Le Reliquie della Vera Croce di Gesù: Storia, Luoghi e Significato

Il Profondo Valore delle Reliquie della Passione

Ogni essere umano lascia dietro di sé un'eredità della sua esistenza, con ciò che era, con ciò che ha fatto, con ciò che ha usato - le cosiddette "reliquie da contatto". Le prime comunità cristiane cercavano di conservare un buon ricordo del Maestro, sia per ciò che faceva e diceva sia per ciò che indossava. Gli oggetti usati da Cristo avrebbero avuto un grande valore didattico, rafforzando di fatto gli insegnamenti della sua dottrina, che veniva tramandata di generazione in generazione.

Il valore delle Reliquie della Passione, per i pellegrini, non sta tanto nel trovare conferma della veridicità degli eventi storici, quanto piuttosto nel servire come preziosi strumenti di catechesi. La religiosità popolare ha diverse fonti di ispirazione e, come sottolinea il Catechismo della Chiesa Cattolica (punto 1674), chiunque può essere ispirato da una reliquia a raggiungere Dio. È molto grafico, infatti, l'episodio della donna che soffriva di una grave malattia e pensava che toccando le vesti del Messia sarebbe guarita. Le reliquie sono i resti del santo - e di Nostro Signore Gesù Cristo - dopo la sua morte, e in senso più ampio, costituiscono l'intero corpo o ciascuna delle parti in cui è stato diviso.

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme: Custode di Tesori

Trovandoci nella bellissima città di Roma, culla della fede per tutta la cattolicità, non possiamo non soffermarci sulla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, che ospita alcune tra le reliquie più importanti della cristianità, quelle legate alla Passione di nostro Signore Gesù Cristo. La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme custodisce infatti numerose reliquie, tra cui alcune tradizionalmente collegate alla Passione di Gesù. Si tratta di tre frammenti della Vera Croce, parte della corona di spine, un sacro chiodo e il Titulus Crucis.

Alle Reliquie della Passione di Cristo, nel corso dei secoli, sono state aggiunte altre reliquie di minore importanza, alcune di provenienza incerta, quali i frammenti della Grotta di Betlemme e del Santo Sepolcro, quelli della Colonna della Flagellazione, il Patibulum del Buon Ladrone, e la falange del dito di San Tommaso. Dai tempi di Sant’Elena, le reliquie della Croce sono sempre rimaste custodite in questa Basilica e, dal transetto, si può ancora accedere alla cappella delle reliquie.

Una volta entrati, lo sguardo viene rapito dalla grande vetrina addossata al muro, contenente gli strumenti tramite i quali Gesù «si fece obbediente fino alla morte e alla morte di Croce» (Fil 2, 8-9). Centrale e solenne si staglia il reliquiario cruciforme del 1803, opera di Giuseppe Valadier, in cui sono posti i tre frammenti della Santa Croce. Oltre ad esso, troviamo qui custoditi uno dei chiodi della Crocifissione, due spine della Corona di Gesù e una parte del titulus, cioè di quella tavoletta che, come riporta il Vangelo di San Giovanni, Pilato fece mettere sulla Croce del Signore, con l’iscrizione in ebraico, greco e latino: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

Interno della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme con la cappella delle reliquie

Soffermandosi davanti alle reliquie, si rimane in un solenne silenzio, quello di chi rimane sopraffatto da un amore che si spiega e si rivela con questa morte, scelta e voluta per la salvezza di ogni anima. Sostare dinanzi al chiodo che ha trapassato il corpo di Gesù, guardare le spine che hanno forato il suo capo, leggere il titolo col quale viene accusato e rimanere davanti al legno che ha assistito alla morte del nostro Salvatore, apre nel cuore uno spazio di profonda meditazione sull’abisso dell’amore di Dio per l’umanità. La Croce dunque si trasforma da strumento di maledizione in mezzo di salvezza (cfr. 1Cor 1, 18).

