Il Castello Aragonese di Ischia, le Clarisse e l'Enigma degli Scolatoi

Nel cuore del Castello Aragonese di Ischia, tornano protagoniste le ultime sedici Clarisse, che qui vissero fino al 1809. Le racconta l’evocativa installazione di Franco Lancio alla chiesa dell’Immacolata, un omaggio curiosamente originale alle suore, quasi, come ama definirlo, “un lavoro di purificazione”. Sedici teli sospesi le raffigurano come fantasmi, i corpi, liquefatti in acqua limpida, sopravvivono attraverso il guizzo di pesci rossi.

Installazione artistica

L’installazione dell’artista, dal titolo “16 Clarisse”, è visitabile negli orari di apertura del Castello fino al 7 luglio ed è impreziosita dal suono dello stillare di gocce d’acqua e dalle voci (sedici, neanche a dirlo) del requiem “Lux Aeterna” del compositore ungherese Gyorgy Ligeti, in un’atmosfera sinesteticamente coinvolgente grazie al lavoro di Gian Paolo Vitelli. I nomi delle ultime clarisse, da Raffaela Menga a Carmela Scotti, da Evangelista Gargiulo ad Angelica Agnese, rintracciati dagli archivi della Biblioteca comunale Antoniana, rievocano vite eccezionali strappate all’oblio e sintetizzate su “sudari sospesi con la cura meticolosa del bucato messo ad asciugare”, come sottolinea il critico Salvatore Ronga.

Il Castello Aragonese: Storia e Contesto Monastico

Il Castello Aragonese è un edificio di straordinaria bellezza, che si trova su un isolotto adiacente all’Isola di Ischia, di fronte all’isola di Procida. Situato nello splendido panorama del Golfo di Napoli, la sua prima fortezza risale al 474 a.C. e nel corso dei secoli offrì rifugio e accoglienza agli Ischitani durante i turbolenti secoli delle incursioni dei pirati e anche durante l'eruzione del Monte Epomeo del 1301. Nel 1441, Alfonso d’Aragona collegò l’isolotto alla terraferma costruendo un ponte artificiale e rafforzò ulteriormente le mura della fortezza.

Veduta panoramica del Castello Aragonese di Ischia

Nel 1575, il Castello, una vera e propria città con 13 chiese, un convento di monaci, una casamatta per la guarnigione e anche un vescovo e una cattedrale, si arricchì della presenza delle Clarisse. Le monache giunsero al seguito di Beatrice Quadra, vedova di Muzio d’Avalos, che si insediò con quaranta suore provenienti dal convento di San Nicola. Le suore erano destinate alla vita di clausura sin da giovanissima età, una misura adottata dalle famiglie nobili dell’epoca per evitare di dividere l’eredità in troppe parti e, in particolar modo, per preservarla per i figli maschi.

La Chiesa dell'Immacolata e il Convento delle Clarisse

Il Convento di S. Maria della Consolazione ospitava circa 40 monache clarisse. La Chiesa dell’Immacolata, visibile dal Terrazzo dell’Immacolata che offre una magnifica vista sul Borgo di Ischia Ponte, fu costruita per ordine della badessa Battista Lanfreschi del Convento delle Clarisse.

Il Mistero del Putridarium, o "Scolatoio"

La storia del convento durò all’incirca 250 anni. In questo lungo lasso di tempo, le monache vissero e morirono nel territorio del Castello, adottando un particolare stratagemma per ricordare a sé stesse la caducità della vita. Adiacente al cimitero monastico, sotto la chiesa principale, si trovava infatti il Putridarium, o Scolatoio, una piccola sala dove i corpi in putrefazione delle suore decedute venivano posizionati seduti in attesa che i batteri li disfacessero del tutto.

Interno del Putridarium (Scolatoio) con le sedute in pietra

Questi particolari “scolatoi” erano specie di sedie in muratura con un buco al centro, sulle quali venivano messi i cadaveri delle monache morte. I cadaveri “scolavano” i propri liquidi all’interno del foro posto sotto la seduta, purificando l’anima dalla carne, aspetto corruttibile dell’esistenza umana. Tutto ciò che ne rimaneva finiva in un vaso posto sotto al buco, mentre le ossa venivano raccolte e infine sepolte nel cimitero adiacente in un altro ambiente chiamato ossario. Questa pratica macabra veniva effettuata per riflettere sull’inutilità del corpo in quanto semplice contenitore dello spirito. Da questa usanza venne fuori il termine napoletano “puozza sculà”, cioè “possa tu scolare”.

