La Cattedrale di Bari, dedicata a San Sabino, è uno dei più fulgidi esempi di architettura romanico pugliese. La sua posizione, nel centro storico di Bari vecchia in Piazza dell’Odegitria, la rende una tappa obbligata per chi visita la città.

Storia e Architettura della Cattedrale
La Cattedrale sorse fra il XII e il XIII secolo sulle rovine del Duomo bizantino, distrutto dal normanno Guglielmo il Malo. La facciata, realizzata in luminosa pietra calcarea, è ornata da archetti, lesene e un rosone dalla ghiera istoriata. Degne di ammirazione sono le testate del transetto, impreziosite da rosoni e bifore, la trulla (antico battistero convertito in sacrestia) e il campanile dall’alta cuspide.
L’interno, a tre navate, fu spogliato dagli stucchi barocchi all’inizio del Novecento, rivelando un aspetto solenne e armonioso, sobriamente decorato da elementi scolpiti nel calcare a vista. Il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, la Cattedrale è teatro di un fenomeno insolito: intorno alle 17, i raggi solari che penetrano dai 18 spicchi del rosone della facciata vanno a combaciare perfettamente con i petali della rosa che orna il pavimento della navata. Questo rito millenario e magico è stato scoperto solo di recente e in modo casuale.
Solstizio d'Estate in Cattedrale
Origini Bizantine e il Culto dell'Odegitria
La Cattedrale di Bari è stata da sempre il luogo di aggregazione religiosa della città medievale, occupando l'area periferica dell'insediamento antico. La zona fu interessata da una forte espansione edilizia nei secoli X e XI, poco dopo la ripresa della città da parte dell'imperatore bizantino Basilio I (876) e l'istituzione del Tema di Longobardia. Questo rafforzamento del potere politico coincise con la riorganizzazione del potere religioso, rendendo Bari il caposaldo dell'Impero bizantino nell'Italia meridionale grazie alla sua posizione strategica e ai collegamenti diretti con Costantinopoli.
In precedenza, la Cattedrale era dedicata alla Vergine Odegitria, in alcuni documenti ricordata con il nome popolare greco di "Metizzia", ovvero Madre divina. L'icona dell'Odegitria - veneratissima a Costantinopoli, capitale dell'Impero - secondo la tradizione fu dipinta da San Luca. L'immagine prese il nome di Odegitria dal luogo in cui era collocata, il monastero delle guide (ton Odegòn, “indicatrice della via”), e andò distrutta nel 1453 durante la conquista turca.
Un'icona della Madre di Dio, che indica con la destra il Figlio come Via di salvezza (da qui probabilmente la denominazione greca di «Odigitria», guida), è venerata nella Cattedrale di Bari. Il suo culto è certamente anteriore al XVI secolo e la sua presenza a Bari è storicamente accertata a partire dalla seconda metà del medesimo secolo. Secondo alcuni storici bizantini, il culto dell'Odegitria fu promosso dall'imperatrice Pulcheria (399-453), che stabilì la veglia e la supplica processionale ogni martedì. Bari non poteva offrire un segno migliore delle sue connessioni con l'Impero bizantino di quello offerto dall'icona della Madonna di Costantinopoli, con il titolo di Odegitria, conservata nella cripta della Cattedrale. L'attuale dipinto è forse la copia di una più antica, eseguita probabilmente da Onofrio Palvisino da Monopoli nella prima metà del 1500. È celebrata anche oggi il primo martedì di marzo, nello stesso giorno in cui si festeggiava a Costantinopoli.

Le Reliquie di San Sabino e la Crisi con i Normanni
Secondo la tradizione, negli stessi anni del rafforzamento bizantino, venivano trasferite a Bari le prestigiose reliquie di San Sabino, vescovo di Canosa (VI secolo), al quale venne dedicato il nuovo tempio ed eletto patrono della città. Il vescovo di Bari divenne così anche vescovo di Canosa, come attestato dall'iscrizione sulla Cattedra di Elia nella Basilica di San Nicola.
La traslazione delle reliquie di San Nicola a Bari nel 1087, la costruzione della Basilica in suo onore e la dichiarata posizione politica filobizantina, contraria alla dominazione normanna da poco istituita in città (1071), contribuirono alla decadenza della Cattedrale e del culto di San Sabino. Il culmine fu raggiunto nel 1156, quando la Cattedrale venne parzialmente distrutta da Guglielmo il Malo, che puniva così il clero - in particolare il vescovo Giovanni - e i cittadini per le loro continue ribellioni al potere normanno.
La Ricostruzione e la Consacrazione
Durante l'episcopato del vescovo Rainaldo (1178-1188) iniziò il restauro della fabbrica. Il 2 febbraio 1233 venne consacrato l'altare maggiore alla presenza di Federico II e dell'arcivescovo di Palermo Bernardo Costa, già vescovo di Bari (1207-1214) e grande amico dell'Imperatore Svevo. Il 4 ottobre 1292 la Cattedrale fu consacrata solennemente. Ricchissima era la sua suppellettile marmorea e la decorazione di tutte le parti architettoniche, attribuite a grandi scultori come Alfano da Termoli, Anseramo da Trani, Peregrino da Salerno. Ricca, anche la decorazione parietale ad affresco, di cui sopravvivono alcuni resti nelle absidi minori e nella cripta.
La Cripta e il Succorpo: Un Viaggio nella Storia
Sotto il transetto si trova la cripta, che custodisce l'icona della Vergine Odegitria, cui la chiesa era dedicata anticamente, e le reliquie di San Sabino e Santa Colomba. Accanto alla cripta si estende il succorpo, un ambiente dalla storia stratificata decorato da mosaici e affreschi, dove elementi dell’antica chiesa bizantina coesistono con rovine romane.
L’esplorazione archeologica del succorpo della Cattedrale, nel 1960, ha riportato alla luce un mosaico pavimentale con una interessante iscrizione di epoca paleocristiana (V-VI secolo). Quest’opera è testimone di quella Cattedrale che esisterà fino al 1034, come riferisce la cronaca dell’Anonimo Barese. L'esplorazione ha rivelato anche alcuni antichi muri risalenti all'epoca paleocristiana e un mosaico del VI secolo d.C., chiamato anche il mosaico di Timoteo. L'attuale Museo del Succorpo è un'area di notevole interesse storico e archeologico.

Il Museo del Succorpo
Molte testimonianze della grandezza storica, artistica e liturgica della Cattedrale sono oggi fruibili nell'attiguo Museo del Succorpo. Ogni oggetto artistico è stato restaurato e riproposto alla lettura degli studiosi, dei visitatori, degli studenti (per quest'ultimi con idonei itinerari didattici), per ricomporre (fin dove è possibile) l'immagine di una delle chiese più belle di tutta l'Italia meridionale.
L’accesso al Museo del Succorpo ha un costo di 3 € per gli adulti ed è visitabile dal lunedì alla domenica.
Restauri e Riapertura
Chiusa al pubblico per due anni, durante i quali sono stati effettuati importanti restauri delle superfici e delle suppellettili lapidee con una nuova illuminazione e l'installazione di impianti tecnologici, la Cattedrale è stata riaperta al culto il 18 febbraio 2005 con una solenne concelebrazione presieduta dal Cardinale.
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