Il Ritrovamento della Vera Croce: La Leggenda di Sant'Elena

La croce, come segno apparso nel cielo che, come promesso, aveva fatto vincere la battaglia al Ponte Milvio nel 312, divenne presto il simbolo stesso dell’impero di Costantino, oltre che della nuova religione. Per questo motivo si fece largo nell’intendimento dell’imperatore di dare concretezza alla novità cercando il legno autentico su cui Cristo era stato crocifisso. L’imperatore sostenne il viaggio della madre Elena nei luoghi santi proprio per cercare le testimonianze tangibili della nuova religione. Queste reliquie arrivarono a Roma grazie alla madre dell’imperatore Costantino, Sant’Elena che, convertitasi al cristianesimo, intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa nel 326 d.C. In Gerusalemme era ancora viva la memoria dei luoghi nei quali Gesù aveva vissuto il Suo tragico martirio e per Elena, la prima donna dell’impero, non fu difficile ordinare che fossero recuperate.

L'imperatrice partì e fu in Palestina tra il 326 e il 328, intraprendendo un viaggio archeologico sulle tracce della vita di Gesù, della sua Passione e Risurrezione. La ricerca si concentrò proprio nel rinvenimento della Vera Croce. Questa è una storia memorabile, raccontata da alcuni resoconti di IV secolo e poi confluiti nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, e raffigurata in alcune meravigliose opere d’arte, come negli affreschi di Agnolo Gaddi nella basilica di Santa Croce a Firenze (1380-90) e di Piero della Francesca nella basilica di San Francesco ad Arezzo (1452-66). Anche nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma, le storie della Vera Croce sono rappresentate negli affreschi dell’abside eseguiti da Antoniazzo Romano e Marco Palmezzano tra il 1492 e il 1495.

Affresco raffigurante il ritrovamento della Vera Croce da parte di Sant'Elena

Elena, come racconta la tradizione, riuscì a farsi indicare il sepolcro di Cristo e a trovare la croce ricorrendo ad alcuni stratagemmi. Arrivata sul Golgota, ordinò di iniziare a scavare la terra per cercare la Croce di Gesù, poiché i romani erano soliti seppellire ogni strumento usato per il martirio dei condannati perché considerati impuri e maledetti. Come affrescato nel catino absidale, alcuni scavatori ritrovarono le tre croci. La Croce di Gesù è identificata grazie a un prodigio: al passaggio di un corteo funebre, il morto risuscitò al contatto con la vera Croce. La croce di Cristo era stata identificata, le altre due dovevano essere quelle dei ladroni. Particolare interessante è che la croce sia stata trovata accanto al sepolcro, quindi secondo queste tradizioni molti oggetti sarebbero stati tutti riuniti insieme presso la tomba del Signore.

Socrate Scolastico (nato nel 380 circa) fornisce un resoconto del ritrovamento nella sua Storia ecclesiastica, narrando come Elena avesse fatto distruggere il tempio pagano posto sopra al Sepolcro e, riportatolo alla luce, vi ritrovò tre croci e il Titulus crucis. Secondo il racconto di Socrate, Macario, vescovo di Gerusalemme, fece porre le tre croci una per volta sopra il corpo di una donna gravemente malata. La donna, miracolosamente, guarì perfettamente al tocco della terza croce, che venne identificata con l'autentica croce di Cristo. Sozomeno (morto nel 450 circa), nella sua Storia ecclesiastica, fornisce in pratica la stessa versione di Socrate, aggiungendo che un morto era stato resuscitato dal tocco della Croce.

Oltre alle croci, con la Croce furono rinvenuti anche i Sacri Chiodi, che Elena portò via con sé a Costantinopoli. Secondo Teodoreto, Elena fece trasportare parte della croce di nostro Signore a palazzo. Elena espose in una cappella del suo palazzo, il Sessorianum, le sacre reliquie, compreso il frammento di croce. La Basilica di Santa Croce a Roma è quindi un lembo di Gerusalemme nell'Urbe, costruita e ampliata partendo da una cappella fondata sulla terra portata dalla Terra Santa. È uno scrigno di reliquie e di opere d’arte. Tutto è concepito per risultare un inno al simbolo più riconoscibile e sacro di tutta la cristianità.

