La vita di fede è costellata da momenti di profonda attesa e da un costante richiamo alla vigilanza spirituale. Non si tratta di un'attesa passiva, ma di un atteggiamento dinamico e interiore, in netto contrasto con il semplice "aspettare" o "incrociare le braccia". Questa distinzione è fondamentale per comprendere la qualità della nostra partecipazione alla vita spirituale, in particolare durante la preghiera e la Santa Messa.
L'Appello alla Vigilanza nella Tradizione Cristiana
La Liturgia spesso invita a meditare sul tempo di attesa. Un monito centrale risuona nel Vangelo: «Vegliate... perché non sapete né il giorno né l’ora» (Matteo 25, 13). Questo richiamo alla vigilanza è ulteriormente espresso nella preghiera di apertura, la colletta, che invoca: «fa’ che alimentiamo l’olio delle nostre lampade perché non si estinguano nell’attesa».
La Parabola delle Dieci Vergini
La parabola delle dieci vergini, ultra conosciuta, proposta dalla liturgia della XXXII domenica, illustra vividamente questa necessità di vigilanza. Il Regno dei Cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”.
In questa parabola, tutte e dieci le vergini si sono addormentate, ma solo cinque mantenevano un'attesa vigile, perché avevano provveduto all'olio. L'olio simboleggia la fede e, più ampiamente, la preghiera e le opere che nutrono la nostra spiritualità, permettendoci di rimanere pronti. Come una lampada, la nostra vita ha bisogno di essere alimentata con la speranza, la gioia, la pazienza e la generosità.

La mancanza di impegno e la passività spirituale sono un pericolo. Come si legge nel libro dell’Apocalisse (Ap. 3,15-17), dobbiamo scegliere se essere caldi o freddi, ossia ardere di amore per Dio o versare in uno stato di colpa grave: la cosa peggiore che possiamo fare è l'indifferenza. Dante, nel Terzo canto dell’Inferno, usa parole dure nei confronti degli ignavi, coloro che «visser sanza ’nfamia e sanza lodo», «non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto bassa, che ’nvidiosi son d’ogne altra sorte», «sciaurati, che mai non fur vivi». Questa "tiepidezza" spirituale è l'antitesi della vigilanza richiesta.
L'Olio della Preghiera: Testimonianza di Padre Pierluigi Maccalli
L'esperienza di padre Pierluigi Maccalli, missionario rapito in Niger e rilasciato dopo due anni, offre una testimonianza toccante del potere della preghiera come "olio" che alimenta la fede nell'attesa. Durante la sua dura prigionia, padre Maccalli non aveva nulla: né Bibbia, né breviario, né la possibilità di celebrare la Messa. Le sue giornate erano scandite dalla preghiera.
Si è fatto un rosario e pregava salmi ricordati a memoria. La sua Messa personale consisteva nel dire: «Signore, questo è il mio corpo, offerto; non ho altro da darti.» Ha pregato con lacrime, con tanti "perché", fino al grido: «perché mi hai abbandonato?» Riceveva solo il grande silenzio del Sahara e il silenzio di Dio. Ma caparbiamente restava fedele alla preghiera, perché sapeva che Dio c'è.
Padre Maccalli racconta la missione dopo la prigionia
Con la preghiera, padre Maccalli portava a Dio la sua famiglia, le sue comunità di missione e pregava per l’Africa e per la pace, abbandonandosi alla volontà divina. Il deserto è stato per lui un’esperienza di essenzialità, ricordandogli che l’essenziale nella nostra vita è lo shalom, l'armonia tra cielo e terra e tra tutti gli uomini, la fraternità e il perdono. La preghiera ha alimentato la sua fede e la sua speranza, facendogli dire a ogni tramonto: "speriamo domani". Credeva di essere abbandonato e dimenticato, ma la preghiera corale di tanti lo ha sostenuto.
Come nel passaggio degli Atti degli Apostoli dove la Chiesa pregava incessantemente per Pietro in catene, così è stata una preghiera incessante da parte di molte persone, che hanno implorato e pregato, smuovendo il cuore di Dio. Padre Maccalli legge la sua vicenda come una dimostrazione che la preghiera ha aperto le porte della libertà. La sua esperienza ci ricorda che l’olio della preghiera alimenta la fede nell’attesa e, dopo l’attesa, c’è la festa. Ogni Eucaristia per lui è una festa, un ringraziamento a Dio e a tutti coloro che hanno pregato.
Stati Particolari durante la Messa: Il "Riposo nello Spirito"
Esistono diverse manifestazioni e esperienze spirituali che possono verificarsi durante i momenti di preghiera intensa o durante la Messa. Un esempio riportato è quello del cosiddetto "riposo nello Spirito".
Paolo da Milano racconta di aver partecipato a una Santa Messa alla fine della quale i sacerdoti presenti hanno iniziato ad imporre le mani sui fedeli. Molti di questi cadevano a terra con gli occhi chiusi, e alcuni presenti hanno spiegato che si trattava di riposo nello Spirito. Questo fenomeno è spesso inteso come un'invocazione della venuta dello Spirito Santo per diverse finalità, come l’ordinazione dei ministri o l’invio in missione. Generalmente succede che, al termine di una riunione di preghiera, i partecipanti si presentano all’imposizione delle mani, rilassati e disponibili davanti a Dio.

