La Cattedrale di Noto: Storia, Architettura e Ricostruzione

La Diocesi di Noto aderisce alle giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico, #visionidicomunità, proponendo un percorso storico-artistico-catechetico che ripercorre la storia dell’edificio, dall’antica alla nuova Noto. Questa iniziativa celebra il ventennale dell’inserimento della città nel patrimonio UNESCO. Sarà possibile visitare la Cattedrale, ricostruita dopo il tragico crollo del 1996, ammirando sia le opere d’arte precedenti che quelle successive a tale evento.

Il Museo della Cattedrale offrirà ai visitatori, sia turisti che membri della comunità diocesana, un’esposizione organizzata per aree tematiche, narrando la storia dell’edificio e del Capitolo. Particolare attenzione sarà dedicata alle fasi del crollo e della successiva ricostruzione, con la realizzazione delle nuove opere d’arte.

Cattedrale di Noto e scalinata, vista esterna

Un Simbolo del Barocco Netino

La Cattedrale di San Nicolò è l'edificio più rappresentativo di Noto e un eccellente esempio del linguaggio tardo barocco locale. Intitolata a San Nicolò, vescovo di Myra, si erge maestosa dall'alto della sua scenografica scalinata e domina la Piazza del Municipio, punto centrale del principale asse viario della città, Corso Vittorio Emanuele. Riconosciuta come Monumento nazionale nel 1940, la Cattedrale è stata elevata a Basilica minore nel 2012 da Papa Benedetto XVI.

Sorge nell'area della Majoris Ecclesiae, un sito che ospita i principali edifici civili e di culto della città, secondo il progetto urbanistico di Angelo Italia e del Duca di Camastra per la Nuova Noto, ricostruita ex novo dopo il devastante terremoto del 1693.

La Fondazione e i Ritardi Costruttivi

La storia dell'edificio risale al 1693, quando nell'area dell'attuale Chiesa fu posta l'Arca di San Corrado, patrono della città, per segnare il sito di fondazione della Chiesa Matrice di Noto. I lavori di costruzione iniziarono negli anni Quaranta del Settecento, ad opera di maestranze locali. Tuttavia, a causa di alterne interruzioni, dovute principalmente alla mancanza di fondi, i lavori si protrassero fino alla fine del Settecento, con il completamento della facciata sotto la direzione dell'architetto Bernardo Labisi.

Grazie al contributo delle nobili famiglie locali, che intervennero con donazioni e lasciti, l'edificio poté essere ultimato. In particolare, Giovanni Di Lorenzo, Marchese del Castelluccio, fu il più importante finanziatore della fabbrica e, a proprie spese, fece costruire nel 1771 la scenografica scalinata a tre rampe che precede la facciata della Chiesa.

Nel 1818, la Chiesa venne consacrata dal Vescovo di Siracusa e, nel 1844, fu elevata a Cattedrale da Papa Gregorio XVI.

The Tragic History of Noto Cathedral

La Paternità del Progetto e le Influenze Stilistiche

Per lungo tempo, la paternità del progetto fu attribuita ad Angelo Italia, architetto palermitano dell'Ordine dei Gesuiti, che collaborò con il Duca di Camastra alla ridefinizione urbanistica dei centri del Val di Noto colpiti dal sisma del 1693. Oggi, appare più plausibile l'attribuzione del progetto a Rosario Gagliardi, attivo già nel 1728 nella fabbrica del Duomo per la sistemazione delle campane. Tuttavia, il prolungarsi dei tempi di costruzione e il susseguirsi di diverse personalità nell'avanzamento dei lavori, rende tuttora dubbiosa l'attribuzione dell'opera rispetto all'originario progetto gagliardiano.

Le incongruenze linguistiche presenti nel disegno della facciata possono essere considerate sia alla luce degli eventuali ripensamenti intervenuti in corso d'opera, sia come sintesi di molteplici ispirazioni e influssi stilistici, rendendo difficile la ricostruzione dell'unità progettuale originaria.