Il Titulus Crucis: Tra Tradizione e Scienza

Il Titulus Crucis è una reliquia costituita da una tavola di legno di noce che, secondo la tradizione, sarebbe il cartiglio originario infisso sopra la Croce di Gesù. Il Titulus Crucis di Santa Croce in Gerusalemme reca effettivamente una parte dell’iscrizione in tre lingue (ebraico, greco e latino). Anche i testi in latino e greco sono scritti da destra a sinistra, come per l’ebraico. Nel testo latino è riportata la versione “Nazarinus” anziché “Nazarenus”. Il testo, poi, non sembra corrispondere esattamente a nessuno di quelli dei quattro vangeli. Per quanto riguarda l'abbreviazione del nome di Gesù nelle tre lingue, essa è in linea con la prassi dell'epoca. Per quanto riguarda la modalità di scrittura ebraica, essa è coerente con l'uso, nel I secolo d.C., di lettere oblique con code lunghe.

Dettaglio del Titulus Crucis conservato a Roma

La veridicità del Titulus Crucis è abbastanza discussa, in particolare sulla questione se sia verosimile ritenere che il cartiglio della Croce sia stato conservato, e se la reliquia romana possa corrispondere realmente all’originale o almeno essere una copia fedele. Alcuni studiosi hanno supposto che il cartiglio sia proprio quello originale, sostenendo che sarebbe stato staccato dalla Santa Croce e deposto inizialmente nel sepolcro assieme al corpo di Gesù, in una sepoltura regale. L’aggiunta del cartiglio, il cui testo appariva ai seguaci di Gesù inconsapevolmente profetico della regalità di Gesù, si accorderebbe con le intenzioni di Giuseppe d’Arimatea e di Nicodemo.

Per rispondere alla seconda questione sulla veridicità del Titulus Crucis, a partire dal 1995 alcuni studiosi hanno avuto accesso alla reliquia ed hanno collaborato ad indagini scientifiche per la datazione del manufatto. Le fotografie dell’iscrizione vennero fatte esaminare da diversi paleografi, i quali condussero un’indagine paleografica comparativa. La Santa Sede autorizzò anche il prelievo di campioni del legno, che vennero datati attraverso l’utilizzo del metodo del carbonio-14. In ogni caso, questi dati non sembrano decisivi per determinare l'autenticità della reliquia.

La Dispersione dei Frammenti della Vera Croce nel Mondo

Svariati frammenti della Santa Croce sono conservati nelle principali chiese e cattedrali europee. La dispersione delle reliquie in diverse chiese di vari Paesi è documentata, a partire dalla divisione delle reliquie trovate sulla Vera Croce da Sant'Elena. Nel Medioevo, i papi ne facevano dono a principi e imperatori per creare alleanze e rafforzare la stabilità politica del papato. Le reliquie venivano divise, per i motivi più disparati, sempre considerando che ogni frammento conservava le virtù della reliquia originale.

Un evento significativo per la diffusione delle reliquie fu la presa di Costantinopoli, la capitale bizantina, all'inizio del XIII secolo da parte dei Crociati, che sequestrarono decine di reliquie e le portarono in varie città europee. Tra queste spiccava Venezia, dove vennero portati diversi esemplari: ancora oggi, infatti, la Basilica di San Marco ospita uno dei pezzi più grandi della Vera Croce. La reliquia di Gerusalemme vi rimase fino al 1187, quando se ne persero le tracce dopo la conquista della Città Santa da parte del Saladino.

