L'Italia è ricca di siti storici che narrano secoli di vicende umane, dalle fortificazioni militari ai luoghi di profonda spiritualità. Tra questi, spiccano complessi monumentali che hanno svolto ruoli cruciali nel corso della storia, fungendo da presidi difensivi, prigioni, centri culturali e ritiri spirituali.
Castel Sant'Elmo a Napoli: Da Fortezza Militare a Polo Culturale
L'attuale configurazione di Castel Sant'Elmo, con l'impianto stellare a sei punte, si deve alla ricostruzione cinquecentesca, voluta, tra il 1537 e il 1547, da Don Pedro de Toledo durante il viceregno spagnolo. Nel corso dei secoli successivi, il castello è stato spesso utilizzato come carcere. Vi furono rinchiusi personaggi illustri come Tommaso Campanella, accusato di eresia, e più tardi i patrioti della rivoluzione napoletana del 1799, tra cui Gennaro Serra, Mario Pagano e Luigia Sanfelice.
Dopo essere stato presidio borbonico, Castel Sant'Elmo ha continuato a fungere da carcere militare fino al 1952. Successivamente, la fortezza è passata al Demanio militare fino al 1976, anno in cui ha avuto inizio un imponente intervento di restauro ad opera del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania. Nel 1982, il complesso monumentale venne affidato in consegna alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli.

Negli ultimi trent'anni, il Castello è stato sede di numerose manifestazioni espositive di arte antica e contemporanea, ma anche di un'intensa attività di rassegne musicali, di cinema e di teatro. Ciò che rende unico questo sito monumentale sono gli spalti, dai quali si ammira uno spettacolare panorama di tutto il territorio circostante, dalle isole al Vesuvio, dai Campi Flegrei ai monti del Matese.
Il Museo Novecento a Napoli
La piazza d'armi di Castel Sant'Elmo ospita il Museo Novecento a Napoli che, inaugurato nel 2010, raccoglie ed espone una collezione permanente di opere d'arte realizzate a partire dal 1910 da artisti napoletani o attivi in città. La raccolta, frutto di donazioni e comodati a lungo termine, documenta il succedersi dei movimenti artistici e il loro progressivo allontanamento dalla rappresentazione naturalistica della realtà, fino alle sperimentazioni dell'ultimo decennio del secolo.
Dopo la “Secessione dei 23”, due ondate futuriste hanno segnato una prima rottura rispetto alla tradizione paesaggistica partenopea di stampo ottocentesco, sebbene tendenze figurative persistano anche dopo la Prima guerra mondiale e fino al “Ritorno all’ordine”, con influenze sulle arti applicate e sulla decorazione architettonica. Nella metà del secolo, al neorealismo pittorico fortemente improntato alla lettura politica e sociale della condizione post bellica, si è contrapposto sul piano operativo il linguaggio geometrico del “Movimento Arte Concreta”, strettamente connesso ad architettura e design. Contemporaneamente, l’“Informale”, già diffuso nella pittura degli anni '50, a Napoli ha caratterizzato importanti esperienze anche del decennio successivo, con declinazioni nella scultura.
Gli anni '60 e '70 proseguono sulla scia dell’impegno che aveva caratterizzato alcune ricerche del secondo dopoguerra, stavolta attraverso una molteplicità di linguaggi che, passando per pittura e scultura, spazia dall’assemblage alla poesia visiva, alla fotografia, al collage. Sono gli anni in cui nascono alcune delle gallerie più importanti, che favoriscono il contatto con l'ambiente internazionale e l'arrivo di molti artisti stranieri che lasceranno un segno fondamentale nella storia napoletana.
L'Eremo di San Bartolomeo in Legio: Un Santuario nella Roccia Abruzzese
Nel comune di Roccamorice, a pochi passi da un altro eremo, quello di Santo Spirito a Majella, si trova l'Eremo di San Bartolomeo in Legio. Ubicato su uno sperone roccioso di circa 50 metri a 700 m s.l.m., la storia della sua fondazione va fatta risalire al Medioevo.
L'eremo è costituito da una cappella e da due stanze, o vani, scavate nella roccia per gli eremiti. L'accesso può avvenire attraverso quattro diverse scale, anch'esse scavate nella roccia: quella a nord è composta da 30 gradini, mentre quella a sud è più lunga e irregolare. Al centro della balconata vi sono anche due scale, una delle quali si chiama Scala Santa.
L'escursione all'Eremo di San Bartolomeo in Legio è un percorso che immerge in un Abruzzo rurale dal grande fascino, dove è possibile incontrare antiche capanne in pietra a secco e muretti per i terrazzamenti. Vi si accede attraverso due sentieri: il primo, scendendo da Valle Giumentina, permette di vedere l'eremo sul versante opposto mimetizzato nella roccia; il secondo, scendendo da Roccamorice, termina con una breve ma suggestiva galleria scavata nella pietra che immette nel camminamento antistante all'oratorio.