Nella presenza delle due torri in facciata e nella conformazione generale del prospetto, è stato individuato un riferimento al modello chiesastico francese, in particolare alla Chiesa di Saint Louis di Versailles o di Saint Roch a Parigi, che a loro volta ripresero la tipologia di facciata turrita di epoca normanna. È stato poi identificato un richiamo al Barocco romano nel finestrone al centro del prospetto, inquadrato da una cornice a orecchie e nei portali di forma neocinquecentesca. Infine, è possibile interpretare in chiave autoctona e locale la conformazione delle nicchie e lo slancio verticale del corpo centrale del prospetto, che ricorda il modello di facciata turriforme, diffusosi nell'architettura chiesastica del Val di Noto dopo il terremoto del 1693. La soluzione finale della facciata ha quindi previsto una particolare sintesi degli elementi che interagiscono per dar vita a un capolavoro dell'architettura tardo barocca.

Dettaglio della facciata della Cattedrale di Noto

L'Architettura della Facciata

Oggi la facciata si caratterizza per la scenografica scalinata a tre rampe che la precede, risalente al Settecento ma ristrutturata agli inizi dell'Ottocento. È articolata in tre corpi: quello centrale e i due laterali che includono la torre campanaria a sinistra e quella dell'orologio a destra. La facciata è suddivisa in due ordini separati da un cornicione fortemente aggettante.

  • Ordine inferiore: Continuo nel suo sviluppo orizzontale, è caratterizzato dalla presenza di colonne libere con capitelli corinzi nel corpo centrale e da paraste e controparaste che delimitano i corpi laterali. Al centro, il portale principale è sormontato da un timpano circolare, sul quale campeggia lo stemma della città di Noto, ed è impreziosito dalla porta in bronzo realizzata dallo scultore Giuseppe Pirrone nel 1983 con gli episodi della vita di San Corrado. Ai lati, i due portali che danno accesso alle navate laterali replicano l'impianto decorativo del portale principale e sono sormontati da nicchie.
  • Ordine superiore: Suddiviso in tre corpi, replica la scansione dell'ordine inferiore, con colonne libere nel partito centrale, coronate da capitelli corinzi, e paraste binate nei corpi laterali. Il corpo centrale termina con un frontone spezzato sormontato da una croce in ferro e da pinnacoli. Quattro sculture raffiguranti gli Evangelisti, realizzate nel 1796 dallo scultore Giuseppe Orlando, delimitano il partito centrale in prossimità del basamento del secondo ordine.

Tra gli elementi caratteristici del linguaggio gagliardiano rintracciabili nella facciata della Cattedrale di San Nicolò vi è il ricorso alle colonne libere, ripetuto anche nelle facciate della Chiesa di San Domenico e di San Carlo Borromeo, entrambe a Noto. Questa soluzione di matrice barocca restituisce un suggestivo effetto di movimento plastico e crea un gioco di ombre che enfatizza la plasticità degli elementi. La sobrietà e la misurata geometria che conferisce eleganza alla struttura complessiva del prospetto, è riconducibile invece al linguaggio neoclassico, lontano dall'eclettismo decorativo tipico del Barocco.

L'Interno della Cattedrale: Opere e Trasformazioni

L'interno della Cattedrale, luogo di culto cattolico più importante della città di Noto e sede vescovile dell'omonima diocesi, è articolato in tre navate distribuite su una pianta a croce latina, che terminano con un transetto che taglia trasversalmente lo spazio e un catino absidale semicircolare. L'ambiente si caratterizza per un aspetto più disadorno, privo del ricco apparato decorativo tipico dell'architettura chiesastica tardo barocca locale. I diversi danni subiti dall'edificio in seguito ai ripetuti eventi sismici e ai difetti strutturali, hanno infatti causato la perdita della conformazione originaria dell'ambiente interno.