Mappa schematica della diffusione delle reliquie della Vera Croce in Europa

In una catechesi del 348, Cirillo di Gerusalemme sostiene che "tutta la Terra è piena delle reliquie della Croce di Cristo", e in ancora che "...il santo legno della Croce ci porta una testimonianza, visibile tra noi in questo giorno, e che da questo luogo adesso si è diffusa nel mondo intero, per mezzo di coloro che, nella loro fede, ne asportano dei pezzi". Nonostante ciò, questa proliferazione suscitò anche critiche. Calvino, teologo riformatore del cristianesimo protestante nella prima metà del XVI secolo, disse: "Se tutti i pezzi rintracciabili [della croce] fossero radunati insieme, formerebbero un bel carico per una nave, benché l'Evangelo affermi che una sola persona fu in grado di portarla. Che sfrontatezza, quindi, riempire tutto il mondo di frammenti che richiederebbero più di trecento uomini per trasportarli!". Questa considerazione fu uno dei motivi principali del suo dissenso anticattolico, per lui le reliquie erano frutto di superstizione.

Di contro, Rohault de Fleury, un architetto francese che dedicò gli ultimi anni della sua vita all’archeologia cristiana, dopo un minuzioso lavoro di catalogazione di tutti i frammenti conosciuti della Vera Croce, notava che il loro volume complessivo era pari a un cubo di 16 cm di lato, cioè 0,17 metri cubi. Considerando le misure della Vera Croce (3 metri per 1,80 con larghezza e spessore di circa 12 e 5 cm), Fleury arrivò alla conclusione che il volume totale del lignum crucis sarebbe stato di circa 36.000 cm³. Sommando il volume di tutti i pezzettini conosciuti superiori a 1 cm³, si arriva a malapena a 4.000 cm³, ossia un po’ più del 10% del volume totale della croce. Nonostante esistano molti altri frammenti più piccoli o non catalogati, è difficile supporre che possano coprire il 90% mancante del volume totale. Fleury ipotizza che al massimo potrebbero triplicare quelli catalogati.

Luoghi di Culto e Venerazione in Italia e in Europa

Schegge del preziosissimo legno si trovano non solo a Santa Croce in Gerusalemme o a San Pietro, nel reliquiario di San Giustino, ma in moltissimi altri luoghi in Italia, Europa e oltre. I più famosi si trovano a Notre Dame de Paris, nel Duomo di Pisa e a Santa Maria del Fiore a Firenze. Fra i frammenti più importanti esistenti e considerati autentici, la parte più grande si trova a Roma (571 cm³), poi a Venezia (476 cm³). Il totale di tutti i pezzi che si trovano in Italia raggiunge quasi un terzo del totale di tutti i frammenti conosciuti. Fra quelli di Roma, possiamo citare i tre grossi pezzi custoditi a Santa Croce in Gerusalemme e la croce di Giustino, che ne contiene due, una magnifica opera di oreficeria del VI secolo recentemente restaurata ed esposta nel tesoro della basilica di San Pietro in Vaticano.

In Italia:

  • Il Monastero di Santo Toribio de Liébana, in Spagna, ospita il più grande di questi pezzi (un'analisi del 1958 indica Cupressus sempervirens, non escluso sia più antico dell'Era Comune).
  • Un altro dei maggiori frammenti della Vera Croce si trova presso l'abbazia di Nonantola ed è visibile oggi presso il Museo diocesano d'arte sacra e benedettino dell'abbazia, nella sezione del tesoro abbaziale.
  • In Puglia, il culto delle reliquie della Vera Croce è collegato ai riti del Triduo Pasquale: nei paesi in cui si conserva una presunta scheggia della Croce, in genere essa viene portata in processione durante Giovedì o Venerdì Santo. In provincia di Bari, le reliquie si trovano a Gravina in Puglia, Mola di Bari, Ruvo di Puglia, Conversano, Rutigliano, Noci, Alberobello, Monopoli, Triggiano, Bitritto, Modugno, Adelfia, Valenzano, Bitonto e nei quartieri di Bari Santo Spirito, Carbonara di Bari e Ceglie del Campo.
  • A Ferrandina, presso la chiesa madre Santa Maria della Croce, venerata il Venerdì Santo, è custodita da una "Stauroteca" composta da due cilindri in cristallo di rocca incrociati contenenti il frammento.
  • A Ottaviano, presso la chiesa collegiata di San Michele Arcangelo, è conservata, insieme ai documenti attestanti l'autenticità, una reliquia della Santa Croce, portata in processione il 3 maggio.
  • A Brescia, nella cappella delle Sante Croci nel Duomo Vecchio.
  • A Cosenza, nella famosa stauroteca donata da Federico II è custodito un frammento della Vera Croce.
  • La parrocchia di Civitella Casanova possiede delle reliquie attribuite alla Croce di Cristo in un reliquiario d'argento.
  • A Petroro, vicino a Todi, è conservato nel castello di Petroro (attuale abbazia ortodossa di San Martino) un frammento portato dai Templari nel secolo XI.
  • A Chiaramonte Gulfi si conservano due frammenti del legno della vera croce: uno nella chiesa di San Vito e l'altro nella chiesa commendale del S.M.O.M. di San Giovanni Battista.
  • A Gerace si conserva un piccolissimo frammento della croce in un grande reliquiario contenente 100 tessuti dei santi.
  • A Milano, uno dei chiodi della crocifissione, inviato da Elena a Costantinopoli, fu trasformato in un morso per il cavallo dell'imperatore e conservato nel Duomo.

