Introduzione alla Cattedrale di Foggia
La Cattedrale di Foggia, dedicata alla Beata Maria Vergine Assunta in Cielo, è uno dei monumenti più significativi e ricchi di storia della città. Nota anche come Santa Maria Iconavetere, o più comunemente Duomo, questa chiesa madre è il risultato di una stratificazione di diverse fasi costruttive, che vanno dalla sua fondazione nel XII secolo fino ai rifacimenti barocchi e alle successive ricostruzioni.
La chiesa nasce come matrice del nuovo insediamento di Foggia, sviluppatosi attorno ad essa. Nonostante la rilevanza politica del centro, Foggia divenne diocesi solo nel 1855.
Le Origini Medievali e la Cripta
La storia della Cattedrale di Foggia è strettamente collegata al ritrovamento dell'Iconavetere, una tavola che rappresenta una rarissima Vergine Kyriotissa, la cui storia si fonda con quella della nascita della città. Una chiesa dedicata a sancta Maria de Fogia (ovvero de Focis) è documentata nell’ultimo decennio dell’XI secolo e, secondo la tradizione, sarebbe stata fondata da Roberto il Guiscardo. Questa prima vera Cattedrale, edificata nel 1080 per volere di Roberto il Guiscardo, duca di Puglia, Calabria e Sicilia durante la dominazione dei Normanni, è quella che oggi conosciamo come Cripta del Succorpo. La struttura serviva per custodire l’Iconavetere, alla quale è legata la Cattedrale, oltre alla città di Foggia.
L'attuale edificio, con tutta probabilità, sorge sullo stesso sito e conserva alcune parti romaniche, riferibili alla fabbrica che, secondo una perduta epigrafe, venne fondata nel 1172, durante il regno di Guglielmo il Buono. Quasi un secolo dopo l’erezione del Succorpo, nel 1175, per volere del regnante Guglielmo II, venne fatto costruire su di quello un altro tempio più imponente, con un ingente dispendio di somme. Originariamente la Chiesa fu costruita in stile romanico pugliese, con influenze pisane soprattutto al primo ordine di archi ciechi decorati con losanghe, e si pensava che assomigliasse alla splendida Cattedrale di Troia.
La Cripta del Succorpo
La suggestiva cripta medievale è a croce greca e, sebbene originariamente a tre navate, tuttora conserva le tre navate sull'asse degli ingressi, mentre si presenta a cinque navate sull'asse che dalle absidi va al nuovo Succorpo. È caratterizzata da colonne basse ricoperte da volte a crociera gotiche. I capitelli che sormontano le colonne centrali sono opera dello scultore foggiano Bartolomeo da Foggia, risalenti al 1200. Vi sono anche vari affreschi, come quello raffigurante Gesù maestro. L'antico altare è stato eliminato per far posto al nuovo collocato al centro del piccolo presbiterio. Sono visibili gli antichi ingressi che consentivano, con delle scalinate, il passaggio dalla chiesa superiore alla cripta, prima che fosse demolito l'antico impianto a tre navate ed elevato il piano della navata della chiesa superiore. A reggere quest'ultima fu creato il nuovo Succorpo, a tre navate, dove si conservano l'urna in legno dorato del Cristo morto e le statue della Passione.

Il Campanile: Una Storia di Distruzioni e Ricostruzioni
La storia del campanile della Cattedrale è segnata da numerose modifiche e distruzioni. Il campanile, originariamente costruito in stile bizantino dall’architetto Nicola Bassi, aveva un’altezza di quaranta metri. Per volere dell’Imperatore Federico II di Svevia, che fece di Foggia una delle sue residenze preferite, venne arricchito di smerli ghibellini e di un’artistica campana lavorata a Napoli dallo scultore D’Apulia. La presenza imperiale di Federico II di Svevia lascia supporre che anche lui abbia messo mano al complesso ecclesiastico, probabilmente nel corso di restauri o ampliamenti.
Nel 1250, quando le truppe papaline conquistarono Foggia, il campanile venne modificato con la sostituzione degli smerli ghibellini con quelli guelfi. Nel 1251, Manfredi fece abbattere la parte superiore del campanile, curandone la riattazione su disegno di Giordano da Manfredonia. Tuttavia, le truppe di Carlo D’Angiò ne fecero scempio, e il campanile danneggiato rimase tale fino al 1282, anno in cui per volere dello stesso Carlo I, veniva rialzato in stile gotico-lombardo. Carlo V piantò all’apice della cupola una croce con la scritta: IN HOC SIGNE VINCES.
Il 20 marzo 1731, il campanile fu totalmente distrutto dal terremoto che colpì duramente Foggia. La sua ricostruzione fu tentata nel 1740 dall’architetto Garofano di Pisa, il quale, però, non riuscì a riprodurre fedelmente i connotati originari. L’attuale campanile, di stile rinascimentale, è a quattro piani e alto circa 50 metri. Nel 1965 il Comune vi fece installare un orologio elettrico fornito dalla ditta Trebino Roberto di Uscio (GE).