Dell'originaria decorazione della Cattedrale si sono salvati solamente:

  • Alcuni dipinti settecenteschi e ottocenteschi.
  • Un Crocifisso ligneo proveniente dalla Noto Antica.
  • Un'acquasantiera.
  • Il mausoleo funebre di Giovanni di Lorenzo, Marchese del Castelluccio, in marmo policromo.

Tuttavia, l'opera di maggior pregio conservata nell'edificio, anche per il suo valore simbolico e religioso di connessione con la comunità locale, proveniente dalla Noto Antica, è la preziosa Arca argentea cinquecentesca contenente le spoglie di San Corrado Confalonieri, patrono della città e della diocesi di Noto. L'arca è conservata nella cappella di fondo della navata destra e resa visibile solo in occasione delle festività dedicate al Santo (che ricorrono ogni anno il 19 febbraio), quando viene mostrata ai fedeli e portata in spalla per le vie della città.

All'interno sono custodite numerose altre opere di rilievo, tra cui:

  • L’altare maggiore in marmo policromo, con alle spalle il trittico raffigurante San Nicolò al centro, San Corrado a sinistra e San Guglielmo a destra.
  • Fonte battesimale in marmi policromi.
  • Immacolata con Santi Martiri, dipinto olio su tela (sec. XVIII).
  • Madonna delle Grazie, bassorilievo in marmo dipinto (sec. XVII).
  • Consegna delle chiavi a San Pietro, dipinto olio su tela, G. Patania (1827).
  • Sull’altare del transetto destro è collocata una statua lignea dorata e policromata raffigurante San Nicolò (sec. XIX).
  • Miracolo di San Francesco di Paola, dipinto olio su tela, attr. Costantino Carasi (sec. XVIII).
  • Sacro Cuore, scultura lignea policroma (sec. XX).
  • Madonna e anime purganti, attr. Costantino Carasi (sec. XVIII).
  • San Michele, scultura in marmo di scuola gaginiana (sec. XV).
  • Sull’altare del transetto sinistro è collocato un Crocifisso in legno policromo, proveniente dalla Chiesa della SS. Provvidenza in Noto Antica.
  • La cappella di fondo della navata sinistra è dedicata al SS. Sacramento.

Il disastroso crollo del 1996, tuttavia, ha causato la perdita dell'intero apparato iconografico. Il rifacimento, tuttora in corso, fa del tempio uno degli ultimi grandi cantieri d'arte sacra contemporanea, restituendo agli interni l’originario candore.

I Crolli e la Ricostruzione

La storia della Cattedrale di San Nicolò è stata segnata da continui crolli causati da eventi sismici e difetti strutturali, seguiti da numerosi interventi di restauro e consolidamento delle strutture portanti.

  • Nel 1848 un terremoto causò il crollo della cupola, delle due cappelle laterali e dei due altari della Croce. I lavori di ricostruzione della cupola (databili tra il 1854 e il 1861) furono affidati all'ingegnere Luigi Cassone.
  • Altri interventi di consolidamento delle strutture, di restauro e decorazione degli ambienti interni, furono avviati all'inizio del Novecento e interessarono la Cappella del SS. Sacramento, la pavimentazione del presbiterio e la costruzione dell'altare maggiore e della cattedra vescovile.
  • In seguito al terremoto del 1990, la Cattedrale subì nuovamente dei danni strutturali che imposero nuovi interventi di restauro e consolidamento. Questi, tuttavia, non bastarono ad evitare il crollo del soffitto della navata centrale, della navata destra, del transetto e della cupola nel 1996, a causa di un grave difetto costruttivo ai pilastri della navata centrale.

Nel 2000 iniziarono i lavori di ricostruzione delle strutture crollate e di consolidamento di quelle preesistenti, un'opera monumentale che ha permesso alla Cattedrale di rinascere e continuare a essere la perla del Barocco, un vero e prezioso gioiello dell'architettura del Settecento e simbolo del Val di Noto, città dichiarata patrimonio dell'umanità.