Nel resto del Mondo:

  • Notre Dame de Paris e la Sainte Chapelle a Parigi (custode della Corona di Spine).
  • A Santa Cruz de Tenerife (Isole Canarie, Spagna), nella chiesa di Matriz de la Concepción, la croce di fondazione della capitale, considerata una reliquia della stessa Vera Cruz, è conservata in un'urna di vetro.
  • A Popayán (Colombia) si trova l'immagine di Gesù Cristo crocifisso, chiamata "Santo Cristo de la Veracruz", opera di Juan Martínez Montañés del XVII secolo.

Il Culto delle Reliquie e la Liturgia

Durante il periodo delle persecuzioni, il culto delle reliquie era profondamente radicato nella Chiesa nascente. Gradualmente la reliquia si legò al sacrificio eucaristico, al punto che nei primi tempi del cristianesimo la Santa Messa veniva celebrata sui resti dei santi martiri che avevano versato il loro sangue per il Regno dei Cieli. Infatti, le prime basiliche costruite dopo le persecuzioni furono erette sopra le cripte dove giacevano i corpi dei martiri. I corpi dei santi venivano addirittura depositati come reliquie alle porte delle chiese: i fedeli li baciavano prima di entrare.

C'è stato un tempo in cui è iniziata la pratica di frammentare i corpi dei santi per distribuirli tra le varie comunità cristiane. Molti ritenevano che, per quanto piccolo fosse il frammento, esso conservasse le sue virtù e i suoi poteri miracolosi. Tale trasmissione ha permesso la frammentazione degli oggetti sacri e anche dei resti mortali dei santi e dei martiri, spiegando perché parti anatomiche diverse, appartenute a un santo, si trovano in luoghi diversi ed esposti alla devozione dei fedeli.

Significato delle Storie della Vera Croce - Piero della Francesca - SIMBOLI NELL'ARTE

Nei secoli successivi al ritrovamento di Elena, le festività inclusero anche la commemorazione del recupero della Vera Croce dalle mani dei Persiani nel 628. Nel rito gallicano, a partire dal VII secolo, la festa della Croce si teneva il 3 maggio. Secondo l'Enciclopedia Cattolica, quando il rito gallicano e romano si combinarono, la data di settembre assunse il nome ufficiale di Esaltazione della Santa Croce (14 settembre) e fu usata per commemorare la conquista della Croce ai Persiani, mentre la data in maggio fu mantenuta come "Invenzione della Santa Croce". Papa Giovanni XXIII, con motu proprio del 25 luglio 1960, rimosse dal 1º gennaio 1961 la festa di maggio dal calendario del rito romano, perché considerata un doppione della festa di settembre.

In aggiunta alle celebrazioni nei giorni fissi, ci sono alcuni giorni delle feste mobili in cui viene festeggiata la Croce. La Chiesa cattolica compie la formale adorazione della Croce durante gli uffici del Venerdì Santo, mentre gli Ortodossi celebrano un'ulteriore venerazione della Croce la terza Domenica della "Grande Quaresima".

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