Tali esperienze, sebbene possano apparire come un "addormentarsi" fisico, sono considerate dai fedeli che le vivono come momenti di profonda grazia e connessione con il divino, distinguendosi da un comune sonno per stanchezza o disinteresse, e meritano un'attenta considerazione nel contesto delle diverse forme di "riposo" spirituale.
Il Significato Profondo della Preghiera e dell'Eucaristia
Perché la preghiera sia veramente efficace e la partecipazione alla Messa fruttuosa, è essenziale entrare nella sua profondità. Diversi messaggi spirituali sottolineano questo aspetto:
- Un messaggio del 13 gennaio 1984 afferma: «La Messa è la forma più alta di preghiera. Non riuscirete mai a capirne la grandezza. Perciò siate umili e rispettosi durante la celebrazione e preparatevi a essa con molta cura. Vi raccomando di partecipare tutti i giorni alla Messa.»
- Un altro messaggio del 11 gennaio 1985 rivela una triste realtà: «Molti pregano e terminano la preghiera senza esservi mai entrati.»
- E ancora, il 4 febbraio 1985 si legge: «La maggioranza delle persone che pregano non entra mai veramente nella preghiera.» Questo richiamo non è solo per i momenti privati, ma anche per la partecipazione comunitaria. Alcuni si affrettano ad andarsene appena finisce la Messa, mostrando una mancanza di devozione e di buon esempio.
Per entrare nella profondità della preghiera, come suggerito da un messaggio del 4 febbraio 1985, è utile seguire questi passaggi:
- Liberazione del cuore: Se qualcosa disturba, dirlo apertamente. Liberare il cuore dai peccati, dalle preoccupazioni e da tutto ciò che pesa. Chiedere perdono delle proprie debolezze a Dio e ai fratelli.
- Meditazione della Parola: Leggere un brano della Sacra Scrittura, meditarlo e poi esprimere liberamente desideri, bisogni e intenzioni di preghiera, pregando soprattutto perché si realizzi la volontà di Dio.
- Ringraziamento e lode: Ringraziare il Signore per tutto ciò che dona e anche per ciò che prende. Lodare e adorare il Signore.
Infine, è fondamentale chiedere a Dio la sua benedizione affinché ciò che è stato scoperto nella preghiera non si dissolva ma venga custodito e messo in pratica nella vita. La Quaresima, ad esempio, è un tempo propizio per la conversione, invitando ad ascoltare con maggiore frequenza la Parola di Dio e a pregare più intensamente.
L'Impegno Quotidiano nella Fede
Siamo chiamati, nella quotidianità della nostra vita, a non limitarci a un mero ascolto della Parola di Dio, ma a metterla in pratica, perché soltanto in questo modo possiamo fondare la nostra vita su basi solide, in grado di resistere alle intemperie senza crollare (cfr. Mt 7, 21.24-27). Dobbiamo essere uniti, vigili, prudenti e lungimiranti, custodendo la nostra fede come hanno custodito l’olio le cinque vergini sagge della parabola di Matteo (cfr. Mt 25, 1-13).

Messaggi spirituali esortano a un impegno costante: «Pregate e digiunate perché altrimenti non potete far nulla.» (19 gennaio 1984); «Continuate a pregare. Non fate ritornare in voi l’uomo vecchio. Non soffocate lo Spirito Santo. Al mattino alzatevi più presto per poter pregare di più e meglio.» (23 gennaio 1984). Queste esortazioni ci ricordano che la preghiera non è un atto occasionale, ma un nutrimento costante per l'anima, essenziale per mantenere viva la fiamma della fede e per essere pronti all'incontro con il Signore.