La Cattedrale di Noto: Storia, Architettura e Ricostruzione

La Diocesi di Noto aderisce alle giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico, #visionidicomunità, proponendo un percorso storico-artistico-catechetico che ripercorre la storia dell’edificio, dall’antica alla nuova Noto. Questa iniziativa celebra il ventennale dell’inserimento della città nel patrimonio UNESCO. Sarà possibile visitare la Cattedrale, ricostruita dopo il tragico crollo del 1996, ammirando sia le opere d’arte precedenti che quelle successive a tale evento.

Il Museo della Cattedrale offrirà ai visitatori, sia turisti che membri della comunità diocesana, un’esposizione organizzata per aree tematiche, narrando la storia dell’edificio e del Capitolo. Particolare attenzione sarà dedicata alle fasi del crollo e della successiva ricostruzione, con la realizzazione delle nuove opere d’arte.

Cattedrale di Noto e scalinata, vista esterna

Un Simbolo del Barocco Netino

La Cattedrale di San Nicolò è l'edificio più rappresentativo di Noto e un eccellente esempio del linguaggio tardo barocco locale. Intitolata a San Nicolò, vescovo di Myra, si erge maestosa dall'alto della sua scenografica scalinata e domina la Piazza del Municipio, punto centrale del principale asse viario della città, Corso Vittorio Emanuele. Riconosciuta come Monumento nazionale nel 1940, la Cattedrale è stata elevata a Basilica minore nel 2012 da Papa Benedetto XVI.

Sorge nell'area della Majoris Ecclesiae, un sito che ospita i principali edifici civili e di culto della città, secondo il progetto urbanistico di Angelo Italia e del Duca di Camastra per la Nuova Noto, ricostruita ex novo dopo il devastante terremoto del 1693.

La Fondazione e i Ritardi Costruttivi

La storia dell'edificio risale al 1693, quando nell'area dell'attuale Chiesa fu posta l'Arca di San Corrado, patrono della città, per segnare il sito di fondazione della Chiesa Matrice di Noto. I lavori di costruzione iniziarono negli anni Quaranta del Settecento, ad opera di maestranze locali. Tuttavia, a causa di alterne interruzioni, dovute principalmente alla mancanza di fondi, i lavori si protrassero fino alla fine del Settecento, con il completamento della facciata sotto la direzione dell'architetto Bernardo Labisi.

Grazie al contributo delle nobili famiglie locali, che intervennero con donazioni e lasciti, l'edificio poté essere ultimato. In particolare, Giovanni Di Lorenzo, Marchese del Castelluccio, fu il più importante finanziatore della fabbrica e, a proprie spese, fece costruire nel 1771 la scenografica scalinata a tre rampe che precede la facciata della Chiesa.

Nel 1818, la Chiesa venne consacrata dal Vescovo di Siracusa e, nel 1844, fu elevata a Cattedrale da Papa Gregorio XVI.

The Tragic History of Noto Cathedral

La Paternità del Progetto e le Influenze Stilistiche

Per lungo tempo, la paternità del progetto fu attribuita ad Angelo Italia, architetto palermitano dell'Ordine dei Gesuiti, che collaborò con il Duca di Camastra alla ridefinizione urbanistica dei centri del Val di Noto colpiti dal sisma del 1693. Oggi, appare più plausibile l'attribuzione del progetto a Rosario Gagliardi, attivo già nel 1728 nella fabbrica del Duomo per la sistemazione delle campane. Tuttavia, il prolungarsi dei tempi di costruzione e il susseguirsi di diverse personalità nell'avanzamento dei lavori, rende tuttora dubbiosa l'attribuzione dell'opera rispetto all'originario progetto gagliardiano.

Le incongruenze linguistiche presenti nel disegno della facciata possono essere considerate sia alla luce degli eventuali ripensamenti intervenuti in corso d'opera, sia come sintesi di molteplici ispirazioni e influssi stilistici, rendendo difficile la ricostruzione dell'unità progettuale originaria.