Un Ambiente di Riflessione e Pericolo

La sala era frequentata quotidianamente dalle monache vive che pregavano per le defunte e osservavano i cambiamenti del loro corpo. Le monache che pregavano nella stanza avevano evidente la locuzione latina: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris - Ricorda, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai”. Questo rischiava di tradursi in un presagio di morte rapidissimo. L’ambiente della stanza, piccola e senza finestre, era insalubre e contaminato dai batteri dei corpi in disfacimento, e spesso le monache si ammalavano a causa delle ore in preghiera spese al suo interno.

PUTRIDARIUM DELLE CLARISSE

Oggi, il Putridarium, conservatosi nel corso del tempo, è visitabile all’interno del Castello Aragonese e rappresenta uno dei luoghi più suggestivi e inquietanti della fortezza.

La Diffusione degli Scolatoi in Italia

Lo scolatoio delle Clarisse di Ischia non è certamente il primo né l’unico in tutta Italia. Nell’antico Regno delle Due Sicilie gli scolatoi erano comuni e se ne trovano esempi a Napoli, Palermo, Piazza Armerina, Eboli, Matera, Lamezia Terme e moltissime altre città. Il Putridarium era quindi una specie di purgatorio per le defunte, dove il corpo si liberava definitivamente delle proprie impurità per rimanere soltanto nella sua essenza.

La Soppressione del Convento e il Destino delle Monache

Il Convento delle monache Clarisse di Ischia venne chiuso nel 1810 in seguito alla legge di secolarizzazione emanata da Gioacchino Murat, generale francese che nel 1808 divenne Re di Napoli. Murat soppresse tutti gli ordini religiosi per impossessarsi delle loro ricchezze. Le 16 monache sopravvissute si trasferirono inizialmente nel palazzo dei Lanfreschi ad Ischia Ponte e poi nel convento di S. Antonio.

Ritratto di Gioacchino Murat

Il Castello Aragonese nel XIX Secolo: Da Fortezza a Prigione

Fu intorno al 1750 che gli Ischitani iniziarono a lasciare il Castello per tornare a vivere sul resto dell’isola. Dopo la chiusura del convento, il Castello passò in mano ai Francesi e successivamente, a causa dei bombardamenti inglesi, fu quasi completamente distrutto. Nel 1823, il Castello Aragonese di Ischia si trasformò in luogo di pena per gli ergastolani, e dal 1851 fece da prigione politica per chi si opponeva ai Borbone. Solo nel 1860, con l'arrivo di Garibaldi, il carcere fu chiuso e Ischia si unì al Regno d’Italia.

Informazioni per i Visitatori del Castello Aragonese

Oltre al Putridarium e alla Chiesa dell'Immacolata, il Castello Aragonese offre ai visitatori numerosi punti di interesse come il Terrazzo dell’Immacolata, il Belvedere del Convento, la Casa del Sole (un museo con quadri di arte moderna e architetture di epoche diverse, abitata anche da gatti), la Chiesa di S. Pietro a Pantaniello, il Carcere Borbonico e il Terrazzo degli Ulivi. È presente anche la Cattedrale dell’Assunta, celebre per le nozze di Vittoria Colonna e Ferrante d’Avalos. Prima di uscire dal Castello, è possibile visitare un piccolo museo delle torture, l'entrata è compresa nel prezzo del biglietto del Castello Aragonese.

La zona del Castello si chiama Ischia Ponte ed è facilmente raggiungibile. Il Castello Aragonese è aperto tutto l’anno, generalmente dalle nove del mattino fino al tramonto. Il biglietto costa dieci euro per gli adulti, con riduzioni per gruppi e ragazzi, mentre è gratuito per i bambini di età inferiore ai nove anni. Gli animali domestici possono entrare senza problemi e gratuitamente. Tutte le informazioni aggiornate sono disponibili sul sito ufficiale www.castelloaragoneseischia.com.

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