è libero può liberare. L'identità e la storia del popolo di Israele sono fondate sulla memoria archetipica dell'Esodo: la liberazione dalla schiavitù, il passaggio attraverso il deserto, il dono della Legge, l'Alleanza e l'entrata nella terra promessa. Questi sono momenti di un unico evento in cui Dio si rivela come Colui che, ascoltando il grido del povero, libera e salva. «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla casa di schiavitù» (Es 20,2; Dt 5,6): questa autopresentazione significa che l'atto di liberazione coincide con il fondamento stesso di Israele come soggetto libero che può stare liberamente dinanzi a Dio e ri-amare, se vuole, nella forma della risposta a una chiamata.
Il Padre Promette e Mantiene
Per alzarsi dal letto la mattina, bisogna credere che la vita abbia un senso, una direzione, la possibilità di un compimento. Se ci si alza, o ci si rialza, anche controvoglia, significa che in fondo si crede ne valga la pena. Questa intuizione, questo presentimento, questa voce flebile che viene da lontano nel tempo e dal profondo dell'essere, è la fede in una Promessa. Dio promette tutto Se stesso e si dona realmente tutto.
Il Padre Chiama e Invia
Ognuno di noi fa parte di quell'immensa schiera di creature chiamate all'esistenza dalla voce di Dio. Tutta la storia della rivelazione biblica diventa una storia di chiamate: amorose, insistenti, sussurrate, gridate, in attesa di una risposta. Il Figlio suo inizia e finisce la sua missione chiamando per nome e inviando, affinché altri si sentano attratti dalla stessa voce (cf. Mt 4,18-22; Mc 3,13-19; Gv 20,16). Chiamare per nome è il cuore di ogni missione, perché essere chiamati con amore significa intuire il nostro vero nome: Amati. L'episodio del paralitico alla piscina di Betzatà (Giovanni 5,1-9), dove Gesù gli dice: “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”, è un esempio chiaro del potere della chiamata divina alla guarigione e a una nuova vita.
La Chiamata Profetica: Denuncia e Costruzione
La "chiamata profetica" nel Cristianesimo si riferisce alla vocazione dei profeti, incaricati di trasmettere i messaggi divini. In ambito cattolico, essa sottolinea il ruolo dei vescovi e implica la costruzione di un'esistenza morale e di una società giusta e pacifica che onori la dignità di ogni persona. È anche una chiamata a denunciare l'ingiustizia, e se ascoltata, potrebbe portare a un futuro diverso.
La chiamata profetica implica una critica allo scientismo e alla sua visione riduttiva della realtà, denunciando la negligenza della Chiesa verso i poveri, i bisognosi e gli emarginati, evidenziando le disuguaglianze presenti nella società. La chiamata di Romero, ad esempio, diventa più seria per i cittadini delle nazioni più ricche, esortando alla responsabilità e all'azione.
Un esempio di chiamata profetica è quello di Amos: «Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro» (Am 7,14). È Dio stesso e soltanto Dio a costituire un profeta come profeta: «Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele» (Am 7,15). La testimonianza di Amos provoca ancora oggi a distanza di millenni. Gesù stesso, nel chiamare i Dodici Apostoli, segue il modello elettivo e personale del ministero profetico, facendo quello che nell’Antico Testamento solo Dio aveva l’autorità di fare: chiamare e mandare per la salvezza integrale di ogni persona umana. La chiamata, infine, può essere accolta o rifiutata, ma non è questo a costituire il criterio di autenticazione del suo ministero; anzi, in certi casi, l’essere rifiutato evidenzia la fedeltà del chiamato alla sua vocazione.

Testimonianze di Vita e la Chiamata Individuale
Spesso, quando si parla della "chiamata di Dio", si pensa subito alla vocazione a diventare preti o suore, ma la società a volte ha una visione ristretta di questo concetto. Papa Francesco ci ricorda che «Per discernere la propria vocazione, bisogna riconoscere che essa è la chiamata di un amico: Gesù». Gesù passa nella vita di tutti i giorni, a volte senza che ce ne accorgiamo, e chiama individualmente, ma anche in compagnia. La chiamata a stare con lui è personale, ma abbiamo bisogno di altri, di testimoni, soprattutto nei momenti più difficili, per cogliere quanto sia vera e reale tanta bellezza. La chiamata è sempre una spinta a essere in movimento, un seguire colui che cammina, non una risposta data una volta per sempre. Quello che forse spaventa è che la chiamata ha spesso come conseguenza il lasciare qualcosa.
La testimonianza di suor Theresa Aletheia Noble, da punk rocker, attivista e atea a religiosa cattolica, è significativa. Ella scrive che Gesù ti cerca e ti trova lì dove sei e in quello che fai, nei tuoi desideri e aspirazioni più grandi. Afferma: «Non mi vergogno della ricerca, della lotta e della messa in discussione delle cose», evidenziando come la vocazione sia impastata nella vita quotidiana e non sia limitata a ruoli specifici o a percorsi tradizionali.
La vita è un grande dono che il Signore ci fa per realizzare noi stessi. Poiché Egli ci ha creati e ci conosce per nome, nessuno meglio di Lui sa come farci sbocciare. In ultima analisi, il nostro vero nome rimane celato finché non riconosciamo e accogliamo la voce di Dio che ci chiama. Essere chiamati con amore significa intuire il nostro vero nome: Amati.
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