Nella presenza delle due torri in facciata e nella conformazione generale del prospetto, è stato individuato un riferimento al modello chiesastico francese, in particolare alla Chiesa di Saint Louis di Versailles o di Saint Roch a Parigi, che a loro volta ripresero la tipologia di facciata turrita di epoca normanna. È stato poi identificato un richiamo al Barocco romano nel finestrone al centro del prospetto, inquadrato da una cornice a orecchie e nei portali di forma neocinquecentesca. Infine, è possibile interpretare in chiave autoctona e locale la conformazione delle nicchie e lo slancio verticale del corpo centrale del prospetto, che ricorda il modello di facciata turriforme, diffusosi nell'architettura chiesastica del Val di Noto dopo il terremoto del 1693. La soluzione finale della facciata ha quindi previsto una particolare sintesi degli elementi che interagiscono per dar vita a un capolavoro dell'architettura tardo barocca.

Dettaglio della facciata della Cattedrale di Noto

L'Architettura della Facciata

Oggi la facciata si caratterizza per la scenografica scalinata a tre rampe che la precede, risalente al Settecento ma ristrutturata agli inizi dell'Ottocento. È articolata in tre corpi: quello centrale e i due laterali che includono la torre campanaria a sinistra e quella dell'orologio a destra. La facciata è suddivisa in due ordini separati da un cornicione fortemente aggettante.

  • Ordine inferiore: Continuo nel suo sviluppo orizzontale, è caratterizzato dalla presenza di colonne libere con capitelli corinzi nel corpo centrale e da paraste e controparaste che delimitano i corpi laterali. Al centro, il portale principale è sormontato da un timpano circolare, sul quale campeggia lo stemma della città di Noto, ed è impreziosito dalla porta in bronzo realizzata dallo scultore Giuseppe Pirrone nel 1983 con gli episodi della vita di San Corrado. Ai lati, i due portali che danno accesso alle navate laterali replicano l'impianto decorativo del portale principale e sono sormontati da nicchie.
  • Ordine superiore: Suddiviso in tre corpi, replica la scansione dell'ordine inferiore, con colonne libere nel partito centrale, coronate da capitelli corinzi, e paraste binate nei corpi laterali. Il corpo centrale termina con un frontone spezzato sormontato da una croce in ferro e da pinnacoli. Quattro sculture raffiguranti gli Evangelisti, realizzate nel 1796 dallo scultore Giuseppe Orlando, delimitano il partito centrale in prossimità del basamento del secondo ordine.

Tra gli elementi caratteristici del linguaggio gagliardiano rintracciabili nella facciata della Cattedrale di San Nicolò vi è il ricorso alle colonne libere, ripetuto anche nelle facciate della Chiesa di San Domenico e di San Carlo Borromeo, entrambe a Noto. Questa soluzione di matrice barocca restituisce un suggestivo effetto di movimento plastico e crea un gioco di ombre che enfatizza la plasticità degli elementi. La sobrietà e la misurata geometria che conferisce eleganza alla struttura complessiva del prospetto, è riconducibile invece al linguaggio neoclassico, lontano dall'eclettismo decorativo tipico del Barocco.

L'Interno della Cattedrale: Opere e Trasformazioni

L'interno della Cattedrale, luogo di culto cattolico più importante della città di Noto e sede vescovile dell'omonima diocesi, è articolato in tre navate distribuite su una pianta a croce latina, che terminano con un transetto che taglia trasversalmente lo spazio e un catino absidale semicircolare. L'ambiente si caratterizza per un aspetto più disadorno, privo del ricco apparato decorativo tipico dell'architettura chiesastica tardo barocca locale. I diversi danni subiti dall'edificio in seguito ai ripetuti eventi sismici e ai difetti strutturali, hanno infatti causato la perdita della conformazione originaria dell'ambiente interno.