Interni e Iconografia
La facciata della chiesa presenta tracce di affreschi gravemente danneggiati dalle intemperie e iscrizioni che ne hanno scalfito la superficie. L'interno della chiesa è rettangolare, con una lunghezza di 7,70 m e una larghezza minima di 3 m e massima di 4 m. L'oratorio è quasi interamente incastonato nella roccia. Sulla facciata vi sono due tabelloni affrescati del XIII secolo raffiguranti una Madonna col Bambino e un Cristo benedicente.
La nicchia dell'altare, un altare cinquecentesco, ospita una statua lignea ottocentesca di San Bartolomeo raffigurato con un coltello nella mano destra e la propria pelle a tracolla. Il motivo di questa rappresentazione deve essere ricondotto al suo martirio, infatti il santo subì lo scorticamento, seguendo l'iconografia del santo imposta da Michelangelo nella Cappella Sistina. Una porticina a sinistra dell'altare immette nella parte abitativa dell'eremo.
L'eremo è attestato per la prima volta nel 1275 come dipendenza di S. Spirito della Maiella. Fra Pietro del Morrone aveva ricostruito un luogo eremitico in rovina. Nel 1320, l'eremo era ancora abitato, ma nel corso del Trecento venne progressivamente abbandonato. All'interno della chiesa, sotto una pietra squadrata, vi è una piccola risorgenza d'acqua, conosciuta come "acqua di s.".
L'Eremo di Sant'Ilarione a Caulonia: Un Complesso Monastico Calabrese tra Storia e Degrado
L'Eremo di Sant'Ilarione si trova a mezzacosta, sul versante a solatio del Vallone di S. Spirito, nel territorio di Caulonia (RC). Costruito sotto un ampio tetto di roccia, si erge su uno sperone di roccia di natura granitica, a strapiombo sul fiume Allaro, nei pressi delle cascate di S. Nicola. Questo complesso architettonico, realizzato tra il XVII e il XVIII secolo, è composto da più corpi di fabbrica con tetto a falde, disposti lungo l'asse est-ovest, accostatisi fra loro secondo una serie di ampliamenti successivi e caratterizzati da altezze diverse, fino a 5 piani, seguendo la pendenza della roccia. L'eremo, originariamente composto dalla torretta con la cappella, ha subito una serie di ampliamenti, l'ultimo dei quali risale al 1725. La chiesa è stata oggetto di restauri nel 1932.
Struttura e Arte
A est, è collocata la chiesa con l'adiacente sacrestia, raggiungibile dalla lunga gradonata, lambita sul lato sinistro dal romitorio. Gli alzati, forati da semplici finestre rettangolari, sono realizzati in pietra. La chiesa, ad aula unica con volta a botte lunettata, ha la facciata con terminazione a due spioventi ed è affiancata dal campanile.
La chiesa conserva al suo interno l'apparato decorativo antico. Le superfici dell'aula sono caratterizzate dalla bicromia celeste per i fondi e bianco per le modanature. Sulla piana parete di fondo, è presente la tela con la preziosa cornice scolpita posta al di sopra dell'altare con intarsi marmorei.
Interesse Culturale e Pubblico
Il complesso architettonico, identificato con il numero 2453573 e il numero di catalogo generale 00157572, denominato “Sant'Ilarione”, è di “interesse culturale non verificato”. L’allegato è riferito a documentazione ufficiale riguardante il vincolo e la descrizione dell’interesse culturale. L'eremo è significativo in quanto esprime il legame con la cultura del monachesimo italo-greco nel territorio calabrese, con particolare riferimento alle zone dell'Aspromonte e preaspromontane. Si tratta di una spiritualità pervenuta dall'Oriente, attiva ancora oggi e che costituisce un carattere fortemente identitario del luogo. Il luogo documenta la devozione rivolta a Ilarione, monaco di Palestina vissuto tra il 295 e il 371, il cui culto si è diffuso in Calabria a opera dei monaci greci tra l'VIII e il X secolo.
Il bene, inoltre, è collocato in un ambiente naturalistico di grande pregio sia per la sua particolare flora che per lo scenario paesaggistico che offre.

Criticità e Recupero
La copertura dell'edificio, rifatta negli anni '90 con tecnologia in cemento armato, grava in maniera determinante sulle strutture antiche, comportando così fessurazioni e cedimenti all'edificio. Nella chiesa, oltre ai problemi di carattere strutturale, i fenomeni di degrado interessano le superfici intonacate e la volta realizzata in canne e gesso. Le fessurazioni del campanile hanno consentito l'infiltrazione di acqua piovana nella finta volta, che presenta diverse lesioni. In particolare, la chiesa evidenzia tracce di umidità molto evidenti, causando il degrado dell'intonaco e degli elementi decorativi. Altra importante criticità è costituita dal progressivo consumarsi della roccia granitica su cui il bene si erge, aggravata dalla presenza di una faglia sotterranea che rende il sito soggetto a cinematismi e ad alto rischio sismico.
La proprietà del bene è di un soggetto privato, un ente ecclesiastico. Dal 2003, l'eremo di Sant'Ilarione è abitato da un eremita, che si occupa anche di effettuare piccole opere di manutenzione, rendendo il sito agibile e accessibile. Nel 2019, la Regione Calabria ha stanziato un milione e 400 mila euro per il restauro e la valorizzazione del complesso. Al momento, non si riscontrano proposte di riutilizzo del bene.
Accessibilità
L'eremo non è raggiungibile da una strada ma è accessibile tramite un sentiero. È possibile avvicinarsi e accedere all'interno. L'eremo, custodito dall'eremita, è aperto ai fedeli e al pubblico.