Il Terremoto del 1731 e la Ricostruzione Barocca
Il terremoto del 1731 danneggiò gravemente il Duomo. La successiva ricostruzione, portata avanti nei decenni seguenti, modificò radicalmente l’aspetto originario, sovrapponendo elementi barocchi alla struttura romanica. Questa ricostruzione ha modellato la Cattedrale a somiglianza di quella di Troia.
Nella seconda metà del XVII secolo, in seguito al considerevole incremento demografico e alla necessità di spazi più ampi, furono abbattuti i colonnati e il presbiterio fu completamente modificato, con una pianta a croce e un coro poligonale che ospitò stalli lignei al posto dell'abside sporgente. La facciata principale, sopraelevata sopra il cornicione orizzontale che segnava il limite di quella antica, fu dotata di una grande apertura curvilinea, in sostituzione del rosone.
L’aspetto attuale, con i prospetti interni decorati da finti marmi contornati da stucchi, una serie di altari laterali riccamente realizzati in marmi policromi e abbelliti da statue, si deve proprio ai restauri resi necessari dai danni provocati dal terremoto del 1731. L’attuazione di tali interventi fu affidata ad alcuni noti artisti napoletani: l’architetto Giuseppe Astarita, gli scultori Pasquale Cartolano, Pasquale Sebastiano, Giuseppe Sanmartino e Giacomo Colombo, i pittori Paolo De Majo e Francesco De Mura.
L'Architettura Esterna: Residui Romanici e Aggiunte Barocche
All'esterno, la Cattedrale conserva buona parte dei raffinati prospetti romanici in pietra squadrata e scolpita. Si può ammirare la cornice esterna, retta da mensole foggiate a guisa di rospi, aquile, leoni, e gli ovali della cornice sono ornati di calici che uniscono i loro labbri. Questo prezioso cornicione, popolato di sculture, è opera raffinata dell'architetto-scultore Bartolomeo da Foggia. Le parti medievali includono il registro inferiore con il cornicione marcapiano (conservati integralmente), il secondo registro della facciata, sebbene manomesso, e la parte bassa dei fianchi. L'esterno dell'edificio, con paramento murario a blocchi ben squadrati di pietra calcarea, presenta una decorazione architettonica costituita da un partito di arcate cieche, animate da oculi e losanghe.
Sul fianco sinistro, si trova il ricco Portale di San Martino. Nel 1751 si modificò l’ingresso principale alzando il portale alla quota pavimentale interna e costruendo una grande scalinata esterna. Nella seconda metà del secolo, in corrispondenza del prospetto meridionale, si costruì un nuovo campanile in stile neoclassico, su disegno dell’architetto Garofano di Pisa, nel quale fu ricavato anche un ingresso laterale all’aula.

L'Interno Barocco: Descrizione e Opere d'Arte
All’interno, la Cattedrale si presenta a navata unica, a croce latina. Originariamente era suddivisa in tre navate, ma l’interno fu completamente modificato in epoca barocca, non mostrando alcuna traccia degli arredi medievali. Oggi si possono ammirare stucchi dorati, decorazioni in marmo policromo e una profonda impronta barocca, sebbene "molto modesta". Le volte della navata longitudinale e del transetto sono a mezza botte, la cupola centrale, quelle delle predette due cappelle e delle due edicole sono a catino, l'abside e la rispettiva volta seguono la linea di un semi-decagono, mentre all'esterno le due cupolette delle cappelle dell'Iconavetere e del Crocifisso, nonché quelle delle due edicole sono rivestite da piccole piastrelle di maiolica.
La navata principale sui due lati è divisa in quattro zone: al centro vi sono due arconi su alti pilastri a formare due cappelle, e le zone delle quattro estremità hanno ciascuna due colonne, incassate negli angoli, sulle quali poggia l'architrave. Nel lato destro, nella prima di queste specie di cappella, vi sono due lapidi, nella seconda vi è il battistero, nella terza un altare dedicato a S. Giuseppe e nella quarta l'ingresso secondario, che porta al piano inferiore del campanile. Nel lato sinistro, nella prima cappella vi è una lapide, nella seconda la tomba di Mons. Farina, nella terza un altare dedicato all’Immacolata e davanti alla quarta, di fronte al predetto ingresso secondario, vi è uno stallo di noce, sormontato dallo stemma della città, dove, nelle feste patronali ed altre solenni circostanze, veniva allestito con tappeti e poltrone il posto d'onore per la rappresentanza municipale.
Segue il transetto, terminante sulle due estremità con una edicola a forma di piccola abside: sul lato meridionale, c'è l’altare dedicato ai Santi Patroni Guglielmo e Pellegrino, e in quello settentrionale, di fronte a quello dei Santi Patroni, l’altare dedicato alla Pietà. Al centro dell’abside, in asse con l’ingresso principale, vi è l’altare maggiore, avente sui lati le cappelle dell’Iconavetere e del Crocifisso. Spicca l'imponente altare maggiore settecentesco in marmi policromi, con due grandi angeli marmorei scolpiti e firmati da Giuseppe Sanmartino. Sulla controfacciata, inoltre, troneggia l'enorme affresco della Moltiplicazione dei pani e dei pesci, capolavoro tardo di Francesco De Mura (datato 1771), mentre altri preziosi altari napoletani del Settecento decorano le cappelle (nelle quali si ammirano tra le varie cose, due statue lignee di Giacomo Colombo e la toccante Pietà di Paolo De Majo, risalente al 1741).