Dell'originaria decorazione della Cattedrale si sono salvati solamente:

  • Alcuni dipinti settecenteschi e ottocenteschi.
  • Un Crocifisso ligneo proveniente dalla Noto Antica.
  • Un'acquasantiera.
  • Il mausoleo funebre di Giovanni di Lorenzo, Marchese del Castelluccio, in marmo policromo.

Tuttavia, l'opera di maggior pregio conservata nell'edificio, anche per il suo valore simbolico e religioso di connessione con la comunità locale, proveniente dalla Noto Antica, è la preziosa Arca argentea cinquecentesca contenente le spoglie di San Corrado Confalonieri, patrono della città e della diocesi di Noto. L'arca è conservata nella cappella di fondo della navata destra e resa visibile solo in occasione delle festività dedicate al Santo (che ricorrono ogni anno il 19 febbraio), quando viene mostrata ai fedeli e portata in spalla per le vie della città.

All'interno sono custodite numerose altre opere di rilievo, tra cui:

  • L’altare maggiore in marmo policromo, con alle spalle il trittico raffigurante San Nicolò al centro, San Corrado a sinistra e San Guglielmo a destra.
  • Fonte battesimale in marmi policromi.
  • Immacolata con Santi Martiri, dipinto olio su tela (sec. XVIII).
  • Madonna delle Grazie, bassorilievo in marmo dipinto (sec. XVII).
  • Consegna delle chiavi a San Pietro, dipinto olio su tela, G. Patania (1827).
  • Sull’altare del transetto destro è collocata una statua lignea dorata e policromata raffigurante San Nicolò (sec. XIX).
  • Miracolo di San Francesco di Paola, dipinto olio su tela, attr. Costantino Carasi (sec. XVIII).
  • Sacro Cuore, scultura lignea policroma (sec. XX).
  • Madonna e anime purganti, attr. Costantino Carasi (sec. XVIII).
  • San Michele, scultura in marmo di scuola gaginiana (sec. XV).
  • Sull’altare del transetto sinistro è collocato un Crocifisso in legno policromo, proveniente dalla Chiesa della SS. Provvidenza in Noto Antica.
  • La cappella di fondo della navata sinistra è dedicata al SS. Sacramento.

Il disastroso crollo del 1996, tuttavia, ha causato la perdita dell'intero apparato iconografico. Il rifacimento, tuttora in corso, fa del tempio uno degli ultimi grandi cantieri d'arte sacra contemporanea, restituendo agli interni l’originario candore.

I Crolli e la Ricostruzione

La storia della Cattedrale di San Nicolò è stata segnata da continui crolli causati da eventi sismici e difetti strutturali, seguiti da numerosi interventi di restauro e consolidamento delle strutture portanti.

  • Nel 1848 un terremoto causò il crollo della cupola, delle due cappelle laterali e dei due altari della Croce. I lavori di ricostruzione della cupola (databili tra il 1854 e il 1861) furono affidati all'ingegnere Luigi Cassone.
  • Altri interventi di consolidamento delle strutture, di restauro e decorazione degli ambienti interni, furono avviati all'inizio del Novecento e interessarono la Cappella del SS. Sacramento, la pavimentazione del presbiterio e la costruzione dell'altare maggiore e della cattedra vescovile.
  • In seguito al terremoto del 1990, la Cattedrale subì nuovamente dei danni strutturali che imposero nuovi interventi di restauro e consolidamento. Questi, tuttavia, non bastarono ad evitare il crollo del soffitto della navata centrale, della navata destra, del transetto e della cupola nel 1996, a causa di un grave difetto costruttivo ai pilastri della navata centrale.

Nel 2000 iniziarono i lavori di ricostruzione delle strutture crollate e di consolidamento di quelle preesistenti, un'opera monumentale che ha permesso alla Cattedrale di rinascere e continuare a essere la perla del Barocco, un vero e prezioso gioiello dell'architettura del Settecento e simbolo del Val di Noto, città dichiarata patrimonio dell'umanità.

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