La Cappella dell'Iconavetere
A destra del presbiterio fu eretta la cappella dell’Iconavetere o Madonna dei Sette Veli, che, entro un sontuoso altare (il quale ingloba colonne in verde antico provenienti dal palazzo di Federico II), ospita l’omonimo dipinto raffigurante la Vergine con il Bambino (databile tra fine XI e inizi del XII secolo), che in accordo alla devozione è celato da stoffe. La tavola viene solennemente condotta in processione (22 marzo e 15 agosto) entro una teca d’argento, opera di D.A. Vinaccia (1691). Dopo l’occupazione militare della città di Foggia da parte delle truppe anglo-americane, a seguito di vive richieste del popolo foggiano, che man mano rientrava in città, il Sacro Tavolo fu riportato nella Chiesa Madre il giorno 13 agosto 1944, accolto da una fiumana di popolo che lo trasportò processionalmente.
Il Crocifisso di Pietro Frasa
All’inizio del XVIII secolo, in posizione speculare alla cappella dell'Iconavetere, venne eretta un'altra cappella nella quale fu collocato il Crocifisso di Pietro Frasa (1711), insieme alla sua sepoltura. Il crocifisso è l'ultima opera del predicatore milanese nato nel 1678 e morto a Foggia, a soli trentatre anni, nel 1711, di pleurite. Frasa collaborava con scultori del tempo per la realizzazione di crocifissi e ne curava personalmente la progettazione e la rifinitura tramite pittura. La tomba del chierico milanese è ubicata proprio sotto il crocifisso, nella cappella che si trova, guardando l’altare maggiore della cattedrale, sulla sinistra. La sua opera si differenzia dai classici crocifissi dal fisico più disteso e le ferite delimitate alle mani e piedi inchiodati e al costato. Il corpo del Cristo, oltre ad essere disposto su una posizione più inclinata che trasmette il dolore delle torture di cui è stato oggetto, è cosparso totalmente da piaghe e ferite, dilaniato dai colpi inferti prima della crocifissione.
Si narra che nel 1933, quando il crocifisso fu portato in processione per le strade della città, durante la predica di tale Padre Leandro Montini, si sarebbero sprigionate più volte delle scintille dalle stimmate della statua, nell’arco di un quarto d’ora. Il fenomeno, tuttavia, non si sarebbe più verificato, neanche durante le successive occasioni in cui il crocifisso venne portato al di fuori della Cattedrale di Foggia.

Restauri e Interventi Moderni
Dal 1926 al 1928, la Cattedrale venne chiusa al culto per compiervi lavori di restauro, in parte con oblazioni di S.E. il Vescovo Mons. Fortunato Maria Farina, e in gran parte ad opera e spese del Comune. Detti lavori furono inaugurati il 4 giugno 1928 alla presenza di S.M. Nel 1928 fu rifatto il pavimento. Nel 1932, la Chiesa venne arricchita di finestroni disegnati dall’architetto Guido Milone, che ne derivò i soggetti dalle vicende del Tempio, attraverso la sua storia che per tanta parte si identifica con la storia stessa della città. I più importanti finestroni rappresentano: l’Invenzione del Sacro Tavolo dell’Iconavetere; l’ordine di Roberto il Guiscardo di far costruire la primitiva Basilica Collegiale (1080); l’incoronazione di Re Manfredi e sua presa di possesso del ducato delle Puglie; Carlo D’Angiò che dichiara Palatina la Basilica e dispone che a sua morte vi siano serbati i suoi resti; Ferdinando D’Aragona che convoca nella Basilica i prelati e i Baroni del Regno prima di muovere contro i turchi invasori d’Otranto (1489); Incoronazione dell’Iconavetere decretata dal Capitolo Vaticano nell’anno 1782; Pio IX che rimette a Mons. La decorazione dell’interno fu completata in epoca contemporanea a seguito di interventi di restauro resi necessari dai danni provocati dalla caduta di un fulmine nel 1926. Guido Grilli dipinse i quattro tondi degli Evangelisti e i ritratti dei profeti Geremia ed Isaia (1929).
Infine, nel 1946, Mons. Farina fece costruire la canonica e la sala capitolare, collocandole dietro l’abside maggiore. Negli anni 1958/1959, la Soprintendenza alle Belle Arti eliminò la scalinata esterna di accesso all’entrata principale, ripristinando l’originale atrio con le scalinate laterali per raggiungere la quota dell’aula ed una nuova scala per raggiungere la cripta.
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